Martedì, 21 Aprile 2015 07:33

Alla Triennale di Milano, la grande mostra di Celant per l'Expo

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Anticipa di quasi un mese l'Expo 2015 al Rho Fiera Milano, l'inaugurazione del suo primo padiglione, l'unico nel centro del capoluogo lombardo, nella sede della Triennale, lo storico palazzo degli anni '30 di Giovanni Muzio. Due i progetti curatoriali legati al nome di Germano Celant, due quelli allestitivi firmati Italo Rota in un'esperienza a più livelli in cui il corpo si mette in gioco sensorialmente. 

 

Arts & Foods. Rituali dal 1851 (fino al 1 novembre), con un andamento cronologico e storico, traccia gli oltre 150 anni che dal primo Expo di Londra segnano i multiformi linguaggi artistici attorno al tema cibo. Dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali, artisti, scrittori, film makers, grafici, musicisti, fotografi, architetti e designers offrono la loro visione per una rilettura sociale ed economica del mondo, in virtù del tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Circa 7.000 metri quadrati, più di 15 ambienti e stanze dedicati ai luoghi del cibo con più di 2.000 opere da tutto il mondo, più di 40 vetrine per valorizzare nuclei collezionistici di oggetti e documenti e un percorso per l'infanzia “vietato agli adulti”. 

Poi un salto nel futuro con la complementare Cucine&Ultracopri (fino al 21 febbraio 2016) per l' VIII edizione del Triennale Design Museum, che dal 2007 si interroga su cosa sia il design italiano. Qui è la storia degli elettrodomestici a comandare, gli ultracopri/invasori/alieni che pian piano si sono sostituiti all'uomo e ora lo tengono in pungo. Circa 2000 metri quadrati, 350 lavori tra cui la la Satellite Kitchen, visionaria unità abitativa prefabbricata di Luigi Colani negli anni '70, trait d'union con Arts&Foods, e la cucina di Gaetano Pesce, luogo delle forti passioni, che chiude il viaggio. Il tutto con un approccio per aree tematiche, teatrale e fantascientifico ispirato al libro di Jack Finney e al film di Don Siegel.

www.triennale.org

 
Monica Matera 
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