Si svolge dal 19 Settembre al 25 Novembre la trentatreesima edizione del Romaeuropa Festival. La nuova edizione si apre all’insegna dell’incontro tra due continenti con la prima italiana di Kirina, lo spettacolo firmato dal coreografo burkinabé Serge-Aimé Coulibaly, la cantate maliana, icona della musica mondiale, Rokia Traoré e lo studioso e scrittore Felwine Sarr al Teatro Argentina, e sempre all'Argentina si continua con #minaret fino al 30 settembre.

«Tutto si muove, cambia e si sposta attorno a noi – racconta Omar Rajeh – e possiamo sentire il tumulto creato dai conflitti non solo umani e sociali, ma anche religiosi e politici. Siamo testimoni di un malato plauso dell’estremismo, oscurantismo e fanatismo.

Il coreografo e danzatore libanese Omar Rajeh, fondatore della compagnia Maqamat Dance (Beirut, 2002) con #minaret dà vita a un atto di resistenza contro la demolizione di una delle città più antiche del mondo attraverso una coreografia per droni, danzatori e musicisti  Un incontro tra coreografia, arti visive e musica eseguita dal vivo e ispirata all’eredità sonora di Aleppo. Un’unione in grado di trasportarci nel cuore della città e di farci riflettere sul nostro ruolo e sulla nostra posizione rispetto a questo terribile atto di distruzione [nella foto].

 27 i luoghi del festival che ospiteranno 68 progetti per 168 repliche oltre a mostre, installazioni, convegni e percorsi di formazione; circa 55.000 posti di spettacolo in vendita, 38 prime nazionali e 29 programmi internazionali, 10 coproduzioni, per un’edizione che supera i confini europei aprendosi sempre più al mondo intero e ai nuovi sguardi capaci di raccontarlo e interpretarlo.

Più di 60 le compagnie, di cui 40 per la prima volta al Festival, provenienti da 24 nazionalità differenti, oltre ai vari ensemble, per un totale di 311 artisti coinvolti con i loro suoni, con le loro visioni di mondi utopici e immaginari o con le loro storie reali che fanno i conti con le grandi trasformazioni e con le grandi contraddizioni della contemporaneità.

Il festival prosegue articolato nei tre percorsi STORIEVISIONI eSUONI e nelle sezioni DIGITALIVE a cura di Federica PattiANNI LUCE a cura di Maura TeofiliDANCING DAYS a cura di Francesca ManicaREf KIDS a cura di Stefania Lo Giudice e nelle attività di incontri e workshop di COMMUNITY a cura di Lara MastrantonioMassimo Pasquini e Matteo Antonaci.

Il 25 e 26 settembre il Teatro Argentina ospita il secondo capitolo di OCD Love. Chi ha visto il primo ricorderà quel sensuale amalgama di musica e danza creato da Sharon Eyal, coreografa associata alla Batsheva Dance Company. Con lei, riuniti sotto il nome L-E-V (cuore, in ebraico), Gai Behar animatore della vita notturna di Tel Aviv e il musicista, padre dei techno rave israeliani, Ori Lichtik. Uno spettacolo bellissimo, emozionante, che tocca le corde più profonde e i sentimenti più nascosti.  
Oggi la compagnia torna in scena con Love Chapter II, nuovo exploit sul tema dell’amore articolato come danza potente ed espressiva, capace contemporaneamente di trasmettere un’energia dirompente e di fondere con eleganza musica elettronica, rigore coreografico e venature glamour. Una pièce sul rapporto amoroso che, tra dolcezza e violenza, pulsa come un cuore avvolto di tenebra e frammentato in pezzi d’amore ma ancora in grado di mostrare, durante l’esplosione, tutta la sua luminosità.

Arrivano al Festival con le loro storie dal mondo il libanese Omar Rajeh con la sua compagnia Maqamat, la cinese Wen Hui, lo svizzero Milo Rau, le argentine Lola Arias e Cecilia Bengolea, quest’ultima in coppia con il francese François ChaignaudLa Mama di New York con la compagnia Motus. Al loro fianco altri grandi nomi della creazione internazionale come Peter BrookHofesh ShechterIvo Van HoveMario MartoneMimmo Cuticchio con Virgilio SieniDaria Deflorian e Antonio Tagliarini,Tim Etchells con Ant Hampton (per una collaborazione con Short Theatre) e i coup de coer più recenti del festival come gli israeliani Sharon EyalGaiBehar e la loro L-E-V.

Particolarmente ricco è il cast internazionale degli artisti ospitati all’Auditorium Parco della Musica in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma: la musicista maliana Oumou Sangaré, il duo catalano Agrupación Señor Serrano, la francese di origini vietnamite Caroline Guiela Nguyen, i francesi Tsirihaka Harrivel & Vimala Pons, il direttore tedesco Peter Rundel che dirigerà The Yellow Sharkdi Frank Zappa, i musicisti statunitensi Fay Victor e Marc Ribot con Daniele Del Monaco, Cristina Zavalloni che interpreterà le composizioni originali didieci diversi autori, Office for a Human Theater con Filippo Andreatta, Luigi de Angelis dii Fanny & Alexander con Marco Cavalcoli e, per il Gran Finale che chiuderà il festival, l’artista visivo e compositore giapponese RyojiIkedaFranco D’Andrea Octet, la star del Benin Angélique Kidjo e l’artista britannico Matthew Herbert in una serata che occuperà tutte le sale dell’Auditorium.

Sempre al Parco della Musica, in coproduzione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si svolgerà la prima esecuzione italiana del concerto di John Adams.

