Martedì, 21 Dicembre 2010 13:11

Re-Chords: la magia di un sogno

Scritto da Giorgia Burzachechi
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[DANZA]

vera_di_lecceROMA- Re-Chords, spettacolo di teatro-danza di ricordi d’infanzia e flash back, immerso nella cultura salentina fatta di pizzica, pervasa di tarantismo e arricchita da uno dei più recenti generi musicali come la drum‘n’ bass, frutto della regista e performer Vera Di Lecce che per l’occasione ha coinvolto la chitarrista Kaki King (nomination al Golden Globe per la colonna sonora del film “Into the wild”) approda al Circolo degli Artisti.

Vera Di Lecce, salentina doc cantante del gruppo world wide dei Nidi d’Arac, ha sempre continuato a coltivare e praticare la sua antica passione: la danza. L’arte del corpo in musica l’ha sempre accompagnata in tutte le fasi della crescita, così come il teatro. Era il 1985, ricordi indelebili di lei bambina sulle scene de L’incantesimo del suono, fiaba teatrale per la regia del padre Giorgio, scomparso nel 2007, scritto da Cristina Ria, madre di Vera, allieva del grande Jerzy Grotowsky.
Lo spettacolo non venne mai più riproposto, fino a che, un anno fa, Vera trova il coraggio di indossare nuovamente le maschere che hanno colorato la sua infanzia e ripropone ciò che il suo inconscio non riesce più a trattenere. Nasce Re-Chords.

A partire dai nove quadri che componevano la fiaba originale, Vera propone danza sperimentale chevera2 affonda le radici nel cuore del Salento ripercorrendo la storia di una cultura di musica e terra. La performer utilizza il proprio corpo come estensione della scena, le parole che pronuncia sono battute cristallizzate e riecheggianti de “L’incantesimo del suono” che sfociano infine in improvvisazione pura in griko, l’antica lingua del Salento (metà greca e metà pugliese) che ancora oggi si può ascoltare dalle anziane signore in riposo sulle sedie che costellano le viuzze dei paesini salentini.
La scenografia è praticamente inesistente, la figura di Vera domina la scena e la riempie di suggestioni sonore e impressioni visive. Le maschere con cui ogni volta si presenta sul palco sono richiami dello spettacolo originale: la donna uccello, il volto di tamburo. La regista non si limita solo a rilanciare la visione di un ricordo, ma lo arricchisce con il bagaglio di esperienze che l’hanno resa tale: esibizioni con la spada e volteggi di sgargianti ventagli.
Kaki King si abbandona interamente al Re-Chords e lascia parlare la sua lap steel, modula il suono pestando, scalza la pedaliera. Non c’è nulla di predefinito, ma la musica della chitarrista si fonde perfettamente con la visione onirica della danzatrice.

Giorgia Burzachechi

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