Il viaggiatore mentale è la prima personale di Jon Rafman. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata da Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena, apre le porte al pubblico venerdì 14 settembre 2018 nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Verità.

La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell'artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.

Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L'immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del “deep web”, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell'antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga il collasso epistemico che si è realizzato negli ultimi anni, nell'azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.

La memoria è uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui  Max Payne 3, il protagonista parla dell'intrinseca mutabilità della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realtà. Il video Remember Carthage (2013) narra la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche. Remember Carthage si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della Storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di Second Life, anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Il video Dream Journal 2016-2017, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l'archetipo della Millennial, l'altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in Internet.

All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Biografia
Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d'art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); Nine Eyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

Fondazione Fotografia Modena e Galleria Civica di Modena fanno parte – insieme al Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

 Sede Galleria Civica di Modena
Palazzina dei GiardiniCorso Cavour, 2 - Modena 
Periodo mostra 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019

www.fondazionefotografia.org/mostra/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale/

Lo CSAC dell'Università di Parma e l'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Parma, con il patrocinio di Comune di Parma e il sostegno di Fondazione MonteParma e Sequence, presentano Cinema e Architettura, rassegna cinematografica nell'ambito del progetto annuale Cinema in Abbazia, che a partire da giovedì 19 luglio al 30 ottobre porterà quattro proiezioni nel suggestivo spazio della corte dell’Abbazia di Valserena: i documentari Living Architectures, diretti da Ila Bêka e Louise Lemoine.

Living Architectures è una serie di film che racconta in modo sorprendente la vita di opere di architettura firmate da alcuni dei più celebri architetti del nostro tempo. Se l’immagine dell’architettura tende normalmente a costruire una sua rappresentazione idealizzata, perfetta e a volte sacrale, i film girati dai giovani documentaristi francesi ribaltano il punto di vista mettendo in dubbio la facile fascinazione e descrivendo anche i capolavori della contemporaneità non come infallibili monumenti ma come luoghi di vita quotidiana.

Si inizia giovedì 19 luglio con Koolhaas Houselife, primo progetto della serie che ritrae uno degli edifici più importanti dell’architettura contemporanea: il film accompagna lo spettatore nell’intimità quotidiana di una casa progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, raccontata attraverso le storie e le faccende di Guadalupe Acedo, la governante, e delle altre persone che si prendono cura dell’edificio. Pungente, divertente e commovente, concepito come un diario video personale, Il film ci porta nel cuore di uno degli sviluppi abitativi contemporanei considerato come nuovo modello di successo.

Giovedì 26 luglio si prosegue con The Infinite Happiness, dove abitando la gigantesca "8 House" costruita dall'architetto danese Bjarke Ingels nella periferia di Copenaghen, Ila Bêka e Louise Lemoine ci raccontano la loro esperienza soggettiva di vivere all'interno di questo esperimento di villaggio verticale - eletto nel 2011 «World best residential building» - dove dagli errori del passato sembra emergere il volto positivo di modelli alternativi di abitazione collettiva. Come un gioco di costruzioni, il film costruisce una raccolta di storie di vita tutte interconnesse dalla loro relazione personale con l'edificio.

Giovedì 2 agosto terzo appuntamento con Barbicania: su specifica richiesta della Art Gallery del Barbican Centre, i due registi francesi si sono stabiliti per un mese nel cuore di uno dei più importanti centri per l’arte europei, all’interno di uno degli esempi più rappresentativi di architettura brutalista. Il film, costruito come un diario personale, racconta di giorno in giorno tutto ciò che il duo ha scoperto durante il suo viaggio urbano dai piani superiori delle torri fino ai livelli sotterranei del centro. Attraverso un’emozionante galleria di ritratti, il film disegna una mappa umana intima del luogo, rivitalizzando questa rigida architettura e mettendo in discussione la tenuta di questo luogo utopico degli Anni 50.

In autunno chiuderà la rassegna Moriyama-San, documentario dedicato a una settimana nella straordinaria vita ordinaria del signor Moriyama, un'amante giapponese d'arte, architettura e musica che vive in una delle più famose architetture giapponesi contemporanee, la casa Moriyama, costruita a Tokyo nel 2005 dal vincitore del premio Pritzker Ryue Nishizawa (SANAA). Questo ultimo appuntamento sarà l’occasione anche per incontrare i due registi.

Tutte le proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in Italiano, si terranno alle ore 21.30; il costo del biglietto per ciascun film è di 5 euro, abbonamento personale a 4 proiezioni 15 euro; in caso di maltempo la proiezione sarà rinviata.

Aspettando la proiezioni sarà possibile visitare le mostre dello CSAC fino alle 19 al prezzo convenzionato di 5 euro e fare un aperitivo con buffet alla Locanda Abbazia al prezzo di 10 euro.

Programma:

Giovedì 19 luglio 2018, ore 21.30
KOOLHAAS HOUSELIFE
di Ila Bêka & Louise Lemoîne — Francia, 2008, 58’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 26 luglio 2018, ore 21.30
THE INFINITE HAPPINESS
di Ila Bêka & Louise Lemoîne– Francia 2015 85’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 2 agosto 2018, ore 21.30
BARBICANIA
di Ila Bêka & Louise Lemoîne— Francia, 2014, 90’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Martedì 30 ottobre 2018 (data da confermare)
proiezione e incontro con gli autori Ila Bêka e Louise Lemoine
MORIYAMA - SAN
di Ila Bêka, Louise Lemoîne — Francia, 2017, 63’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

 

Villa Ada – Roma incontra il mondo arriva alla sua XXV edizione. In questi anni sul palco si sono esibiti più di 100 artisti ogni anno, facendo di questo Festival uno dei più grandi eventi dell’estate romana. Il tema scelto per questa edizione esprime un concetto contrastante che rimanda all’analogo rapporto dei romani con la loro città, da cui il titolo “T’ho amato sempre, non t’ho amato mai” in cui si richiama anche un verso di Fabrizio De André, per omaggiare il cantautore nel ventennale della sua morte.

Dopo anni di assenza dalle scene musicali, Noyz Narcos (NELLA FOTO) torna più entusiasta che mai nel presentare al suo pubblico il suo ultimo album, “Enemy”, realizzato con imigliori producers della scena odierna: da Night Skinny a Sine, passando per le produzioni di Parix e David Ice, fino a Boss Doms e st Luca Spanish.

Noyz Narcos passa il testimone a Giancane (nella foto) sabato 16 giugno. Componente del celebre gruppo romano “Il Muro del Canto”, Giancane è un cantautore dal grande senso dell’umorismo. Con il suo ultimo album, “Ansia e Disagio”, conquista gli ascoltatori con le sue osservazioni pungenti, un acuto senso ironico e una profonda curiosità nei confronti degli stati ansiosi, propri o altrui. Senza dismettere la vocazione folk’n’roll e country-neomelodica che l’hanno reso celebre, l'artista inaugura una nuova stagione compositiva, inventando una nuova grammatica cantautorale di chiara provocazione e vocazione popolare, adatta a qualsiasi età. Il disco è stato anticipato dal video di “DISAGIO” e quello di “LIMONE”, prodotto da Chef Rubio. Il 4 maggio è uscito “Ipocondria” (Giancane feat. Rancore), il primo video musicale interamente disegnato dal fumettista Zerocalcare (

).

Oltre ai numerosi concerti, le rive del laghetto ospitano come ogni anno un programma culturale variegato e multidisciplinare, accessibile a tutti e in una convinta logica no profit. Si ripete l'esperienza vincente del D’Ada Park, l’area del Festival ad accesso gratuito che ospiterà concerti, dibattiti, incontri, presentazioni di libri, esposizioni artistiche, proiezioni cinematografiche, corsi di formazione e laboratori per bambini. 

Sul palco del D’Ada Park a inaugurare il festival venerdì 15 giugno ci pensa il collettivo romano King Kong Posse con il format Welcome to the Jungle, che trascinerà il pubblico nella giungla musicale dell'Hip Hop. Sabato 16 giugno, la poliedrica Silvia Sicks aka Tunonna, musicista, illustratrice e fumettista arriva con il suo ultimo disco “Buono”, mischiando sapientemente grunge e burocrazia romana, amore e denim, peroni e parenti. After party targato Borghetta Stile. Da sempre punto di riferimento della scena romana, è uno tra i party più eccentrici e non convenzionali della città, un viaggio nel tempo accompagnato dai più grandi successi pop e dance anni’90. In programma domenica 17 giugno il dj set di Beat Soup, duo artistico formato da Nario (Bros) e Luca (Tonnoalnaturale), entrambi appassionati di beats e hip hop. Le loro "zuppe" sono selezioni jazzy-soulfull con un tocco di boombap d'annata e chill trap che grazie a un sound inconfondibile li ha fatti diventare un punto di riferimento nella scena del beatmaking.Villa Ada – Roma incontra il mondo è un evento dell’estate romana, sotto la guida di Dada srl e ARCI Roma.

