Martedì, 02 Agosto 2011 07:56

Doc Brown_ L’Uomo Tende All’Equilibrio

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Doc_Brown_L_uomo_tende_all_equilibrioL’ultimo decennio musicale ha visto rimescolarsi un sacco di cose, senza dubbio: attitudini, riscoperte, vecchi trucchi che sembravano dimenticati, una varietà discretamente sorprendente di microinnovazioni stilistiche e non pochi riposizionamenti nell’ipotetica mappa geografica delle appartenenze.

Uno dei pochi capisaldi che sembrano ancora reggere è la separazione di campo che trova il suo solco nella distinzione tra mainstream e indie. Questo almeno nel resto del mondo. Da noi invece, da alcuni anni persiste la sgradevole sensazione che questa distinzione non c’entri nulla con l’effettivo ambito di provenienza, che sia ancora (o di già?) poco più che un fatto di nomenclatura, e che di fatto si tratti di poco altro se non dell’ennesima timida e garbata spalmatura di suoni e input nuovi – o almeno: nuovi per noi – su un tessuto musicale che, da anni, sembra continuare ad arrendersi preventivamente al presunto appiattimento dell’ascoltatore medio.
Niente di meno che risaputo, magari, e fortunatamente il numero delle eccezioni a questa ipotesi è largamente rassicurante: ma tale sensazione – lo diciamo subito in tutta franchezza – fatica a trovare una smentita ascoltando i Doc Brown e il loro autoprodotto L’Uomo Tende All’Equilibrio, esordio che ha visto la luce nello scorso marzo e che pure ha permesso a questo giovane quintetto lecchese di farsi notare in radio e con qualche live opening di buon richiamo.
Par essere proprio l’equilibrio il filo conduttore di questo primo biglietto da visita della band: undici piccoli percorsi rock–pop che oscillano tra emozione, romanticismo, inquietudine e un linguaggio musicale fatto di agilità cool e lustrini sonori che rendano scintillante l’abito.

L’iniziale “Romantico Astrofisico” è dolce abbastanza da ricordare i Perturbazione, e un singolo come “Il Male Del Secolo” sembra costruito apposta per la prossima rotazione pomeridiana di Mtv: c’è “Beautiful” a fotografare agitazioni adolescenziali in modo appassionato seppure convenzionale, o lo straniante contrasto di “Non Ci Serve Molto”, che sembra indecisa tra Coldplay e Diaframma, o le inflessioni à la Maroon5 che fanno capolino qua e là.
Un lavoro che con tali coordinate farebbe mestamente raccontare ancora una volta una produzione scintillante e aggiornata alla radiofonia dei tempi – in questo senso è una garanzia il lavoro svolto al Kitchen Studio di Lorenzo Caperchi e Simone Pirovano (Bluvertigo, Andy, Tonino Carotone, Marco Paolini & Mercanti Di Liquore, Low Frequency Club, Denise) – e poco altro, tra linee melodiche più ammiccanti che emozionanti, e contenuti quasi addomesticati, per risultare più facili da digerire malgrado la nitida vena evocativa di alcune immagini.
Questo se non fosse per il fattore che da noi si tende un po’ troppo spesso ad ignorare, ovvero la necessità della crescita sul campo, specie in un’impresa non facilissima come l’importazione di una rilettura credibile dell’electropop inglese di ultima generazione, interesse dichiarato dei nostri.
Cresceranno, questi Doc Brown, e abbandoneranno la sproporzionata prudenza con la quale permettono alla propria personalità autoriale di emergere, che costringe l’ascoltatore a non rintracciarne che poche impacciate tracce condensate nella fremente “Salva Me”, nella baustelliana “Rebecca” o nelle interessanti liriche di “Occhi Lucidi”.
Cresceranno, e – forti di un minimo di sicurezza in più – li attenderemo a una prova un po’ più coraggiosa e libera dalla ricerca della soluzione facile.

TRACKLIST
Romantico astrofisico
Il male del secolo
Salva me
Dimmi
Beautiful
Occhi lucidi
Ossigeno
Non ci serve molto
Rebecca
La guerra di noi
Se fosse possibile

I DOC BROWN sono:
Alberto Bosisio: voce
Domenico Diano: chitarra/cori
Dario Longo: chitarra/cori
Gabriele Galbusera: basso
Davide Radice: batteria

Francesco Chini

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