Lunedì, 13 Giugno 2011 12:40

G. Perec, Storia di un quadro

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storia-di-un-quadro_PerecGeorges Perec ricompare con una ricerca nel mondo dell’arte che si rivela un giallo o forse solo una beffa.
Torna in libreria Storia di un quadro, libro pubblicato postumo dell’autore definito da Calvino “gnomo e cabalista”.


Dopo una prima pubblicazione italiana, risalente agli anni ’90, Skira editore ripropone un libro che rivela l’ennesima voglia di giocare dell’autore de La vita istruzioni per l’uso. Anche in questo libro, Perec ci stupisce per la sua creatività nell’incastrare le parole: l’autore francese lavorò per il giornale Le Point e dal 1976 si districò in indovinelli che facevano coincidere numeri, parole e definizioni. Perec era veramente un maestro degli alambicchi mentali e formali, e Storia di un quadro è l’ennesimo gioco della mente e del sapere.
La trama nasconde un mistero dall’inizio: una collezione speciale con un quadro speciale che racchiude l’intera collezione, che la rivive, la trasfigura. Un collezionista e la sua vicenda umana spiegata in un unico quadro, un’unica opera che trascinerà con sé. Da qui l’autore ripercorre la vita del collezionista, un self-made-man anteguerra con la passione per l’arte. Una passione semplice, nata solo per il gusto del bello, senza una particolare costruzione estetica alla base.
Un anno prima della Grande Guerra, Hermann Raffke, il protagonista, muore. Solo quando tutte le opere della sua collezione saranno vendute si svelerà il mistero della sua vita, della sua collezione e del quadro che trascinò con sé fino alla tomba. Nel percorso per arrivare alla soluzione l’autore elenca artisti dei primi del ‘900, fino a risalire al rinascimento, critici e prezzi, l’intera vita del protagonista si srotola, come le tele che ha collezionato. La sua stessa vita acquisisce valore in base alla sua collezione.

Perec è cavilloso, preciso e pedante nel suo elenco, il suo catalogo d’arte è a dir poco puntiglioso. Con la scrittura maniacale ci distoglie dal finale a cui ci si avvicina opera dopo opera. Perec gioca nell’istruirci per poi svelarci che tutta l’attenzione a cui ci aveva costretto era inutile, e al contempo assolutamente indispensabile per la soluzione finale.
“Ogni opera è lo specchio di un’altra”; Giorgione, Cézanne, Klimt, Correggio, tanti e tanti altri sono solo le pedine di un gioco, in cui lo stesso lettore è preso per il naso da un maestro della parola.
Nel quadro di Henrich Kürz gli oltre cento quadri, che circondano Raffke, sono l’esemplificazione di quanto l’effimero, e l’arte in generale, non possa essere riconducibile che al gusto e alla moda.
Perec smentisce l’intero sistema dell’arte, fatto di critici, storici, negoziatori, individuando l’origine di una passione nell’approccio al bello in quanto bello, tramutando una morale in un gioco.

Georges Perec, Storia di un quadro, Skira editore, pag. 104, € 15

Rossana Calbi

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