Moleskin_ Penelope

CD MUSICA- Il nome del gruppo richiama immediatamente il leggendario taccuino che ha custodito schizzi, storie e suggestioni prima che diventassero immagini o frasi di opere famose. Sì, certo… manca la vocale finale, ma mi piace pensare ai Moleskin come un gruppo semplice e lineare, proprio come quel taccuino nero: essenziale nelle forme, ma dai contenuti spesso preziosi e privati. I Moleskin chiedono permesso con un disco intitolato “Penelope”, copertina verde e grafica essenziale, quasi a voler accostarsi al pubblico senza prepotenza, alla ricerca di qualcosa di bello ma non per forza graffiante. Mentre la tela della donna di Ulisse viene fatta e disfatta, il disco si muove altalenante tra dolci violini e distorsioni ossessive e martellanti e dopo il morbido impatto con l’opening “Comincio a rendermi conto”, si passa ad una serie di brani dal gusto onirico e dall’aria sospirata: “In luce”, “Cosa puoi”, “Amo le persone che”, si vestono d’astratto sviscerando uno ad uno i pensieri e raccontando la libertà della composizione artistica.

Arriva poi “Volti”, con tutta la sua carica elettrica, i suoni sporchi quanto basta e le chitarre nude e crude ad avvolgere le parole. Parole pure e mai sprecate, spesso ermetiche e sillabate, ripetute con attenzione. Superando la delicatezza di “Come se”, arriviamo a “Voglio muovermi”, un brano sfumato e discreto che recita “Voglio muovermi assaporando il colore che ha il tuo risveglio, perfetta sinestesia. Chiudono il disco “Un giorno”, testo scritto da Matteo Bianchini, e “Se fosse”, una traccia attenta a non invadere troppo l’aria, vibrante ed embrionale.
Misurato e sussurrato, dedicato ai sognatori e a chi vive in sospensione.

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