Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:10

Applausi e starnuti per Tommy

Scritto da Loredana Sottile
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[TEATRO]

giuseppe_russo_in_tommyROMA- Può un banale starnuto condizionare la vita di una persona e far venire fuori realtà nascoste del proprio essere? Per scoprirlo basta andare al teatro dell’Orologio dove sarà in scena fino al 14 febbraio lo spettacolo Tommy scritto diretto da un bravo Andrea Bellocchio e interpretato da un intenso Giuseppe Russo.

La vicenda, nata dalla penna di Giuseppe Manfridi nel 1985, dà voce al giovane Tommy che da un giorno all’altro si ritrova a dover convivere con una strana patologia: un continuo susseguirsi di starnuti che non lo lascia mai in pace. L’unico posto in cui il  ragazzo trova un po’ di serenità è lo sgabuzzino di casa, un luogo franco dove Tommy si rifugia sia per sfuggire al suo disturbo psicosomatico che per sottrarsi al resto del mondo. 
Attraverso il monologo, che in realtà rappresenta il dialogo con il suo psicologo, il giovane ripercorre i ricordi della sua infanzia e della sua adolescenza e ci svela le parti più belle e più difficili, più allegre e più tristi della sua storia. È  un susseguirsi di confessioni, dai segreti da bambini, come il cibo che non piace, i furti di liquirizie, le prime sigarette, alla scoperta dell'autoerotismo e all'imbarazzo di essere sorpreso dalla madre.
L’intimità di Tommy  si inserisce dentro una storia familiare fatta di indifferenza e insensibilità che violenta psicologicamente l’ingenuità del giovane.

L’improvvisa alternanza tra momenti di ilarità  e momenti di profonda angoscia rende palpabile la drammaticità della vicenda, portando lo spettatore a immedesimarsi col personaggio nel difficile compito di trovare non solo le cause del suo disagio, ma anche e soprattutto le soluzioni per poter ritornare alla vita. Del personaggio colpisce soprattutto il candore infantile, che lo fa allontanare dal mondo per non vederne le storture.
Giuseppe Russo, che dà voce e corpo a Tommy, riesce a tratteggiare perfettamente, attraverso sfumature vocali e mimiche, gli stati d’animo alterni del malessere che affligge il protagonista. La regia è al servizio del testo. Significativo l’uso delle luci in un continuo gioco di chiaroscuri che lascia sempre una zona di penombra in scena.

Lo spettacolo che per la stagione 2010 ha debuttato al Piccolo Teatro Campo D’Arte di Roma, ha iniziato il suo percorso come una scommessa artistica e produttiva. La risposta emotiva del pubblico, la forza della storia e da ultimo  le repliche al Teatro dell’Orologio non lasciano dubbi sugli esiti  di quella scommessa.
Neppure all’estero la storia di Manfridi è passata inosservata: nel 2000 è stata in scena al Gate Theatre e nel 2003 al Barbican Theatre. Oltretutto, nonostante siano passati 15 anni dalla sua stesura, Tommy risulta disarmante per la sua attualità: solo pochi  mesi fa è balzato alle cronache degli Stati Uniti il curioso caso di Lauren Johnson, 12 anni, vittima della rara sindrome denominata starnuto a mitraglia che non le permette di smettere di starnutire: lo fa 12 mila volte al giorno, fino a 20 al minuto. In tutto il mondo sono stati documentati al massimo 30 casi di questa sindrome e nessun medico riesce a trovare una cura o dare una risposta al fenomeno. Come nel caso di Tommy, probabilmente lo starnuto rappresenta, per delle personalità particolarmente sensibili, l’unica arma possibile per difendersi dalla crudeltà del mondo.

Loredana Sottile

Letto 1948 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:20