Ha riaperto il 30 settembre con una festa aperta a tutti il nuovo progetto del Macro Asilo, che ospiterà in via Nizza per 15 mesi, fino al 31 dicembre 2019 artisti e curatori, emergenti e affertamati che operano nell'ambito dell'arte contemporanea soprattutto italiana. Il nuovo dispositivo,ideato da Giorgio de Finis, trasformerà l’intero museo in un vero e proprio organismo vivente, “ospitale” e relazionale, che inviterà all'incontro e alla collaborazione persone, saperi e discipline in una logica di costante apertura e partecipazione della città e del pubblico.
 
L’idea stessa di istituzione museale in questo percorso punta a essere rinnovata con l’intento di tessere una relazione nuova e prolifica tra l'arte e la città. La sperimentazione, in tal senso, riguarda proprio il Museo di arte contemporanea della città e ne indaga la sua funzione civica di istituzione che opera nel tempo presente sulla produzione di sapere, senso e conoscenza, che attraverso l’arte si riesce a mettere a disposizione delle persone. Il Macro Asilo è il primo tassello del Polo del Contemporaneo e del Futuro che si configura come presenza complementare rispetto alle altre istituzioni come MAXXI e Galleria Nazionale, per mettere a disposizione di chi abita in città uno spettro ricco di punti di vista ed esperienze.

È da questa sfida che è partito il lavoro di de Finis, e in quanto struttura di Roma Capitale, ha la responsabilità sulla conservazione e valorizzazione della collezione del Museo nonché del suo Archivio e della Biblioteca.
E per fare ciò, si è partiti da un totale ripensamento degli spazi stessi, e il cui nuovo progetto di allestimento è arrivato dall’architetto Carmelo Baglivo.

Entrando nel Museo il pubblico si troverà di fronte a uno spazio profondamente diverso potendo attraversare in maniera libera e casuale tanti diversi ambienti tematici tra cui il salone dei forum, dove a parete verrà presentata con una grande quadreria una selezione delle opere della Collezione, una sorta di invito “visivo” a collaborare e stare insieme; al centro di questo salone, il “Tavolo dei tavoli” opera abitabile realizzata per l’occasione da Michelangelo Pistoletto.

Tra le nuove stanze anche quella dedicata a Rome (nome plurale di città), la stanza delle parole (dedicata al vocabolario del contemporaneo), quella di letturala stanza dei media e della radio, le stanze-atelier (quattro spazi gemelli progettati per gli artisti che realizzeranno un'opera all'interno del museo). Inoltre tre “ambienti” d'artista, stanze-opera che ospiteranno progetti partecipati, installazioni, performance, aggiungendo, nel corso del tempo, altri 50 ambienti a tema che si sommeranno a quelli già proposti dal museo.

Il Museo sarà aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 e il sabato fino alle 22. La programmazione non prevederà quindi un tradizionale calendario di mostre, ma un palinsesto quotidiano di eventi, incontri, laboratori, installazioni, performances e più in generale ospiterà ogni altra forma e pratica che gli artisti, lavorando nel Museo, svilupperanno e sapranno quindi proporre ai visitatori.

Ogni giorno saranno previste proiezioni di video d’arte su un maxischermo appositamente allestito; incontri, “autoritratti”, convegni, presentazioni e rassegne nell’auditorium e nella sala cinema. È inoltre previsto un ciclo di lectio magistralis a cadenza settimanale, oltre ad una serie di eventi a carattere spettacolare che si terranno sul palco allestito nel foyer, che ospiterà in particolare il sabato sera, musica, danza e teatro. 

Tra gli artisti presenti in calendario nei primi mesi di attività figurano: Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Dora Garcia, Krysztof Bednarski, Pietro Gilardi, Alberto Garutti, Marzia Migliora, Liliana Moro, Pablo Echaurren, Gianni Pettena, Melania Mazzucco, Elina Chauvet, Wim Wenders, Alfredo Pirri, Gianni Asdrubali, Giovanni Albanese, Gianfranco Notargiacomo, Ria Lussi, Piero Mottola, Giuseppe Stampone, Fabrizio Crisafulli, il collettivo Stalker.

Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica dalle ore 10 alle 20. Sabato dalle 10 alle 22.
Ingresso libero

Si svolge dal 19 Settembre al 25 Novembre la trentatreesima edizione del Romaeuropa Festival. La nuova edizione si apre all’insegna dell’incontro tra due continenti con la prima italiana di Kirina, lo spettacolo firmato dal coreografo burkinabé Serge-Aimé Coulibaly, la cantate maliana, icona della musica mondiale, Rokia Traoré e lo studioso e scrittore Felwine Sarr al Teatro Argentina, e sempre all'Argentina si continua con #minaret fino al 30 settembre.

«Tutto si muove, cambia e si sposta attorno a noi – racconta Omar Rajeh – e possiamo sentire il tumulto creato dai conflitti non solo umani e sociali, ma anche religiosi e politici. Siamo testimoni di un malato plauso dell’estremismo, oscurantismo e fanatismo.

Il coreografo e danzatore libanese Omar Rajeh, fondatore della compagnia Maqamat Dance (Beirut, 2002) con #minaret dà vita a un atto di resistenza contro la demolizione di una delle città più antiche del mondo attraverso una coreografia per droni, danzatori e musicisti  Un incontro tra coreografia, arti visive e musica eseguita dal vivo e ispirata all’eredità sonora di Aleppo. Un’unione in grado di trasportarci nel cuore della città e di farci riflettere sul nostro ruolo e sulla nostra posizione rispetto a questo terribile atto di distruzione [nella foto].

 27 i luoghi del festival che ospiteranno 68 progetti per 168 repliche oltre a mostre, installazioni, convegni e percorsi di formazione; circa 55.000 posti di spettacolo in vendita, 38 prime nazionali e 29 programmi internazionali, 10 coproduzioni, per un’edizione che supera i confini europei aprendosi sempre più al mondo intero e ai nuovi sguardi capaci di raccontarlo e interpretarlo.

Più di 60 le compagnie, di cui 40 per la prima volta al Festival, provenienti da 24 nazionalità differenti, oltre ai vari ensemble, per un totale di 311 artisti coinvolti con i loro suoni, con le loro visioni di mondi utopici e immaginari o con le loro storie reali che fanno i conti con le grandi trasformazioni e con le grandi contraddizioni della contemporaneità.

Il festival prosegue articolato nei tre percorsi STORIEVISIONI eSUONI e nelle sezioni DIGITALIVE a cura di Federica PattiANNI LUCE a cura di Maura TeofiliDANCING DAYS a cura di Francesca ManicaREf KIDS a cura di Stefania Lo Giudice e nelle attività di incontri e workshop di COMMUNITY a cura di Lara MastrantonioMassimo Pasquini e Matteo Antonaci.

Il 25 e 26 settembre il Teatro Argentina ospita il secondo capitolo di OCD Love. Chi ha visto il primo ricorderà quel sensuale amalgama di musica e danza creato da Sharon Eyal, coreografa associata alla Batsheva Dance Company. Con lei, riuniti sotto il nome L-E-V (cuore, in ebraico), Gai Behar animatore della vita notturna di Tel Aviv e il musicista, padre dei techno rave israeliani, Ori Lichtik. Uno spettacolo bellissimo, emozionante, che tocca le corde più profonde e i sentimenti più nascosti.  
Oggi la compagnia torna in scena con Love Chapter II, nuovo exploit sul tema dell’amore articolato come danza potente ed espressiva, capace contemporaneamente di trasmettere un’energia dirompente e di fondere con eleganza musica elettronica, rigore coreografico e venature glamour. Una pièce sul rapporto amoroso che, tra dolcezza e violenza, pulsa come un cuore avvolto di tenebra e frammentato in pezzi d’amore ma ancora in grado di mostrare, durante l’esplosione, tutta la sua luminosità.

