Martedì, 02 Agosto 2011 12:26

I ricoveri virtuali dei Marlene Kuntz

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[MUSICA]

WM_MarleneKuntz_03ROMA- Quando anche alla consolle del mixer iniziano ad aprire gli ombrelloni, tutto lascia intendere che la pioggia non lascerà scorrere in pace la serata. E’ il 19 luglio, ma sembra una primavera piovosa e impietosa quella che ci accoglie a Villa Ada per la rassegna Roma incontra il Mondo.

Ma per i Marlene Kuntz questo ed altro ancora. Alla fine, pur avendo minacciato per quasi un'ora, il vero e proprio diluvio non è arrivato, ma ormai, almeno in parte la festa è stata rovinata, vedi il calo di afflusso riscontrato rispetto a quello che il gruppo merita.
Emersi sulla scena italiana nel 1992 da Cuneo, stilisticamente avvicinabili alla fusione tra rumore e forma canzone operata dai gruppi di noise rock in generale, mantengono comunque una forte vena cantautorale che diviene il loro inconfondibile marchio di fabbrica. B
and culto del panorama alternative rock italiano, sono dei poeti maledetti contemporanei, la cui musica trasuda voluttà e trasgressione da ogni canzone.

Alle 22:15 circa, Cristiano Godano (voce e chitarra), Riccardo Tesio (chitarra) e Luca Bergia (batteria), la colonna WM_MarleneKuntz_22portante dei Marlene Kuntz salgono sul palco. A completare la formazione ci sono Luca Saporiti (basso) e Davide Arneodo (tastiere, violino e percussioni).
Godano è il solito animale da palco e la sua voce accompagna inesorabilmente la musica. Dal carisma che mettono e trasmettono brano dopo brano, si percepisce che è lì che vogliono stare: sopra un palco.
Presentano Ricoveri virtuali e sexy solitudini, loro ultimo lavoro, in cui hanno abbandonato in parte il sinuoso lirismo del passato: meno enfatici, più sporchi nelle sonorità e sorprendentemente schietti.
Nei ricoveri virtuali in cui l'uomo di oggi si nasconde, covando però un malessere che lo risucchia via, c'è anche l'incapacità a riemergere dalle sexy solitudini di cui si circonda, dal dolore e da quei finti rapporti che si costruiscono. Forse un inno alla ricerca di un sé più profondo. O di un io meno perfetto e più reale.
Tra i brani del nuovo album, loro ottavo lavoro in studio, e i grandi classici, il concerto fila via così, in un rock nudo e crudo che si autoalimenta da ormai quasi 20 anni e che riesce anche a scacciare le ultime gocce di pioggia.

Daniele Rotondo
Foto di Daniele Rotondo

Letto 3062 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Agosto 2011 12:40