Tag: Recensione Principale

In Bruges. La coscienza dell’assassino, Regia di Martin McDonagh

Immaginatevi una piccola cittadina europea, immersa nella neve, tra gite in canale e casette da sogno. Una piccola roccaforte medioevale, una fiaba per così dire, che porta con sé il nome di Bruges.
Eppure, alle volte, una così bella facciata può nascondere i suoi lati oscuri ed è fin troppo facile confondere l’inferno per il paradiso con, In Bruges- La coscienza dell’assassino, Martin McDonagh firma il suo primo lungometraggio, dopo essere stato premiato nel 2006 con l’Oscar per il miglior cortometraggio, intitolato “Six Shooter“.

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Indiana Jones e il regno del teschio di Cristallo

CINEMA- Gli avevamo lasciati così nel lontano 1989: Indy, Henry Jones, Marcus e Sallah, che cavalcavano uniti verso un desolato sfondo sabbioso, reso caldo dai colori avvolgenti del tramonto.

Pensavamo quasi che non li avremmo più rivisti, ma con due padri fondatori come Steven Spielberg e George Lucas, non potevamo non aspettarci un ritorno in grande stile. Così vent’anni dopo, l’archeologo più famoso del mondo del Cinema, riprende frusta e cappello per l’ultima delle sue avventure.

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Il_7 sui Jethro Tull

[MUSICA]

A pochi giorni dal concerto dei reclamizzatissimi, giovani e freschi Tokio Hotel, il voluminoso mito dei Jethro Tull dirà la sua il 30 giugno 2008 allo Stadio della Pallacorda, dispiegando tutte le sue

sonorità vecchio stile, ma anche i suoi arrangiamenti più aggiornati in una serata che si annuncia rigorosamente Old British.

I loro esordi nell’ultimo scorcio degli anni ‘60 erano sicuramente blues, ma in linea con lo spirito di quel periodo il loro profilo si ispessì in una serie di contaminazioni successive, da quella con il jazz al recupero di certe tradizioni folk, al tuffo non sempre convincente nel progressive. Forse non potranno essere considerati pienamente progressive, dunque, ma i Tull si distingueranno sempre per un certo accento bizzarro con cui interpretano il folk- rock.

La simpatia tardo-romantica con cui, nel mitico Aqualung, Jan Anderson, il carismatico leader cantante e flautista, che ancora oggi non rinuncia ad abbozzare nei live le sue caratteristiche pose da folletto, presta la sua voce ad un vagabondo facendogli pronunciare ruvide considerazioni sui guasti della religione organizzata, impone soprattutto quel disco come un pezzo di storia che resta memorabile per i fans di vecchia data, ma la loro carriera ormai quarantennale è gravida di meda-glie e di gemme discografiche dai toni epici, elegiaci e misteriosi.

Citiamo per brevità Stand Up, Benefit, Thick as a Brick, Songs from The Wood, Living in the Past, tra gli album dei favolosi seventies, e Stormwatch, Rock Island, Crest of a Knave, Roots to Branches, Dot Com tra i capitoli più recenti di una saga musicale che a differenza di altre storie di lunga militanza rock, non ha dovuto registrare lunghi e gravi appannamenti, forti di una formula creativa particolarmente compatta ed efficace, che garantisce sofisticazione e sicuro impatto, effervescenze solistiche e orecchiabilità. Abituati ai vecchi fantasmi e a eremitaggi nella brughiera e scorribande nella City, ingobbiti attraverso le pieghe di ere oscure del passato e insorgenze apocalittiche del presente (North Sea Oil), e alla “fredda Madre dei Ghiacci le cui lunghe dita si stendono cercando di agguantare i fagotti sulle calde soglie degli usci d’una Londra imbiancata”.