Arrivano al Festival con le loro storie dal mondo il libanese Omar Rajeh con la sua compagnia Maqamat, la cinese Wen Hui, lo svizzero Milo Rau, le argentine Lola Arias e Cecilia Bengolea, quest’ultima in coppia con il francese François ChaignaudLa Mama di New York con la compagnia Motus. Al loro fianco altri grandi nomi della creazione internazionale come Peter BrookHofesh ShechterIvo Van HoveMario MartoneMimmo Cuticchio con Virgilio SieniDaria Deflorian e Antonio Tagliarini,Tim Etchells con Ant Hampton (per una collaborazione con Short Theatre) e i coup de coer più recenti del festival come gli israeliani Sharon EyalGaiBehar e la loro L-E-V.

Particolarmente ricco è il cast internazionale degli artisti ospitati all’Auditorium Parco della Musica in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma: la musicista maliana Oumou Sangaré, il duo catalano Agrupación Señor Serrano, la francese di origini vietnamite Caroline Guiela Nguyen, i francesi Tsirihaka Harrivel & Vimala Pons, il direttore tedesco Peter Rundel che dirigerà The Yellow Sharkdi Frank Zappa, i musicisti statunitensi Fay Victor e Marc Ribot con Daniele Del Monaco, Cristina Zavalloni che interpreterà le composizioni originali didieci diversi autori, Office for a Human Theater con Filippo Andreatta, Luigi de Angelis dii Fanny & Alexander con Marco Cavalcoli e, per il Gran Finale che chiuderà il festival, l’artista visivo e compositore giapponese RyojiIkedaFranco D’Andrea Octet, la star del Benin Angélique Kidjo e l’artista britannico Matthew Herbert in una serata che occuperà tutte le sale dell’Auditorium.

Sempre al Parco della Musica, in coproduzione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si svolgerà la prima esecuzione italiana del concerto di John Adams.

Protagonisti al fianco degli interpreti internazionali gli ensemble e le orchestre: Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia,Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scalai Solisti dell’Ensemble InterContemporain, il Parco della Musica Contemporanea Ensemble,Solisten ensemble Kaleidoskop,Eklekto Ensemble.

Lo splendido salone di Pietro da Cortona di Palazzo Barberini sarà aperto per la performance della compagnia italiana Anagoor che (oltre al suo ultimo spettacolo) presenterà una performance musicale nata in collaborazione con l'Accademia D’Arcadia e in corealizzazione con Barberini Corsini Gallerie Nazionali. 
Negli spazi storici della capitale, anche la compositrice Lucia Ronchetti, per una collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, in scena nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano.
Il Palazzo Falconieri dell’Accademia d’Ungheria in Roma ospiterà il compositore Dániel Dobri, l’Istituto Svizzero sarà cornice dell’installazione in realtà virtuale di Gilles Jobin, mentre all’Accademia di Francia – Villa Medici si svolgerà la performance del’iraniano Ali Moini.
Spazio alla multimedialità nella Sala Santa Rita con le installazioni site-specific di NONE Collective e Robert Henke, e alla musica contemporanea al MAXXI con il progetto MaxxiMusic che vedrà protagonisti Tempo Reale, Fabrizio Ottaviucci ed Edison Studio.

Per Digitalive, illustrano le possibilità creative delle tecnologie Marco Donnarumma e Margherita PevereQuiet EnsembleKamiliaKardfuse*oltre a dj e compositori emergenti come Caterina BarbieriAndrea Familari con Demetrio CastellucciPolisonum e altri artisti, mentre la collaborazione con Spring Attitude sarà l’occasione per esplorare le nuove tendenze musicali nella serata Digital Attitude.

Sempre il Mattatoio si fa spazio dedicato ai bambini e alle famiglie con la programmazione di REf Kids, vero e proprio festival nel festival con la sua intensa programmazione di spettacoli (tra gli artisti presenti: Clédat & Petit pierreOndadurto TeatroTeatro delle BricioleUnterwasserJacques TellitocciOorkaanTheâtre des Tarabates, Letizia Renzini), momenti ludici (come quelli creati dalle istallazioni o dalle performance di Guixot De 8Officine K e Dynamis) e numerosi talk e laboratori nati grazie alla collaborazione di RAI Porte AperteRai Radio KidsFamiglia punto zero e Doppio Ristretto, la libreria itinerante Ottimomassimo, la realtà dedicata alle mamme Pachamamma e S.C.O.S.S

Trailer del festival: 

Programma del fetival: 

https://romaeuropa.net/festival-2018/

Cosa succede ai nostri sentimenti quando scompare una persona cara? Come ci rapportiamo con essi?

E’ ciò che si chiede Giada Colagrande, regista del film “Padre”, racconto sull’elaborazione del lutto dopo la scomparsa del genitore che la protagonista supera grazie alla musica - il padre era un compositore - e all’amore delle persone vicine – c’è un Willem Dafoe accanto a lei - lasciando libera alla fine l’anima del padre– un Battiato inedito, un dolce fantasma che suona il piano, rievocato da immagini d’annata dove canta e balla con i dervisci e si perde nel deserto.

Racconto intimo e quasi liberatorio, nato da un sogno e quasi autobiografico, sussurrato e quasi nascosto, spirituale e quasi viscerale.

Presentato il 13 settembre ed in programma fino al 18 settembre al Nuovo Cinema Aquila a Roma il film, pur essendo una produzione “low budget”, ha un cast d’eccezione: Franco Battiato, che interpreta il padre, Marina Abramovic che fa la madre, sempre lontana e presente solo in videochiamata, e poi c’è Willem Dafoe, amico della protagonista nel film, nonché marito della regista nella vita.

“Ho sognato Franco nelle vesti di mio padre, proprio come lo avete visto nel film – ha spiegato la regista – così come Marina Abramovic – e pur essendo lontani dalle personalità dei miei veri genitori, io li ho immaginati così. Loro sono persone a me care – ha continuato – sono amici da anni, con i quali ho condiviso momenti, pensieri, percorsi… Alla mia proposta entrambi sono stati ben lieti di partecipare. E poi, Willem, che ha creduto sin da subito a questo mio progetto e ha voluto far parte di questa piccola produzione, dove da grande artista quale è lui, oltre a recitare si è ritrovato anche a preparare il pranzo per lo staff o ad aiutarmi a preparare la scena”.

Dafoe, in splendida forma e vincitore dell’Orso d’Oro e della Coppa Volpi 2018 per la sua ultima interpretazione del genio Van Gogh, insieme alla moglie ha salutato calorosamente il pubblico rispondendo e, un po’ timidamente, accennado in un italiano quasi perfetto, introdotto dal regista Mimmo Calopresti che ha presentato la pellicola.

Produzione coraggiosa, hanno aggiunto, ma arte significa osare, significa andare oltre, significa scavare dentro e reinventarla per portarla fuori.

“Provocare Realtà” è il titolo della XIII edizione dello Short Theatre 2018, in scena dal 6 al 15 settembre in vari luoghi simbolo delle arti performative romane come La Pelanda, il Teatro Argentina, il Teatro India, e quest'anno anche le Biblioteche di Roma.