Protagonisti al fianco degli interpreti internazionali gli ensemble e le orchestre: Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia,Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scalai Solisti dell’Ensemble InterContemporain, il Parco della Musica Contemporanea Ensemble,Solisten ensemble Kaleidoskop,Eklekto Ensemble.

Lo splendido salone di Pietro da Cortona di Palazzo Barberini sarà aperto per la performance della compagnia italiana Anagoor che (oltre al suo ultimo spettacolo) presenterà una performance musicale nata in collaborazione con l'Accademia D’Arcadia e in corealizzazione con Barberini Corsini Gallerie Nazionali. 
Negli spazi storici della capitale, anche la compositrice Lucia Ronchetti, per una collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, in scena nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano.
Il Palazzo Falconieri dell’Accademia d’Ungheria in Roma ospiterà il compositore Dániel Dobri, l’Istituto Svizzero sarà cornice dell’installazione in realtà virtuale di Gilles Jobin, mentre all’Accademia di Francia – Villa Medici si svolgerà la performance del’iraniano Ali Moini.
Spazio alla multimedialità nella Sala Santa Rita con le installazioni site-specific di NONE Collective e Robert Henke, e alla musica contemporanea al MAXXI con il progetto MaxxiMusic che vedrà protagonisti Tempo Reale, Fabrizio Ottaviucci ed Edison Studio.

Per Digitalive, illustrano le possibilità creative delle tecnologie Marco Donnarumma e Margherita PevereQuiet EnsembleKamiliaKardfuse*oltre a dj e compositori emergenti come Caterina BarbieriAndrea Familari con Demetrio CastellucciPolisonum e altri artisti, mentre la collaborazione con Spring Attitude sarà l’occasione per esplorare le nuove tendenze musicali nella serata Digital Attitude.

Sempre il Mattatoio si fa spazio dedicato ai bambini e alle famiglie con la programmazione di REf Kids, vero e proprio festival nel festival con la sua intensa programmazione di spettacoli (tra gli artisti presenti: Clédat & Petit pierreOndadurto TeatroTeatro delle BricioleUnterwasserJacques TellitocciOorkaanTheâtre des Tarabates, Letizia Renzini), momenti ludici (come quelli creati dalle istallazioni o dalle performance di Guixot De 8Officine K e Dynamis) e numerosi talk e laboratori nati grazie alla collaborazione di RAI Porte AperteRai Radio KidsFamiglia punto zero e Doppio Ristretto, la libreria itinerante Ottimomassimo, la realtà dedicata alle mamme Pachamamma e S.C.O.S.S

Trailer del festival: 

Programma del fetival: 

https://romaeuropa.net/festival-2018/

Cosa succede ai nostri sentimenti quando scompare una persona cara? Come ci rapportiamo con essi?

E’ ciò che si chiede Giada Colagrande, regista del film “Padre”, racconto sull’elaborazione del lutto dopo la scomparsa del genitore che la protagonista supera grazie alla musica - il padre era un compositore - e all’amore delle persone vicine – c’è un Willem Dafoe accanto a lei - lasciando libera alla fine l’anima del padre– un Battiato inedito, un dolce fantasma che suona il piano, rievocato da immagini d’annata dove canta e balla con i dervisci e si perde nel deserto.

Racconto intimo e quasi liberatorio, nato da un sogno e quasi autobiografico, sussurrato e quasi nascosto, spirituale e quasi viscerale.

Presentato il 13 settembre ed in programma fino al 18 settembre al Nuovo Cinema Aquila a Roma il film, pur essendo una produzione “low budget”, ha un cast d’eccezione: Franco Battiato, che interpreta il padre, Marina Abramovic che fa la madre, sempre lontana e presente solo in videochiamata, e poi c’è Willem Dafoe, amico della protagonista nel film, nonché marito della regista nella vita.

“Ho sognato Franco nelle vesti di mio padre, proprio come lo avete visto nel film – ha spiegato la regista – così come Marina Abramovic – e pur essendo lontani dalle personalità dei miei veri genitori, io li ho immaginati così. Loro sono persone a me care – ha continuato – sono amici da anni, con i quali ho condiviso momenti, pensieri, percorsi… Alla mia proposta entrambi sono stati ben lieti di partecipare. E poi, Willem, che ha creduto sin da subito a questo mio progetto e ha voluto far parte di questa piccola produzione, dove da grande artista quale è lui, oltre a recitare si è ritrovato anche a preparare il pranzo per lo staff o ad aiutarmi a preparare la scena”.

Dafoe, in splendida forma e vincitore dell’Orso d’Oro e della Coppa Volpi 2018 per la sua ultima interpretazione del genio Van Gogh, insieme alla moglie ha salutato calorosamente il pubblico rispondendo e, un po’ timidamente, accennado in un italiano quasi perfetto, introdotto dal regista Mimmo Calopresti che ha presentato la pellicola.

Produzione coraggiosa, hanno aggiunto, ma arte significa osare, significa andare oltre, significa scavare dentro e reinventarla per portarla fuori.

“Provocare Realtà” è il titolo della XIII edizione dello Short Theatre 2018, in scena dal 6 al 15 settembre in vari luoghi simbolo delle arti performative romane come La Pelanda, il Teatro Argentina, il Teatro India, e quest'anno anche le Biblioteche di Roma.

Più che un tema definito una chiave di lettura con la quale invitare il pubblico a leggere tra le righe del programma, ritrovandone le tematiche e le sfumature di senso. “Provocare realtà” esprime la rinnovata volontà del festival di accogliere al suo interno percorsi artistici che sappiano interrogare il reale e il suo racconto, osservandone i meccanismi, mettendone in discussione le rappresentazioni, ponendo l’accento sulla capacità che i linguaggi del contemporaneo hanno nel generare delle “nuove oggettività”.

