Sabato, 03 Maggio 2008 12:04

Luci ed ombre di un eroe in armatura

Scritto da Diego Ciorra
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[STREAP- TEASE: FUMETTI MESSI A NUDO]

diegociorraHollywood è croce e delizia per tutti gli appassionati di fumetti, in particolar modo dei comics americani, il genere da cui gli studi cinematografici pescano a piene mani per affrontare la crisi di idee di successo. Hollywood permette ai fans di sognare, per lo più nei mesi precedenti all’uscita delle pellicole, quando si rincorrono rumors sulla trama e il cast e girano le prime foto, ma finisce per trasformare le speranze in cocenti delusioni quando critica e pubblico si accorgono dello scarto qualitativo tra la trasposizione su grande schermo e materiale di partenza.


Eppure il trend del blockbuster rivela degli aspetti positivi grazie a quel meccanismo diabolico che chiamiamo marketing: un film nelle sale garantisce pubblicazioni e ristampe di prodotti che altrimenti avrebbero visto la luce nelle nostre edicole con molta difficoltà! E’ il caso di Iron Man, il personaggio a fumetti della settimana, fosse solo per l’esposizione mediatica di cui ha goduto la sua scintillante armatura rosso- oro.

Per sommi capi la storia del character ideato da Stan Lee nel 1963 è quella raccontata da tutti gli articoli apparsi in questi giorni sulla stampa e che la stessa pellicola ripropone abbastanza fedelmente: Tony Stark è un geniale industriale che deve la sua immensa fortuna a commesse di guerra per il governo americano. Durante una ricognizione in un territorio di guerra, viene ferito al petto dalla scheggia di una bomba e catturato da una falange estremista che lo segrega, costringendolo a costruire per i loro scopi un’arma di distruzione. Durante le sue prigioni il novello Calvino riesce di nascosto a lavorare ad un prototipo di armatura con cui salvare il cuore ferito e liberarsi dalla prigionia. Tornato in America, come può il brillante Stark resistere alla tentazione di condurre la doppia vita tipica di tutti gli eroi? Con il suo miglior completo Armani addosso, è il miliardario donnaiolo che il mondo invidia per le sue prodigiose conquiste in campo tecnologico e sentimentale. Indossando invece l’armatura di Iron Man, progressivamente migliorata nelle armi, nelle prestazioni ed anche nella cura estetica, Tony diventa il supereroe che si impegna ad usare le armi a fin di bene, per difendere i deboli.

Pur ricalcando pedissequamente la formula che aveva sancito il successo degli eroi mascherati della Marvel, superpoteri uguale superproblemi, quel che se ne evince è che per essere perfettamente assimilato dai lettori il personaggio deve essere umanamente imperfetto in un coacervo di contraddizioni. Nel caso di specie, la prima, la più evidente, è quella del venditore di armi intelligenti che però decide di proteggere il mondo usando la tecnologia. Si può essere signori della guerra e contemporaneamente portatori di pace? Essere allo stesso tempo il simbolo di tutto ciò che di positivo e negativo è intrinseco nel progresso? A quanto pare Lee e soci avevano dato vita al primo supereroe ipocrita… In questo senso, potreste trovare molto interessanti, sebbene alquanto ingenue, le prime avventure di Iron Man, recentemente ristampate in un lussuoso Masterwork disponibile in fumetteria, che raccoglie il primo arco di storie in cui l’eroe in armatura si ritrova ad essere il difensore del Capitalismo U.S.A. contro le minacce provenienti dall’Oriente Comunista. Storie classiche ma segnate da una strisciante propaganda politica, che avrebbe reso felice il senatore Mc Carthy.

La seconda grande imperfezione di Tony Stark è una debolezza del tutto nuova: se il cuore malandato ricadeva nello schema del difetto fisico che, quasi fosse un necessario contrappasso, doveva bilanciare le capacità extra che gli garantivano lo status di eroe, non era così consueta… la dipendenza dall’alcool! Negli anni ’70 Iron Man è il primo protagonista positivo di un fumetto a venir caratterizzato da un simile comportamento disfunzionale. Sulle pagine della testata, i lettori assistono lentamente alla caduta dell’uomo nel baratro dell’alcoolismo. L’essere umano sotto l’armatura dorata non riesce a sconfiggere il più crudele dei suoi nemici, la propria fragilità; in un percorso di autodistruzione e rinascita, Stark perde il controllo delle proprie azioni parallelamente alla perdita delle azioni della propria compagnia, ritrovandosi solo e privato dei suoi beni e della sua dignità. Anche questo memorabile ciclo di storie è di nuovo disponibile in commercio in un piacevole volumetto, intitolato Iron Man: il demone nella bottiglia, che deve ringraziare il lungometraggio di Favreau per l’attenzione che ha spostato sulla più controversa e sfaccettata creatura dell’universo Marvel.

Un personaggio così riuscito da continuare, a 45 anni dalla sua nascita, a stimolare la fantasia di sceneggiatori ed artisti che non si stancano di segnarne una progressiva evoluzione nel design e nei poteri, ultimo dei quali una fusione estrema con la tecnologia dell’armatura che lo rende capace di interfacciarsi con ogni software ed apparato informatico del pianeta, dai cellulari ai satelliti orbitali. Tra richiami alle ibridazioni uomo- macchina che riecheggiano al Tetsuo cinematografico di Tsukamoto, ed impliciti timori per la privacy violata da sistemi come Echelon, nel nuovo millennio Iron Man continua ad impersonare il lato luminoso ed oscuro del progresso.
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