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Uno studio sanitario è condiviso a giorni alterni da due medici: il dottor Omar Coni (Gabriele Marconi) e la naturopata Tonina Mela (Maria Chiara Cimini). Vari pazienti lo frequentano: il maresciallo Troncone, in cura per problemi sessuali; Lara, che soffre di attacchi di panico; Arianna, con il complesso di Peter Pan; Angelica, novizia francescana in perenne stato d’ansia, accompagnata dalla simpatica suor Matilde. Il successo della terapia proposta dal dottor Omar, a base di fialette coloratissime, induce alcuni pazienti a lasciare la naturopata per passare all’ingombrante collega. La dottoressa, insospettita, decide di indagare in prima persona, sottoponendosi in incognito a una visita dal dottor Omar.

Parte da qui, con un crescendo di equivoci e trovate comiche, la trama de “Il medico dei Sani”, commedia in cartellone al Piccolo Teatro San Paolo di Roma (Via Ostiense, 190) dal 16 al 27 ottobre. Si riconferma il sodalizio tra Paolo Mellucci, alla regia, e gli autori Sergio Iovane e Mario Moretti: portano in scena un ventaglio di personaggi solo apparentemente basici, ma in cui frivolezza e inquietudine combaciano. Al viavai di dialoghi, ingenui e talvolta strampalati, partecipa anche Priscilla, segretaria svampita, l’amico Sor Cesare, indomito vetero-comunista, e il figlio Rocco, rapper metropolitano incompreso. L’intreccio è congegnato per creare aspettativa: nello studio medico, i pazienti offrono man mano uno spaccato di umanità fatto di malattie per lo più immaginarie; il malessere, espressione della ricerca di ciascuno di un posto nel mondo, è stereotipato e utilizzato come spunto comico; il motivetto “Glu Glu Glu” arriva prontamente a sdrammatizzare. La banda dei “sani” è manipolata da Gabriele Marconi, nel ruolo chiave del medico cinico e cialtrone, affiancato dalla brava Maria Chiara Cimini. Le coreografie sono curate da Valeria Palmacci. Il risultato è una commedia spassosa, dal ritmo vivace e dal sapore dissacrante. Il finale premia gli spettatori con l’immancabile sorpresa. Si esce più leggeri, con il sorriso, e qualche pillola, opss, “fialetta” di verità.

Prenotazioni: 351.5554875

Da mercoledì a venerdì: ore 21.00; sabato: ore 17:30 e ore 21:00; domenica ore 17:30

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Poteva essere un disastro. Poteva, ma così non è stato. Gli adattamenti dal teatro al cinema sono spesso molto rischiosi, soprattutto quando lo si fa per la prima volta. L’esperimento portato avanti dal regista, drammaturgo e attore Gabriele Di Luca e dalla sua compagnia Carrozzeria Orfeo con il film Thanks! risulta però molto ben riuscito, seppure con diverse criticità.

La trilogia composta da Thanks for Vaselina (2013),Animali da bar (2015) e Cous Cous Klan (2017)  è stata una delle più apprezzate e valide proposte teatrali degli ultimi tempi, con tour che girano l’Italia senza sosta. Un mix sapiente di comicità, elegante volgarità e spietata analisi sociale che la compagnia nata ormai dieci anni fa ha saputo replicare con sempre maggiore consapevolezza.

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Terza edizione, terzo quartiere, terzo viaggio nel tempo. La compagnia del Teatro dell’Orologio torna con i suoi spettacoli itineranti e con il suo progetto di maggior successo: I nasoni raccontano. Nata dalla chiusura forzata del Teatro dell’Orologio, la compagnia di Fabio Morgan propone da anni spettacoli che trasformano la città nel proprio palcoscenico: in “scena” un gruppo composto perlopiù da giovani attori emergenti, supportati dalla regia di Leonardo Ferrari Carissimi. Tra riproposizioni di Shakespeare e Dickens, i lavori che meglio incarnano lo spirito di queste insolite proposte teatrali, e non a caso inseriti all’interno dell’Estate Romana, sono proprio quelli dedicati ai quartieri periferici di Roma. Dopo Centocelle e Tor Pignattara, ora è il turno del Pigneto, quartiere diventato uno dei poli principali della vita notturna capitolina.

