Lunedì, 02 Maggio 2011 08:29

Poetiche del Museo d’Arte Contemporanea

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RECO0656NAPOLI- Giovedì 21 aprile presso il Centro di documentazione PAN Palazzo Arti Napoli di Napoli, si è tenuto l’incontro: “Il museo come questione complessiva della cultura europea”, con gli interventi dei docenti Dario Giugliano e Giampiero Moretti.

La conferenza fa parte di una serie di incontri che si inseriscono nel progetto del Collettivo Urto a cura di Domenico Esposito. L’incontro, moderato dall’Arch. Marina Vergiani e da Domenico Esposito, curatore del progetto, ha visto gli interventi incrociati dei due docenti, i quali cercano di rispondere ad alcuni quesiti su etica e museo nella contemporaneità.
Poiché l’istituzione museale risponde ai due principi di estetica ed etica dell’opera d’arte, ci si interroga su quali siano i musei d’arte contemporanea da finanziare pubblicamente; sulla definizione della natura di arte contemporanea; e sullo scollamento tra pratiche artistiche e la filosofia. Gli interventi, pur partendo entrambi da principi differenti, hanno provato a dare risposta a questi quesiti, attraverso una riflessione storico ed estetica sull’arte a partire dagli anni ‘60-‘70 ad oggi.
L’istituzione museo, infatti, in Italia aveva il ruolo di conservazione e tutela del patrimonio artistico, per cui nella documentazione governativa il termine museo era addirittura sostituito con quello  di “raccolta governativa”, e l’Istituzione aveva un ruolo astratto e avulso dalla società.
E’ negli anni sessanta che si decide di connettere il mondo museale a quello della scuola con un primo esempio in tal senso alla Galleria Borghese di Roma, per cui si parlò di museo come esperienza sociale. Questo tentativo di avvicinare il museo al pubblico portò alla creazione delle sezioni didattiche all’interno degli stessi, demandati alle politiche regionali e i migliori esempi di questo tipo di esperienze, si sono avuto in città del Nord Italia come Milano, Torino, Genova e Bologna.
A seguito del Congresso Internazionale tenutosi a Roma nel 1971 dal titolo “Museo ed Educazione”, si è avuto un progressivo ribaltamento dell’idea di museo da luogo passivo dedicato alla catalogazione e alla documentazione, a ruolo attivo. Per cui si parla di museo senza mura ovvero di un luogo dove si cerca l’incontro e la comunicazione con la territorialità circostante. Tutto ciò in Italia trova uno sbocco con la creazione nel 1975 del Ministero dei Beni Culturali dove la legislazione, cerca di fare dell’oggetto artistico qualcosa di diverso che vada verso il pubblico.

Ma questo non può riguardare tutti i musei. Il flusso ispiratore degli anni ‘60 e ‘70 vale a dire, il ruolo attivo e sempre più desacralizzante dell’arte porta proprio all’esigenza della creazione di spazi che possano incanalare questo tipo  di manifestazioni artistiche. Il PAN, per esempio, è frutto di un’incontro tra la logica del museo post seconda guerra mondiale per cui si parla di ruolo attivo dello spazio PAN ed elemento desacralizzante dell’arte, nato a partire dagli anni sessanta. E’ qui che entra in gioco la pratica filosofica del contemporaneo poiché ci si va ad interrogare su cosa sia un museo oggi, cosa sia oggi cultura, cosa sia oggi Europa. E’ una questione complessa ma questa complessità è un punto di partenza poiché il piano pubblico e il piano privato in questo luogo si intrecciano. Il museo d’arte contemporanea si fa portatore di idee, di messaggi intimi, per cui la creazione artistica è differente da come siamo abituati a pensarla, oppure è legate ad una performance, per cui lascia dietro di sè una traccia solo all’interno di un  supporto tecnologico. La stessa idea di vuoto per cui il musei d’arte con temporanea  non contiene più l’opera al suo interno fa si che esso cambi addirittura la propria natura. Dunque bisogna sempre più andare in un direzione di definizione degli ambiti di interesse del  museo di arte contemporanea. Se l’artista è sempre più un produttore di esperienze ed è sempre più inserito nel sociale ne consegue che l’arte contemporanea sia un’arte che va fuori dal museo. Necessiterà dunque di spazi che incontrino il pubblico per veicolare il suo messaggio.
Se l’arte contemporanea inserita in un contesto di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale nazionale dovrà necessariamente essere sostenuta da interventi pubblici per il suo sviluppo, al fine di evitare che le logiche di mercato e interessi economici privati possano indirizzare lo sviluppo della stessa in un’ottica non più sociale, ma di mercato, snaturandone la natura originaria della desacralizzazione e dell’atteggiamento attivo dell’artista e dell’arte contemporanea. Rimane ancora aperto un quesito allora: affinché l’opera può entrare a far parte del sistema museale,  essa deve essere considerata nella sua doppia valenza storica e artistica, prendendo in considerazione il pensiero filosofico del Riegl dove nel suo Culto moderno dei monumenti, affronta proprio questa questione.

Maria Colucci

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