Lunedì, 16 Gennaio 2012 22:00

Krisma_ CHyberNation

Scritto da
Vota questo articolo
(3 Voti)
krismaEffettivamente dopo quasi 40 anni di attività ininterrotta ci voleva qualcosa per celebrare una delle coppie più longeve della musica. CHyberNation, la prima bio-discografia ufficiale dei Krisma, con la sua patina di elettronica vintage, entra a pieno titolo nei gioiellini che qualsiasi terrestre che abbia vissuto pienamente gli anni ’80, per quanto trash possano essere stati, deve tenere in libreria.



A prendersi carico di questo importante compito per l’umanità è la NdA/Interno 4 che è riuscita a dare luce ad una creatura davvero speciale nel suo piccolo: Cd e libro, più outtakes ascoltabili gratuitamente online. Ma la cosa più magica sono quelle 95 pagine che, attraverso il ricordo dettagliato e lucidissimo di Maurizio e Christina, ci fanno ripercorrere in un lampo le atmosfere degli studi di registrazione più frizzanti e coraggiosi dell’epoca: dai Nemo Studios di Londra ai Philips in Olanda, fino ai prestigiosi Atlantic Recording Studios newyorkesi. Un ritratto che parte dal ricordo di Luca Frazzi sull’arruolamento di un 12enne ad una cultura, un ragazzino e il suo shock in quel 1978 nel vedere irrompere nella prima rete della tv in bianco e nero quelle quattro letterine magiche che – almeno per qualcuno – avrebbero cambiato il mondo, il punk. Erano Maurizio Arceri e Christina Moser, i loro pantaloni di pelle nera, t-shirt strappate, cravatte sottili e spille da balia a traforare le guance. La scena musicale italiana, dominate da Venditti e De Gregori, non poteva evitare di guardarli con sospetto mentre da Londra arrivavano voci indignate sui Sex Pistols e sui Clash. I Krisma stavano portando qualcosa di decisamente nuovo, ma quando anche il punk era cosa conosciuta non c’era niente di meglio che cambiare ancora. Beh, in Italia è sempre stato così, o sei troppo avanti per essere capito o sei nella più logorante media.

Preziosissima la lunga chiacchierata di Joyello con i Krisma. Qualcosa che non poteva andare sprecata in una rivista per poi essere abbandonata chissà dove. Ma da racchiudere qui in un libretto, come cimelio che custodisce umori e verità di un tempo tutto italiano in cui, ancora più di adesso, la libertà artistica dovevi guadagnartela, viverla intensamente e spesso, come oggi, era meglio cercarla fuori dall’Italia. Maurizio e Christina ci sono riusciti e l’hanno fatto alla grande, lo si legge ancora oggi nei loro occhi in ogni apparizione televisiva, mentre raccontano dei loro incontri del terzo tipo o della ormai straraccontata storiella del fingerjob. Si scopre come ancora oggi questi due marpioni dell’elettronica sono pieni di voglia di fare, voglia di reinventarsi trovando tutti i mezzi disponibili: ReBirth, canali satellitari, collaborazioni…
E CHyberNation è un’inedita occasione per scoprire proprio quelle collaborazioni che forse non si immaginavano troppo facilmente: da quella con Martin Hannet (storico produttore dei Joy Division) in “Water”, a quella con Hans Zimmer in “Cathode Mamma”, Arto Lindsay in “Nothing to do with the dog”, Ahmet Ertegün (tra i tanti ha scoperto Led Zeppelin e Yes), Vangelis e Niko Papathanassiou. E poi il loro mondo di cose e musica fatta seguendo solo la voglia per il nuovo, la Casio MT-65 e il loro invidiatissimo sequencer Krismino.Tante anche le curiosità come il brano scritto da Maurizio, “Suffocation”, per l’album solista di Vangelis See You Later, il cui tema principale venne poi ripreso per la colonna sonora di Blade Runner. O come in origine “Nuova Ossessione” dei Subsonica, scritta da Christina, si chiamasse “Buona Visione”. Ma questo non è che una goccia nel mare.

A ricordare la loro musica sono 16 artisti, italiani e non, che rivedono e correggono in salse diverse quello che inizia negli anni ’60 con i New Dada e con uno stuolo di fan ye-ye porta Maurizio ad aprire i concerti italiani di Beatles e Rolling Stones. Passa per un punk autoproclamato (le sonorità vere e proprie era distanti anni luce), e alla ricerca di qualcosa che non li annoiasse li porta ad inventarsi la sexy music, a giocherellare tra elettronica e sintetizzatori home made dando l’avvio all’era dell’elettronica e della disco. Diventato oggi, come azzardano loro, i nonni della techno. Beh, sicuramente possono dare del tu ai Kraftwerk.
Ad imporsi maggiormente all’attenzione è la versione proposta dagli Stardogs di una riuscitissima “Vetra Platz”, quasi fatto apposta per loro (l’ultimo disco è stato Oltre le nevi di Piazza Vetra), onore e gloria anche alla hot version di “Water” che ci sbattono piacevolmente in faccia i Cosmic Boilers accompagnati dal sassofono di Andy Fumagalli (Bluvertigo). Stessa piacevole sensazione ce la regalano gli energici e visionari AntiQuark, di Los Angeles, che rileggono “Nothing to do with the dog” in maniera magistrale e i Tupolev & The Spam Lovers  che danno vita ad una simpatica versione frizzante, quasi chinese pop, di “Mandoia” che si congiunge alla perfezione alla velatissima versione di “Gott Gott Electron” dei Volvo Tapes, che altro non è che il progetto parallelo di Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax. E poi come non citare la rilettura ambient di “Amore” dei The Tempelhof, e lo spettacolare lavoro di restauro sporco in chiave rock gretto dei  XX Century Zorro su “Many Kisses”. Ma non finisce qui, vi immaginate Johnny Grieco (altro pioniere punk con i Dirty Actions) che ripesca (e per fortuna stravolge) dal repertorio di Maurizio solista “Cinque minuti e poi…”? Ma sono tanti ancora i contributi: Gli Avvoltoi con Paolo Negri, gli Shivan, i Roulette Cinese, gli Xelius Project, Riky, il dj californiano Red Flag e lo stesso Joyello Triolo con la formazione degli El Pulpo (parte dei Peluqueria Hernandez) che hanno preferito non distaccarsi troppo da una “Lola” già tarantiniana di suo.
Ma i Krisma non restano a guardare: partecipano alla versione di “Samora Club” dei Machina Amniotica (registrato live), e ci regalano due inediti che lasciano un po’ a desiderare ma che sicuramente fissano una personalissima impronta. Si tratta di “Opera Punk” e “La Forza Mia”, una spassosissima cover di Marco Carta. Sì, avete letto bene, proprio lui. Da restare con gli occhi sbarrati, ecco perché i fan dei Krisma devono assolutamente averlo tra le mani.

Emiliana Pistillo
Letto 2793 volte