Nascosto in un condominio di via Natale del Grande a Trastevere, da 35 anni il Teatro Argot Studio indaga le profondità della scena teatrale contemporanea. Negli ultimi 10 a tenere il timone sono stati il figlio d’arte Tiziano Panici (nato e cresciuto sotto l’ala del padre Maurizio, fondatore dell’Argot) e Francesco Frangipane. I due direttori artistici hanno tenuto a galla il piccolo teatro nonostante le difficoltà, 50 spettatori alla volta, senza mai arrendersi, e continuano a stupire con una programmazione di grandissima qualità che tiene sempre desta l’attenzione del pubblico e degli operatori.

Per questa decima avventura, decidono di tornare alle origini, intitolando la stagione 2019/2020 “Argon(t)nautiche – Cronache del mondo sommerso”, sottolineando in questo modo il viaggio impervio e senza sosta che contraddistingue l’Argot: un viaggio difficile, a volte disperato, ma che ha come obbiettivo quell’introvabile Vello d’oro capace di guarire ogni tipo di ferita.

La stagione si contraddistingue per la capacità di alternare nomi di spicco e d’esperienza della realtà teatrale romana, come Vinicio Marchioni, Elena Arvigo, Elio Germano, Umberto Marino e Paolo Zuccari, a giovani proposte di sicura prospettiva che trovano nell’Argot un luogo ideale in cui farsi le ossa.

L’inizio di queste Argonautiche alza subito l’asticella: dal 3 al 6 e dal 10 al 13 ottobre prende vita il progetto della Trilogia dell’Essenziale: tre monologhi, indipendenti l'uno dall'altro, di drammaturgia contemporanea, scritti da Valentina Diana e diretti da Vinicio Marchioni, nell’interpretazione di Marco Vergani, con le idee sceniche, i costumi e la direzione artistica di Milena Mancini.

Harrogate min

Dal 30 ottobre al 3 novembre, va in scena Il dolore: diari della guerra, di e con Elena Arvigo, spettacolo tratto da Il DoloreQuaderni della guerra e altri testi di Marguerite Duras e da L’istruttoria di Peter Weiss. Si prosegue dal 5 al 17 novembre, con Harrogate di Al Smith, interpretato da Marco Quaglia e Alice Spisa, con la regia di Stefano Patti. Dal 19 novembre all’1 dicembre, si rinnova la storica collaborazione con il drammaturgo e regista Umberto Marino, autore di Molto prima di domani.

Continua nel migliore dei modi la programmazione con Settanta volte sette, spettacolo vincitore Teatri del Sacro 2019, di Controcanto Collettivo, in scena dal 5 al 8 dicembre, che affronta il tema del perdono e della sua possibilità nelle relazioni umane. Un appuntamento imperdibile per approfondire i percorsi della nuova drammaturgia under 35, che precede un altro lavoro di pari valore e dello stesso filone di ricerca: Sciaboletta, la piccola storia di un piccolo Re, monologo scritto diretto e interpretato da Alessandro Blasioli, a partire dalle grottesche vicende di Vittorio Emanuele III all’indomani dell’armistizio della Seconda Guerra Mondiale. Ad Argot dal 13 al 15 dicembre. Chiude il dicembre teatrale, L’indifferenza, di Pablo Solari con Luca Mammoli, Woody Neri e Valeria Perdonò in scena dal 19 al 21 dicembre.

Si riprende la programmazione nel 2020 con un progetto speciale: dal 4 al 16 febbraio Elio Germano e Omar Rashid presentano Segnale d’allarme | La mia battaglia In VR, trasposizione in realtà virtuale de La mia Battaglia, opera diretta e interpretata da Elio Germano e scritta con Chiara Lagani, regista e drammaturga della compagnia Fanny & Alexander. Immerso in una dimensione altra senza attori né scenografia, lo spettatore, attraverso e grazie le potenzialità del VR, sarà portato a piccoli passi a confondere immaginario e reale, in un racconto appassionato e appassionante dell’epoca storica in cui viviamo.