Anche quest’anno, quindi, nel suggestivo scenario di Villa Ada dal 14 giugno al 10 agosto dalle ore 21.30 a 00.30 si alterneranno numerosi e famosi artisti sul main stage (area a pagamento):

15 GIUGNO NOYZ NARCOS (SOLD OUT)

16 GIUGNO GIANCANE

17 GIUGNO NOYZ NARCOS

19 GIUGNO GUIDO CATALANO + DENTE

20 GIUGNO #WITHREFUGEES LIVE CON BOMBINO + SANDRO JOYEUX + AWA LY

21 GIUGNO MOKADELIC

22 GIUGNO JOE VICTOR

23 GIUGNO FRAH QUINTALE

24 GIUGNO ASCANIO CELESTINI + GIOVANNA MARINI

26 GIUGNO MUSICA NUDA

28 GIUGNO CARO FABER. ROMA CANTA DE ANDRÈ

29 GIUGNO MINISTRI + SPIRITUAL FRONT

30 GIUGNO COLAPESCE + ANDREA LASZLO DE SIMONE

3 LUGLIO GALEFFI + MOX

4 LUGLIO GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

5 LUGLIO WILLIE PEYOTE

7 LUGLIO IL MURO DEL CANTO

9 LUGLIO GIOVANNI LINDO FERRETTI

10 LUGLIO PINGUINI TATTICI NUCLEARI

11 LUGLIO REVEREND HORTON HEAT – PSYCHOBILLY ROME HOLY DAY FEST

12 LUGLIO BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

13 LUGLIO WASHED OUT

14 LUGLIO CHINESE MAN

15 LUGLIO CALIBRO 35

17 LUGLIO LITTLE STEVEN AND THE DISCIPLES OF SOUL

18 LUGLIO DOBET GNAHORÈ (NELSON MANDELA INTERNATIONAL DAY)

19 LUGLIO GOGOL BORDELLO

20 LUGLIO MEZZOSANGUE

22 LUGLIO NEW YORK SKA JAZZ ENSEMBLE + SHOTS IN THE DARK

23 LUGLIO KRUDER & DORFMEISTER

24 LUGLIO GORAN BREGOVIC

25 LUGLIO NITRO

26 LUGLIO ORCHESTRACCIA

28 LUGLIO TEDUA

31 LUGLIO HUUN HUUR TU

1 AGOSTO MINISTRY

2 AGOSTO STEFANO SALETTI e BANDA IKONA

3 AGOSTO IOSONOUNCANE + PAOLO ANGELI

 

VILLA ADA
via di Ponte Salario 28 – Roma

www.villaada.org

https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/

https://www.instagram.com/villaadafest

Dal 7 al 10 Giugno 2018 arte, musica, storia, cultura e creatività animano anche ques'anno un piccolo borgo del Molise, Civitacampomarano.
Parliamo della terza edizione del “CVTà – Street Fest”, il festival che è diventato oramai un appuntamento fisso e che nell’edizione di quest’anno vedrà il susseguirsi di molteplici eventi ed iniziative legate all’arte di strada.

CVTà Street Fest, il festival che ridisegna lo spazio urbano di un borgo molisano antico, Civitacampomarano (CB), nel centro storico – esterno e interno – del paese. Un ricco calendario che prevede la realizzazione delle opere in live painting sui muri, la possibilità di partecipare a diverse iniziative come tour dei murales, concerti, workshop e degustazione delle specialità locali.

Artefice innovativa della manifestazione Alice Pasquini, la più nota e coraggiosa street artist italiana che ha scelto la strada per esprimere la sua creatività con oltre 2000 murales realizzati in tutto il mondo. Sarà lei a dirigere la squadra dei giovani talenti all’opera con interventi “live” di arte permanente che rispondono quest’anno ai nomi di 2501, ricercatore di spazi vuoti che giocano sull’equilibrio tra negativo, Alberonero, il cui minimalismo riduce il linguaggio visivo all’osso, MP5, che utilizza su diverse piattaforme un tipico linguaggio “blanc et noir” e Brus, dall’arte multiforme che spazia, con vari tools del mestiere, dai graffiti alla calligrafia.
Negli spazi più inconsueti anche la musica sarà protagonista con un cartellone poliedrico e interattivo che prevede le esibizioni di Senza Guinzaglio, gruppo molisano di rap/R&B che ha realizzato la colonna sonora "Help Civita" durante CVTà Street Fest 2017, DJ Gruff, pioniere della scena hip-hop italiana, Anywave con un sound “ambient acid" e i Tetes de Bois, collettivo artistico romano tra canzone d’autore, folk, poesia, rock, che suonerà in acustico.

Confermata anche la presenza di Chef Rubio, in qualità di video-reporter speciale con la mostra itinerante "Baciamo le Mano", realizzata insieme alla fotografa Alessia Di Risio, tributo a tutti gli artisti nazionali e internazionali, artigiani e abitanti di Civitacamporano, che vedrà esposti foto-manifesti con ritratti dei protagonisti delle edizioni del Cvtà Street Fest, colti nelle loro attività creative e artistiche. La mostra, esposta anche negli spazi del Castello Angioino del paese, si concentrerà sulle "Mani", rappresentazione tangibile dell’efficienza e necessaria operosità per la sopravvivenza, da sempre abili nel creare e distruggere e strumenti di arricchimento plastico ed espressivo di ogni materia e superficie.

Saranno invece Never 2501 e Martino Coffa (collettivo Recipient) a proporre l’installazione LA MACCHINA, una performance interattiva audio-video col pubblico atto a stimolare la creatività in duetti live improvvisati in real time con musica suonata con euro rak: un’autentica sfida alle idee preconcette sull'estetica della street art, che mira ad introdurre nuovi elementi di casualità e improvvisazione nell’Opera d'Arte.

Il grande schermo sarà presente, in collaborazione con Molise Cinema, con la proiezione, nel cortile del fossato del Castello, del docu-film "Visages, Villages", di Agnes Varda e JR, un viaggio ironico e affascinante nei piccoli centri della Francia che riprendono a vivere proprio grazie all'energia creativa degli artisti.

A comunicare le tradizioni artigianali autoctone ci penseranno gli stessi abitanti del luogo con due workshop organizzati dalle signore civitesi nella propria abitazione: il primo sarà dedicato ai cavatelli, la pasta tipica di Civitacampomarano, attraverso una food experience che va dalla storia degli ingredienti alla preparazione delle ricette insieme ai partecipanti (max 12 persone); il secondo riguarda invece l’arte del merletto e prevede un laboratorio di circa un'ora per iniziare ad imparare il vecchio mestiere di pizzo (max 6 persone).
Ogni mattina, inoltre, è previsto un tour di circa 90 minuti alla scoperta di Civitacampomarano e dei suoi tesori d'arte: a fare da cicerone saranno gli studenti delle scuole superiori del territorio. Durante la realizzazione delle opere si potrà partecipare a diverse iniziative come tour dei muri, concerti, workshop e, come nella precedente edizione, si potranno degustare le specialità locali durante l’evento dedicato allo Street Food.
Evento gourmet anche quello offerto dagli stessi cittadini che in un pomeriggio dedicato allo street food metteranno a disposizione dei convenuti le loro prelibatezze più tipiche: dal riso con il latte (ris cu latt) alla pizza di granoturco con i cavoli (pizz e fogl), le scrippelle (scr'pell'), il pane indorato e fritto (pan 'nrat) e i ceci (i cic).

 

 

 

Dal 1 giugno al 28 ottobre il Maxxi ospita la mostra con le opere dei giovani artisti Talia Chetrit, Invernomuto e Diego Marcon, finalisti dell’edizione 2018 del MAXXI BVLGARI PRIZE. 
Scelti da una giuria internazionale composta da David Elliott curatore indipendente, Yuko Hasegawa Direttore artistico del MOT di Tokyo, Hans Ulrich Obrist Direttore Artistico della Serpentine Galleries di Londra, Hou Hanru Direttore artistico del MAXXI e Bartolomeo Pietromarchi Direttore del MAXXI Arte per la loro “consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo e la capacità di espandere i confini del linguaggio artistico”, i finalisti giungono dunque alla prova della mostra cura di Giulia Ferracci: sulla base delle opere esposte, il prossimo 13 ottobre 2018 la stessa giuria sceglierà e annuncerà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della Collezione MAXXI.
L’incontro tra il MAXXI, il primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea, e Bvlgari, era già avvenuto nel 2014, in occasione della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, di cui la maison era main partner. Con il MAXXI BVLGARI PRIZE questa partnership - basata su valori comuni quali memoria, innovazione, passione, creatività e sperimentazione e sulla consapevolezza dell’importanza del sostegno alla cultura e del ruolo strategico dell’alleanza pubblico/privato - si consolida. Perché, condividono Giovanna Melandri e Jean Christophe Babin “sostenere i giovani talenti significa investire sulla creatività del nostro tempo e sul nostro futuro”.