Più che un tema definito una chiave di lettura con la quale invitare il pubblico a leggere tra le righe del programma, ritrovandone le tematiche e le sfumature di senso. “Provocare realtà” esprime la rinnovata volontà del festival di accogliere al suo interno percorsi artistici che sappiano interrogare il reale e il suo racconto, osservandone i meccanismi, mettendone in discussione le rappresentazioni, ponendo l’accento sulla capacità che i linguaggi del contemporaneo hanno nel generare delle “nuove oggettività”.

Modificare la realtà attraverso la scena, riscrivere la narrazione del futuro, rivedere la relazione con gli spazi urbani, riflettere sul corpo e sulle sue implicazioni politiche e sociali sono le traiettorie principali attraverso le quali si può provare a rispondere a queste domande.

Con 6 prime assolute, 9 prime nazionali, 2 produzioni originali, 4 co-produzioni, 2 progetti in residenza, 9 laboratori e 2 progetti site-specific, le creazioni di 55 fra artisti, gruppi e compagnie nazionali e internazionali con oltre 250 artisti presenti per un totale di 120 appuntamenti e uno spazio, decisamente ampio, dedicato alla formazione. Un programma multidisciplinare che spazia dal teatro alla danza, dalla performance alle installazioni audio-video, dai concerti ai dj set e che si apre a progetti “fuori formato”, dispositivi multimediali, incontri, workshop e alcune importanti novità come il focus Panorama Roma, la programmazione musicale di Controra e la sezione Tempo Libero dedicata ai laboratori e ai percorsi formativi. 

Fra gli appuntamenti principali di questa edizione, l’anteprima il 5 settembre al Teatro India con Tiago Rodrigues che presenta in prima assoluta l’esito finale dell’École des maitres 2018 e, nei 2 giorni successivi, 6 e 7 settembre alla Pelanda in prima nazionale, Antonio e Cleopatra, spettacolo che ha segnato l’edizione 2016 del Festival d’Avignone.

Doppia replica anche per Gala di Jérôme Bel in prima nazionale il 9 e 10 settembre al Teatro Argentina: dopo aver coinvolto nei 2 precedenti spettacoli i disabili mentali e il pubblico comune, il coreografo francese torna a sovvertire le gerarchie costruendo uno spettacolo di danza che coinvolge chi normalmente è escluso dal dispositivo dello spettacolo dal vivo istituzionalizzato, ovvero dilettanti e corpi non conformi. 

La collaborazione di Short Theatre con la Francia in scena prosegue con un’altra prima nazionale: il 15 settembre alla Pelanda la coreografa, danzatrice e ricercatrice di origini brasiliane Ana Pi con Letour du monde des dans es urbaines en dix villes accompagna il pubblico attraverso 10 città del mondo in una conferenza-spettacolo concepita con Cecilia Bengolea e François Chaignaud, rivolta a un pubblico di adulti e bambini a partire dagli 8 anni, che ripercorre i diversi stili di danza urbana, mettendo in relazione la costruzione dei corpi e delle identità urbane con i movimenti politici e le lotte sociali.

In co-realizzazione con Romaeuropa è invece The Quiet Volume, la performance, che unisce ascolto e letteratura, di Ant Hampton e Tim Etchells (fondatore della compagnia Forced Entertainment) che il 13 settembre, per essere poi ripresa dal 20 al 29 settembre al Romaeuropa Festival 2018, sarà ospitata in alcune biblioteche romane: al centro della performance riservata a 2 spettatori per volta, la lettura come gesto intimo e quotidiano. Fra arti visive, performance e letteratura si muove anche la belga Sarah Vanhee, rivelazione delle ultime edizioni del Kunsten festival des arts di Bruxelles.

In Oblivion, in prima nazionale il 14 e 15 settembre alla Pelanda, la Vanhee mette in scena una sorta di “negativo” della propria vita privata e professionale, attraverso l’archiviazione dei rifiuti che l’artista stessa ha conservato per un anno. Questo tentativo di riscrivere la realtà investe anche i drammi attuali come nel caso di The Art of a Culture of Hope, progetto ad ampio respiro del duo Jessica Huber e James Leadbitter (The Vacuum Cleaner), che intende rigenerare gli immaginari del futuro.In collaborazione con Baobab Experience, i 2 artisti svolgeranno un laboratorio con un gruppo di richiedenti asilonel tentativo di scrivere una nuova narrazione rispetto a una questione dominata oggi da paura e rassegnazione. L’esito verrà presentato l’11 settembre alla Pelanda in prima nazionale.

Frutto di una residenza artistica e produzione originale di Short Theatre sono i 2 progetti presentati in prima assoluta il 13 e 14 settembre alla Pelanda da Bogdan Georgescu e Mihaela Michailov, 2 autori rumeni selezionati nell’ambito di Fabula Mundi – Play writing Europe: il primo lavora sull’influenza che i media italiani hanno esercitato nell’immaginario dei cittadini rumeni, mentre la Michailov si concentra sulle testimonianze di alcune donne rumene che vivono a Roma.

Prima assoluta è anche Combattimento, la nuova creazione dei Muta Imago che debutta il 13 e 14 settembre alla Pelanda: esplorazione dei concetti di amore e desiderio ispirata dalla musica di Monteverdi e sviluppata attraverso il filtro del corteggiamento nel mondo animale.Ancora alla Pelanda e sempre in prima assoluta, dall’11 al 15 settembre si potrà assistere a Leave The Kids Alone, installazione/performance dedicata al delicato tema del bullismo firmata da Vico Quarto Mazzini, compagnia vincitrice del bando diPAV, Short Theatre e Teatro i nell’ambito di Fabulamundi – Playwriting Europe.

Proseguendo fra prime assolute e prime nazionali, l’installazione Little Fun Palace della compagnia OHT, in residenza a Short così come Bad Peace, artefici di un concerto e di un progetto radiofonico fuori formato ispirato al “bed in” di John Lennon e Yoko Ono;la performance In between of whatis no longer and what is not yet dello spagnolo Juan Dominguez; e quella di Claudio Stellato, 7, frutto del progetto di cooperazione europea SOURCE che vede coinvolti iil Théâtre National di Bruxelles, il Festival di Avignone e il Trafo di Budapest;e i progetti site specific che raccontano gli spazi urbani (L’uomo che cammina di DOM, una produzione di PAV nell’ambito dell’Estate Romana, e The End del collettivo milanese Strasse), fino ad arrivare all’opera di live expanded cinema Sanctuary di Carlos Casas, alla Pelanda in prima nazionale il 12 e 13 settembre. Artista visivo e filmaker spagnolo, Casas conduce lo spettatore in un viaggio onirico che segue attraverso le immagini e il suono – curato da uno dei più grandi sound designer e sound recorder internazionali Chris Watson – il destino di un gruppo di elefanti.

A completare il quadro di una programmazione così densa, le creazioni fra danza, teatro e performance di alcune delle realtà più importanti del panorama italiano come Annamaria Ajmone e Alberto Ricca Bienoise (To Be Banned from Rome), Babilonia Teatri (Calcinculo), Claudia Castellucci e Chiara Guidi (Il regno profondo. Perché sei qui?), Claudia Catarzi (A Set of Timings), Filippo Michelangelo Ceredi (BetweenMe and P.), Fortebraccio Teatro (Sei. E dunque perché si fa meraviglia di noi?), Jacopo Jenna (If, If, If, Then), Sotterraneo (Overload).

Fra le novità di questa edizione, le sessioni di lavoro di Panorama Roma. Nell’ottica di un consolidamento del dialogo fra i protagonisti della scena romana, artisti e autori come Alessandra Di Lernia, Federica Santoro, Giorgina Pi, Industria Indipendente,Artisti Innocenti, Timpano/Frosini, Salvo Lombardo, Dynamis si confrontano sulle rispettive ricerche a partire dai materiali di lavoro delle loro nuove creazioni.