ELIO GERMANO

Dal 20 al 23 febbraio, Piccola Patria prosegue il sodalizio artistico di Lucia Franchi e Luca Ricci (compagnia CapoTrave) con Simone Faloppa, Gabriele Paolocà e Gioia Salvatori, interpreti di una pièce che riflette su uno dei fenomeni del nostro tempo: la frammentazione in piccole patrie e l’incapacità della politica di comprendere le reali necessità dei cittadini.

Dal 25 febbraio all’1 marzo si continua con un progetto di Teatrodilina, scritto e diretto da Francesco Lagi, Il bambino dalle orecchie grandi, con Leonardo Maddalena e Anna Bellato. Paolo Zuccari scrive, dirige e interpreta Toni, spettacolo in scena dal 3 all’8 marzo. Dal testo teatrale di Yasmine Reza, nasce Art di Riccardo Festa, dal 17 al 22 marzo. Michele Cesari, Marco Palange e lo stesso Riccardo Festa sono gli attori di una messinscena che ruota attorno ad un quadro – un’opera di arte contemporanea, concettuale. Si prosegue, dal 27 al 29 marzo, con My Place, un progetto di Qui e Ora Residenza Teatrale, con la regia di Silvia Gribaudi, in scena Francesca Albanese, Silvia Baldini, Silvia Gribaudi e Laura Valli.

La stagione chiude la sua programmazione, dal 7 al 10 e dal 14 al 17 maggio, con OVER – rassegna di teatro emergente, targata Argot Produzioni e Dominio Pubblico. Dopo il successo della scorsa edizione, la rassegna è animata da giovani talenti della scena ancora inesplorati, nuove intelligenze su cui scommettere per dare rinnovata vitalità al sistema del teatro italiano.

E poi ancora laboratori, festival e premi, per una stagione ricca di stimoli, in cui offrire agli artisti un luogo sicuro e familiare in cui crescere e sperimentare. Ancora una volta, dunque, il Teatro Argot Studio vuole essere protagonista, offrendo, nel suo piccolo, un punto di vista sempre fresco e interessante. Il viaggio nel mondo sommerso del teatro contemporaneo sta per cominciare.

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Un progetto che parte da lontano e che attraversa l’Italia alla ricerca di una specificità fono-linguistica, un processo che mette in gioco creatività di diversi paesi e giunge nella Capitale con la voglia di stupire. Jukebox_Roma nasce in Francia all’interno dell’Encyclopédie de la parole con la regia dell’autore e performer Joris Lacoste e la direzione artistica della drammaturga Elise Simonet. Il progetto viaggia di città in città e si plasma cercando di cogliere i discorsi, le voci e i suoni che le animano. Lo fa affidandosi a performer e drammaturghi locali (per l’Italia sono stati scelti Monica Demuru e Francesco Alberici) con l’aiuto di un gruppo di “raccoglitori di discorsi”, incaricati di scovare un archivio sonoro che rappresenti la città. Vale praticamente ogni cosa: chiacchiere rubate per strada, sul tram o al mercato, messaggi vocali su whatsapp, video virali sul web, trasmissioni tv e radiofoniche.

A ognuno di questi riferimenti sonori viene dato un titolo e creata una messa in scena con particolare attenzione per l’aspetto formale dell’estratto, più che quello contenutistico. Che sia il discordo d'addio di Totti al calcio, un comizio del Family Day, le urla di una venditrice di patate, la lallazione di un bambino, un video ASMR, l'introduzione del telegiornale o un brano di Radio Maria, ci si concentra sul come “suonano” questi discorsi, piuttosto che su quello che dicono, e in ciò la fenomenale capacità vocale della Demuru, unita alla sua mimetica espressività attoriale, è senz’altro la scelta più giusta.