Modificare la realtà attraverso la scena, riscrivere la narrazione del futuro, rivedere la relazione con gli spazi urbani, riflettere sul corpo e sulle sue implicazioni politiche e sociali sono le traiettorie principali attraverso le quali si può provare a rispondere a queste domande.

Con 6 prime assolute, 9 prime nazionali, 2 produzioni originali, 4 co-produzioni, 2 progetti in residenza, 9 laboratori e 2 progetti site-specific, le creazioni di 55 fra artisti, gruppi e compagnie nazionali e internazionali con oltre 250 artisti presenti per un totale di 120 appuntamenti e uno spazio, decisamente ampio, dedicato alla formazione. Un programma multidisciplinare che spazia dal teatro alla danza, dalla performance alle installazioni audio-video, dai concerti ai dj set e che si apre a progetti “fuori formato”, dispositivi multimediali, incontri, workshop e alcune importanti novità come il focus Panorama Roma, la programmazione musicale di Controra e la sezione Tempo Libero dedicata ai laboratori e ai percorsi formativi. 

Fra gli appuntamenti principali di questa edizione, l’anteprima il 5 settembre al Teatro India con Tiago Rodrigues che presenta in prima assoluta l’esito finale dell’École des maitres 2018 e, nei 2 giorni successivi, 6 e 7 settembre alla Pelanda in prima nazionale, Antonio e Cleopatra, spettacolo che ha segnato l’edizione 2016 del Festival d’Avignone.

Doppia replica anche per Gala di Jérôme Bel in prima nazionale il 9 e 10 settembre al Teatro Argentina: dopo aver coinvolto nei 2 precedenti spettacoli i disabili mentali e il pubblico comune, il coreografo francese torna a sovvertire le gerarchie costruendo uno spettacolo di danza che coinvolge chi normalmente è escluso dal dispositivo dello spettacolo dal vivo istituzionalizzato, ovvero dilettanti e corpi non conformi. 

La collaborazione di Short Theatre con la Francia in scena prosegue con un’altra prima nazionale: il 15 settembre alla Pelanda la coreografa, danzatrice e ricercatrice di origini brasiliane Ana Pi con Letour du monde des dans es urbaines en dix villes accompagna il pubblico attraverso 10 città del mondo in una conferenza-spettacolo concepita con Cecilia Bengolea e François Chaignaud, rivolta a un pubblico di adulti e bambini a partire dagli 8 anni, che ripercorre i diversi stili di danza urbana, mettendo in relazione la costruzione dei corpi e delle identità urbane con i movimenti politici e le lotte sociali.

In co-realizzazione con Romaeuropa è invece The Quiet Volume, la performance, che unisce ascolto e letteratura, di Ant Hampton e Tim Etchells (fondatore della compagnia Forced Entertainment) che il 13 settembre, per essere poi ripresa dal 20 al 29 settembre al Romaeuropa Festival 2018, sarà ospitata in alcune biblioteche romane: al centro della performance riservata a 2 spettatori per volta, la lettura come gesto intimo e quotidiano. Fra arti visive, performance e letteratura si muove anche la belga Sarah Vanhee, rivelazione delle ultime edizioni del Kunsten festival des arts di Bruxelles.

In Oblivion, in prima nazionale il 14 e 15 settembre alla Pelanda, la Vanhee mette in scena una sorta di “negativo” della propria vita privata e professionale, attraverso l’archiviazione dei rifiuti che l’artista stessa ha conservato per un anno. Questo tentativo di riscrivere la realtà investe anche i drammi attuali come nel caso di The Art of a Culture of Hope, progetto ad ampio respiro del duo Jessica Huber e James Leadbitter (The Vacuum Cleaner), che intende rigenerare gli immaginari del futuro.In collaborazione con Baobab Experience, i 2 artisti svolgeranno un laboratorio con un gruppo di richiedenti asilonel tentativo di scrivere una nuova narrazione rispetto a una questione dominata oggi da paura e rassegnazione. L’esito verrà presentato l’11 settembre alla Pelanda in prima nazionale.

Frutto di una residenza artistica e produzione originale di Short Theatre sono i 2 progetti presentati in prima assoluta il 13 e 14 settembre alla Pelanda da Bogdan Georgescu e Mihaela Michailov, 2 autori rumeni selezionati nell’ambito di Fabula Mundi – Play writing Europe: il primo lavora sull’influenza che i media italiani hanno esercitato nell’immaginario dei cittadini rumeni, mentre la Michailov si concentra sulle testimonianze di alcune donne rumene che vivono a Roma.

Prima assoluta è anche Combattimento, la nuova creazione dei Muta Imago che debutta il 13 e 14 settembre alla Pelanda: esplorazione dei concetti di amore e desiderio ispirata dalla musica di Monteverdi e sviluppata attraverso il filtro del corteggiamento nel mondo animale.Ancora alla Pelanda e sempre in prima assoluta, dall’11 al 15 settembre si potrà assistere a Leave The Kids Alone, installazione/performance dedicata al delicato tema del bullismo firmata da Vico Quarto Mazzini, compagnia vincitrice del bando diPAV, Short Theatre e Teatro i nell’ambito di Fabulamundi – Playwriting Europe.