Dice Giovanna Melandri: “Sono particolarmente lieta di questa mostra, per diverse ragioni. Il Premio rappresenta il nucleo fondante della collezione pubblica permanente del MAXXI, “cuore pulsante” del museo. Grazie al Premio, sono entrate in collezione opere di Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri. Oggi, grazie alla prestigiosa partnership con Bvlgari, che ancora una volta ringrazio, il Premio diventa più grande e importante per noi. Con Bvlgari, emblema di creatività e qualità italiane, abbiamo avviato una collaborazione di sei anni: un’alleanza strategica tra pubblico e privato per la cultura e per la giovane arte. Più volte ho definito il MAXXI “laboratorio di futuro” e questa mostra rispecchia appieno questa idea: i tre giovani finalisti, cui faccio i complimenti, rileggono, interpretano e ci aiutano a capire attraverso la loro ricerca artistica questo nostro tempo così complesso”.

Commenta Jean Christophe Babin: “Siamo giunti alla prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, un progetto in cui tutti gli artisti selezionati hanno realizzato opere che stimolano una profonda riflessione sulla realtà attuale attraverso una creatività originale ed audace, fuori dagli schemi. Questa stessa tensione alla sperimentazione è da sempre una parte importante del DNA di Bvlgari. Siamo fieri di poter dare il nostro contributo allo sviluppo dell’arte contemporanea arricchendo la collezione permanente di un Museo come il MAXXI, punto di riferimento a livello internazionale e per la vita culturale della città di Roma. Questo Premio rappresenta un auspicio importante, poiché sostenere i giovani artisti emergenti significa investire in un futuro fatto di idee, talento e passione”.

LA MOSTRA
Nella Galleria 4 del museo, la mostra è allestita in un percorso fluido, una vera e propria immersione nell’universo artistico dei tre finalisti che propongono qui progetti inediti o di recente produzione che restituiscono le tante suggestioni del loro lavoro.

Il percorso si apre con Invernomuto (Simone Bertuzzi, Piacenza 1983 e Simone Trabucchi, Piacenza 1982, vivono a Milano), scelto per “la ricerca su questioni sociali e politiche globali attuata tramite l’utilizzo sapiente di un immaginario influenzato da culture pop e dalla sottocultura, capace di rendere il suo lavoro personale e sincero”.

Il duo di artisti presenta un’opera nuova e complessa composta da un film, un’installazione sonora, una scultura e un profumo, in quella commistione di linguaggi diversi che caratterizza la loro ricerca artistica. Un ambiente avvolto nella penombra ha come punto focale un grande schermo sagomato sul quale viene proiettato in loop il film Calendoola: SURUS. Nel film si alternano immagini dal sapore antico, come il lento incedere di un elefante che sembra evocare il mito di Annibale, con altre girate sulla spiaggia di Sabaudia, dove si aggira un gruppo di figure inquietanti, simili a zombie. Immagini surreali cui fanno da sfondo una traccia audio con suoni in alta e bassa frequenza e una fragranza diffusa di sapore orientale. Completa l’installazione la scultura Z0α, realizzata applicando materia plastica su un’opera originale di Mimmo Rotella, Replicante del 1990. Questo lavoro, alternando elementi storici e contemporanei, evoca una riflessione sulle diverse velocità della storia e sulle eredità colonialiste del mondo occidentale.

La mostra prosegue con Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985, vive a Milano), scelto “per aver adottato un approccio originale e poetico alla sperimentazione audiovisiva e all’uso dei generi cinematografici e per la rilettura critica di siti storici”.

Marcon presenta un nuovo lavoro, Ludwig, un video proiettato a tutta parete realizzato con la tecnica CGI (computer-generated imagery), utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, in televisione, nella pubblicità e nei videogiochi di simulazione. Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che poi scopriremo essere quello di una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma, il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop. L’implacabile reiterazione della scena genera un’atmosfera claustrofobica e ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, interpretata dal Coro di voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Questo lavoro approfondisce la sperimentazione di Marcon sull’immagine e la potenza evocativa di ciò che non è immediatamente visibile.

Conclude il percorso il progetto Amateur  di Talia Chetrit  (Washington D.C. 1982, vive a New York) scelta per “la sua capacità di reinventare l’uso della fotografia combinando linguaggi tradizionali e contemporanei nella sua interpretazione del rapporto tra corpo, sguardo e identità” (qui un'opera del progetto).

L’artista, che vive e lavora a New York, presenta un corpus di oltre 20 fotografie della sua produzione recente insieme a immagini provenienti dal suo archivio personale e un video di cui sono protagonisti i suoi genitori. Esplorando temi quali la spontaneità del soggetto di fronte al mezzo fotografico e il confine tra sfera pubblica e privata, Chetrit è spesso protagonista delle sue fotografie, come pure il partner, le amiche, i familiari, in un racconto sui misteri del corpo, l’intimità, l’adolescenza, la sessualità. L’immagine dei suoi genitori sulla spiaggia si alterna a ritratti e autoritratti intimi, a volte spiccatamente espliciti ed erotici, in cui utilizza il proprio corpo per minare le convenzioni dell’autoritratto e i suoi meccanismi di controllo. Chetrit mette in campo una complessa teatralità che esplora i confini tra il soggetto e lo spettatore, la vulnerabilità e l’esibizione.

Il MAXXI BVLGARI Prize è un importante progetto per il sostegno e la promozione dei giovani artisti. Nasce in continuità con il Premio MAXXI, nucleo fondante della collezione del museo e trampolino di lancio per tanti giovani talenti (come Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri) e ne rappresenta l’evoluzione. Grazie alla straordinaria partnership con Bvlgari, oggi il Premio si rinnova, cresce, allarga i propri orizzonti, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare non più solo artisti di nazionalità italiana, ma anche artisti stranieri che abbiano prodotto negli ultimi due anni un nuovo progetto in Italia nell’ambito di istituzioni pubbliche e realtà private.

In occasione del primo compleanno di IndiePanchine, evento che si tiene sabato 19 a Largo Venue, abbiamo intervistato Daniele Fasanella, organizzatore ed ideatore del format.

Ciao Daniele, tu sei il direttore artistico dell'evento IndiePanchine. Come vi è venuta questa idea?

Si, io mi occupo della direzione artistica e del management del gruppo. Nello staff siamo in sei, oltre me ci sono Leonardo che si occupa della produzione, Virginia della comunicazione, Paolo foto e video, Dario e Rocco che gestiscono la Radio.

Un anno fa hanno proposto a me e Leonardo di fare una piccola serata in una location vicino Termini, facevamo entrambi i PR in discoteca, io avevo molti amici che suonavano e lui faceva il fonico, da lì è nato il format. IndiePanchine è un gioco di parole, richiama una canzone di un noto gruppo rap romano ''Truce Klan - In the panchine'', noi però ci occupiamo di musica emergente (Indie), quindi ho proposto questo nome che è piaciuto subito a tutti. Poi abbiamo inserito il programma radio ed iniziato a fare video interviste che promuoviamo attraverso i nostri canali social.

Come è strutturato l'evento?

Il 19 maggio festeggiamo un anno del nostro format, ci spostiamo a Largo Venue, una location davvero bella, con tanto di giardino.
La serata inizia alle 21:30 con un contest. Nella prima parte si esibiscono sulla panchina 6 tra gli artisti più bravi che abbiamo avuto il piacere di ospitare ai nostri eventi durante l'anno: KiesAM-OKMontalcinoStradeMartiriDanesh. A votare sarà il pubblico presente ed al vincitore produrremo un video-clip musicale.
Il tutto è presentato e mandato in onda dai nostri speakers di  Radio-Kaos.

A seguire abbiamo chiamato per il concerto I miei migliori complimenti ed i Polar Station. Per finire ci sono due djset con Radio Sonica ed Indiesagio .
Ci saranno anche delle sorprese. 

