Mercoledì, 27 Gennaio 2010 23:26

L’esterno giorno di Francesco Scirè

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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

shibaUna volta un fotografo mi disse: “Essere fotografo è come essere un cecchino, punti e fotografi!”. Trovai molto calzante questa sua definizione, e mi è tornata in mente guardando le foto di Francesco Scirè, in mostra alla Galleria 291 est, viale dello scalo San Lorenzo 45, Roma (www.galleria291est.com).

La personale dal titolo Esterno Giorno, conclusasi il 23 gennaio 2010, ha presentato una raccolta di momenti cittadini immortalati dalla Canon di Scirè.
L’impostazione analogica del fotografo è palese in queste foto non elaborate, che non cercano il Esterno_Giorno_Flyercolpo di scena. Scirè utilizza il bianco e nero per pulire la città dai colori eccessivi e queste immagini diventano silenziose, ripulite anche dai suoni per descrivere un dopo o un prima.
Le immagini, che ci seguono durante un percorso in autobus o che attraversiamo correndo da un capo all’altro della città, vengono immortalate in questo “reportage cittadino” in cui è il momento stesso, la piccola curiosità, a diventare fondamentale.  
Nulla di eclatante; solo la nostra quotidianità che diventa assoluta protagonista di queste foto semplici, ma per nulla banali. In questo c’è la bravura di Scirè. Immortalare un momento semplice e renderlo poetico è di certo più complesso che descrivere la complessità stessa.  Raccontare  la semplicità è cosa assai difficile, gli strumenti che abbiamo ci allontano dalla resa ottimale. Per questo vedere queste foto senza sofisticazione, sia nella tecnica che nel linguaggio, risulta gradevole per lo spettatore.

LAbbandonoLa capacità descrittiva del fotografo non ha avuto bisogno di trovare momenti di peculiarità, solo alzare o abbassare lo sguardo, soffermarsi sull’ovvio e rendere questi momenti per nulla ovvi.
Lo spettatore sorride nel ritrovare nella sua memoria contorni e momenti che potrebbero essere stati i suoi. Questa mostra è come un continuo ricordo. Quando questo avviene senza nessuno sforzo l’artista è riuscito a toccare le corde della sensibilità più immediata del pubblico, senza costringerlo ad un ragionamento contorto.
Scirè non ha bisogno di arzigogolare, deve solo fermarsi e “prendere” i momenti che abbiamo già vissuto, per ricordarci che a volte è necessario che il nostro passo sia più lento perché quelle immagini non possono solo essere attimi sfuggenti di un nostro passaggio.
Attualmente altre foto, sempre in bianco e nero, di Francesco Scirè sono esposte in una collettiva, sempre a Roma, presso il winebar ReBacco, (www.rebacco.net) .  Anche qui il nostro fotografo è stato bravo ad immortalare il suo bersaglio nel momento più giusto, nel momento in cui noi spesso dimentichiamo di guardare con attenzione.

Rossana Calbi

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