Proseguendo fra prime assolute e prime nazionali, l’installazione Little Fun Palace della compagnia OHT, in residenza a Short così come Bad Peace, artefici di un concerto e di un progetto radiofonico fuori formato ispirato al “bed in” di John Lennon e Yoko Ono;la performance In between of whatis no longer and what is not yet dello spagnolo Juan Dominguez; e quella di Claudio Stellato, 7, frutto del progetto di cooperazione europea SOURCE che vede coinvolti iil Théâtre National di Bruxelles, il Festival di Avignone e il Trafo di Budapest;e i progetti site specific che raccontano gli spazi urbani (L’uomo che cammina di DOM, una produzione di PAV nell’ambito dell’Estate Romana, e The End del collettivo milanese Strasse), fino ad arrivare all’opera di live expanded cinema Sanctuary di Carlos Casas, alla Pelanda in prima nazionale il 12 e 13 settembre. Artista visivo e filmaker spagnolo, Casas conduce lo spettatore in un viaggio onirico che segue attraverso le immagini e il suono – curato da uno dei più grandi sound designer e sound recorder internazionali Chris Watson – il destino di un gruppo di elefanti.

A completare il quadro di una programmazione così densa, le creazioni fra danza, teatro e performance di alcune delle realtà più importanti del panorama italiano come Annamaria Ajmone e Alberto Ricca Bienoise (To Be Banned from Rome), Babilonia Teatri (Calcinculo), Claudia Castellucci e Chiara Guidi (Il regno profondo. Perché sei qui?), Claudia Catarzi (A Set of Timings), Filippo Michelangelo Ceredi (BetweenMe and P.), Fortebraccio Teatro (Sei. E dunque perché si fa meraviglia di noi?), Jacopo Jenna (If, If, If, Then), Sotterraneo (Overload).

Fra le novità di questa edizione, le sessioni di lavoro di Panorama Roma. Nell’ottica di un consolidamento del dialogo fra i protagonisti della scena romana, artisti e autori come Alessandra Di Lernia, Federica Santoro, Giorgina Pi, Industria Indipendente,Artisti Innocenti, Timpano/Frosini, Salvo Lombardo, Dynamis si confrontano sulle rispettive ricerche a partire dai materiali di lavoro delle loro nuove creazioni.

Infine, si svolgeranno al Teatro India i laboratori di Giorgia Ohanesian Nardin, Hugo Sanchez, Teatro e Critica, Da.Re, Modulo Arti – Master in studi di genere dell’Università di Roma3 e Dominio Pubblico Summer Moving 2018, a ribadire l’importanza della formazione nel complesso ambito dei linguaggi del contemporaneo.

Short Theatre 2018 è ideato e organizzato da AREA06 con la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, la direzione generale e co-curatela di Francesca Corona, è realizzato con il sostegno di MiBAC e Regione Lazio, con il patrocinio di Roma Capitale ed è promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Azienda Speciale Palaexpo.Si svolge in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionalee con il supporto di InstitutFrançais Italia, Istituto Svizzero Roma, Accademia di Spagna Roma, Istituto Cervantes Roma, Instituto Camões, Accademia di Romania, Istituto Confucio dell’Università Sapienza di Roma.

 GLI ARTISTI

ANA PI/CECILIA BENGOLEA/FRANCOIS CHAIGNAUDANNAMARIA AJMONE/ALBERTO RICCA_BIENOISE• ANT HAMPTON/TIM ETCHELLS• BABILONIA TEATRI • BAD PEACE/FANFULLA 5a• BOGDAN GEORGESCU • CARLOS CASAS • CLAUDIA CASTELLUCCI/CHIARA GUIDI• CLAUDIA CATARZI• CLAUDIO STELLATO • DOM-• ÉCOLE DES MAITRES• FILIPPO MICHELANGELO CEREDIFORTEBRACCIO TEATRO• GEGEN• GIORGIA OHANESIAN NARDIN • JACOPO JENNA• JEROME BEL JESSICA HUBER&JAMES LEADBITTER JING • JUAN DOMINGUEZ• LADY MARU/ST.ROBOT MARKUS ÖHRN• MIHAELA MICHAILOV • MUTA IMAGONINOS DU BRASIL • OHTOONA DOHERTY• PANORAMAROMATEATRO DELLE ALBE•  SARAH VANHEESOTTERANEODEBONAIR • STRASSE• TIAGO RODRIGUES • TROPICANTESIMOUBI BROKI/INDUSTRIA INDIPENDENTEVICOQUARTOMAZZINI • WINTER FAMILY

I LUOGHI
La Pelanda - Mattatoio di Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, 1
Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52

Biblioteche di Roma:
Biblioteca Renato Nicolini, Via Marino Mazzacurati, 76
Biblioteca Biblioteca Enzo Tortora, Via Nicola Zabaglia, 27/b

IL PROGRAMMA

www.shorttheatre.org

Facebook: shorttheatre // Instagram: shortheatre

La caratteristica cittadina calabrese che si affaccia sul mar Tirreno, oggi conosciuta come la “Città dei Murales”, per il secondo anno consecutivo ospita dal 10 al 15 settembre 2018 OSA – Operazione Street Art, il festival dedicato all’arte urbana, con un programma ricco di nuovi interventi artistici portando importanti nomi sia nazionali che internazionali.

Le vie dell’antico borgo diamantese saranno animate dalle opere di artisti della scena contemporanea della street art: Sfhir, Man O ‘Matic, TMX, Toni Espinar, Ele Man, Ozon, Solo, Diamond, Riccardo Buonafede, Stefania Marchetto e Alessandro Rizzotti saranno i protagonisti di OSA18 che si caleranno nel tessuto urbano e marcheranno con la propria cifra stilistica edifici e facciate.