Dicci qualcosa in più sugli artisti. 
Io sono di parte, ma gli artisti sono veramente tutti bravi. I primi sei sono musicisti emergenti, per il contest si esibiscono in acustico e suonano due pezzi a testa.
I miei migliori complimenti è la guest della serata, un ragazzo di Milano che viene per la prima volta a suonare a Roma, fa un genere tra l'indie ed il rap e ha da poco fatto uscire il suo ultimo singolo Inter-Cagliari raggiungendo più di 55.000 ascolti su Spotify in due settimane.
Polar Station (nella foto) non sono da meno, una formazione elettro-pop che ha aperto poco fa il concerto dei Pop X all'Urban di Perugia, il loro ultimo album spaziale si chiama Lowlands.

E cosa rende originale questo format?
La nostra caratteristica principale è una panchina, sulla quale suonano i musicisti, che puntualmente ci dobbiamo incollare per portare da un locale all'altro, forse era meglio ''indiesedia''. L'idea è quella di ricreare un'atmosfera di intimità ma allo stesso tempo underground, come quando un nostro amico suona al parchetto sotto casa. Però il nostro obiettivo principale è quello di dare maggior visibilità ai musicisti, perché ce ne sono davvero tanti bravi, specialmente a Roma, che però non riescono dare molta visibilità alle loro canzoni e noi attraverso live, radio, video-clip ed interviste ci proviamo.

Giunto alla sua ottava edizione, dal 3 maggio al 10 giugno 2018 torna il Festival Inventaria - La festa del teatro off. Il Festival è organizzato da artisti per artisti e si è affermato come l'evento di chiusura della stagione teatrale capitolina mantenendo il proprio focus sulla drammaturgia contemporanea e sulla pluralità dei linguaggi ospitati. 
Quest'anno Inventaria avrà luogo nei quattro principali teatri off di tre diversi quartieri della Capitale: Teatro Argot Studio e Teatro Trastevere (Trastevere), Carrozzerie n.o.t. (Ostiense) e Studio Uno (Torpignattara) e si articolerà in quattro sezioni di concorso (Spettacoli, Monologhi/Performance, Corti teatrali e la nuova sezione Demo dedicata agli studi e ai progetti in itinere) e una fuori concorso
Ventuno le proposte in concorso selezionate tra le oltre 400 candidature pervenute da tutta Italia e dall'estero, per offrire un ventaglio quanto più ampio possibile della scena teatrale off per linguaggi e generi (nella foto TERRA DI ROSA - vite di Rosa Balestrieri - prima romana di Tiziana Francesca Vaccaro, in scena  il 30 maggio al Teatro Studio Uno)
In aggiunta, cinque proposte fuori concorso: due spettacoli ospiti, il ritorno dello spettacolo vincitore dell'edizione 2017 e la presentazione dei due spettacoli tratti dai testi vincitori ex aequo del Premio di drammaturgia DCQ-Giuliano 2016. 
Il Festival, organizzato dalla compagnia DoveComeQuando, è interamente autofinanziato, formula accorta che ha consentito alla manifestazione di passare dalle 6 compagnie della prima edizione alle 25 di quella attuale e da 1 a 5 sezioni. 
Il trend espansivo è confermato anche dall'arricchimento del parco premi: 25 date complessive in palio (oltre a premi di altra natura) rese possibili dai tanti teatri partner. 
A proposito di trend positivo, così dice Pietro Dattola, direttore artistico del Festival: "L'anno scorso, dopo la chiusura a stagione in corso del Teatro dell'Orologio che avrebbe dovuto ospitarci, abbiamo triplicato gli sforzi per reinventare Inventaria portando il festival in tre quartieri diversi, e ci siamo riusciti grazie anche a Teatro Argot Studio, Carrozzerie n.o.t. e Teatro Studio Uno, che ci hanno accolti a braccia aperte. Visto l'eccezionale riscontro, la formula è stata confermata e, com'è nel nostro DNA, ampliata, coinvolgendo anche il Teatro Trastevere e moltiplicando il numero di teatri ed enti partner in tutta Italia per ampliare e rendere più interessante il parco premi." 

PER INFO SUL CARTELLONE
http://www.dovecomequando.net/Inventaria2018spettacoli.htm

Torna anche quest’anno Open House Roma, la manifestazione internazionale che apre a tutti e gratuitamente le porte di edifici pubblici e privati, siti architettonicamente interessanti e luoghi sconosciuti della capitale. La durata dell’evento è purtroppo un solo weekend, 12 e 13 maggio, perciò bisognerà scegliere con attenzione le strutture da visitare e non sarà facile visto il numero elevato e la bellezza. 

In questa settima edizione, OHR celebra il Fattore Umano, un tributo ai proprietari, ai progettisti, agli abitanti, ai restauratori, ai nostri volontari, a tutte le persone che amano la città e se ne prendono cura giorno per giorno e senza i quali la bellezza dei luoghi che verranno aperti e scoperti.

Nell’elenco, ben 276, vi sono sia edifici storici che edifici moderni e contemporanei. Il programma è suddiviso in 5 aree tematiche: città della conoscenza, attraversare la storia, architettura del quotidiano, abitare, factory e produzione creativa.

Le visite guidate, gratuite, saranno effettuate dai progettisti stessi, da studenti universitari e dai cultori della materia. La manifestazione infatti può contare sulla presenza di 500 volontari oltre che sulla collaborazione di Istituzioni, imprese ed enti del settore terziario. Tra le novità di quest’anno, aperte per la prima volta, si potrà scegliere di visitare tra i “castelli idraulici” della Fontana di Trevi e del Fontanone dell'Acqua Paola, gli scavi archeologici “Città del Sole”, i “Castra Praetoria” della Biblioteca Nazionale, la “Royal Netherlands Institute in Rome”, la galleria d’arte “Contemporary Cluster” all’interno di Palazzo Cavallerini Lazzaroni. Inoltre sarà visitabile anche la Chiocciola di Villa Medici (nella foto), un pozzo cilindrico profondo 25 metri, all'interno del quale è stata costruita una scala a chiocciola in muratura che raggiunge direttamente la grotta dell’antico acquedotto Vergine.

Tanti i luoghi e le iniziative collaterali. Per prenotarsi alle visite e per avere maggiori informazioni consultare il sito:

https://www.openhouseroma.org/

“Heritage - il Patrimonio” è il tema centrale di Outdoor Festival 2018 che animerà quest’anno il Mattatoio Testaccio dal 14 aprile al 12 maggio. 
L'edizione 2018 porta lo spettatore al centro della mostra, al centro dell'esperienza artistica e lo rende protagonista. A differenza delle precedenti edizioni nelle quali lo spettatore era invitato a scoprire luoghi inediti e le opere in essi contenute, quest'anno l'idea di fruizione della mostra si rinnova, si trasforma e mette in atto una piccola grande rivoluzione: non più tanti spazi che contengono ognuno un'opera ma un unico grande spazio con al suo interno tante opere. Outdoor non è più solo un festival di street art, oggi è il festival dei linguaggi contemporanei che sono potenzialmente il Patrimonio di domani. Outdoor è il festival della città di Roma, la casa del nostro Heritage metropolitano.
In questa edizione il festival propone un’offerta eterogenea che si articola in varie sezioni: Arte, Musica, Televisione, alle quali si aggiungono le aree dedicate alle Conferenze e al Mercato dei makers contemporanei. Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, Outdoor e le sue tante discipline artistiche in programma indagheranno il tema ponendo interrogativi a tutti voi che sarete parte di questo grande evento: cosa rappresenta il patrimonio oggi? Quali culture sono oggi considerate come patrimonio nella nostra società? Quale patrimonio stiamo costruendo e quale trasmetteremo alle future generazioni?
Diverse le aree tematiche: ARTE, un percorso artistico nuovo, coinvolgente, diverso. L'edizione 2018 porta lo spettatore al centro della mostra, al centro dell'esperienza artistica e lo rende protagonista.
Il primo percorso, Disobedience, riunisce artisti di diverse generazioni che, dal 1968 fino ad oggi: i tedeschi Berlin Kidz, gli italiani Biancoshock e Paolo Buggiani, il francese Mathieu Tremblin e la portoghese Wasted Rita.In arte, come in strada, esiste una scuola della disobbedienza. È un filo continuo che lega artisti di generazioni diverse che, dal 1968 fino ad oggi, incarnano altrettanti modi di lottare e sognare un mondo che non riproduca gli errori del passato. La disobbedienza è la ricerca di una discontinuità nel racconto storico.
Il secondo percorso, Lighspeed, attiva un movimento istantaneo attraverso gli interventi dell'inglese Kid Acne, degli italiani Motorefisico e Quiet Ensemble a cui si aggiunge il romano UNO.
Il terzo percorso, Retromania, quando i prodotti di massa diventano icone. Il newyorkese Ricky Powell e la collezione "I Love Tokyo" di Fabrizio Efrati ce ne offriranno una particolare visione.In una società industriale, si restituisce un'aura a degli oggetti prodotti su larga scala per le masse, per includerli in un racconto storico normalmente riservato a quelle produzioni uniche ed irripetibili destinate alle élites. 
Il quarto percorso, Total Recall, un' immersione visiva in un mix di pop, ironia e nostalgia porta in scena il cinese Tony Cheung, il romano Leonardo Crudi, la parigina Madame, lo spagnolo Sam 3. il canadese Scorpion Dagger e l'italiano Rub Kandy (Mimmo Rubino).Nel suo significato letterale riporta al "richiamare", al "riferirsi a” modalità con la quale ci interfacciamo con il passato. 
Per la sezione MUSICA, tra gli ospiti ci sono i Booka Shade, Anja Schneider, Digitalism, Purple Disco Machine, Cut Killer; lo Studio 1 della Factory-Pelanda sarà trasformato infatti in un temporary club dove diversi artisti saranno chiamati a trasformare onde sonore in rappresentazioni artistiche nella musica e nel corpo, una line up che proverà ad esplorare l'heritage europeo della musica elettronica contemporanea in un viaggio che andrà dalla techno all'house, dalla disco all'hip hop e trap.