jukebox

Compiuto questo travagliato processo di preparazione, ricerca, scrittura e messa in scena, ci spostiamo al festival Short Theatre, appena conclusosi, dove questi piccoli monologhi sono stati performati dalla Demuru con l’originale meccanismo del Jukebox, in cui il pubblico sceglie, come da un menu alla carta, i brani che l’attrice dovrà riprodurre. Una trovata che crea una drammaturgia variabile, che offre all’intera performance la possibilità di essere sempre diversa da se stessa, in quanto è il pubblico stesso a selezionare non solo l’ordine delle tracce ma anche quelle che allo scadere dei 45 minuti non verranno scelte, rimanendo fuori dallo spettacolo. Ogni performance è unica, ciò che resta sempre fisso è la qualità della scrittura e il talento a tutto tondo della performer, che canta, interpreta, imita e sfrutta tutto lo spazio a sua disposizione con movimenti esasperati e grotteschi. E fa ciò seguendo la regola aurea della varietà sonora: incredibile il modo in cui questi oltre trenta personaggi abbiano tutti non solo un proprio modo di parlare (un accento, una cadenza, un difetto di pronuncia), ma compongano con le loro parole (o con dei semplici versi in certi casi) una partitura sonora specifica che la Demuru interpreta seguendo più la sua formazione canora che quella attoriale.

Jukebox_Roma è una delle proposte migliori del festival diretto da Fabrizio Arcuri e Francesca Corona. Uno spettacolo/performance che sorprende in continuazione lo spettatore, lo incuriosisce, lo rende partecipe senza mai esagerare, lo fa divertire nella continua ricerca del riferimento all’attualità (Totti, Cucchi, Marcello Fonte e tanti altri ancora), lo stuzzica con una visione della contemporaneità lucida che scandaglia situazioni piccole e marginali, così come rilevanti e popolari. Insomma, è uno spettacolo vivo, che parte da un’idea semplice, una ricerca formale potenzialmente fine a se stessa, ma giunge molto oltre. Una performance che ha le semplice pretesa di farci sapere come parliamo, o meglio come “suoniamo”, ma, in verità, ci racconta come siamo.

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Portare l’arte in una periferia difficile e isolata come quella di Corviale è la grande sfida che per l’ottava volta si è posta l’Associazione ARTmosfera. Il 12 e il 13 luglio 2019 ai piedi del “Serpentone”, il Corviale Urban Lab si è dimostrata capace di vincere ancora una volta questa sfida, offrendo al pubblico una programmazione multidisciplinare varia e di indubbia qualità, con una particolare attenzione per le tematiche relative alla migrazione e all’inclusione sociale.

Mentre il collettivo MEP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) invadeva le strade di Corviale di poesie sotto la guida del walkabout condotto da Carlo Infante e street artist come Luis Gomez, Moby Dick e Alessandro Fornaci decoravano muri e panchine, grazie alla collaborazione con la Rete d’impressa Co&Ca, all’interno della Galleria il Mitreo si sono alternati decine di artisti che hanno dato vita a concerti, proiezioni e spettacoli liberamente aperti al pubblico.

Per affondare appieno nelle attualissime sfumature delle tematiche sociali che il direttore artistico Peppe Casa ha deciso di affrontare in questa ottava edizione, molta rilevanza è stata date all’arte cinematografica con la proiezione del corto vincitore del David di Donatello 2018, “Frontiera” di Alessandro Di Gregorio, e i sei corti selezionati all’interno del bando MigrArti. Anche lo spettacolo “Radio Ghetto_voci libere” ha dato il suo personale punto di vista offrendo un lucido e intenso spaccato della vita nei ghetti di braccianti dell’agro foggiano, sfruttando sapientemente l’utilizzo di cuffie per dar vita al respiro e alle voci dei suoi protagonisti.

Diversi e significativi anche i momenti musicali, che hanno avuto probabilmente il loro apice nel concerto di Edoardo Pesce: conosciuto principalmente come attore e per il suo ruolo pluripremiato in “Dogman”, si dimostra un artista e musicista a tutto tondo, offrendo al pubblico dei brani ironici e pungenti capaci di far ridere ed emozionare.

Nel corso delle due serate, sul palco si sono alternati diversi altri musicisti: giovani emergenti come Lorenzo Bonarini, Il Solito Dandy e Larèt, e nomi più affermati come la Banda Social e Ismaila Mbaye & tribal percussion che hanno fatto tremare le mura del Mitreo con i loro ritmi irresistibili e con i loro messaggi di pace ed equità sociale.

