Giovedì, 26 Maggio 2011 12:07

TEATRO_ Costante invariabile

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lorenzo.pellizzaro-teatroindustria_indipendente1Questo quarto appuntamento con il MArteLive si è distinto per una selezione di quadri piuttosto eterogenei l’uno dall’altro, sia per contenuti che per la composizione delle formazione. Costante invariabile, come al solito, la bravura degli artisti coinvolti che si sono esibiti. I tre spettacoli che hanno animato le tavole del palcoscenico anche questa volta sembrano aver entusiasmato pubblico e giuria.


Ad aprire le danze, il monologo della compagnia Industria Indipendente Crepacuore, interpretato da Diletta Acquaviva (per il testo di Erika Z. Galli e la regia di Martina Ruggeri), con la storia di Maria, una giovane prostituta pugliese – educata dalla madre alla prostituzione -, imprigionata nella realtà estremamente provinciale del suo paese. Servendosi di un dialetto molto colorito, Maria ripercorre in maniera disordinata la sua triste esistenza, da sempre bersaglio di maldicenze e ingiurie da parte dei propri compaesani, dipingendo un quadro molto amaro di quella che è stata la sua famiglia. Circondata da tre foto di cadaveri, numerati come in una scena del crimine, seduta su una sedia Maria parla, sussurra, grida, racconta le proprie sofferenze, le proprie paure ma anche i propri desideri di felicità di ragazza “normale”. Dibattendosi tra le memorie del suo vissuto e le mille voci che la richiamano alla sua mesta realtà, la giovane sogna l’amore, desidera di “usare” finalmente davvero il suo cuore -quel cuore che la madre le ha sempre raccomandato di mettere da parte per servirsene eventualmente prima o poi- gustarselo come quelle ciliegie cui nel monologo sembra quasi rivolgersi, che tiene in mano in un barattolo di vetro e che sembrano ritmare i ricordi e le pene che riaffiorano nella mente di Maria. La messa in scena statica, la potenza e l’essenzialità del linguaggio rafforzano lo strano romanticismo del personaggio e la sua vicenda di sognatrice dei tempi moderni.

Con la seconda rappresentazione Gente di Plastica, portata in scena dalla numerosissima lorenzo.pellizzaro-teatrocostellazione2Compagnia Costellazione (Anna Galise, Benedetto Supino, Danila Di Lanna, Gianluca Paolisso, Giuliana Iannotta, Janos Agresti, Lidia Carcione, Marco Marino, Myriam Spaziani, Nino Pagliuca, Raffaele Guida, Raffaele Furno, Rita Alicandro, Rosanna Bosso, Soledad Agresti, Veruschka Cossuto), per la regia di Roberta Costantini, tutt’altro scenario si consegna al pubblico.
Per gran parte dello spettacolo gli individui “plastificati” dalla testa ai piedi con tute nere e maschere di plastica interpretati dagli attori si aggirano tra il pubblico, quasi aggredendolo e ripetendo ossessivamente ognuno il proprio “mantra”, una formula vuota e insignificante presa dal linguaggio televisivo di cui la realtà quotidiana è ormai intrisa. E’ così che prende vita uno spettacolo in cui si punta il dito contro l’omologazione prodotta dal potere dei media, e sul voyeurismo ormai imperante che il mercato televisivo impone subdolamente, per cui realtà e finzione assumono in maniera sconcertante gli stessi caratteri e lo stesso peso. L’evento drammatico di un’epidemia sconvolge questo panorama vagamente orwelliano della città, in cui si affollano questi strani personaggi, che di fronte a questa grave circostanza tranciano la costrizione della plastica che avvolge l’essenza umana nella sua falsità quotidiana e, avvertendo la paura della morte, liberano le loro anime e i loro corpi per i quali però non c’è scampo, catturati da un reality, ripresi 24 ore su 24 in diretta, per carpire le emozioni.

lorenzo.pellizzaro-teatroquarta_parete3Nell’ultima rappresentazione, Le Fioraie, è invece un dramma della storia recente del nostro paese che viene affrontato. Si tratta del tristemente noto bombardamento del quartiere San Lorenzo da parte degli Alleati avvenuto la mattina del 19 luglio 1943. Difficile di solito misurarsi con eventi tragici di tale calibro, senza rischiare di scadere nella retorica, ma la Compagnia Quarta Parete nelle interpretazioni di Carmela Colaninno, Federica Fiorillo (registe e ideatrici drammaturgiche) e Maria Teresa Arrotta ha saputo trattare con humour e graffiante ironia un tema così delicato. Attraverso una giornata di lavoro vissuta da tre fioraie a Piazzale del Verano, fuori dal cimitero, tra dialoghi con clienti immaginari e scambi tra le protagoniste, l’umorismo indolente e sornione tipico dei romani d’antan prende piede nei gesti e le parole di queste tre signore da stornello che ci accompagnano allegramente verso l’evento tragico che vide, come esse stesse recitano, i vivi sepolti dalle macerie e i morti fuori dalle tombe, come a voler vedere cosa succede. E’ così che la vita delle tre fioraie finisce lì, dove con ironia hanno raccontato averla trascorsa tutta, tra i fiori e i non più vivi del cimitero monumentale. Al prossimo martedì!

Alice Salvagni
Foto di Lorenzo Pellizzaro

Letto 3931 volte Ultima modifica il Lunedì, 30 Maggio 2011 21:12