Infine, si svolgeranno al Teatro India i laboratori di Giorgia Ohanesian Nardin, Hugo Sanchez, Teatro e Critica, Da.Re, Modulo Arti – Master in studi di genere dell’Università di Roma3 e Dominio Pubblico Summer Moving 2018, a ribadire l’importanza della formazione nel complesso ambito dei linguaggi del contemporaneo.

Short Theatre 2018 è ideato e organizzato da AREA06 con la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, la direzione generale e co-curatela di Francesca Corona, è realizzato con il sostegno di MiBAC e Regione Lazio, con il patrocinio di Roma Capitale ed è promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Azienda Speciale Palaexpo.Si svolge in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionalee con il supporto di InstitutFrançais Italia, Istituto Svizzero Roma, Accademia di Spagna Roma, Istituto Cervantes Roma, Instituto Camões, Accademia di Romania, Istituto Confucio dell’Università Sapienza di Roma.

 GLI ARTISTI

ANA PI/CECILIA BENGOLEA/FRANCOIS CHAIGNAUDANNAMARIA AJMONE/ALBERTO RICCA_BIENOISE• ANT HAMPTON/TIM ETCHELLS• BABILONIA TEATRI • BAD PEACE/FANFULLA 5a• BOGDAN GEORGESCU • CARLOS CASAS • CLAUDIA CASTELLUCCI/CHIARA GUIDI• CLAUDIA CATARZI• CLAUDIO STELLATO • DOM-• ÉCOLE DES MAITRES• FILIPPO MICHELANGELO CEREDIFORTEBRACCIO TEATRO• GEGEN• GIORGIA OHANESIAN NARDIN • JACOPO JENNA• JEROME BEL JESSICA HUBER&JAMES LEADBITTER JING • JUAN DOMINGUEZ• LADY MARU/ST.ROBOT MARKUS ÖHRN• MIHAELA MICHAILOV • MUTA IMAGONINOS DU BRASIL • OHTOONA DOHERTY• PANORAMAROMATEATRO DELLE ALBE•  SARAH VANHEESOTTERANEODEBONAIR • STRASSE• TIAGO RODRIGUES • TROPICANTESIMOUBI BROKI/INDUSTRIA INDIPENDENTEVICOQUARTOMAZZINI • WINTER FAMILY

I LUOGHI
La Pelanda - Mattatoio di Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
Teatro India, Lungotevere Vittorio Gassman, 1
Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52

Biblioteche di Roma:
Biblioteca Renato Nicolini, Via Marino Mazzacurati, 76
Biblioteca Biblioteca Enzo Tortora, Via Nicola Zabaglia, 27/b

IL PROGRAMMA

www.shorttheatre.org

Facebook: shorttheatre // Instagram: shortheatre

La caratteristica cittadina calabrese che si affaccia sul mar Tirreno, oggi conosciuta come la “Città dei Murales”, per il secondo anno consecutivo ospita dal 10 al 15 settembre 2018 OSA – Operazione Street Art, il festival dedicato all’arte urbana, con un programma ricco di nuovi interventi artistici portando importanti nomi sia nazionali che internazionali.

Le vie dell’antico borgo diamantese saranno animate dalle opere di artisti della scena contemporanea della street art: Sfhir, Man O ‘Matic, TMX, Toni Espinar, Ele Man, Ozon, Solo, Diamond, Riccardo Buonafede, Stefania Marchetto e Alessandro Rizzotti saranno i protagonisti di OSA18 che si caleranno nel tessuto urbano e marcheranno con la propria cifra stilistica edifici e facciate.

Con lo sguardo attento all’attualità e un impegno rivolto al sociale, gli artisti sono chiamati a interpretare la propria visione sul tema dei diritti umani, sviluppata da ognuno secondo la propria sensibilità e inclinazione artistica, con lo scopo di sensibilizzare alle tematiche della violenza contro le donne, dell’immigrazione, del bullismo, contro ogni discriminazione e a favore dell’uguaglianza di tutti:

Il progetto OSA è l’esempio della potenza dell’arte e della sua capacità di unire le persone per il raggiungimento di un unico obiettivo. OSA coinvolgerà artisti provenienti da tutta Europa e ogni artista avrà la possibilità di realizzare un’opera trattando attraverso il proprio linguaggio artistico una tematica contemporanea, contro ogni pregiudizio e stereotipo che destabilizzano la nostra società” (Antonino Perrotta, ideatore e direttore artistico di OSA).

Un’anticipazione di quello che la manifestazione intende comunicare è il murales di Ozon, realizzato in anteprima per OSA18, mentre nelle giornate del festival è previsto un dibattito a tema al fine di informare e sensibilizzare la cittadinanza sull’argomento dei diritti umani. Allo stesso scopo, nelle giornate del 14 e 15 settembre, in collaborazione con il Gruppo Scout Diamante 1, verranno coinvolti i gruppi Agesci della zona: il 14 sarà organizzata una caccia al tesoro tra i murales e il 15 verrà realizzata un’opera ideata da uno dei reparti coinvolti nella manifestazione.

Con il Patrocinio dell’Assessorato al Turismo del Comune di Diamante, promosso dall’Associazione Culturale HazArt sotto la direzione artistica di Antonino Perrotta, giovane artista adamantino e ideatore del festival nonché artista delle Scuderie MArtelive, OSA si propone di continuare e rinnovare una tradizione tipica del territorio, battezzato fin dal 1981 da Nani Razetti “Il paese dei nasi all’insù”, con i suoi oltre 300 murales di artisti provenienti da tutto il mondo, Diamante si pone come una vera e propria galleria a cielo aperto che obbliga visitatori e turisti a fermarsi e ammirare le opere dipinte per il centro.

Portando avanti il concetto di muralismo, inteso come percorso di rigenerazione dell’arte pubblica contemporanea e di rivalutazione del territorio, OSA intende aprire un dialogo tra arte e architettura, tra spazio e ambiente, allo scopo di riscoprirne i luoghi, esaltandone la bellezza attraverso l’integrazione della street art nel complesso artistico che ha toccato le mura di questo borgo marino negli ultimi 36 anni.

https://www.facebook.com/osaoperazionestreetart/?tn-str=k*F

Sarà la più piccola “città” d'Italia, Glorenza, ad ospitare dal 7 al 16 Settembre il festival “TiefKollektiv-ProfondoCollettivo”, a cura di Michele Fucich, nell'ambito del programma “curator in residence” 2018 di GAP- Glurns Art Point.

Glorenza/Glurns (BZ) si trova in alta Val Venosta, al crocevia fra Italia, Svizzera ed Austria e a pochi chilometri dal lago Resia, simbolo, con il suo campanile semi-sommerso, delle complesse vicende novecentesche dell'Alto-Adige/Südtirol. La sua struttura fisica e simbolica, il suo micro-cosmo cinto da mura ma anche luogo di transiti storici offrirà lo spunto alla parola chiave della manifestazione: “abitare”. 

“Abitare” come questione privata e pubblica, “profonda” e “collettiva” al contempo; e dunque “abitante” come definizione mai chiusa, specie alla luce del mondo attuale.
Dopo fasi di immersione nel contesto locale e di scambio con gli abitanti avvicendatesi nel corso dell'estate, artisti provenienti da diverse parti d'Italia e da oltre confine saranno chiamati a installare i loro lavori (fotografici e video, grafici e performativi) dentro spazi interni ed esterni della città di Glorenza/Glurns. Oltre alla sede del GAP, ne saranno interessate vecchie stalle e fienili, i camminamenti e una torre delle mura storiche, punti diversi del borgo ed alcune abitazioni private.