CONFERENZE: tutti i venerdì dalle 20.00 alle 23.00 Outdoor Festival ospiterà un ciclo di conferenze che racconteranno i “Nuovi Linguaggi”. Attraverso i talk si indagheranno tutti gli aspetti del patrimonio culturale e del linguaggio, analizzando la loro evoluzione attraverso le testimonianze di ospiti provenienti da ambiti ed estrazioni apparentemente molto distanti.

TELEVISIONE, appuntamenti domenicali dalle 15.00 alle 21.00, con la storia della Rai e i suoi programmi più importanti che hanno contribuito a formare la nostra società contemporanea, suddivisi tra nazionalpopolare e approfondimenti specifici con l’intento di mostrare una parte della storia nazionale, per restituirla sia ad un pubblico che ha visto “in diretta” quei programmi sia alla generazione successiva.

E non poteva mancare l'appuntamento con gli artisti dell'artigianato, un appuntamento settimanale con una edizione speciale di Wave Market, design, urban, editoria e illustrazione. Ogni evento vedrà l’artigianato accompagnato da una selezione di progetti appartenenti ad una delle nuove categorie espositive.

E’ la festa della Terra, per conoscerla, preservarla, valorizzarla, amarla. In occasione dell’ EARTH DAY, la Terrazza del Pincio e il Galoppatoio di Villa Borghese saranno i luoghi scelti quest’anno per il Villaggio della Terra. Dal 21 al 25 aprile Roma dà il suo contributo alla manifestazione ambientale più partecipata d'Italia con 5 giorni di sport, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori didattici, attività per bambini e buon cibo.

Il Palco del Pincio, attivo dalla mattina alla sera, si animerà con imperdibili artisti, emergenti e noti, tutti uniti per la salvaguardia della Terra. Tra questi gli street artist Maupal e Moby Dick.
Moby Dick, apprezzato street artist romano sarà al Villaggio il 21 e 22 aprile e realizzerà un murale lavorando sulla terrazza del Pincio per due giorni in modo che i visitatori del Villaggio possano vedere l'opera prendere forma. Il murale, ispirato alle parole che Papa Francesco pronunciò al Villaggio per la Terra 2016: "Trasformate i deserti in foreste", sarà dedicato alla Giornata della Terra del 22 aprile. Moby Dick donerà l'opera al Villaggio a lavoro finito, con una cerimonia di inaugurazione che farà da prologo al Concerto per la Terra 2018.

Inoltre, in collaborazione con MarteLive, saranno ospiti i ragazzi del giornale satirico di false notizie Lercio e gli Youtubers I Sansoni e i circensi del Circo per la Terra.

Trait d’union per le cinque giornate Max Paiella, che con la sua simpatia ci guiderà nel percorso di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta.

Sabato 21 aprile – L’evento clou del Compleanno di Roma – che si festeggerà fino al 22 sera - sarà la “Notte dei Desideri: a partire dalle 23.30, il cielo della città verrà decorato da 2771 palloncini ecologici e biodegradabili, che celebreranno il Compleanno di Roma. Nell’attesa, un grande varietà con ospiti, insieme al rapper Piotta e all’attore Antonio Giuliani e molti altri.  Lo spettacolo di #Eterna2771 inizia già alle 14 con The Reggae Circus di Adriano Bono, gli Audiomagazine, il djset di Pressapochismo.

Domenica 22 aprile - Dalle 19.30 l’imperdibile appuntamento di Earth Day Italia con il Concerto per la Terra: sul grande palco si esibiranno le cantanti Elodie e Chiara Galiazzo, il rapper romano Briga e la Social Band di Radio due con Frances Alina Ascione e la grande simpatia dell’attore Andrea Perroni. Prima del concerto, dalle 14 alle 18, #Eterna2771 - Compleanno di Roma animerà il Villaggio per la Terra con le performances live sulle Vespe Piaggio degli street artist. Sempre il 22 aprile una sfilata per la terra in segno di rinascita, a cura dello stilista Gianfranco Venturi, vedrà protagoniste le donne che lottano o che hanno lottato contro il tumore al seno.

Lunedì 23 aprile – In occasione della giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, verranno presentati tanti libri tra cui “Terra Viva” a cura della Fondazione Bellonci - da sempre impegnata nell’organizzazione del Premio Strega - e il libro “Every child is my child”, edito da Salani, è il racconto di 33 protagonisti del mondo dello spettacolo italiano di episodi di spensieratezza legati a ricordi della loro infanzia, per raccogliere fondi da devolvere alla Onlus “Insieme si può fare” e ricostruire un centro educativo e rieducativo elementare – la Plaster School – per i bambini profughi al confine tra Siria e Turchia. Sempre il 23 aprile, le esibizioni di Marla Green, Luca coi BaffiMike PrioreMarco GrecoRoberto CasalinoMatteo Costanzo, della band Lace Black e dei Tamurakafka, della cartoon band I Cavalieri dello Zodiaco, della Nazionale Italiana Jazzisti Onlus con Max Paiella e I-Rabbits oltre che quella a cura di Expo dei Popoli, che porteranno in anteprima sul palco danza e musica di tutto il mondo.

Martedì 24 aprile - Dalle 17.30 alle 19.30 verrà creata un’Area Sanremo, organizzato con il contributo tecnico del CONOU (Consorzio Oli Minerali Usati) main partner della manifestazione: con la conduzione di Paola Delli Colli, alcuni giovani artisti - che parteciperanno al prossimo Sanremo Giovani - si cimenteranno in una competizione e saranno valutati da una giuria d’eccezione composta dal giornalista e critico musicale Dario Salvatori, dal musicista e compositore Adriano Pennino, dal discografico de Il Volo Danilo Ciotti, dall’artista Elio Cipri e dal manager di Gigi D’Alessio Pierluigi Germini. A conclusione del game show, l’esibizione dei cantanti dell’ultima edizione di Sanremo Giovani Alice Caioli e Leonardo Monteiro, il cantautore Luca Vittozzi, il rapper Laioung, gli esordienti BacànLeonardo Gallato, quelle della Rino Gaetano band, riunita per festeggiare i 40 anni della celebre canzone "Gianna" e, ancora, le esibizioni della Federazione Italiana Danza Sportiva.

Mercoledì 25 aprile - Il gran finale, con Margherita PrincipiGiulia Militello, La SceltaIronic band - tribute band ufficiale di Alanis Morissette in Italia -  e, a seguire, Tony Esposito darà vita all'Earth Band - i ritmi della terra - e ospiterà Enrico Capuano e Tamurriata Rock, il rapper Clementino e il cantante Jean Michel Byron.

“StraVolti” è la nuova mostra personale di Marion Peck che la Dorothy Circus Gallery propone al suo affezionato pubblico, ai tanti appassionati del genere e ai curiosi, nella splendida cornice di via dei Pettinari a Roma, da sabato 21 aprile.
Marion Peck è tra le artiste più riconosciute e seguite del pop surrealismo a livello mondiale e torna a Roma dopo dieci anni per esporre una serie ritratti profondamente ispirati alla tradizione artistica e culturale europea.

In mostra 11 originalissimi ritratti ad olio su tavola, dei surreal portraits in cui è protagonista una speciale tecnica pittorica classica affiancata dalla modernità e dal contemporaneo. Per l’occasione verrà anche esposta eccezionalmente l’opera The Actors, capolavoro dell’artista che celebra la cultura classica greco-romana, investigando sia gli aspetti simbolici che quelli psicologici della figura storica e metaforica dell’attore.

