Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:47

High Rising: The Swell Season in concerto

Scritto da Chiara Macchiarulo
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[MUSICA]
swellseasonIIROMA- Roma accoglie con calore The Swell Season (Glen Hansard e Marketa Irglova). Il cantante e chitarrista dei Frames e la pianista e cantautrice ceca si sono esibiti all’Auditorium Parco della Musica lo scorso 6 febbraio, davanti a un pubblico caldo e partecipe.


Ad aprire la serata, Josh Ritter, giovane cantautore statunitense, che con la sua chitarra e la sua voce ha preparato l’atmosfera per Glen e Marketa.
Il duo ceco-irlandese – perché Hansard è irlandese, e ce lo ricorda ogni volta che può, con piacere –, è in tour per promuovere il nuovo lavoro, Strict Joy, uscito da qualche mese, un lavoro che si inserisce nel solco del precedente, The Swell Season (2006), e che ne costituisce la prosecuzione ideale, una sorta di ulteriore frammento di un discorso amoroso.
Una collaborazione iniziata nel 2005, che giunge tuttavia alla meritata fama solo due anni dopo, quando Hansard e Irglova, interpretando in un certo senso loro stessi, intraprendono l’avventura cinematografica con il film indipendente Once, del quale scrivono la colonna sonora. E sarà proprio questa colonna sonora a portargli fortuna: con una delle canzoni in essa contenuta, “Falling la-locandina-italiana-di-once-61641Slowly”, vincono nel 2008, l’Oscar per la miglior canzone originale, e sono portati sotto gli occhi del grande pubblico. Con una certa comprensibile soddisfazione di chi li seguiva da molto prima, avendo capito che loro sì, che ce l’avevano, qualcosa in più.
Insomma, ce n’è abbastanza per intuire quanto e come questo fosse atteso, senza considerare che le altre date sono sold out.
Un lunghissimo applauso accoglie l’ingresso dei musicisti. Oltre a Glen e Marketa, i The Frames al completo: si accende in noi l’idea che forse forse sentiremo anche qualcosa della band iralndese, per esempio in un più o meno previsto bis. Ma procediamo con ordine.

In apertura, “Low Rising”, dal nuovo album Strict Joy. Sentiamo subito la rassicurante conferma che si tratta ancora una volta di quelle melodie che ci hanno coccolato, come i lavori precedenti. Non si tratta di prevedibilità, ma di stile. Ed è ben diverso. Lo stile si attaglia a un artista con un bel cappotto. Lo stesso bel cappotto di cui parla Glen Hansard in un intermezzo tragicomico. Racconta di qualche giorno prima, quando a Chicago per un concerto, ha incontrato una vecchia signora in ascensore, ed è rimasto colpito dal suo bel cappotto e dal suo sguardo curioso. Poche parole, una conversazione brillante, ma nient’affatto superficiale. Glen le ricorda suo figlio, quel figlio che ha perso in quel maledetto 11 settembre e al quale non ha detto tante cosa che lui ora non potrà mai più sapere.
Il pubblico, in silenziosa empatia, non può fare altro che tendere l’orecchio e ascoltare emozionato “Say It To Me”, dal precedente lavoro The Swell Season, contenuto anche nella colonna sonora di Once.
Glen Hansard la esegue solo voce e chitarra, la sua chitarra, allontanandosi dal microfono e avanzando verso la platea, come alla ricerca di un contatto più diretto con la gente. Il risultato è un forte messaggio sull’urgenza di comunicare le emozioni e di viverle, senza pensare troppo al resto.

Ancora dal nuovo lavoro, “In These Arms” e “The Moon”. Scivoliamo sempre di più in un immaginario di suoni e parole che riconosciamo. Glen Hansard continua a intrattenere il pubblico, swellseasonintroducendo quasi ogni canzone con un aneddoto più o meno divertente, da vero istrione. Ma al di là di tutto, al di là dell’indubbio “non lasciare nulla di imprevisto”, crea presto un legame diretto col pubblico, che si manifesta con lunghi e forti applausi. Marketa Irglova prende la scena e ci regala “If You Want Me”, dalla colonna sonora di Once.
Ha un voce sottile, che sembra quasi chiedere il permesso di farsi ascoltare. E proprio per questo emoziona ancora di più.
Si torna all’ultimo lavoro, con “Feeling The Pull”, per poi chiudere trionfalmente, con grande entusiasmo del pubblico, con “When Your Mind’s Made Up”. Ringraziamenti, saluti, applausi. Applausi.
Senza farsi troppo attendere – e francamente lo apprezziamo: è risaputo che anche i bis si preparano, esattamente come i concerti –, Glen e Marketa risalgono sul palco. Ecco “Falling Slowly”, brano che li ha portati al successo, e immediatamente dopo, senza soluzione di continuità, senza dare al pubblico il tempo di applaudire, “Lies”. Per chiudere – stavolta sul serio – si torna al presente, con “High Horses”, per il cui coro Hansard chiede la collaborazione del pubblico, che certo non si tira indietro.
Ancora lunghi, meritatissimi applausi.
Usciamo sentendo parlare lingue diverse: inglese, irlandese, ceco, italiano, che hanno preso il posto dell’unico universale linguaggio della musica.

Chiara Macchiarulo

Letto 1784 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:53