Lunedì, 10 Ottobre 2011 10:42

A. Scarabelli, Suonare il paese prima che cada

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suonare-il-paese-prima-che-cada-202x300Musica degli anni zero. E’ il libro che non ti aspetti. Non è un saggio e forse neanche un best seller, ma in 157 pagine (appendice compresa)  questo libro, a cura di Andrea Scarabelli ed edito da Agenzia X, racconta l’ultimo decennio musicale attraverso la penna e i ricordi dei protagonisti. Quasi un libro corale.

12 artisti, 12  figure fondamentali della scena indie italiana o meglio come scrive lo stesso Scarabelli (che ci tiene a specificare di non essere un esperto né tantomeno un giornalista musicale) “…nomi che sono stati protagonisti indiscutibili di questo decennio”.
Ed eccoli uno ad uno che attraverso chiacchiere, autocelebrazioni, biografie, ricordi, disegnano il compianti anni ’90, quando potevi ancora sognare di essere un musicista, quando le orecchie e lo spirito erano pronti alla rivoluzione musicale.

A Emidio Clementi (Massimo Volume) è affidata l’introduzione. Con lui si parla del declino delle major e della titanica presenza del web, che cambia le carte in tavola a chiunque lavori nella musica. E  in  un mondo in cui tutto sta cambiando c’è qualcosa che ritorna, che viene considerato fondamentale per l’indie italiano, ovvero il cantato in italiano. Un ritorno alle origini.
MassimoPupillo (ZU) ci fa tra-sognare con i suoi racconti, i festival, il mondo, i sacrifici,il  suonare gratis in ogni dove per affermare di esistere, puntare alla qualità anche se significa andare contro tutti. Gli Zu,cosmopoliti e combattenti.
Meg e Tying Tiffany sono le rappresentanti femminili degli anni zero: e  se la prima ormai concentra le sue energie  nell’auto-produzione e nella sua Multiformis , l’altra vive per e di concerti, per il rapporto con il pubblico, per il palco, perché solo nel live esplodi, ti racconti, ti realizzi.
Enrico Gabrielli si racconta come un “operaio di note” cresciuto nel mondo della musica classica e nella militanza dei genitori per il Pci, conoscendo il mondo indie-rock in ritardo, ma recuperando presto il terreno e collaborando con i migliori artisti del panorama.

E’ sempre la militanza che ha contraddistinto anche Max Collini (Offlaga Disco Pax) , emiliano, adulto, cresciuto a pane e CCCP, dal Pci ai Ds. Dai volantini di sezione ai testi delle sue canzoni.
Per il racconto dei Tre allegri Ragazzi Morti e la storia della “Tempesta” una delle fondamentali etichette discografiche degli anni zero, la penna è quella di Enrico Molteni. Un “collettivo” di artisti che non lavorano su contratti, ma sulla parola  e che producono da Canali alle Luci della Centrale Elettrica reinvestendo il tutto nella musica, un ciclo completo e inesauribile di qualità. E quando Vasco Brondi si racconta nel libro di Scarabelli lo fa partendo dai suoi 15 anni (infondo ne ha solo 27) da una band di amici, dal bancone di un bar, da testi scritti per un’ esigenza lirica, e un album, quello che usciva nel 2007 con le Luci che esaudiva i suoi sogni di cantautore e di front man di una rock band.
E poi c’è Capovilla (Teatro degli Orrori), il “ Socialista Lombardiano”. Contrario agli Zucchero e Ramazzotti vari,  ricorda i suoi anni ’70, quando quello che ascoltava era il De Gregori del folk studio o Guccini, la Pfm e il Banco del Mutuo soccorso. Quando ogni giorno alla radio passava roba di qualità, quando ogni giorno la musica quella fatta bene era protagonista delle quotidianità. E prende questo insegnamento, lo porta nei nostri tempi e afferma “sono al mondo per cambiarlo”.

E poi ci sono i racconti della provincia. Quelli in cui l’Italia è tutta una provincia come narra Francesco Bianconi. Afferma che l’unico modo per andare avanti e credere nella propria musica, perché c’era un tempo, negli anni ’90, in cui una major, la Warner, corteggiava realtà come i Baustelle, catturata da una musica che si univa al messaggio e a dischi che raccontavano.
Anche Dente è un ragazzo di provincia che trova a Milano lo sprone per realizzarsi. Da studente di un corso di grafica in cui non era bravo, dalle musicassette che registrava da solo a casa per farle sentire ai suoi amici è arrivato alla musica quasi per caso, ma sapendo che era destinato a farlo.

Ed ecco anche Francesco Dragogna (Ministri) che dipinge un quadro generale partendo dalla vita del musicista, della band, del tour. Ed eccoli i problemi di sempre cosi comuni tra gli emergenti e i più noti. Pochi soldi, lavorare ma senza che il lavoro sia riconosciuto. E poi l’Universal, i flop di pubblico…proprio come scrivi lui: “Se porti in giro la tua musica, non sei più quello che l’ha scritta, sei quello che deve interpretarla e soprattutto restituirla”. Interpretare le emozioni del pubblico. Vestirsi dell’abito migliore.
Il libro si conclude con un appendice che sintetizza e racconta il mondo delle Label indipendenti, la crisi discografica, i mySpace e faceBook, i cocci di ieri con i quali costruire il domani della musica.
Un libro che ti consola nonostante i temi e che chiunque sia avvezzo al mondo della musica indipendente (artisti emergenti in primis) dovrebbe avere nella sua libreria, quanto meno per sentirsi meno solo.

Andrea Scarabelli, Suonare il paese prima che cada, Agenzia X, pag.157, € 12

Ornella Stagno

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