Come si può già notare dai riferimenti all’arte di Picasso, così come ai ritratti distorti di Francis Bacon, Marion Peck analizza sobriamente la psicologia dei suoi personaggi, inducendo quindi gli spettatori a fare lo stesso. L’approccio pittorico di Marion Peck è infatti fortemente psicologico.

Dalla sperimentazione cubista e dall’interpretazione dei piani prospettici attraverso l’arte moderna, Marion Peck elabora una sequenza di personaggi di diverse età, provenienti da epoche diverse, rappresentati su uno sfondo neutrale, senza alcuna indicazione delle loro identità sociali e del loro passato. I soggetti dipinti sembrano infatti emergere dai quadri in uno spazio a-temporale, misterioso e affascinante. Attraverso l’uso di una sublime tecnica pittorica che adorna le forme più strane e distorte, Peck riesce a mettere in luce l’eleganza e la perfezione dei suoi volti stravolti, che impariamo ad osservare da molteplici punti di vista.

Tenendo teneramente per mano il nostro subconscio, l’Artista scompone e ricompone i suoi personaggi, stravolgendone la bellezza per dare vita ad una nuova lettura della stessa.

Da questa Strana bellezza emerge un altro “io”, liberato dalle paure di accettazione di se, capace di un autoironia in forte contrasto con l’etiquette di un sistema sociale che tende all’omologazione della personalità.

Mentre viviamo l’inquietante fenomeno del mettere in mostra il proprio ritratto ogni giorno, seguendo gli standard della maschera che ci costringe a canoni estetici forzati, in una esasperata tendenza al chirurgico e virtuale, i ritratti di Marion Peck dimostrano quanto la stranezza e la particolarità possano in realtà manifestarsi tra le forme più pure di bellezza.

L’ultimo album “A casa tutto bene”  ha ottenuto il disco d’oro e “La Verità”  ha ricevuto la Targa Tenco per la miglior canzone dell’anno. Parliamo di Brunori Sas e del successo crescente che gli sta facendo conquistare sempre più l’apprezzamento del pubblico e sempre più il favore della critica.E ora riparte con una nuova avventura musicale, o meglio, teatrale:  “Brunori a teatro – canzoni e monologhi sull’incertezza”, uno spettacolo unico nel suo genere fatto di musica e argute riflessioni, che si rifà allo stile del teatro - canzone e della standup comedy. Dario, Insieme alla sua storica band, alternerà ai brani cantati intermezzi parlati, descrivendo il mondo contemporaneo col suo stile inimitabile tra profondità e leggerezza, sacro con profano, malinconia con simpatia, e lo sguardo lucido e sentimentale che caratterizza la sua poetica. Un percorso tra il riso e il pianto, dove l'unica certezza è l'incertezza. 
Dopo varie tappe e altrettanti sold out a Trento, Mantova, Milano, Genova, Napoli, arriva anche Roma all’Auditorium Parco della Musica il 13 marzo, per poi procedere il 14 ad Assisi, il 15 ad Ancona, il 17 a Cosenza, il 18 a Bari, il 21 a Catania, il 22 a Palermo, il 23 a Reggio Calabria, il 27 a Torino, il 28 a Padova, il 29 a Firenze. 
Purtroppo per gli appassionati, e per fortuna per il trend della buona musica e dei bravi autori, di biglietti ne sono rimasti ben pochi, ma provarci a (in)seguire Brunori in qualche modo e da qualche parte sarà comunque uno spettacolo

http://www.brunorisas.it/

Niente può fermarmi” è la prima personale di JonOne a Roma e la prima mostra di Wunderkammern organizzata per essere ospitata a Palazzo Velli. Dopo la sua prima personale presso la sede milanese di Wunderkammern nel 2016, JonOne approda a Roma, con la direzione astistica di Giuseppe Pizzuto, nella prestigiosa cornice a Trastevere. Francese d’adozione, JonOne è uno dei più importanti artisti contemporanei e figura chiave del mondo dei graffiti. I suoi lavori sono stati esposti in celebri istituzioni come la Fondation Cartier e il Grand Palais di Parigi. Vanta collaborazioni con brand internazionali del calibro di Lacoste, Perrier, Air France e Guerlain. Di difficile collocazione all’interno di un unico movimento artistico, la sua produzione è il risultato dell’unione perfetta tra graffiti e espressionismo astratto, tra calligrafia e uso performativo del colore. Cogito Ergo Sum, diceva Cartesio. Scribo Ergo Sum, direbbe JonOne. È impossibile spiegare quale sia l’energia che porta un writer a voler taggare su tutti i muri della propria città e di tutte quelle del mondo. Possiamo solo provare ad immaginare quell’energia che spinge a perfezionare la ricerca dello stile con uno studio quasi monastico, oltre che a sfidare le leggi della cosiddetta società civile, sia un qualcosa che crea dipendenza. Che spinge a farlo. E poi a rifarlo. E poi a rifarlo ancora. A non volersi fermare mai. L’unica forza che può spingere a compiere un gesto così estremo, così rivoluzionario, così gratuito, è l’insopprimibile bisogno di ricordare a tutti, ed in primis a se stessi, che ci siamo. Lì ed in quel momento, ed in tutti i momenti in cui chiunque passerà di là leggerà quel nome. 
L’artista sarà presente all'inaugurazione.

PALAZZO VELLI EXPO
Piazza di S. Egidio, 10 Roma – Trastevere

ingresso sul modello anglosassone del “pay as you want” (contributo volontario) lunedì – martedì – mercoledì
ingresso a pagamento (€ 7,00) giovedì – venerdì – sabato

orario di apertura: lunedì- martedì – mercoledì 11-19 / giovedì – venerdì – sabato 11-21                                                                                

Far conoscere il nostro patrimonio artistico e culturale con i relativi siti archeologici e musei, attraverso i fumetti, linguaggio molto caro ai giovanissimi, ma non solo. Grazie alla collaborazione tra MiBACT e la Coconino Press – Fandango, casa editrice specializzata nel linguaggio della narrativa disegnata, il progetto "Fumetti nei musei" ha coinvolto i migliori fumettisti italiani, i quali hanno ambientato la propria storia in un museo o sito d’interesse nazionale, dando vita ad una collana editoriale di ben 22 volumi. Ciascuna storia si sviluppa in 24 pagine, relegate da una splendida sovraccoperta progettata da Lorenzo Ceccotti. “Un linguaggio intelligente e innovativo che può portare al museo nuove fasce di pubblico” come afferma il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini
Attraverso le vignette ogni autore ci presenta il museo e le sue opere d’arte con approfondimenti e immagini. Non manca poi lo spazio alla creatività del lettore che attraverso le pagine bianche lasciate alla fine, si potrà cimentare nella sua personale visione del museo appena visitato. Tutti gli autori che hanno partecipato, diversi per stili, esperienza ed età, ovviamente hanno visitato i musei prima di realizzare la loro storia a fumetti: Paolo Bacilieri ha raccontato le splendide opere della Pinacoteca di Brera, Tuono Pettinato narra la storia della Galleria dell’Accademia di Firenze, Bianca Bagnarelli fa rivivere l’antica Pompei, Sara Colaone e il labirintico Palazzo Ducale di Mantova, sono questi solo alcuni dei grandi artisti chiamati in causa. 
Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione il proprio fumetto gratuitamente. L'iniziativa deriva dalla considerazione e dalla constatazione che gli adulti di oggi altro non sono che i bambini degli anni ‘80, ovvero quelli cresciuti con i fumetti giapponesi o con la loro trasposizione televisiva, a colpi di "anime e manga". 
“Fumetti nei musei” è anche il titolo della mostra che espone un’ampia scelta delle tavole realizzate dagli autori per questo progetto. Fino all’1 aprile, presso l’Istituto Centrale per la Grafica (via della Stamperia 6, Roma), e ingresso libero dal lunedì al venerdì ore 9-19.

