Martedì, 27 Gennaio 2009 15:09

Arte bevuta all'happy hour

Scritto da Shiba
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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

shibaDi certo a Roma non ci si chiede: è domenica, cosa faccio? Non vi chiuderete in casa davanti ad un computer, voglio sperare! Io consiglio: una buona conversazione, un aperitivo e soprattutto arte. L’arte fa sempre bene allo spirito e al cuore, anche quando non rientra nelle nostre corde, anche quando ci sforziamo di trovarci un senso.

Così seguendo il consiglio che vi ho appena dato, domenica 11 gennaio 2009, dopo i bagordi delle feste, appena concluse, la vostra “piccola” amica se n’è andata a fare l’aperitivo artistico (sì, si dice proprio così!), espressione che mi fa sorridere. Se l’aperitivo è artistico io me lo immagino con i colori di Degas e ricamo sull’idea che un cameriere mi serva il mio prosecco con addosso un tutù di organza e magari volteggi sulle punte. Invece l’aperitivo artistico è una cosa seria, ma non troppo per nostra fortuna, un momento in cui si stacca dal tran tran quotidiano e si ritorna agli inizi del ‘900 (forse il mio collegamento a Degas non era poi così astruso).

L’11 gennaio mi sono fermata al Teatro Eliseo, nel bar, dove i foyer sono due, uno dedicato a Luchino Visconti e l’altro a Romolo Valli, e sorseggiando il mio aperitivo, mi sono gustata un po’ di arte varia.
La serata aveva un nome delicato: Sunday Morning, la mattinata dolce domenicale l’avevo già vissuta beatamente tra le coperte, adesso mi godevo gli ultimi scampoli della domenica cercando di non pensare al tragico lunedì mattina.
Forse avrei dovuto pensare a questo durante la performance, che dava lo stesso nome a tutta la serata di Silvia Ceccagnoli, ma ho avuto modo di vedere poco, non c’erano posti a sufficienza per una visuale ottimale e non solo per le dimensioni minute di chi vi scrive. Se non ho potuto gustare la danza di Silvia Cecchignoli quanto meno mi sono complimentata con Pino Tuffilaro.

I suoi video e la sua mostra avevano un tema in contrapposizione totale a quello della “femminile mattinata domenicale” della danzatrice.
Con Scuola Maschile, Tufillaro ha presentato più lavori: una raccolta di immagini e dei video. Il gioco su cui si basano i suoi lavori è sui contrasti e i frames che scorrono sono spezzoni di ricordi, di memorie pesanti. La guerra, i corpi efebi e poi la difficoltà del rapporto tra i corpi maschili, volti ad una collaborazione che si dirige verso la competizione e non alla comunanza. In Pino Tufillaro c’è quella delicatezza nel descrivere il corpo maschile tipica dei primi del ‘900, quando gli artisti del centro Europa scendevano nell’assolata Capri o nella lussureggiante Taormina a dipingere i fanciulli di cui non potevano non amare le sembianze. Quegli stessi corpi morbidi che poi finirono nelle tragedie delle guerre mondiali che hanno attanagliato il secolo scorso.
Il mio aperitivo domenicale è stato un tuffo nell’albore del secolo scorso, in una cultura che riconosceva il corpo maschile come bello per poi dargli lo stesso un indirizzo di morte.

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