Con lo sguardo attento all’attualità e un impegno rivolto al sociale, gli artisti sono chiamati a interpretare la propria visione sul tema dei diritti umani, sviluppata da ognuno secondo la propria sensibilità e inclinazione artistica, con lo scopo di sensibilizzare alle tematiche della violenza contro le donne, dell’immigrazione, del bullismo, contro ogni discriminazione e a favore dell’uguaglianza di tutti:

Il progetto OSA è l’esempio della potenza dell’arte e della sua capacità di unire le persone per il raggiungimento di un unico obiettivo. OSA coinvolgerà artisti provenienti da tutta Europa e ogni artista avrà la possibilità di realizzare un’opera trattando attraverso il proprio linguaggio artistico una tematica contemporanea, contro ogni pregiudizio e stereotipo che destabilizzano la nostra società” (Antonino Perrotta, ideatore e direttore artistico di OSA).

Un’anticipazione di quello che la manifestazione intende comunicare è il murales di Ozon, realizzato in anteprima per OSA18, mentre nelle giornate del festival è previsto un dibattito a tema al fine di informare e sensibilizzare la cittadinanza sull’argomento dei diritti umani. Allo stesso scopo, nelle giornate del 14 e 15 settembre, in collaborazione con il Gruppo Scout Diamante 1, verranno coinvolti i gruppi Agesci della zona: il 14 sarà organizzata una caccia al tesoro tra i murales e il 15 verrà realizzata un’opera ideata da uno dei reparti coinvolti nella manifestazione.

Con il Patrocinio dell’Assessorato al Turismo del Comune di Diamante, promosso dall’Associazione Culturale HazArt sotto la direzione artistica di Antonino Perrotta, giovane artista adamantino e ideatore del festival nonché artista delle Scuderie MArtelive, OSA si propone di continuare e rinnovare una tradizione tipica del territorio, battezzato fin dal 1981 da Nani Razetti “Il paese dei nasi all’insù”, con i suoi oltre 300 murales di artisti provenienti da tutto il mondo, Diamante si pone come una vera e propria galleria a cielo aperto che obbliga visitatori e turisti a fermarsi e ammirare le opere dipinte per il centro.

Portando avanti il concetto di muralismo, inteso come percorso di rigenerazione dell’arte pubblica contemporanea e di rivalutazione del territorio, OSA intende aprire un dialogo tra arte e architettura, tra spazio e ambiente, allo scopo di riscoprirne i luoghi, esaltandone la bellezza attraverso l’integrazione della street art nel complesso artistico che ha toccato le mura di questo borgo marino negli ultimi 36 anni.

https://www.facebook.com/osaoperazionestreetart/?tn-str=k*F

Sarà la più piccola “città” d'Italia, Glorenza, ad ospitare dal 7 al 16 Settembre il festival “TiefKollektiv-ProfondoCollettivo”, a cura di Michele Fucich, nell'ambito del programma “curator in residence” 2018 di GAP- Glurns Art Point.

Glorenza/Glurns (BZ) si trova in alta Val Venosta, al crocevia fra Italia, Svizzera ed Austria e a pochi chilometri dal lago Resia, simbolo, con il suo campanile semi-sommerso, delle complesse vicende novecentesche dell'Alto-Adige/Südtirol. La sua struttura fisica e simbolica, il suo micro-cosmo cinto da mura ma anche luogo di transiti storici offrirà lo spunto alla parola chiave della manifestazione: “abitare”. 

“Abitare” come questione privata e pubblica, “profonda” e “collettiva” al contempo; e dunque “abitante” come definizione mai chiusa, specie alla luce del mondo attuale.
Dopo fasi di immersione nel contesto locale e di scambio con gli abitanti avvicendatesi nel corso dell'estate, artisti provenienti da diverse parti d'Italia e da oltre confine saranno chiamati a installare i loro lavori (fotografici e video, grafici e performativi) dentro spazi interni ed esterni della città di Glorenza/Glurns. Oltre alla sede del GAP, ne saranno interessate vecchie stalle e fienili, i camminamenti e una torre delle mura storiche, punti diversi del borgo ed alcune abitazioni private.

“TiefKollektiv-ProfondoCollettivo” invita gli artisti a portare loro temi e lavori dentro questo contesto, ma anche a guardarsi intorno e a osservarne le specificità strutturali; a conoscere i contadini e gli allevatori, i commercianti e gli architetti, gli altri produttori e abitanti del luogo; i più di cinquanta immigrati accolti in una vicina struttura; le famiglie di un progetto SPRAR all'attivo.

Lavori già esistenti, che parlano di territori diversi, si affiancheranno quindi ad altri concepiti sul posto, nati dagli incontri flagranti e dalle prove di dialogo, valorizzando difficoltà e aperture.
Il tema guida dell'“abitare” e del rapporto fra l'uomo e i suoi “habitat” sarà declinato attraverso varie accezioni poetiche, ambientali e socio-politiche, promuovendo un confronto fra realtà, immaginari e punti di vista diversi alla luce dell'Italia e dell'Europa di oggi. Questioni come l'appropriazione, l'esproprio, la restrizione, l'adattamento, la contrattazione, la reinvenzione, la trasformazione e la condivisione di spazi vitali saranno al centro sia delle opere sia del programma di talk, visite, proiezioni e performance che animerà il festival.

Un leitmotiv dell'intervento degli ospiti, provenienti da aree di competenza diverse, sarà anche lo scambio fra forme di vita e di sopravvivenza, strategie ed invenzioni per poter “abitare” terre ad alture diverse, forti e fragili insieme. MArtelive e Martemagazine saranno presenti con Oriana Rizzuto per portare e raccontare l'esperienza dei progetti di arte urbana realizzati in città durante la BiennaleMArtelive nel 2017. 

