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Martedì, 18 Novembre 2008 01:27

Alla conquista del Graal

Scritto da Eva Kent
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[L'ILLETTERATA]

evakentE’ più di qualche tempo che ci penso e quando la scorsa settimana mi sono imbattuta di nuovo nello splendido poema cavalleresco di Chrétien de Troyes, un poeta bardo attivo nelle corti di Champagne e Fiandra tra il 1160 ed il 1190, mi sono ricordata come è nato il mio interesse per la storia della famosa “Quete du Graal” (la conquista del Graal).
Recentemente pare che questo argomento sia tornato in auge, soprattutto in seguito al forte successo commerciale del famoso libro di Dan Brown Il codice Da Vinci, edito dalla Mondadori, che attraversa la diatriba religiosa sulla ricerca del Graal, il ruolo della famosa Maria Maddalena e dello stesso Gesù Cristo, nonché dell’ordine dei Templari, in maniera davvero poco storica e molto poco ortodossa, sebbene lanci dei suggerimenti interpretativi davvero interessanti.

Sia chiaro questo mio articolo non vuole essere una disquisizione letteraria sul valore della letteratura commerciale che circola nel mondo in questo periodo, più che altro vorrebbe essere un suggerimento per fare un approfondimento in materia di Graal, Templari, Artù e compagnia bella.

Se come me, da quando eravate poco più che infanti avete provato la sensazione di essere irrimediabilmente attratti dalla storia di Re Artù, della famosa Tavola Rotonda di Camelot e da tutti i cavalieri e le streghe, attori ed attrici della stessa serie, allora non posso che raccomandarvi di seguire un iter logico per le vostre letture.
Inizierei dal dirvi che i poemi cavallereschi dei trovatori medievali erano sì un divertimento per la corte, ma spesso prendevano spunto da fatti concretamente avvenuti, magari ricamandoci un po’ sopra, ma essenzialmente come una sorta di riproduzione delle gesta di qualche bel cavaliere. E’ innegabile che la figura di Artù sia quasi più un mito che una realtà storica, così come le diatribe amorose tra lui e Lancillotto con la bella Ginevra di mezzo e quella grande “furbona” della fata Morgana (ma lo sapevate che era la sorella di Artù?) e la ricerca del famoso Graal in cui si narra fosse contenuto il sangue del Cristo morente, in ogni caso l’interpretazione della storia che ci ha lasciato Chétiens de Troyes nel suo ciclo de I Romanzi Cortesi, raccolta edita dalla Mondadori, è davvero un’opportunità di approfondire o trovare le origini di una storia chiacchieratissima e sempre interessantissima, che vale la pena leggere, anche perché intessuta di rimandi semiotici davvero interessanti.

In successione poi, vi suggerirei di fare un salto nel fantasy (che non fa mai male!), con un libro che racconta in maniera del tutto fantastica tutta la faccenda di cui sopra, intessendola di rimandi al mondo magico dei Celti e dei loro riti, al mito di Mago Merlino, e a tutta la storia dell’Isola di Avalon, mitica terra di confine tra il mondo degli uomini e quello delle fate. Il libro si chiama Le nebbie di Avalon, edito dalla TEA DUE, ed è della regina indiscussa del fantasy mondiale, Marion Zimmer Bradley.

Successivamente vi raccomanderei anche di leggere un libro storico sull’argomento, che per certi versi è davvero illuminante rispetto a certe considerazioni contenute nel Codice Da vinci di cui parlavamo prima. L’autore si chiama Laurence Gardner ed il libro è La linea di sangue del Santo Graal, della Newton & Compton editori. In questo volume si forniscono prove di una linea di discendenza del sangue reale da Gesù ai giorni nostri (il Graal altri non sarebbe che questa discendenza, quindi), gettando una nuova luce sulla storia biblica come ci è stata tramandata per secoli nelle sedute di catechismo.
Ve ne consiglio la lettura perché è un’illuminante rilettura storica delle vicende di cui sopra che forse vale la pena leggere per capire meglio.

Insomma, ve ne ho lasciate da qui al prossimo Natale, direi, o almeno finchè, incuriositi di conoscere e capire non deciderete di utilizzare le prime vacanze a disposizione per andarvene in gita appena sotto Londra, alla ricerca dell’isola perduta di Avalon e del mitologico Mago Merlino. Secondo me il Graal ce lo nasconde lui agli uomini, perché ancora non sono pronti alla conoscenza che esso nasconde…

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