L’elenco completo dei musei e dei rispettivi autori:

Galleria Borghese, Roma – Martoz

Galleria dell’Accademia, Firenze – Tuono Pettinato

Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Roma – LRNZ

Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia – Andrea Settimo

Galleria Nazionale delle Marche, Urbino – Maicol & Mirco

Gallerie degli Uffizi, Firenze – Alessandro Tota

Gallerie dell’Accademia, Venezia – Alice Socal

Gallerie Nazionali di Arte Antica, Roma – Paolo Parisi

Musei Reali, Torino – Lorena Canottiere

Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli – Lorenzo Ghetti

Museo Nazionale del Bargello, Firenze – Otto Gabos

Palazzo Reale, Genova – Fabio Ramiro Rossin

Parco Archeologico di Paestum – DR. PIRA

Pinacoteca di Brera, Milano – Paolo Bacilieri

La Reggia di Caserta – Maicol & Mirco

Gallerie Estensi, Modena e Ferrara – Marino Neri

Museo Archeologico Nazionale, Napoli – ZUZU

Museo Archeologico Nazionale, Reggio Calabria – Vincenzo Filosa

Museo Archeologico Nazionale, Taranto – SQUAZ

Palazzo Ducale, Mantova – Sara Colaone

Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli

Parco Archeologico del Colosseo, Roma – Roberto Grossi

Arriva a Roma, nella sua prima tappa europea e unica italiana, la mostra Magnum Manifesto, che sarà ospitata dal Museo dell’Ara Pacis fino al 3 giugno 2018, tappa italiana del tour globale che ha avuto inizio nel giugno 2017 all’International Center for Photography di New York con l’intento di celebrare il settantesimo anniversario della più grande agenzia fotogiornalistica del mondo.
La Magnum Photos, creata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour nell’aprile del 1947, nel tempo è diventata un riferimento sempre più importante per la documentazione e per il fotogiornalismo, raccontando guerre, tensioni sociali, interpretando il nostro tempo, le contraddizioni, le persone comuni ei grandi della terra, facendo diventare certe immagini icone della nostra storia. Le immagini celebri e i grandi reportage dei suoi autori permettono di comprendere in che modo e per quale motivo Magnum sia diventata diversa, unica e leggendaria.
Il curatore, Clément Chéroux – direttore della fotografia al MoMA di San Francisco, ha selezionato una serie di documenti rari e inediti, immagini di grande valore storico e nuove realizzazioni, per illustrare come Magnum Photos debba la sua eccellenza alla capacità dei fotografi di fondere arte e giornalismo, creazione personale e testimonianza del reale, verificando come il “fattore Magnum” continui a esistere e a rinnovare continuamente il proprio stile.
Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni: la prima scruta l’archivio di Magnum attraverso una lente umanista e si concentra sugli ideali di libertà, uguaglianza, partecipazione e universalismo che emersero dopo la seconda guerra mondiale; la seconda mostra la frammentazione del mondo tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, con uno sguardo particolare rivolto alle minoranze e agli esclusi; la terza, infine, segue le diverse forme espressive grazie alle quali i fotografi Magnum hanno colto i mutamenti del mondo e i pericoli che lo minacciano. Oltre a raccogliere i progetti individuali e collettivi realizzati nel corso degli anni, la mostra presenta anche proiezioni, copertine di riviste, articoli di giornali, libri realizzati nel corso del tempo, mostrando il contesto originale in cui molte delle fotografie sono state concepite. Dal reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di “famiglia”, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul "Funeral Train", il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington, attraversando un’America sconvolta e dolente. E ancora, le serie più recenti dei nuovi autori di Magnum: dalla “Spagna Occulta” di Cristina Garcia Rodero, alle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr; dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini, fino alle tragedie del “Mare Nostrum”, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato dall’italiano Paolo Pellegrin.

E’ il mondo contemporaneo ad essere rappresentato, senza dimenticare il rapporto con la Storia e con l’uso dei canoni classici della scultura. Sono in mostra a Roma fino al 2 aprile al Museo Carlo Bilotti Aranciera a Villa Borghese le opere di Jago, ormai dai molti denominato il “moderno Michelangelo”. Il giovane scultore Jacopo Cardillo, in arte Jago, è un giovane e talentuoso artista che attraverso le sue opere intende rappresentare la vita moderna attraverso il marmo, una vita che sembrava esserci già prima del suo intervento e che lui ‘libera’ attraverso la sua creatività e sensibilità. 
Uno scultore contemporaneo che sembra ripercorrere il pensiero di Michelangelo reinterpretandolo a modo suo: “Tu vedi un blocco, pensa all’immagine: l’immagine è dentro basta soltanto spogliarla”. Cardine fondamentale delle opere presentate, che vanno dal 2009 a oggi, due ritratti di Papa Benedetto XVI: il primo iniziato quando il pontefice era nel pieno delle sue funzioni (sacrali), il secondo che mostra l’immagine del rappresentante di Dio tornato a essere uomo, Habemus Hominem, e questo è il titolo della mostra. Infine la Venere, antica e nuova, vegliarda e fuori dal tempo, i cui segni di tradizionale venustà appaiono cancellati nella ricerca di un diverso tipo di bellezza.
Il web e soprattutto i suoi fan sui social network seguono e condividono immediatamente e con passione ogni sua creazione, anzi, come lui stesso afferma “vengono sollecitati prima della ultimazione dell’opera per coinvolgere tutti nel suo processo creativo.“

Fino al 2 aprile 2018
da martedì a venerdì e festivi ore 10.00 - 16.00 
 (ingresso consentito fino alle 15.30)
Sabato e domenica ore 10.00 - 19.00
 (ingresso consentito fino alle 18.30)

Ingresso libero

Pandemia è il titolo della nuova mostra personale di Maria Pia Picozza, a cura di Simona Caramia, presso la Galleria Portanova12 di Bologna, che si inaugurerà il prossimo 9 marzo, fino al 14 aprile.
Il disegno è lo strumento da cui parte l’indagine di Picozza: dall'idea progettuale, estrinsecata nel bozzetto, le opere prendono corpo e forma attraverso molteplici media. Scultura, tracce-audio, animazione ed interazione concorrono a creare delle grandi installazioni, evocativi racconti-istantanee - come ama definirli l'artista - traduzioni del progetto originario nelle tre dimensioni spaziali, potenziate di nuovi elementi percettivi.
In Pandemia il groviglio di filo metallico che caratterizza la ricerca dell'artista, diventa una narrazione apparentemente no sense universale, che affronta il tema della migrazione in modo differente, soave, sebbene talvolta drammatico, attraverso i racconti di favole, tramandate oralmente da uomini e donne di diverse nazionalità. Alle opere che raffigurano gli animali delle favole, duplicati dai giochi di ombre sul muro o a terra, aggrovigliati e tenuti insieme da un unico filo, si accosta il groviglio della narrazione, ed una traccia audio - trasmessa da amplificatori diversi - che riporta molteplici fiabe in differenti lingue.
In dialogo con questa installazione ambientale, che occupa lo spazio principale della galleria, ad accogliere il fruitore all'ingresso, vi è un volo di uccelli: altro elemento emblematico nella ricerca dell'artista, il volo ritorna più volte anche nella traccia audio, rimando naturale alla migrazione.
Infine, una serie di pitture su vetro, allestite in chiave installativa, danno continuità al progetto espositivo, mostrando la centralità del pensiero e del disegno progettuale nella metodologia artistica di Picozza.
Pandemia - afferma il curatore - diventa metafora positiva della pratica transmigratoria, il germe della relazione che si diffonde velocemente, che unisce e sovrasta tutto.
Per l'occasione sarà prodotto un catalogo, contenente il testo critico del curatore, apparato iconografico e apparato bio-bibliografico dell'artista, il dvd con la traccia audio dell'installazione in mostra. Il catalogo sarà presentato al pubblico il 10 aprile.

Tra le prime novità della VIII edizione della fiera italiana d’arte dedicata alla fotografia e all’immagine, il nuovo progetto di comunicazione, realizzato dall’artista sudafricano Siwa Mgoboza.
MIA Photo Fair
, la prima e unica fiera italiana dedicata alla fotografia d’arte inizia a bussare alleporte degli appassionati, ai curiosi e ai collezionisti di questo linguaggio d'arte contemporanea. Iniziano infatti a comporsi gli elementi della ottava edizione di MIA Photo Fair, ideata e diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli. MIA Photo Fair si terrà da venerdì 9 a lunedì 12 marzo 2018. Confermata la location; per il quarto anno consecutivo a Milano a The Mall, nel quartiere di Porta Nuova Varesine. MIA Photo Fair, non mancherà di offrire interessanti novità. A partire dalla nuova immagine coordinata della fiera che sarà affidata all’artista sudafricano Siwa Mgoboza (Cape Town, 1993) uno dei più interessanti talenti del panorama artistico africano.
Il progetto di Siwa Mgoboza, selezionato in collaborazione con African Artists' Foundation e Lagos Photo Festival per rappresentare MIA Photo Fair 2018, appartiene alla serie Les Êtres D’Africadia. Mgoboza, che si descrive come un ibrido "post-coloniale",interpreta la cultura africana nelle sue immagini, rappresentando se stesso attraverso figure appartenenti a ciò che chiama "Africadia", un spazio simbolico di tolleranza e comprensione contro i conflitti e le divergenze culturali di cui l’Africa è affetta. Le visioni di Mgoboza diventano una caleidoscopica espressione di molteplici identità, un ibrido culturale, indistinguibile per razza e sesso. I tessuti utilizzati per creare i costumi che l'artista indossa nelle sue fotografie, sono ispirati alla manifattura inglese di inizio Ottocento, che si è sviluppata durante il periodo del colonialismo britannico in Sud Africa. Lo scorso anno sono stati 25.000 i visitatori che hanno affollato gli stand allestiti a The Mall, con un risultato di vendita che ha superato l’85% tra gli operatori, siano essi gallerie o artisti presenti nella sezione Proposta MIA.
MIA Photo Fair sta già vagliando le richieste delle gallerie che propongono progetti curatoriali per mostre di singoli autori o collettive con l’obiettivo di offrire una proposta culturale completa aggiornata sulle nuove tendenze.