Sud- e centro Italia, Alpi e Appennini, terre scosse ed in “moto”, terre percorse da transiti e da esigenze di stanziamento sempre mutevoli proveranno a scambiarsi sguardi e racconti, debolezze e forze, rischi e anche sfide. Questioni di ruralità e urbanità, di “centro” e “periferia” saranno sollevate senza gerarchie di sorta.

In questo insieme di sensi “TiefKollektiv-ProfondoCollettivo” vorrebbe offrirsi quale piccola grande prova di dialogo fra questioni e visioni che marcano l'intera penisola; il suo essere di fatto ed in ogni suo punto una porta d'Europa.

La fotografia avrà un ruolo dominante nel festival, ma non sarà la sola. Verrà percorso il confine fra le arti visive, il coinvolgimento del corpo e dei sensi. Il GAP Atelier-Haus diventerà un'officina comune, un punto d'incontro e un laboratorio di idee per tutti i presenti.

Il progetto approderà a Bolzano in una sua seconda e ampliata edizione (“TiefKollektiv-ProfondoCollettivo 2”) nella seconda metà del Febbraio 2019, con il sostegno di Weigh Station for Culture. Si costruirà un asse il cui senso è connettere il margine estremo di un territorio con il suo capoluogo. Gli sguardi e le esperienze nate o installate a Glorenza saranno condivise ed ampliate in uno spazio urbano di tutt'altro tipo - un'altra “città” - raccogliendone altre domande e bisogni. TiefKollektiv-ProfondoCollettivo ambisce a diventare una piattaforma in movimento, una “terra in moto”. Muovendo dal confine tra Italia, Svizzera ed Austria, il suo viaggio è iniziato.

Gli artisti che parteciperanno:
Pasquale Autiero, Francesca Balducci, Clara Delva, Valentina De Rosa, Nuno Escudeiro & Nikolaus Von Schlebrügge, Manuel Fanni Canelles, Alexandra Kaufmann, Piotr Pietrus, Silvia Morandi, Caterina Nebl, Vincenzo Pagliuca, Masiar Pasquali, Alessandro Toscano, Giovanni Troilo, Valentina Vannicola.

Il programma completo al link:
http://glurns-art-point.com/programm_a-profondocollettivo-tiefkollektiv-curated-by-michele-fucich/

Il Sziget, il festival più multiforme d’europa e il quinto più grande del mondo, ha compiuto 26 anni nel migliori dei modi: ha ospitato le performance di alcuni dei migliori artisti del momento, come Kendrick Lamar, i Gorillaz, Lana Del Rey, Mumford & Sons, Dua Lipa, Kygo, e gli Arctic Monkeys. 

Oltre 1000 artisti e performer da tutto il mondo sono arrivati sull’Isola di Obuda: Stormzy, gli ShameShawn Mendes, King Gizzard & The Lizard Wizzard, Unknown Mortal Orchestra, Liam Gallagher, Goo Goo Dolls, tutti indistintamente hanno incendiato le platee grazie al magnifico clima di festa che solo il Sziget è capace di portare. Ma non solo gli headliner, il Sziget 2018 è riuscito a mettere insieme un programma unico fatto di world music, teatro, cabaret, installazioni, performance, arte, con i Szitizens venuti da oltre 100 nazioni differenti per provare un’esperienza indimenticabile.

Tamás Kadar, CEO della manifestazione, dichiara così: “Il Sziget è un festival unico al mondo. Siamo così orgogliosi di aver visto 565.000 personeprovenienti da tutto il mondo unirsi a noi nel cuore di Budapest. Una celebrazione internazionale delle arti con artisti da 63 nazioni differenti venuti a riempire il programma con oltre 1000 performance in 7 giorni. Il DNA del festival, l’apertura, l’amore e il rispetto, si è potuto ammirare in ogni palco, performance e partecipante. Noi continueremo a calcare la via tracciata con la nostra “Love Revolution”.

Il Sziget inoltre quest’anno ha migliorato il suo impegno per ridurre i suoi impatti ambientali. Grazie all’utilizzo di bicchieri riutilizzabili, all’installazione di punti riciclo e il suo programma anti-cannuccia “Don’t suck”, l’impatto sull’ecosistema dell’isola si è drasticamente ridotto e adesso l’obiettivo finale di diventare un festival totalmente ecosostenibile è una realtà sempre più possibile.

Il Sziget ritornerà nel 2019, dal 7-13 Agosto  e la vendita dei ticket partirá dal 1mo Ottobre 2018.

Inarrestabile TolfArte: la XIV edizione con 300 artisti per oltre 140 spettacoli a ingresso gratuito 
Pluripremiato Festival Internazionale dell'Arte di Strada e dell’Artigianato Artistico
1.500 metri di percorso-festival in 10 differenti locations, 300 artisti di diversa nazionalità, 100 artigiani, oltre 140 spettacoli in 4 giorni, oltre 10 locations della città di Tolfa occupate dalle performance. Attesi più di 50.000spettatori. 

Il viaggiatore mentale è la prima personale di Jon Rafman. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata da Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena, apre le porte al pubblico venerdì 14 settembre 2018 nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Verità.

La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell'artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.

Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L'immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del “deep web”, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell'antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga il collasso epistemico che si è realizzato negli ultimi anni, nell'azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.

La memoria è uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui  Max Payne 3, il protagonista parla dell'intrinseca mutabilità della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realtà. Il video Remember Carthage (2013) narra la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche. Remember Carthage si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della Storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di Second Life, anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Il video Dream Journal 2016-2017, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l'archetipo della Millennial, l'altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in Internet.