Da non dimenticare infine gli spettacoli di danza, con le compagnie Verso Energheia, Uscite di Emergenza, Piccolo Balletto Sorano e Giovanni Scura; e di circo, con Irene Betti (arpa e contorsionismo), Ivan Peretto in arte Mr. Ivan (bolle di sapone) e Irene Croce (equilibrismo e acrobatica). Gli spettatori hanno avuto la possibilità di ammirare anche una mostra collettiva: durante il corso di entrambe le serate sono state esposte, infatti, le opere dei fotografi Silvia Sciarra e Federica Di Benedetto, degli illustratori Marta Porro, Eva Monaco, Teresa Santoro, Guido Astolfi e Helowene Belardinelli, e dei pittori Stefano Maria Girardi, Tiziana Rinaldi Giacometti, Silvia Struglia, Daria Shojai Kaveh, Anita Genca, Valerio Tirapani.

Tutti questi ballerini, circensi e artisti visivi sono artisti facenti parte delle Scuderie MArteLive, il più grande e variegato collettivo multiartistico italiano, che con questo festival ha fatto le prove generali per la Biennale MArteLive, il maxi evento previsto a dicembre.

Il Corviale Urban Lab chiude così il suo triennio all’interno del programma dell'Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE. Con questa ottava edizione ha dimostrato quanto sia importante abitare le periferie e animarle con l’arte e lo spettacolo, riuscendo al contempo a sensibilizzare su tematiche sociali quantomai attuali e importanti, specie se affrontate in un contesto difficile come il “Serpentone” di Corviale.

 

Di seguito la gallery a cura di Irene De Marco Roberta Vittorio

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Si è concluso il primo weekend della sesta edizione del festival multidisciplinare Dominio Pubblico_la Città agli Under 25, per la prima volta diviso in due fine settimana distinti e definiti week up, in tema con il claim “Tu, solamente sollevati”. Sei spettacoli teatrali, tre di danza, tre concerti musicali e poi ancora mostre, proiezioni di corti, incontri e workshop. Chiediamo come è andata a chi più di tutti ha vissuto a pieno l’esperienza unica nel suo genere chiamata Dominio Pubblico.

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“Tu, solamente sollevati”: sembra il verso di un qualche poeta, di quelli che piace citare un po’ a caso sui social network. Invece si tratta del nuovo assonante claim di Dominio Pubblico_la città agli Under 25, il festival multidisciplinare che da sei anni ormai fa parte integrante della vita culturale della Capitale e che tornerà ad animare gli spazi del Teatro India per due weekend consecutivi dal 14 al 23 giugno. In accoppiata con l’hashtag #sollevatidp19 e alla struggente grafica disegnata dalla street artist Alessandra Carloni, che raffigura un gruppo di mongolfiere in volo sopra la città, la metafora scelta dalla giovanissima direzione artistica under 25 per questa nuova edizione è quanto mai lampante. Citando le parole del direttore artistico Tiziano Panici: “Elevarsi è una condizione naturale per l’uomo propria non solo dello spirito e del pensiero.(…) Questo desiderio, soprattutto da giovani, ci spinge a sollevarci e a puntare verso il cielo per riuscire a trovare la propria strada, cercare di vedere le cose con più distacco e maggiore nitidezza, qualità propria delle grandi altezze”. Sollevarsi dunque, planando sopra il pantano di un paese sempre più inviso all’arte e alla cultura, elevandosi oltre le difficoltà che a volte sembrano insormontabili, soprattutto per quei giovani che fanno fatica a vedere con chiarezza il loro futuro.

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Giunto alla sua nona edizione, il Festival Inventaria  - La festa del teatro off, organizzato da artisti per artisti, si è affermato come l'evento di chiusura della stagione teatrale capitolina mantenendo il proprio focus sulla drammaturgia contemporanea e sulla pluralità dei linguaggi ospitati.

Venticinque le proposte in concorso selezionate tra le oltre 420 candidature pervenute da tutta Italia e dall'estero per offrire un ventaglio quanto più ampio possibile - per linguaggi e generi - della scena teatrale off; ad esse si aggiungono cinque proposte fuori concorso, per un totale di 13 prime nazionali e 10 prime romane, cui vanno ad aggiungersi sei tra le opere più hot! della stagione in via di conclusione. 