“TiefKollektiv-ProfondoCollettivo” invita gli artisti a portare loro temi e lavori dentro questo contesto, ma anche a guardarsi intorno e a osservarne le specificità strutturali; a conoscere i contadini e gli allevatori, i commercianti e gli architetti, gli altri produttori e abitanti del luogo; i più di cinquanta immigrati accolti in una vicina struttura; le famiglie di un progetto SPRAR all'attivo.

Lavori già esistenti, che parlano di territori diversi, si affiancheranno quindi ad altri concepiti sul posto, nati dagli incontri flagranti e dalle prove di dialogo, valorizzando difficoltà e aperture.
Il tema guida dell'“abitare” e del rapporto fra l'uomo e i suoi “habitat” sarà declinato attraverso varie accezioni poetiche, ambientali e socio-politiche, promuovendo un confronto fra realtà, immaginari e punti di vista diversi alla luce dell'Italia e dell'Europa di oggi. Questioni come l'appropriazione, l'esproprio, la restrizione, l'adattamento, la contrattazione, la reinvenzione, la trasformazione e la condivisione di spazi vitali saranno al centro sia delle opere sia del programma di talk, visite, proiezioni e performance che animerà il festival.

Un leitmotiv dell'intervento degli ospiti, provenienti da aree di competenza diverse, sarà anche lo scambio fra forme di vita e di sopravvivenza, strategie ed invenzioni per poter “abitare” terre ad alture diverse, forti e fragili insieme. MArtelive e Martemagazine saranno presenti con Oriana Rizzuto per portare e raccontare l'esperienza dei progetti di arte urbana realizzati in città durante la BiennaleMArtelive nel 2017. 

Sud- e centro Italia, Alpi e Appennini, terre scosse ed in “moto”, terre percorse da transiti e da esigenze di stanziamento sempre mutevoli proveranno a scambiarsi sguardi e racconti, debolezze e forze, rischi e anche sfide. Questioni di ruralità e urbanità, di “centro” e “periferia” saranno sollevate senza gerarchie di sorta.

In questo insieme di sensi “TiefKollektiv-ProfondoCollettivo” vorrebbe offrirsi quale piccola grande prova di dialogo fra questioni e visioni che marcano l'intera penisola; il suo essere di fatto ed in ogni suo punto una porta d'Europa.

La fotografia avrà un ruolo dominante nel festival, ma non sarà la sola. Verrà percorso il confine fra le arti visive, il coinvolgimento del corpo e dei sensi. Il GAP Atelier-Haus diventerà un'officina comune, un punto d'incontro e un laboratorio di idee per tutti i presenti.

Il progetto approderà a Bolzano in una sua seconda e ampliata edizione (“TiefKollektiv-ProfondoCollettivo 2”) nella seconda metà del Febbraio 2019, con il sostegno di Weigh Station for Culture. Si costruirà un asse il cui senso è connettere il margine estremo di un territorio con il suo capoluogo. Gli sguardi e le esperienze nate o installate a Glorenza saranno condivise ed ampliate in uno spazio urbano di tutt'altro tipo - un'altra “città” - raccogliendone altre domande e bisogni. TiefKollektiv-ProfondoCollettivo ambisce a diventare una piattaforma in movimento, una “terra in moto”. Muovendo dal confine tra Italia, Svizzera ed Austria, il suo viaggio è iniziato.

Gli artisti che parteciperanno:
Pasquale Autiero, Francesca Balducci, Clara Delva, Valentina De Rosa, Nuno Escudeiro & Nikolaus Von Schlebrügge, Manuel Fanni Canelles, Alexandra Kaufmann, Piotr Pietrus, Silvia Morandi, Caterina Nebl, Vincenzo Pagliuca, Masiar Pasquali, Alessandro Toscano, Giovanni Troilo, Valentina Vannicola.

Il programma completo al link:
http://glurns-art-point.com/programm_a-profondocollettivo-tiefkollektiv-curated-by-michele-fucich/

Il Sziget, il festival più multiforme d’europa e il quinto più grande del mondo, ha compiuto 26 anni nel migliori dei modi: ha ospitato le performance di alcuni dei migliori artisti del momento, come Kendrick Lamar, i Gorillaz, Lana Del Rey, Mumford & Sons, Dua Lipa, Kygo, e gli Arctic Monkeys. 

Oltre 1000 artisti e performer da tutto il mondo sono arrivati sull’Isola di Obuda: Stormzy, gli ShameShawn Mendes, King Gizzard & The Lizard Wizzard, Unknown Mortal Orchestra, Liam Gallagher, Goo Goo Dolls, tutti indistintamente hanno incendiato le platee grazie al magnifico clima di festa che solo il Sziget è capace di portare. Ma non solo gli headliner, il Sziget 2018 è riuscito a mettere insieme un programma unico fatto di world music, teatro, cabaret, installazioni, performance, arte, con i Szitizens venuti da oltre 100 nazioni differenti per provare un’esperienza indimenticabile.

Tamás Kadar, CEO della manifestazione, dichiara così: “Il Sziget è un festival unico al mondo. Siamo così orgogliosi di aver visto 565.000 personeprovenienti da tutto il mondo unirsi a noi nel cuore di Budapest. Una celebrazione internazionale delle arti con artisti da 63 nazioni differenti venuti a riempire il programma con oltre 1000 performance in 7 giorni. Il DNA del festival, l’apertura, l’amore e il rispetto, si è potuto ammirare in ogni palco, performance e partecipante. Noi continueremo a calcare la via tracciata con la nostra “Love Revolution”.

Il Sziget inoltre quest’anno ha migliorato il suo impegno per ridurre i suoi impatti ambientali. Grazie all’utilizzo di bicchieri riutilizzabili, all’installazione di punti riciclo e il suo programma anti-cannuccia “Don’t suck”, l’impatto sull’ecosistema dell’isola si è drasticamente ridotto e adesso l’obiettivo finale di diventare un festival totalmente ecosostenibile è una realtà sempre più possibile.

Il Sziget ritornerà nel 2019, dal 7-13 Agosto  e la vendita dei ticket partirá dal 1mo Ottobre 2018.

Inarrestabile TolfArte: la XIV edizione con 300 artisti per oltre 140 spettacoli a ingresso gratuito 
Pluripremiato Festival Internazionale dell'Arte di Strada e dell’Artigianato Artistico
1.500 metri di percorso-festival in 10 differenti locations, 300 artisti di diversa nazionalità, 100 artigiani, oltre 140 spettacoli in 4 giorni, oltre 10 locations della città di Tolfa occupate dalle performance. Attesi più di 50.000spettatori. 

Il viaggiatore mentale è la prima personale di Jon Rafman. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata da Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena, apre le porte al pubblico venerdì 14 settembre 2018 nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Verità.

La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell'artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.

Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L'immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del “deep web”, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell'antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga il collasso epistemico che si è realizzato negli ultimi anni, nell'azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.

La memoria è uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui  Max Payne 3, il protagonista parla dell'intrinseca mutabilità della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realtà. Il video Remember Carthage (2013) narra la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche. Remember Carthage si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della Storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di Second Life, anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Il video Dream Journal 2016-2017, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l'archetipo della Millennial, l'altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in Internet.

