Martedì, 12 Luglio 2011 21:34

R. Paris, La banda Apollinaire

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Renzo_Paris_La_banda_ApollinaireAccompagnati dalla penna competente e leggera di Renzo Paris, ci intrufoliamo tra gli squatter de La banda Apollinaire per fare una passeggiata nella vita del poeta e critico francese di origine polacca che scopriamo essere nato in Italia.

Iniziamo proprio dal quartiere Cavour di Roma, dove, alla fine dell’agosto del 1880, nacque il poeta che fece grande, con le sue critiche, l’opera di Picasso e che sperimentò l’amore, la guerra, la prigione e un’inesorabile e costante povertà. Da Roma inizia un viaggio nell’animo di un artista che percorre un’epoca e l’evoluzione delle avanguardie di inizio secolo.
Paris ci presenta il poeta de Le undicimila verghe con tono leggero e vicino alla contemporaneità. Per farlo usa un linguaggio vivace, non disdegnando i confronti con i punkabbestia, gli squatter e i blog. Eppure lo stile della scrittura rimane impeccabile, il rispetto per la poesia e per il poeta è la costante della biografia di Paris. Nulla sembra una forzatura; dai termini aulici dello scrittore ai paragoni alla contemporaneità della scrittura web.0.
Paris ci presenta un Apollinaire precario, confuso dalla presenza di una madre dalla vita eccessiva, che contesta in toto le scelte di un figlio che decide di dedicare la sua vita alla poesia, disdegnando un classico ruolo da dipendente di banca.
Apollinaire si impadronì di tutto ciò che c’era di innovativo nel mondo della letteratura e dell’arte dei primi del ‘900. Si nutrì di arte e di artisti; di lui i suoi amici-nemici dicevano che sapeva riprodurre ciò che lo circondava, e da quella che sembra una critica in cui l’accusa è la carenza di originalità, vogliamo, invece, leggere la mimesi di una realtà che solo con l’originalità riusciva a diventare grande. Ogni amore e amicizia diventerà per il Nostro, come lo chiama di consueto Paris, una passione e un turbinio che lo coinvolgerà in toto.

“La poesia […] è il suo stesso corpo fatto a somiglianza del creatore per eccellenza”, così Paris definisce la vita del poeta che morì a soli trentott’anni, dopo aver viaggiato per l’Europa, al seguito di una madre troppo ingombrante che avrà da ridire anche sulla sua tomba a Parigi in
Père Lachaise. Raccontando delle donne amate dal poeta, camminando per le vie di Parigi e cercando non solo nelle parole, ma nelle immagini la stessa natura di una poesia che giocava con l’erotismo estremo e che veniva rinchiusa in calligrammi a forma di cappelli, Paris racconta una vita che diventa parodia, proprio in coerenza con la stessa poetica di Apollinaire.
L’accusa del furto della Gioconda al Louvre, il dolore della prigione, le belle amate che gli negano amori e gloria, e il suo rapporto anacronistico con la femminilità che stava conoscendo una nuova consapevolezza e che Apollinaire negava fisicamente e intellettualmente. Il poeta voleva domare la figura femminile, e per contrappasso fu sempre dominato da questa, e la sua letteratura che dipinge donne dominate fisicamente contraddice le lettere di amate che lo prendono in giro per i sui modi.
Una biografia che raccoglie le contraddizioni di un uomo che seppe leggere il suo tempo e vivere con coerenza decisioni che furono la causa della sua perenne miseria, a differenza dei sui amici/nemici che vissero più  lungo di lui e seppero vendersi meglio.
Apollinaire rimase vicino alle figure degli artisti che si incontrano in locali di terz’ordine che vivono con pochi soldi, barcamenandosi in mille modi per pagare i conti. Leggeva le sue poesie per intrattenere il pubblico, come gli antichi aedi o i giovani scrittori contemporanei che combattono con case editrici che ormai sono diventate produttrici di carta da consumare.
Paris ci presenta un Apollinaire che potrebbe essere un nostro amico, uno a cui offriremmo volentieri da bere per ascoltare la sua superba consapevolezza del passato che rivive in una poesia nuova.
La banda Apollinaire avvicina il lettore a un autore che in Italia è poco studiato e conosciuto. Paris è capace, da bravo insegnante, di usare le giuste leve per suscitare la curiosità, e, da bravo scrittore, di usare un linguaggio che sa essere aulico pur rimanendo vicino al quotidiano. Non una contraddizione in termini, ma la capacità di una scrittura valida.

Renzo Paris, La banda Apollinaire, Hacca Edizioni, pag. 268, € 14

Rossana Calbi

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