Nove edizioni che, dal 2011, sono state tutte all'insegna dell'indipendenza - il Festival, organizzato dalla compagnia DoveComeQuando, è interamente autofinanziato - e della sostenibilità: una formula accorta che ha consentito alla manifestazione di passare dalle sei compagnie della prima edizione alle ventinove della attuale e da una a cinque sezioni. Il trend espansivo è confermato anche dall'arricchimento del parco premi: sono 24 le date complessive e 5 le occasioni di residenza messe a disposizione delle compagnie vincitrici dai teatri partner del Festival: Teatro a l'Avogaria (Veneto), Il Sipario Strappato (Liguria), Camere d'aria (Emilia Romagna), Spazio Teatrale Allincontro e The Loom Movement Factory (Toscana), Teatro Trastevere, Teatro Studio Uno, Teatrosophia, Matutateatro, APAC e Sala RomaTeatri (Lazio), Nastro di Mobius e Teatro Primo (Calabria), Clan Off e Teatro dei Naviganti (Sicilia);  altri premi sotto forma di servizi gratuiti, offerti da Dino Audino Editore, dalla fotografa Luana Iorillo e dal consulente drammaturgico Scriptdoctor & Playdoctor.

Quest'anno Inventaria avrà luogo nei cinque principali teatri off di quattro diversi quartieri della CapitaleTeatro Argot Studio e Teatro Trastevere (Trastevere), Carrozzerie n.o.t.(Ostiense), Teatrosophia (Parione) e Studio Uno (Torpignattara) - e si articolerà in quattro sezioni di concorso (Spettacoli, Monologhi/Performance, Corti teatrali e la sezione Demo dedicata agli studi e ai progetti in itinere) e una fuori concorso.

"Seguendo un trend ormai consolidato, anche quest'anno la formula diffusa del Festival è stata non soltanto confermata ma, com'è nel nostro DNA, ampliata: i teatri capitolini coinvolti sono passati da quattro a cinque e il numero di teatri ed enti partner in tutta Italia che mettono a disposizione dei premi (ospitalità, residenze, servizi) si è ulteriormente arricchito, mentre una grande espansione ha caratterizzato la sezione Demo, rivolta ai progetti in itinere (raddoppiata rispetto all'anno scorso, con ben 11 progetti in gara). 

L'eterogeneità è la cifra di Inventaria, una festa del teatro inclusiva per argomenti e linguaggi: sperimentazione, teatro civile, teatro danza, riscritture di classici si alternano sui cinque palchi denunciando, interrogando, contemplando, ricordando, proponendo e ispirandosi agli argomenti e alla fonti più disparate: dalle questioni esistenziali ai videogiochi, dall'emigrazione alla satira politica, dalla poesia all'ecologia, dalle fonti letterarie al proprio vissuto.  

Con la moltiplicazione degli schermi (e la riduzione degli schemi) di fruizione, decidere di uscire di casa e partecipare a un evento vivo, che inspira ed espira a pochi centimetri da te, diventa sempre più un regalo che si sceglie di fare a se stessi. La fruizione si fa esperienza. La prossimità, comunità. Lo spazio, immaginazione. Questa è la piccola, irripetibile bellezza del teatro off."
                                                                                                      Pietro Dattola - direttore artistico

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Sabato, 30 Settembre 2017 21:07

“Fuoco”, una performance teatrale itinerante

“Fuoco”, una performance teatrale itinerante chiude la IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ 
La rassegna che si terrà a Fondi dal 30 settembre al 1 ottobre chiuderà con uno spettacolo ispirato al romanzo di Libero de Libero   

In occasione della IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’, domenica 1 ottobre negli spazi del complesso di San Domenico di Fondi,  andrà in scena “Fuoco” spettacolo itinerante ispirato al romanzo “Amore e morte” di Libero de Libero, edito da Garzanti nel 1951, che narra di un amore difficile che sfoga in delitto passionale: il giovane protagonista dà fuoco alla capanna che ospita la sua amata. Il romanzo è ispirato a un fatto di cronaca accaduto 110 anni fa, noto come "l'eccidio del pastore di Fondi". 

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