All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Biografia
Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d'art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); Nine Eyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

Fondazione Fotografia Modena e Galleria Civica di Modena fanno parte – insieme al Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

 Sede Galleria Civica di Modena
Palazzina dei GiardiniCorso Cavour, 2 - Modena 
Periodo mostra 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019

www.fondazionefotografia.org/mostra/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale/

Lo CSAC dell'Università di Parma e l'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Parma, con il patrocinio di Comune di Parma e il sostegno di Fondazione MonteParma e Sequence, presentano Cinema e Architettura, rassegna cinematografica nell'ambito del progetto annuale Cinema in Abbazia, che a partire da giovedì 19 luglio al 30 ottobre porterà quattro proiezioni nel suggestivo spazio della corte dell’Abbazia di Valserena: i documentari Living Architectures, diretti da Ila Bêka e Louise Lemoine.

Living Architectures è una serie di film che racconta in modo sorprendente la vita di opere di architettura firmate da alcuni dei più celebri architetti del nostro tempo. Se l’immagine dell’architettura tende normalmente a costruire una sua rappresentazione idealizzata, perfetta e a volte sacrale, i film girati dai giovani documentaristi francesi ribaltano il punto di vista mettendo in dubbio la facile fascinazione e descrivendo anche i capolavori della contemporaneità non come infallibili monumenti ma come luoghi di vita quotidiana.

Si inizia giovedì 19 luglio con Koolhaas Houselife, primo progetto della serie che ritrae uno degli edifici più importanti dell’architettura contemporanea: il film accompagna lo spettatore nell’intimità quotidiana di una casa progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, raccontata attraverso le storie e le faccende di Guadalupe Acedo, la governante, e delle altre persone che si prendono cura dell’edificio. Pungente, divertente e commovente, concepito come un diario video personale, Il film ci porta nel cuore di uno degli sviluppi abitativi contemporanei considerato come nuovo modello di successo.

Giovedì 26 luglio si prosegue con The Infinite Happiness, dove abitando la gigantesca "8 House" costruita dall'architetto danese Bjarke Ingels nella periferia di Copenaghen, Ila Bêka e Louise Lemoine ci raccontano la loro esperienza soggettiva di vivere all'interno di questo esperimento di villaggio verticale - eletto nel 2011 «World best residential building» - dove dagli errori del passato sembra emergere il volto positivo di modelli alternativi di abitazione collettiva. Come un gioco di costruzioni, il film costruisce una raccolta di storie di vita tutte interconnesse dalla loro relazione personale con l'edificio.

Giovedì 2 agosto terzo appuntamento con Barbicania: su specifica richiesta della Art Gallery del Barbican Centre, i due registi francesi si sono stabiliti per un mese nel cuore di uno dei più importanti centri per l’arte europei, all’interno di uno degli esempi più rappresentativi di architettura brutalista. Il film, costruito come un diario personale, racconta di giorno in giorno tutto ciò che il duo ha scoperto durante il suo viaggio urbano dai piani superiori delle torri fino ai livelli sotterranei del centro. Attraverso un’emozionante galleria di ritratti, il film disegna una mappa umana intima del luogo, rivitalizzando questa rigida architettura e mettendo in discussione la tenuta di questo luogo utopico degli Anni 50.

In autunno chiuderà la rassegna Moriyama-San, documentario dedicato a una settimana nella straordinaria vita ordinaria del signor Moriyama, un'amante giapponese d'arte, architettura e musica che vive in una delle più famose architetture giapponesi contemporanee, la casa Moriyama, costruita a Tokyo nel 2005 dal vincitore del premio Pritzker Ryue Nishizawa (SANAA). Questo ultimo appuntamento sarà l’occasione anche per incontrare i due registi.

Tutte le proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in Italiano, si terranno alle ore 21.30; il costo del biglietto per ciascun film è di 5 euro, abbonamento personale a 4 proiezioni 15 euro; in caso di maltempo la proiezione sarà rinviata.

Aspettando la proiezioni sarà possibile visitare le mostre dello CSAC fino alle 19 al prezzo convenzionato di 5 euro e fare un aperitivo con buffet alla Locanda Abbazia al prezzo di 10 euro.

Programma:

Giovedì 19 luglio 2018, ore 21.30
KOOLHAAS HOUSELIFE
di Ila Bêka & Louise Lemoîne — Francia, 2008, 58’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 26 luglio 2018, ore 21.30
THE INFINITE HAPPINESS
di Ila Bêka & Louise Lemoîne– Francia 2015 85’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 2 agosto 2018, ore 21.30
BARBICANIA
di Ila Bêka & Louise Lemoîne— Francia, 2014, 90’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Martedì 30 ottobre 2018 (data da confermare)
proiezione e incontro con gli autori Ila Bêka e Louise Lemoine
MORIYAMA - SAN
di Ila Bêka, Louise Lemoîne — Francia, 2017, 63’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

 

Villa Ada – Roma incontra il mondo arriva alla sua XXV edizione. In questi anni sul palco si sono esibiti più di 100 artisti ogni anno, facendo di questo Festival uno dei più grandi eventi dell’estate romana. Il tema scelto per questa edizione esprime un concetto contrastante che rimanda all’analogo rapporto dei romani con la loro città, da cui il titolo “T’ho amato sempre, non t’ho amato mai” in cui si richiama anche un verso di Fabrizio De André, per omaggiare il cantautore nel ventennale della sua morte.

Dopo anni di assenza dalle scene musicali, Noyz Narcos (NELLA FOTO) torna più entusiasta che mai nel presentare al suo pubblico il suo ultimo album, “Enemy”, realizzato con imigliori producers della scena odierna: da Night Skinny a Sine, passando per le produzioni di Parix e David Ice, fino a Boss Doms e st Luca Spanish.

Noyz Narcos passa il testimone a Giancane (nella foto) sabato 16 giugno. Componente del celebre gruppo romano “Il Muro del Canto”, Giancane è un cantautore dal grande senso dell’umorismo. Con il suo ultimo album, “Ansia e Disagio”, conquista gli ascoltatori con le sue osservazioni pungenti, un acuto senso ironico e una profonda curiosità nei confronti degli stati ansiosi, propri o altrui. Senza dismettere la vocazione folk’n’roll e country-neomelodica che l’hanno reso celebre, l'artista inaugura una nuova stagione compositiva, inventando una nuova grammatica cantautorale di chiara provocazione e vocazione popolare, adatta a qualsiasi età. Il disco è stato anticipato dal video di “DISAGIO” e quello di “LIMONE”, prodotto da Chef Rubio. Il 4 maggio è uscito “Ipocondria” (Giancane feat. Rancore), il primo video musicale interamente disegnato dal fumettista Zerocalcare (

).

Oltre ai numerosi concerti, le rive del laghetto ospitano come ogni anno un programma culturale variegato e multidisciplinare, accessibile a tutti e in una convinta logica no profit. Si ripete l'esperienza vincente del D’Ada Park, l’area del Festival ad accesso gratuito che ospiterà concerti, dibattiti, incontri, presentazioni di libri, esposizioni artistiche, proiezioni cinematografiche, corsi di formazione e laboratori per bambini. 

Sul palco del D’Ada Park a inaugurare il festival venerdì 15 giugno ci pensa il collettivo romano King Kong Posse con il format Welcome to the Jungle, che trascinerà il pubblico nella giungla musicale dell'Hip Hop. Sabato 16 giugno, la poliedrica Silvia Sicks aka Tunonna, musicista, illustratrice e fumettista arriva con il suo ultimo disco “Buono”, mischiando sapientemente grunge e burocrazia romana, amore e denim, peroni e parenti. After party targato Borghetta Stile. Da sempre punto di riferimento della scena romana, è uno tra i party più eccentrici e non convenzionali della città, un viaggio nel tempo accompagnato dai più grandi successi pop e dance anni’90. In programma domenica 17 giugno il dj set di Beat Soup, duo artistico formato da Nario (Bros) e Luca (Tonnoalnaturale), entrambi appassionati di beats e hip hop. Le loro "zuppe" sono selezioni jazzy-soulfull con un tocco di boombap d'annata e chill trap che grazie a un sound inconfondibile li ha fatti diventare un punto di riferimento nella scena del beatmaking.Villa Ada – Roma incontra il mondo è un evento dell’estate romana, sotto la guida di Dada srl e ARCI Roma.

