Mercoledì, 18 Febbraio 2009 00:40

Quis custodiet ipsos custodes?

Scritto da Diego Ciorra
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[STREAP-TEASE: FUMETTI MESSI A NUDO]

diegociorraLa sua mossa più sfrontata è stata impossessarsi dello Smiley, la faccina gialla sorridente, simbolo di una spensieratezza tutta giovanile degli anni'80, ed operare un rovesciamento del suo significato simbolico: l'ha sporcato di sangue, o forse di ketchup, e l'ha trasformato in una critica amareggiata alle miserie del Novecento, secolo che ha condotto l'uomo sulla Luna ma che lo ha anche consegnato al dolore di guerre ed olocausti.

Può un fumetto rappresentare una vera e propria rivoluzione culturale? Può una storia con protagonisti in calzamaglia essere annoverata tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi, come ha fatto The Time? E' possibile, se il fumetto in questione si chiama Watchmen. Nel momento stesso della sua prima pubblicazione nel lontano 1986, il destino del fumetto americano e mondiale era già segnato, e Watchmen racchiudeva in sé contemporaneamente il suo crepuscolo e la sua rinascita.

La storia è apparentemente semplice: qualcuno va in giro ad ammazzare gli ultimi eroi rimasti a Manhattan, dopo che un atto del Parlamento ha dichiarato illegale, anni addietro, l'attività superumana; ai superstiti il compito di fare quadrato ed indagare sull'identità ed il movente del misterioso assassino di maschere.
Se l'impianto di partenza del racconto è lineare e scorrevole, ad impressionare sin dalla prima lettura è la ricchezza della scrittura di Alan Moore, il vate di questo mezzo di comunicazione, già citato in numerose occasioni su questa rubrica.
Esibendo tutta la sua eclettica creatività, l'autore cambia continuamente registri e stili linguistici, nello sforzo di creare una perfetta illusione di realtà, in un mondo in cui tra le persone comuni camminano uomini azzurri in grado di vedere gli atomi, o giustizieri che solcano lo spazio aereo a bordo di navi-gufo. I dodici capitoli che compongono la maxiserie sono allora intervallati da appendici che imitano stralci di un romanzo autobiografico di uno dei protagonisti ritiratosi a vita privata, ritagli di finti giornali scandalistici e addirittura un lungo, noiosissimo articolo di ornitologia, scritto di pugno da un altro personaggio.
E' tutto funzionale al racconto, sia perché attraverso i materiali più disparati vengono disseminati indizi per arrivare alla soluzione del thriller rompicapo che costituisce il livello superficiale di lettura, sia perché in questo modo i characters acquisiscono quel background che li rende autentici, ognuno con un vissuto fatto di pregi e debolezze, esaltazione e fragilità.

La caustica rappresentazione degli uomini in maschera è l'altra grande forza motrice di Watchmen: individui asociali, paranoici, che nascondono dietro il costume le insicurezze dell'uomo medio, che scappa dalla mediocrità della massa travestendosi. Gli eroi della Graphic Novel agiscono per interesse personale, per compiacere madri nostalgiche, per ritrovare la potenza sessuale smarrita, o perché hanno potuto osservare tra i fili che reggono i poteri mondiali, e di fronte a tanto marcio hanno deciso che la sola difesa da adottare era ridere e fregarsene.
C'è una velata complessità in un'opera come questa, che è a sua volta difficile da descrivere, tanti e tali sono i temi presenti, ancora così attuali a tanti anni di distanza dal suo concepimento: la corsa all'Afghanistan, il ruolo dei media, la perdita dell'individualismo e molto altro. La versione cinematografica di questa storia arriverà fra pochi giorni nelle nostre sale, ma se non avete mai letto il fumetto originale il consiglio è di partire proprio da quest'ultimo, disponibile in diversi formati, prima di andare in sala e scoprire se l'opera di Moore è stata ancora una volta banalizzata dalla cinepresa.
Sarà lo stimolo, anche per chi di solito è insofferente di fronte alle pagine disegnate di un fumetto, per scoprire questo affresco superbo ed appassionato su una società che imputridisce...
Dirà qualcuno che alla fine è solo una storia di supereroi, ma cosa altro sono gli eroi, se non fiori che spuntano dal concime, nutriti di speranze infrante di eguaglianza e sogni disillusi di giustizia?

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