http://www.miafair.it/milano/

Un misterioso uomo lungo 16 metri che sembra fatto di pietra, sdraiato su un letto in cui i chiodi sono stati sostituiti da 57 mila coni gelato veri, con la punta all’insù. E' Frank il fachiro. Lo spettatore deve inevitabilmente fare i conti con la sua piccola dimensione umana, laddove la sola testa e i piedi del fachiro sono alti quasi 3 metri. Il pubblico potrà osservare la scultura da una balconata, mentre sarà investito dalla fragranza delle cialde croccanti in una vera e propria esperienza sensoriale. 

Ma chi è Frank? L’autore, Gabriele Picco, risponde così: «Mi piace l’idea che i chiodi del fachiro siano sostituiti con i coni gelato, qualcosa che tutti associamo all’infanzia, alla spensieratezza e alla gioia. Forse ha qualcosa di malinconico questa scultura: credo che parli in qualche modo anche di dolore e di nostalgia. Nonostante le sue dimensioni, io guardo Frank il fachiro come fosse una piccola poesia».

Frank il fachiro e’ una delle installazioni della mostra Dovrei smettere di origliare le falene inserita nella dodicesima edizione delle Meccaniche della Meraviglia, rassegna di mostre d’arte contemporanea allestite a Brescia in spazi architettonici di particolare pregio, quali castelli, palazzi, chiese e siti di archeologia industriale o siti archeologici.

Giunta alla dodicesima edizione, Meccaniche della Meraviglia, rassegna di mostre d'arte contemporanee, approda per il secondo anno consecutivo a Brescia, promossa dall' Assessorato alla Cultura  del Comune e MO.CA . Le mostre, da sabato 24 febbraio fino al 25 marzo 2018, saranno l'occasione per importanti artisti di esporre in spazi architettonici di partiicolare pregio. 
Gabriele Picco utilizzerà la Crociera di San Luca, Laura Renna il Palazzo Averoldi e Ruben Pang il Palazzo Martinengo Colleoni - MO.CA.

Le Meccaniche della Meraviglia sono nate nel 2003 con lo scopo di far conoscere e valorizzare alcuni luoghi emblematici del territorio in cui si svolge la manifestazione, ma hanno già avuto modo di "abitare" alcuni spazi del territorio bresciano come il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera o Villa Zanardelli a Toscolano Maderno, le strutture del Castello di Desenzano del Garda e le incantate architetture del Lazzaretto di Salò.

La manifestazione è influenzata dalla La concezione artistica di Joseph Beuys, che vedeva l'opera d’arte come la realizzazione della “scultura sociale”. È ripensando alla figura di Joseph Beuys e alla sua concezione artistica, in particolare al concetto che sottolinea come la più grande opera d’arte sia la realizzazione della “scultura sociale”, che questo progetto si sviluppa. Per tornare ad avere una funzione sociale, l’artista deve trovare il modo di dedicarsi anche a quest’opera. Il progetto Meccaniche della Meraviglia vuole inserirsi in questa forma di pensiero artistico. Attraverso il meccanismo eterotopico della “duplice entrata”, ovvero, sottolineando la medesima importanza tra luogo che la ospita e opera che ingloba in se stessa lo spazio, si vuole garantire la cattura dello spettatore nella maniera in cui il solo spazio o la sola opera non ne sono capaci. Lo spaesamento dello sguardo, il creare l’abitudine a cambiare il punto di vista. Uscire dallo stereotipo e vedere le cose nella loro essenza.

L’opera, che si presenta come una cosa sola con lo spazio reale che la contiene, obbliga chi la guarda a entrare in contatto fisico con la realtà e dunque con l’opera stessa. Questo permette di abolire quelle barriere di scetticismo che oltre un secolo di avanguardie hanno contribuito a costruire creando un sempre maggior distacco tra cultura artistica e società civile. Intervenire in alcuni contesti della città significa continuare il processo di partecipazione che in 15 anni ha visto il territorio provinciale aprirsi al confronto passato/presente, ponendo l’Amministrazione Comunale cittadina quale nuovo punto di riferimento culturale per il territorio tutto.
Interessante notare, come tutte le sedi di questa edizione gravitino attorno al percorso che da piazza Moretto si sviluppa per tutta la via Moretto, una scelta fatta per affiancare un percorso legato al contemporaneo, all’apertura della Pinacoteca Tosio Martinengo che, dopo oltre 10 anni di lavori, riapre le sua porte alla città.

 

Meccaniche della Meraviglia:

Dal 24 Febbraio al 25 marzo
da Mercoledì a Domenica
dalle ore 11.00 alle ore 17.00

PALAZZO AVEROLDI
Contrada Santa Croce 38

CROCIERA DI SAN LUCA
via Moretto 61d, via Cavallotti 3

PALAZZO MARTINENGO COLLEONI DI MALPAGA
Piazzetta S. Alessandro

Dal 2 marzo 2 Marzo fino al 4 Aprile 2018

  • C.AR.M.E. - Centro Arti Multiculturali Etnosociali
    Gemina. Arte contemporanea da Darmstadt, Logroño, Troyes.
    Tre artisti provenienti dalle tre città gemellate con Brescia: Anna Madia da Troyes, José Antonio Olarte da Logroño, Karwath+Todisko da Darmstadt.

Per maggiori informazioni: http://bit.ly/meccaniche_della_meraviglia

La generazione degli anni '70, i giovani, i loro sogni, le ribellioni, la musica,  le emozioni, il loro rapporto col mondo, le note e le canzoni di artisti capaci di sognare un mondo migliore, pur raccontando l'inferno del quotidiano. La costruzione di un disco era allora una cosa seria, l'LP era un colosso da scalare, un'opera d'arte totale, un viaggio suddiviso in tappe – i vari pezzi musicali – che perlustravano il continente emotivo di musicisti e ascoltatori. 

Il Palazzo delle Esposizioni ha chiesto ai più innovativi musicisti della scena contemporanea di interpretare i loro autori di riferimento e i loro dischi del cuore, e di reinterpretarli dal vivo al centro delle sale espositive. Un omaggio ai grandi capitoli della nostra identità musicale, ma soprattutto una rilettura di una stagione creativa entusiasmante in base alla sensibilità contemporanea e al tempo che da allora è trascorso, nella musica e nel mondo. L'evento è organizzato e curato da Azienda Speciale Palaexpo - Palazzo delle Esposizioni in collaborazione con Giovanni Guardi e Andrea Pesce - Collettivo Angelo Mai. 

In occasione della grande mostra dedicata a Cesare Tacchi, uno dei protagonisti della stagione artistica italiana a partire dagli anni '60, le cui celebri "tappezzerie" radunano amici o coppie felici, sedute in poltrona, sdraiate sui letti o sui prati, proprio come si faceva allora intorno a un vinile, un programma con bravi artisti della scena italiana che riportano indietro e scavano dentro. 

Il primo appuntamento è il 10 marzo alle 21 con Roberto Angelini, Sylvie Lewis, Valerio Vigliar interpretano Bob Dylan - Blood on the Tracks, 1975  

(NELLA FOTO - credits Palazzo delle Esposizioni)

 

Programma

MUSICA

Filippo Gatti interpreta Paolo Conte - Un gelato al limon, 1979

16 marzo 2018, 21:00

 

Bobo Rondelli interpreta Piero Ciampi - Io e te abbiamo perso la bussola, 1973

23 marzo 2018, 21:00

 

Francesco Forni e Ilaria Graziano interpretano Lucio Dalla - Com'è profondo il mare, 1977

30 marzo 2018, 21:00

 

 

info

Palazzo delle Esposizioni

via Nazionale 194

Partecipazione compresa nel biglietto della mostra del giorno dell’evento. 

Ingresso illimitato per i possessori della PdE card (fino a esaurimento dei posti disponibili).