Anche quest’anno, quindi, nel suggestivo scenario di Villa Ada dal 14 giugno al 10 agosto dalle ore 21.30 a 00.30 si alterneranno numerosi e famosi artisti sul main stage (area a pagamento):

15 GIUGNO NOYZ NARCOS (SOLD OUT)

16 GIUGNO GIANCANE

17 GIUGNO NOYZ NARCOS

19 GIUGNO GUIDO CATALANO + DENTE

20 GIUGNO #WITHREFUGEES LIVE CON BOMBINO + SANDRO JOYEUX + AWA LY

21 GIUGNO MOKADELIC

22 GIUGNO JOE VICTOR

23 GIUGNO FRAH QUINTALE

24 GIUGNO ASCANIO CELESTINI + GIOVANNA MARINI

26 GIUGNO MUSICA NUDA

28 GIUGNO CARO FABER. ROMA CANTA DE ANDRÈ

29 GIUGNO MINISTRI + SPIRITUAL FRONT

30 GIUGNO COLAPESCE + ANDREA LASZLO DE SIMONE

3 LUGLIO GALEFFI + MOX

4 LUGLIO GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

5 LUGLIO WILLIE PEYOTE

7 LUGLIO IL MURO DEL CANTO

9 LUGLIO GIOVANNI LINDO FERRETTI

10 LUGLIO PINGUINI TATTICI NUCLEARI

11 LUGLIO REVEREND HORTON HEAT – PSYCHOBILLY ROME HOLY DAY FEST

12 LUGLIO BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

13 LUGLIO WASHED OUT

14 LUGLIO CHINESE MAN

15 LUGLIO CALIBRO 35

17 LUGLIO LITTLE STEVEN AND THE DISCIPLES OF SOUL

18 LUGLIO DOBET GNAHORÈ (NELSON MANDELA INTERNATIONAL DAY)

19 LUGLIO GOGOL BORDELLO

20 LUGLIO MEZZOSANGUE

22 LUGLIO NEW YORK SKA JAZZ ENSEMBLE + SHOTS IN THE DARK

23 LUGLIO KRUDER & DORFMEISTER

24 LUGLIO GORAN BREGOVIC

25 LUGLIO NITRO

26 LUGLIO ORCHESTRACCIA

28 LUGLIO TEDUA

31 LUGLIO HUUN HUUR TU

1 AGOSTO MINISTRY

2 AGOSTO STEFANO SALETTI e BANDA IKONA

3 AGOSTO IOSONOUNCANE + PAOLO ANGELI

 

VILLA ADA
via di Ponte Salario 28 – Roma

www.villaada.org

https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/

https://www.instagram.com/villaadafest

Dal 7 al 10 Giugno 2018 arte, musica, storia, cultura e creatività animano anche ques'anno un piccolo borgo del Molise, Civitacampomarano.
Parliamo della terza edizione del “CVTà – Street Fest”, il festival che è diventato oramai un appuntamento fisso e che nell’edizione di quest’anno vedrà il susseguirsi di molteplici eventi ed iniziative legate all’arte di strada.

CVTà Street Fest, il festival che ridisegna lo spazio urbano di un borgo molisano antico, Civitacampomarano (CB), nel centro storico – esterno e interno – del paese. Un ricco calendario che prevede la realizzazione delle opere in live painting sui muri, la possibilità di partecipare a diverse iniziative come tour dei murales, concerti, workshop e degustazione delle specialità locali.

Artefice innovativa della manifestazione Alice Pasquini, la più nota e coraggiosa street artist italiana che ha scelto la strada per esprimere la sua creatività con oltre 2000 murales realizzati in tutto il mondo. Sarà lei a dirigere la squadra dei giovani talenti all’opera con interventi “live” di arte permanente che rispondono quest’anno ai nomi di 2501, ricercatore di spazi vuoti che giocano sull’equilibrio tra negativo, Alberonero, il cui minimalismo riduce il linguaggio visivo all’osso, MP5, che utilizza su diverse piattaforme un tipico linguaggio “blanc et noir” e Brus, dall’arte multiforme che spazia, con vari tools del mestiere, dai graffiti alla calligrafia.
Negli spazi più inconsueti anche la musica sarà protagonista con un cartellone poliedrico e interattivo che prevede le esibizioni di Senza Guinzaglio, gruppo molisano di rap/R&B che ha realizzato la colonna sonora "Help Civita" durante CVTà Street Fest 2017, DJ Gruff, pioniere della scena hip-hop italiana, Anywave con un sound “ambient acid" e i Tetes de Bois, collettivo artistico romano tra canzone d’autore, folk, poesia, rock, che suonerà in acustico.

Confermata anche la presenza di Chef Rubio, in qualità di video-reporter speciale con la mostra itinerante "Baciamo le Mano", realizzata insieme alla fotografa Alessia Di Risio, tributo a tutti gli artisti nazionali e internazionali, artigiani e abitanti di Civitacamporano, che vedrà esposti foto-manifesti con ritratti dei protagonisti delle edizioni del Cvtà Street Fest, colti nelle loro attività creative e artistiche. La mostra, esposta anche negli spazi del Castello Angioino del paese, si concentrerà sulle "Mani", rappresentazione tangibile dell’efficienza e necessaria operosità per la sopravvivenza, da sempre abili nel creare e distruggere e strumenti di arricchimento plastico ed espressivo di ogni materia e superficie.

Saranno invece Never 2501 e Martino Coffa (collettivo Recipient) a proporre l’installazione LA MACCHINA, una performance interattiva audio-video col pubblico atto a stimolare la creatività in duetti live improvvisati in real time con musica suonata con euro rak: un’autentica sfida alle idee preconcette sull'estetica della street art, che mira ad introdurre nuovi elementi di casualità e improvvisazione nell’Opera d'Arte.

Il grande schermo sarà presente, in collaborazione con Molise Cinema, con la proiezione, nel cortile del fossato del Castello, del docu-film "Visages, Villages", di Agnes Varda e JR, un viaggio ironico e affascinante nei piccoli centri della Francia che riprendono a vivere proprio grazie all'energia creativa degli artisti.

A comunicare le tradizioni artigianali autoctone ci penseranno gli stessi abitanti del luogo con due workshop organizzati dalle signore civitesi nella propria abitazione: il primo sarà dedicato ai cavatelli, la pasta tipica di Civitacampomarano, attraverso una food experience che va dalla storia degli ingredienti alla preparazione delle ricette insieme ai partecipanti (max 12 persone); il secondo riguarda invece l’arte del merletto e prevede un laboratorio di circa un'ora per iniziare ad imparare il vecchio mestiere di pizzo (max 6 persone).
Ogni mattina, inoltre, è previsto un tour di circa 90 minuti alla scoperta di Civitacampomarano e dei suoi tesori d'arte: a fare da cicerone saranno gli studenti delle scuole superiori del territorio. Durante la realizzazione delle opere si potrà partecipare a diverse iniziative come tour dei muri, concerti, workshop e, come nella precedente edizione, si potranno degustare le specialità locali durante l’evento dedicato allo Street Food.
Evento gourmet anche quello offerto dagli stessi cittadini che in un pomeriggio dedicato allo street food metteranno a disposizione dei convenuti le loro prelibatezze più tipiche: dal riso con il latte (ris cu latt) alla pizza di granoturco con i cavoli (pizz e fogl), le scrippelle (scr'pell'), il pane indorato e fritto (pan 'nrat) e i ceci (i cic).