In caso di afa africana, sarebbe divertente se il tenente metereologo RAI Guido Caroselli si presentasse a loro sul palco ubriaco di birra, con la barba lunga il triplo e intrisa di nevischio e vestito con un lungo pastrano scozzese, cantando: “O luce del sole, portami via di qui, sono un ago nel solco di una spirale, ed il piatto del giradischi gira, l’ultimo Valzer inizia e l’uomo delle previsioni del tempo dice che lassù qualcosa si sta muovendo…” (Something’s on the move). Una pioggia rinfrescante chissà che non cada giù in tal caso, riportandoci alle atmosfere delle terre lontane in cui le luci del Nord esplodono improvvise in cieli lividi per raccogliere momenti regali sui sentieri ghiacciati. Sarebbe meglio di un gavettone alla romana!?

Questi i Jethro Tull 2008: Ian Anderson al flauto, voce e chitarra acustica, il fido Martin Barre alle chitarre (che negli anni ’70 non di rado erano scientemente “grasse”), il solido Doane Perry alla batteria, il nuovo John O’Hara alle tastiere e David Goodier al basso. “Too old to Rock’n’Roll, Too Young to Die”.

G. Martelloni_ La superficie del mare

CD MUSICA- Gianmarco Martelloni, insegnante di lettere in un liceo di Brescia, alla sua prima uscita dopo vari anni di “gavetta”, ha intrapreso la carriera di solista fin dal 2000

e ha trovato in personaggi già noti nell’ambiente, come Paolo Benvegnù (pre- produzione e cori) Andrea Franchi (contributi strumentali), Filippo De Paoli (co- produttore con Martelloni stesso), e Lorenzo Caperchi (mixaggio), collaboratori davvero d’eccezione.

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Speed Racer, regia Andy e Larry Wachowski

CINEMA- Quando ci si ritrova a parlare dei mirabolanti Fratelli Wachowski, l’unica definizione che può venire in mente è “innovazione”. Dai tempi di quel lontano Matrix del ’99, i due registi hanno deliziato gli occhi di noi spettatori con immagini uniche,trasportandoci in dimensioni decisamente oniriche.
Con la loro ultima pellicola intitolata “Speed Racer”, i due vogliono rendere omaggio a quello che fu l’Anime giapponese più famoso degli anni ’80: “Match Go Go Go”.

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Due racconti d’autore della Giulio Perrone Editore

LIBRI- Nella sezione Racconti d’Autore, la Giulio Perrone Editore ci presenta due artiste davvero interessanti:
Sandra Patrignani, Cani e gatti, Giulio Perrone, pg 84, € 5,00
– Lia Levi, Nessun giorno ritorna, Giulio Perrone, pg 87, € 5,00

La prima ci propone un racconto lungo che ha come sottotitolo la dicitura “Storia di un matrimonio”, e racconta di una tenera, complicata, intensa vita matrimoniale agli sgoccioli in cui a riempire i vuoti tra Giacomo, vignettista di successo e Patrizia, grafica di un giornale, ci sono una folla di animali domestici: cani e gatti, da cui appunto deriva il titolo.

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L’altra Donna del Re, regia di Justin Chadwick

CINEMA- Negli ultimi anni il Cinema e la Tv hanno mostrato gli svariati volti della storia, soprattutto nei fasti della corte della dinastia dei Tudors, con impronte sempre più realistiche e fedeli.
L’altra donna del Re, in originale The Other Boleyn Girl, si propone di offrire al pubblico una storia prettamente romanzata, che narra le vicende delle due sorelle Bolena: Anna (Natalie Portman) e Maria (Scarlett Johansson), sorelle amorevoli e fedeli l’una nei confronti dell’altra.

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Silvia Pingitore, Via Ripetta 218 Liceali acidi

LIBRI- Silvia Pingitore, alla sua prima fatica letteraria ci ha lasciato davvero sbalorditi. Dapprincipio perché ci sembrava usasse tinte fosche e linguaggio stra-giovanile per descrivere il famigerato mondo della scuola, infine solo perché ci è sembrata, a suo modo, davvero geniale.Il talento letterario è una dote che va coltivata a fondo, forse è per questo che la Pingitore, sebbene sia così giovane, si permette il lusso di critiche profonde alla società attuale, di macchiette esclusive sul mondo giovanile e di allusioni più o meno esplicite al famigerato mondo del giornalismo e della famiglia, tutto in modo irriverente e innovativo.

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