All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Biografia
Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d'art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); Nine Eyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

Fondazione Fotografia Modena e Galleria Civica di Modena fanno parte – insieme al Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

 Sede Galleria Civica di Modena
Palazzina dei GiardiniCorso Cavour, 2 - Modena 
Periodo mostra 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019

www.fondazionefotografia.org/mostra/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale/

Lo CSAC dell'Università di Parma e l'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Parma, con il patrocinio di Comune di Parma e il sostegno di Fondazione MonteParma e Sequence, presentano Cinema e Architettura, rassegna cinematografica nell'ambito del progetto annuale Cinema in Abbazia, che a partire da giovedì 19 luglio al 30 ottobre porterà quattro proiezioni nel suggestivo spazio della corte dell’Abbazia di Valserena: i documentari Living Architectures, diretti da Ila Bêka e Louise Lemoine.

Living Architectures è una serie di film che racconta in modo sorprendente la vita di opere di architettura firmate da alcuni dei più celebri architetti del nostro tempo. Se l’immagine dell’architettura tende normalmente a costruire una sua rappresentazione idealizzata, perfetta e a volte sacrale, i film girati dai giovani documentaristi francesi ribaltano il punto di vista mettendo in dubbio la facile fascinazione e descrivendo anche i capolavori della contemporaneità non come infallibili monumenti ma come luoghi di vita quotidiana.

Si inizia giovedì 19 luglio con Koolhaas Houselife, primo progetto della serie che ritrae uno degli edifici più importanti dell’architettura contemporanea: il film accompagna lo spettatore nell’intimità quotidiana di una casa progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, raccontata attraverso le storie e le faccende di Guadalupe Acedo, la governante, e delle altre persone che si prendono cura dell’edificio. Pungente, divertente e commovente, concepito come un diario video personale, Il film ci porta nel cuore di uno degli sviluppi abitativi contemporanei considerato come nuovo modello di successo.

Giovedì 26 luglio si prosegue con The Infinite Happiness, dove abitando la gigantesca "8 House" costruita dall'architetto danese Bjarke Ingels nella periferia di Copenaghen, Ila Bêka e Louise Lemoine ci raccontano la loro esperienza soggettiva di vivere all'interno di questo esperimento di villaggio verticale - eletto nel 2011 «World best residential building» - dove dagli errori del passato sembra emergere il volto positivo di modelli alternativi di abitazione collettiva. Come un gioco di costruzioni, il film costruisce una raccolta di storie di vita tutte interconnesse dalla loro relazione personale con l'edificio.

Giovedì 2 agosto terzo appuntamento con Barbicania: su specifica richiesta della Art Gallery del Barbican Centre, i due registi francesi si sono stabiliti per un mese nel cuore di uno dei più importanti centri per l’arte europei, all’interno di uno degli esempi più rappresentativi di architettura brutalista. Il film, costruito come un diario personale, racconta di giorno in giorno tutto ciò che il duo ha scoperto durante il suo viaggio urbano dai piani superiori delle torri fino ai livelli sotterranei del centro. Attraverso un’emozionante galleria di ritratti, il film disegna una mappa umana intima del luogo, rivitalizzando questa rigida architettura e mettendo in discussione la tenuta di questo luogo utopico degli Anni 50.

In autunno chiuderà la rassegna Moriyama-San, documentario dedicato a una settimana nella straordinaria vita ordinaria del signor Moriyama, un'amante giapponese d'arte, architettura e musica che vive in una delle più famose architetture giapponesi contemporanee, la casa Moriyama, costruita a Tokyo nel 2005 dal vincitore del premio Pritzker Ryue Nishizawa (SANAA). Questo ultimo appuntamento sarà l’occasione anche per incontrare i due registi.

Tutte le proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in Italiano, si terranno alle ore 21.30; il costo del biglietto per ciascun film è di 5 euro, abbonamento personale a 4 proiezioni 15 euro; in caso di maltempo la proiezione sarà rinviata.

Aspettando la proiezioni sarà possibile visitare le mostre dello CSAC fino alle 19 al prezzo convenzionato di 5 euro e fare un aperitivo con buffet alla Locanda Abbazia al prezzo di 10 euro.

Programma:

Giovedì 19 luglio 2018, ore 21.30
KOOLHAAS HOUSELIFE
di Ila Bêka & Louise Lemoîne — Francia, 2008, 58’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 26 luglio 2018, ore 21.30
THE INFINITE HAPPINESS
di Ila Bêka & Louise Lemoîne– Francia 2015 85’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 2 agosto 2018, ore 21.30
BARBICANIA
di Ila Bêka & Louise Lemoîne— Francia, 2014, 90’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Martedì 30 ottobre 2018 (data da confermare)
proiezione e incontro con gli autori Ila Bêka e Louise Lemoine
MORIYAMA - SAN
di Ila Bêka, Louise Lemoîne — Francia, 2017, 63’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

 

Villa Ada – Roma incontra il mondo arriva alla sua XXV edizione. In questi anni sul palco si sono esibiti più di 100 artisti ogni anno, facendo di questo Festival uno dei più grandi eventi dell’estate romana. Il tema scelto per questa edizione esprime un concetto contrastante che rimanda all’analogo rapporto dei romani con la loro città, da cui il titolo “T’ho amato sempre, non t’ho amato mai” in cui si richiama anche un verso di Fabrizio De André, per omaggiare il cantautore nel ventennale della sua morte.

