Mercoledì, 15 Gennaio 2020 15:34

All'OFF/OFF Theatre "La Belva Giudea", la vera storia di un pugile nei campi di concentramento In evidenza

Scritto da Redazione
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La belva Giudea La belva Giudea Foto Tania Bozzaelli

Dal 28 gennaio fino al 2 febbraio 2020, subito a ridosso e in occasione della Giornata Internazionale della Memoria, giunta quest'anno al suo quindicesimo anniversario, l'OFF/OFF Theatre ricorda le vittime dell'Olocausto con un evento unico sulla nobile arte della boxe che racconta la vicenda del pugileHertzko Haft, meglio noto come "La Belva Giudea", soprannome che dà il titolo al testo di Gianpiero Pumo, interprete protagonista della pièce insieme a Filippo Panigazzi, con la regia di Gabriele Colferai. Uno spettacolo patrocinato dalla Comunità Ebraica di Roma, dal CONI e dalla Federazione Pugilistica Italiana, nonché vincitore del premio Miglior Regia al festival Shortlab 2018 e meritevole di menzione dal Teatro di Roma nella Giornata della Memoria 2019.

“Belva Giudea” è il nome che fu dato a Hertzko Haft durante la sua carriera da pugile nei campi di concentramento tedeschi. Internato alla sola età di quattordici anni, Hertzko non si è mai arreso al suo destino e ha combattuto il nazismo guidato dall’amore per Leah. Dotato di una buona stazza muscolare e una notevole resistenza fisica, venne scelto da un ufficiale delle SS come “volontario” per incontri di boxe fra prigionieri. Hertzko vinse 75 incontri. Una volta libero, sbarcò in America sotto il nome di Harry Haft per ritrovare Leah. Doveva far apparire il suo nome su tutti i giornali per farle sapere che anche lui era fuggito negli States. E c’era un solo modo per farlo: sconfiggere il campione del mondo dei pesi massimi, Rocky Marciano.

Gianpiero Pumo ne La Belva Giudea ph Tania Bozzaelli

Questo progetto vuole raccontare una pagina di Storia tristemente nota con un punto di vista inedito: la boxe. La storia privata di Harry rappresenta problematiche più che mai attuali: leggi basate sulla razza, l’accoglienza di chi fugge dalla guerra, la spettacolarizzazione della violenza. L’impostazione cinematografica dello spettacolo permette allo spettatore di percepire l’attualità di questa storia e la sua contemporaneità nelle tematiche affrontate. La boxe, protagonista di questa storia, in America gli restituisce la dignità che in Europa gli aveva tolto. Nonostante la violenza in esso connaturata, questo sport non fa distinzione di razza, credo religioso o paese di provenienza. Su un ring tutti sudiamo allo stesso modo. Tutti sanguiniamo allo stesso modo.

Uno spettacolo che osa unire cinema e teatro. Per far sì che una pagina così difficile della nostra Storia non ci sembri poi così lontana da non riuscire a ripetersi. La performance teatrale si fonde con il mezzo cinematografico, assecondando il ritmo della scrittura. Le riprese live permettono di scoprire dettagli e fragilità del protagonista, un pugile in carne ed ossa che lotta, suda e si racconta. Un’operazione toccante in grado di riunire all’unisono il pubblico diviso tra cinema, serie TV e spettacoli teatrali.

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