Lunedì, 10 Ottobre 2011 21:16

Deja Donnè: volere volare

Scritto da
Vota questo articolo
(3 Voti)
[DANZA]

deja-donne1-200ROMA- Il Teatro Vascello è sempre stato uno dei pochi palchi che ha sempre dedicato attenzione al mondo della danza contemporanea di qualità, con uno sguardo sempre vigile alle nuove leve coreografiche.

In mezzo alla sua nuova stagione ricca di tanti spettacoli e rassegne interessanti, ha trovato posto lo scorso 7 Ottobre, una delle poche compagnie italiane di danza contemporanea che ha più riscontro all’Estero che in Italia. Deja Donnè non a caso è stata fondata nel 1997 da Simone Sandroni uno dei fondatore dell’Ultima Vez, ora totalmente nelle mani di Wim Vandekeybus, e da Lenka Flory.
La Compagnia con sede a Tuoro sul Trasimeno, in provincia di Perugia, ha infatti un respiro internazionale molto ampio e una dialettica gestuale e compositiva molto poco italiana.
Not Made for Flying è stata creata da Sandroni all’interno di un progetto di ricerca che la Compagnia ha avviato nel 2011not_made_for_flying-153
in collaborazione con la Prof.ssa Katja Schneider (Università di Monaco), il Prof.re PierGiorgio Giacchè (Università di Perugia) ed il Kulturbüro di Monaco con Simone Schulte. Per l’occasione la Compagnia Deja Donnè e la Compagnia slovena EN-KNAP hanno lavorato insieme alla creazione della performance.
Not Made for Flying è un piccolo racconto in gesti e parole, accompagnato da una scenografia di luci allusiva, colorata ed essenziale. I protagonisti di questo pregevole quadro di condizioni umani differenti sono sette performer incastrati nei panni di sette super eroi: Superman, Catwoman, Wonderwoman, Zorro, Batman, Robin e Batgirl.

Sette uomini comuni che dal ricordo delle loro prime esperienze con la danza, incominciano a raccontare le loro storie più intime, a volte crudeli e a volte tenere, altre volte ironiche e divertenti. Nei perfetti dialoghi danzati c’è maestria, tecnica e volontà di mettersi a nudo, di raccontare le debolezze fisiche e umane. Nei monologhi parlati c’è la conferma di quello che i corpi hanno già detto, la volontà di danzare per imparare a volare e la triste presa di coscienza che l’uomo non è fatto per volare. La scena colorata dai loro costumi, dalle luci e dalle musiche propone agli occhi dello spettatore sette individui completamente diversi nella loro corporatura, a volte anche imperfetti fisicamente, che non hanno paura di mostrarsi e di not-made-for-flying-10braccontarsi, che guardano in faccia la platea e non si vergognano dei loro imbarazzi, delle loro goffaggini , delle loro tendenze sessuali e della loro vulnerabilità.
Alla base della performance è chiara una ricerca sul movimento sottile e precisa, la manipolazione del movimento, la simmetria verticale e orizzontale dei gesti, il contact, una ricerca che partendo dal movimento porta alla parola, alla sensazione e all’emozione che empaticamente arriva allo spettatore senza che lui se ne accorga. Gli assoli così caratterizzanti, accrescevano la personalità di ogni super-umano sul palco. 
In un mondo come quello della danza e quello della vita che tende alla omologazione, la sensazione più bella durante tutta la performance  è stata la visione di individui veri e dei loro rapporti a tratti delicati e a tratti anche violenti. Una performance bellissima che ci ha lasciati con un senso di agrodolce malinconia nelle scena finale quando tutti i performer si sono spogliati dei loro abiti da super eroi , togliendo l’ultima maschera, l’ultimo appiglio alla loro volontà di volare.

Valeria Loprieno

Letto 3003 volte