Sabato, 16 Aprile 2011 11:21

A. Olmos, Tatami

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Tatami__A.OlmosNel lungo tragitto aereo tra Madrid Barajas-Tokyo Narita un misterioso passeggero, Luis, equivoco e sfacciato, decide di raccontare a una sconosciuta, la giovane Olga, 24 anni pettoruta timida eppure curiosa degli affari di sesso, la sua storia privata, la storia di un vouyer.

Olga ascolta, ribatte, si mostra reticente. Eppure sembra divertirsi con quelle fantasie sessuali e morbose al confine tra solitudine e perversione: vuole e non vuole sentire, vuole e non vuole sapere. Si sente coinvolta e cerca di estraniarsi da quella che in qualche modo è anche la sua storia.
E’ così che il Tatami, la tradizionale pavimentazione giapponese composta da pannelli rettangolari affiancati fatti con paglia di riso intrecciata e pressata, diviene protagonista assoluto del racconto. E’ il luogo su cui si dipana l’azione. E’ il luogo ideale in cui vivere. Diviene elemento imprescindibile del racconto e, in ugual maniera, restrizione delle possibilità della vita che lì cominciano e si esauriscono.

Il trentaseienne autore spagnolo Alberto Olmos in Tatami, edito dalla Voland Edizioni su traduzione di Giona Tuccini, indaga a fondo l’animo umano, un po’ nero un po’ commovente del guardone, di colui che non vive se non per guardar vivere gli altri e anima la non vita del racconto in un altro luogo di non vita, uno spazio aereo di lungo raggio in cui la sensazione di “non esistenza” trasmessa ai passeggeri permette di raccontare qualunque cosa, anche scabrosa o ripugnante, come la storia di un guardone che si masturba vedendo un’adolescente giapponese spogliarsi per mettersi il pigiama.
Nessuna catarsi, Luis è motivato a raccontare la sua storia fino in fondo e Olga, nonostante la resistenza e il pudore mostrati, è curiosa, ascolta, inizia a fare domande e a riflettere su se stessa e sulla vita.
Il male di vivere della società moderna sembra fare capolino in ogni parola dell’autore, eppure una strana dolcezza si fa strada nell’anima del racconto: la solitudine, il dolore della perdita, lo straniamento esistenziale rendono Luis diretto, essenziale, lapidario, quasi invasivo e filosofico, ed è la sua supremazia su Olga, tutt'altro che celata, che costruisce un continuo gioco sospeso tra indignazione e curiosità, ritegno e desiderio di approfondire, forse per capire, forse solo per lasciarsi coinvolgere, finalmente, da qualcosa.
Tema difficile trattato senza mezzi termini e in modo decisamente brillante, diretto: qualche graffio di superficie, la giusta dose di parole che sviluppano intimità con il lettore, senza però far leva sulla sensazione di fastidio, piuttosto sulla presenza spirituale, sul desiderio. Nessuna spiegazione finale, non serve e non sembra affatto l’intento dell’autore: ai posteri l’ardua sentenza sociale, la letteratura è un’altra cosa…

Alberto Olmos, Tatami, Libri Piccoli Voland, pag 101, € 12

Edyth Cristofaro

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