Dopo essere stato ospite a 99 Arts, ed in occasione della mostra e della performance per il finissage finale, abbiamo intervistato l’artista Franco Losvizzero sui suoi ultimi lavori, sul lavoro futuro, e con uno ritorno al passato…

O.R. Come nasce la serie “La Carrozzeria"?

Un momento di esplosione creativa in cui, supportato da una mia assistente ‘preziosa’, ho affrontato una delle mete che da anni mi proponevo di superare: riportare quell’immediatezza che caratterizza le mie opere pittoriche su piccolo formato, in particolare olio e grafite su fogli A4, su grande formato. Così in questo grande garage di 700 mq, una ex Carrozzeria appunto, ho fatto preparare, con fondo di gesso di Bologna e colla di coniglio, 11 tavole della misura 125x180 cm e con i colori rimasti in questo spazio, tutte vernici di grande qualità tra metallizzati, oro e argento e resine varie. Mi sono lanciato a fare quello che non mi era mai riuscito: disprezzare il supporto tanto da non rispettarlo! Solo così son riuscito ad usarlo come “carta da strapazzo”, come carta igienica, per pulire le mie ‘evacuazioni’ inconsce… e solo così ho ottenuto un risultato inaspettato: fissare senza sapere, segni e testi del mio sub-conscio ove le memorie e i simboli si mischiano con il vissuto contemporaneo. In quell’occasione venne a fotografarmi un’artista che stimo molto che è Francesca Romana Pinzari. (le foto della gallery sono sue).

O.R. Come e quando ti vengono in soggetti delle tue opere? Le pensi prima o è un work in progress?

Matisse diceva che riuscire a sintetizzare la linea, o addirittura riuscire a farla sparire con le campiture di colore/ritagli su carta, è stata una delle sue conquiste più grandi, avvenuta peraltro negli ultimi anni della sua ricerca/vita. Io credo che la mia conquista più grande, dopo essere partito, ai tempi dell’accademia, con un neomanierismo di stampo rinascimentale con olio e velature varie, credo che essere riuscito a disegnare senza avere nulla in mente, a svuotare la mente come avviene nella meditazione trascendentale, è stata la mia più grande conquista. Le cose appaiono, come se dando totale fiducia alla mia musa interiore, o al mio “muso animale”, il risultato è sempre, inaspettatamente, forte e violento. A volte non di immediata lettura, neanche per me, ma come un tarocco magico apre a diverse interpretazioni e schiude significati sempre originali, spesso perturbanti.

O.R. Questi lavori sono molto plastici, materici, grazie alle vernici che hai usato. Ma nel frattempo il bianco, il vuoto danno un'aura spaziale, celestiale, cosmica, immateriali. ...

E’ uno spazio cosmico interiore che vado a sondare… forse per quello. Il Bianconiglio come per Alice ci invita ad oltrepassare una porta magica, foss’anche un buco nel terreno, per conoscere nelle proprie viscere, mondi paralleli… o forse è meglio dire memorie ancestrali che ci riportano nell’infanzia
-..E le morte stagioni, e la presente / E viva, e il suon di lei..- (cit. da L’Infinito di G.Leopardi)
Da lì escono le mie paure, la mia merda, le mie frustrazioni ma anche tanta bellezza. Sono lavori su tavola perché la posso aggredire con grafite e pennelli in mondo più violento… La leggerezza e l’aura spaziale che intravedi sono grandi complimenti che riportano il lavoro ad una sospensione auspicata, e nel bianco delle mie sculture meccaniche, e nel graffio che caratterizza molti mie disegni e incisioni dei primi anni di ricerca.

O.R. Nei tuoi lavori c'è sempre questa dicotomia: uomo/dio (come in Dindolo'), materiale ed immaginifico (come nella performance del BianConiglio, terra e aria, reale ed onirico…
Come una favola, che è bello sentirsela raccontare più e più volte, ci vuoi rinnovare il racconto?

In Dindolò, che è la scultura meccanica più grande che abbia mai realizzato, cerco di presentare, come fosse un grande carillon, me stesso nelle vesti di Dio. E’ un po’ blasfema, me ne rendo conto, e anche un tantino ambiziosa, ma quando l’artista crea si sente un po’ Dio… ed io non sono da meno! E’ un tentativo di rappresentare “Il Motore Immobile” di cui parla la filosofia Aristotelica ne “La metafisica”; come un pendolo eternamente uguale a se stesso in questa onda energetica che emana, il moto perpetuo, appunto. Ma è anche una citazione del miracolo di Sant’Eustacchio in cui vide uscire Gesù dal bosco in sella ad un cervo! Lì c’è il calco della mia testa e delle mie mani in questa “marionetta dondolante” che sembra semplicemente un grande giocattolo/fantoccio.

La dicotomia maschile-femminile è presente in molti miei lavori perché.. il coniglio bianco, essendo sex addicted, ‘con-pene-tra’ ed è questa la sua peggiore o migliore caratteristica oltre ad avere l’occhietto rosso… spia lucente di un interiorità contraddittoria e insondabile… un po’ come Hal di Odissea nello Spazio che sembra parlare da una luce rossa-spia… e da lì prendere la strada di una follia incontrollabile.

Il Bianconiglio forse viene dalla Luna ed è in cerca di bellezza… Il cavallo meccanico GIROGIROTONDO (presentato per la prima volta a Damasco, Beirut e Cairo nel 2008 con il Ministero degli Esteri) lo aiuta in questa sua cavalcate errante a superare le colline di nuvole o semplicemente ad innalzarsi oltre il terreno.

[Ph Credits Francesca Romana Pinzari]

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Lunedì, 22 Febbraio 2016 18:36

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