Dopo anni di assenza dalle scene musicali, Noyz Narcos (NELLA FOTO) torna più entusiasta che mai nel presentare al suo pubblico il suo ultimo album, “Enemy”, realizzato con imigliori producers della scena odierna: da Night Skinny a Sine, passando per le produzioni di Parix e David Ice, fino a Boss Doms e st Luca Spanish.

Noyz Narcos passa il testimone a Giancane (nella foto) sabato 16 giugno. Componente del celebre gruppo romano “Il Muro del Canto”, Giancane è un cantautore dal grande senso dell’umorismo. Con il suo ultimo album, “Ansia e Disagio”, conquista gli ascoltatori con le sue osservazioni pungenti, un acuto senso ironico e una profonda curiosità nei confronti degli stati ansiosi, propri o altrui. Senza dismettere la vocazione folk’n’roll e country-neomelodica che l’hanno reso celebre, l'artista inaugura una nuova stagione compositiva, inventando una nuova grammatica cantautorale di chiara provocazione e vocazione popolare, adatta a qualsiasi età. Il disco è stato anticipato dal video di “DISAGIO” e quello di “LIMONE”, prodotto da Chef Rubio. Il 4 maggio è uscito “Ipocondria” (Giancane feat. Rancore), il primo video musicale interamente disegnato dal fumettista Zerocalcare (

).

Oltre ai numerosi concerti, le rive del laghetto ospitano come ogni anno un programma culturale variegato e multidisciplinare, accessibile a tutti e in una convinta logica no profit. Si ripete l'esperienza vincente del D’Ada Park, l’area del Festival ad accesso gratuito che ospiterà concerti, dibattiti, incontri, presentazioni di libri, esposizioni artistiche, proiezioni cinematografiche, corsi di formazione e laboratori per bambini. 

Sul palco del D’Ada Park a inaugurare il festival venerdì 15 giugno ci pensa il collettivo romano King Kong Posse con il format Welcome to the Jungle, che trascinerà il pubblico nella giungla musicale dell'Hip Hop. Sabato 16 giugno, la poliedrica Silvia Sicks aka Tunonna, musicista, illustratrice e fumettista arriva con il suo ultimo disco “Buono”, mischiando sapientemente grunge e burocrazia romana, amore e denim, peroni e parenti. After party targato Borghetta Stile. Da sempre punto di riferimento della scena romana, è uno tra i party più eccentrici e non convenzionali della città, un viaggio nel tempo accompagnato dai più grandi successi pop e dance anni’90. In programma domenica 17 giugno il dj set di Beat Soup, duo artistico formato da Nario (Bros) e Luca (Tonnoalnaturale), entrambi appassionati di beats e hip hop. Le loro "zuppe" sono selezioni jazzy-soulfull con un tocco di boombap d'annata e chill trap che grazie a un sound inconfondibile li ha fatti diventare un punto di riferimento nella scena del beatmaking.Villa Ada – Roma incontra il mondo è un evento dell’estate romana, sotto la guida di Dada srl e ARCI Roma.

Anche quest’anno, quindi, nel suggestivo scenario di Villa Ada dal 14 giugno al 10 agosto dalle ore 21.30 a 00.30 si alterneranno numerosi e famosi artisti sul main stage (area a pagamento):

15 GIUGNO NOYZ NARCOS (SOLD OUT)

16 GIUGNO GIANCANE

17 GIUGNO NOYZ NARCOS

19 GIUGNO GUIDO CATALANO + DENTE

20 GIUGNO #WITHREFUGEES LIVE CON BOMBINO + SANDRO JOYEUX + AWA LY

21 GIUGNO MOKADELIC

22 GIUGNO JOE VICTOR

23 GIUGNO FRAH QUINTALE

24 GIUGNO ASCANIO CELESTINI + GIOVANNA MARINI

26 GIUGNO MUSICA NUDA

28 GIUGNO CARO FABER. ROMA CANTA DE ANDRÈ

29 GIUGNO MINISTRI + SPIRITUAL FRONT

30 GIUGNO COLAPESCE + ANDREA LASZLO DE SIMONE

3 LUGLIO GALEFFI + MOX

4 LUGLIO GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

5 LUGLIO WILLIE PEYOTE

7 LUGLIO IL MURO DEL CANTO

9 LUGLIO GIOVANNI LINDO FERRETTI

10 LUGLIO PINGUINI TATTICI NUCLEARI

11 LUGLIO REVEREND HORTON HEAT – PSYCHOBILLY ROME HOLY DAY FEST

12 LUGLIO BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

13 LUGLIO WASHED OUT

14 LUGLIO CHINESE MAN

15 LUGLIO CALIBRO 35

17 LUGLIO LITTLE STEVEN AND THE DISCIPLES OF SOUL

18 LUGLIO DOBET GNAHORÈ (NELSON MANDELA INTERNATIONAL DAY)

19 LUGLIO GOGOL BORDELLO

20 LUGLIO MEZZOSANGUE

22 LUGLIO NEW YORK SKA JAZZ ENSEMBLE + SHOTS IN THE DARK

23 LUGLIO KRUDER & DORFMEISTER

24 LUGLIO GORAN BREGOVIC

25 LUGLIO NITRO

26 LUGLIO ORCHESTRACCIA

28 LUGLIO TEDUA

31 LUGLIO HUUN HUUR TU

1 AGOSTO MINISTRY

2 AGOSTO STEFANO SALETTI e BANDA IKONA

3 AGOSTO IOSONOUNCANE + PAOLO ANGELI

 

VILLA ADA
via di Ponte Salario 28 – Roma

www.villaada.org

https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/

https://www.instagram.com/villaadafest

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