Mercoledì, 18 Febbraio 2009 00:30

Eravamo tutte innamorate di Terence...

Scritto da Eva Kent
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[L'ILLETTERATA]

evakentHo passato tre quarti della mia infanzia a parlare, pensare e sognare su di lei. Il legame che avevo allora con il mezzo mediatico televisivo era sicuramente migliore di quello che ho adesso, però parlare di un fenomeno di costume come è stato quello di Candy Candy è per me un salto all’indietro davvero fenomenale, quasi un bisogno.

Ebbene sì, lo ammetto, anche io I love Anime (questo il titolo della collana della Iacobelli -www.iacobellisrl.it- che si occupa di fumetti/manga e anime che soprattutto negli anni ’80 hanno fatto la storia della tv e dei ragazzini di allora)!
Quando mi è arrivato il volume di Elena Romanello, Candy Candy. Eravamo tutte innamorate di Terence, della Iacobelli editore appunto, non ho saputo davvero resistere alla tentazione e mi sono lasciata trasportare in un universo patinato che mi ha fatto tornare bambina.
Candy Candy è stato suo malgrado uno dei primi cartoni animati cult degli anni ’80 e ’90, il primo fenomeno mediatico, insieme a Goldrake, che ha creato il mito del personaggio d’animazione che, con tutta una serie di iniziative correlate che hanno mosso i primi passi nell’universo del merchandising, ha sviluppato l’interesse delle ragazzine di allora, che stravedevano per lei e aspettavano con ansia le sue avventure quotidiane alla tv.

Sono una nostalgica, non c’è niente da fare, ma la prima cosa che mi ha colpito in questo volume di saggistica è stata senz’altro la fattura. La carta lucida e patinata, dotata di certificazione ambientale (che non guasta mai!), in ogni pagina è zeppa di disegni originali, di foto di gadget di allora, della presentazione dei prodotti che erano editorialmente collegati con il famoso personaggio di Candy Candy.
La cura di questo libro mi ha incantata. Sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista meramente grafico, il prodotto che abbiamo in mano risulta non solo coloratissimo, ma anche estremamente curato nei dettagli (l’interno della copertina è così glamour!), oltre che naturalmente estremamente interessante dal punto di vista dei contenuti. Questi ci svelano aneddoti sulla storia e sulla censura che il prodotto ha dovuto subire in Italia e non solo; ci raccontano le opinioni delle bambine (ormai donne) di allora; ci presentano i prodotti di animazione che, in qualche modo, sono stati ispirati a lei. La collana nella quale è pubblicato racconta il mondo dei cartoni animati giapponesi raccolto e ordinato in monografie dedicate. Il volume, riccamente illustrato, contiene un agile saggio che ripercorre la genesi e la storia del personaggio, con particolare attenzione ai miti originali e tradizionali. Il testo è arricchito da decine di schede informative in cui si offrono tutte le coordinate utili per diventare dei veri esperti di anime giapponesi. Ampio spazio è dato al confronto con il manga originale, per evidenziare differenze ed eventuali censure riservate al pubblico televisivo. Il pubblico a cui i testi fanno riferimento non può essere ristretto ai soli adolescenti, né agli appassionati in genere, ma finisce per invischiare nelle sue trame anche i normali lettori come me che, appassionati di letteratura in generale, forse un po’ bambini nell’animo, sono pur sempre curiosi di ogni manifestazione dell’ars scribendi.
Insomma il mio è stato un viaggio, in un lampo, all’indietro nel tempo, che mi ha fatto provare emozioni dimenticate di un passato ormai lontano, ma che vale ancora la pena di ricordare con affetto: in fondo, anche io ero innamorata di Terence...

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