Martedì, 02 Agosto 2011 07:48

M. Messeri, Vita allegra di un genio sventurato

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Vita_allegra_di_un_genio_sventurato_MesseriForse solo un artista può capire un altro artista, forse solo un toscano può capire lo spirito burlesco e goliardico di un altro toscano, e solo il Messeri attore ha potuto cimentarsi nella rilettura della biografia di Benvenuto Cellini.

Ne Vita allegra di un genio sventurato, Marco Messeri rispolvera la biografia dell’artista fiorentino famoso per la Saliera realizzata per Francesco I di Francia e il Perseo che decapita Medusa conservato ancora, per fortuna, nella Firenze del suo scultore. Cellini, dieci anni prima della sua morte, scrisse di sé e della sua rocambolesca vita, magari per togliersi qualche sasso dalle scarpe, a dire il vero dobbiamo riconoscere che gliene capitarono un bel po’ al genio fiorentino, e, se fu vero che ebbe tanti estimatori, fu anche vero che ebbe nemici potenti e un carattere non facile per sopportare le invidie di artisti meno talentuosi, i capricci delle duchesse, l’avarizia dei commissionari, le angherie dei Farnese, e soprattutto lo caratterizzò una capacità indiscussa di mettersi nei guai.
Messeri racconta lo stesso Benvenuto che detta al suo aiutante, Michelino, la Vita di Benvenuto di maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze, nel farlo usa una lingua veloce, facendoci scoprire un uomo dal carattere forte, capace di difendere un Papa dal Sacco di Roma ed essere costretto alla prigione dai capricci di un altro pontefice.

Con una trama che si dispiega lievemente come sul palcoscenico, vediamo il famoso orafo e scultore in preda all’estasi durante i suoi giorni di prigionia e lodiamo la sua irrimediabile coerenza con se stesso, nell’incapacità di dare una valutazione positiva a delle perle che erano diventate l’ossessione e il capriccio di una duchessa permalosa.
Un Benvenuto Cellini artista e uomo in preda ai potenti, vittima di giochi di potere e di gelosie di artisti incapaci di eguagliarlo, ma più facili da gestire; lo vediamo gongolare dei complimenti di Michelangelo, in cui per Cellini fu facile riconoscersi sia per il carattere puntiglioso che per il genio. In effetti, Cellini fu decisamente un genio sfortunato, ma crediamo che i grandi caratteri e gli spiriti indomiti non riescano ad avere molti amici tra i potenti, spesso poco illuminati.
Quanta contemporaneità avrà trovato lo scrittore nel ripercorrere i passi di chi fuse i capelli bronzei di Medea nelle mani del vittorioso Perseo, in un paese che non cambia mai e che, dopo oltre i cinquecento anni dalla morte di Benvenuto Cellini, cerca di difendere i teatri e i cinema della Capitale da strani percorsi burocratici e dal mancato supporto alla cultura e alla genialità. Perché il genio non va pagato, deve vivere negli stenti nutrendosi di sola beltade, come l’orafo rinascimentale che costrinse i demoni a trasformarsi in angeli e mutò le sue visioni in illuminazioni.
Forse gli artisti devono soffrire per rimanere geni e allora solo un artista come Messeri poteva dispiegare i mille viaggi, intrecci, imbrogli in cui si trovò coinvolto un genio che seppe rimanere coerente alla sua arte e trovò il modo per difendersi come poteva dalle angherie della vita, un’ispirazione per gli artisti e gli uomini di oggi.

Marco Messeri, Vita allegra di un genio sventurato, Skira Edizioni, pag. 144, € 16

Rossana Calbi

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