 

 

 

Dal 1 giugno al 28 ottobre il Maxxi ospita la mostra con le opere dei giovani artisti Talia Chetrit, Invernomuto e Diego Marcon, finalisti dell’edizione 2018 del MAXXI BVLGARI PRIZE. 
Scelti da una giuria internazionale composta da David Elliott curatore indipendente, Yuko Hasegawa Direttore artistico del MOT di Tokyo, Hans Ulrich Obrist Direttore Artistico della Serpentine Galleries di Londra, Hou Hanru Direttore artistico del MAXXI e Bartolomeo Pietromarchi Direttore del MAXXI Arte per la loro “consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo e la capacità di espandere i confini del linguaggio artistico”, i finalisti giungono dunque alla prova della mostra cura di Giulia Ferracci: sulla base delle opere esposte, il prossimo 13 ottobre 2018 la stessa giuria sceglierà e annuncerà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della Collezione MAXXI.
L’incontro tra il MAXXI, il primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea, e Bvlgari, era già avvenuto nel 2014, in occasione della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, di cui la maison era main partner. Con il MAXXI BVLGARI PRIZE questa partnership - basata su valori comuni quali memoria, innovazione, passione, creatività e sperimentazione e sulla consapevolezza dell’importanza del sostegno alla cultura e del ruolo strategico dell’alleanza pubblico/privato - si consolida. Perché, condividono Giovanna Melandri e Jean Christophe Babin “sostenere i giovani talenti significa investire sulla creatività del nostro tempo e sul nostro futuro”.

Dice Giovanna Melandri: “Sono particolarmente lieta di questa mostra, per diverse ragioni. Il Premio rappresenta il nucleo fondante della collezione pubblica permanente del MAXXI, “cuore pulsante” del museo. Grazie al Premio, sono entrate in collezione opere di Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri. Oggi, grazie alla prestigiosa partnership con Bvlgari, che ancora una volta ringrazio, il Premio diventa più grande e importante per noi. Con Bvlgari, emblema di creatività e qualità italiane, abbiamo avviato una collaborazione di sei anni: un’alleanza strategica tra pubblico e privato per la cultura e per la giovane arte. Più volte ho definito il MAXXI “laboratorio di futuro” e questa mostra rispecchia appieno questa idea: i tre giovani finalisti, cui faccio i complimenti, rileggono, interpretano e ci aiutano a capire attraverso la loro ricerca artistica questo nostro tempo così complesso”.

Commenta Jean Christophe Babin: “Siamo giunti alla prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, un progetto in cui tutti gli artisti selezionati hanno realizzato opere che stimolano una profonda riflessione sulla realtà attuale attraverso una creatività originale ed audace, fuori dagli schemi. Questa stessa tensione alla sperimentazione è da sempre una parte importante del DNA di Bvlgari. Siamo fieri di poter dare il nostro contributo allo sviluppo dell’arte contemporanea arricchendo la collezione permanente di un Museo come il MAXXI, punto di riferimento a livello internazionale e per la vita culturale della città di Roma. Questo Premio rappresenta un auspicio importante, poiché sostenere i giovani artisti emergenti significa investire in un futuro fatto di idee, talento e passione”.

LA MOSTRA
Nella Galleria 4 del museo, la mostra è allestita in un percorso fluido, una vera e propria immersione nell’universo artistico dei tre finalisti che propongono qui progetti inediti o di recente produzione che restituiscono le tante suggestioni del loro lavoro.

Il percorso si apre con Invernomuto (Simone Bertuzzi, Piacenza 1983 e Simone Trabucchi, Piacenza 1982, vivono a Milano), scelto per “la ricerca su questioni sociali e politiche globali attuata tramite l’utilizzo sapiente di un immaginario influenzato da culture pop e dalla sottocultura, capace di rendere il suo lavoro personale e sincero”.

Il duo di artisti presenta un’opera nuova e complessa composta da un film, un’installazione sonora, una scultura e un profumo, in quella commistione di linguaggi diversi che caratterizza la loro ricerca artistica. Un ambiente avvolto nella penombra ha come punto focale un grande schermo sagomato sul quale viene proiettato in loop il film Calendoola: SURUS. Nel film si alternano immagini dal sapore antico, come il lento incedere di un elefante che sembra evocare il mito di Annibale, con altre girate sulla spiaggia di Sabaudia, dove si aggira un gruppo di figure inquietanti, simili a zombie. Immagini surreali cui fanno da sfondo una traccia audio con suoni in alta e bassa frequenza e una fragranza diffusa di sapore orientale. Completa l’installazione la scultura Z0α, realizzata applicando materia plastica su un’opera originale di Mimmo Rotella, Replicante del 1990. Questo lavoro, alternando elementi storici e contemporanei, evoca una riflessione sulle diverse velocità della storia e sulle eredità colonialiste del mondo occidentale.

La mostra prosegue con Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985, vive a Milano), scelto “per aver adottato un approccio originale e poetico alla sperimentazione audiovisiva e all’uso dei generi cinematografici e per la rilettura critica di siti storici”.

Marcon presenta un nuovo lavoro, Ludwig, un video proiettato a tutta parete realizzato con la tecnica CGI (computer-generated imagery), utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, in televisione, nella pubblicità e nei videogiochi di simulazione. Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che poi scopriremo essere quello di una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma, il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop. L’implacabile reiterazione della scena genera un’atmosfera claustrofobica e ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, interpretata dal Coro di voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Questo lavoro approfondisce la sperimentazione di Marcon sull’immagine e la potenza evocativa di ciò che non è immediatamente visibile.

Conclude il percorso il progetto Amateur  di Talia Chetrit  (Washington D.C. 1982, vive a New York) scelta per “la sua capacità di reinventare l’uso della fotografia combinando linguaggi tradizionali e contemporanei nella sua interpretazione del rapporto tra corpo, sguardo e identità” (qui un'opera del progetto).

L’artista, che vive e lavora a New York, presenta un corpus di oltre 20 fotografie della sua produzione recente insieme a immagini provenienti dal suo archivio personale e un video di cui sono protagonisti i suoi genitori. Esplorando temi quali la spontaneità del soggetto di fronte al mezzo fotografico e il confine tra sfera pubblica e privata, Chetrit è spesso protagonista delle sue fotografie, come pure il partner, le amiche, i familiari, in un racconto sui misteri del corpo, l’intimità, l’adolescenza, la sessualità. L’immagine dei suoi genitori sulla spiaggia si alterna a ritratti e autoritratti intimi, a volte spiccatamente espliciti ed erotici, in cui utilizza il proprio corpo per minare le convenzioni dell’autoritratto e i suoi meccanismi di controllo. Chetrit mette in campo una complessa teatralità che esplora i confini tra il soggetto e lo spettatore, la vulnerabilità e l’esibizione.

Il MAXXI BVLGARI Prize è un importante progetto per il sostegno e la promozione dei giovani artisti. Nasce in continuità con il Premio MAXXI, nucleo fondante della collezione del museo e trampolino di lancio per tanti giovani talenti (come Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri) e ne rappresenta l’evoluzione. Grazie alla straordinaria partnership con Bvlgari, oggi il Premio si rinnova, cresce, allarga i propri orizzonti, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare non più solo artisti di nazionalità italiana, ma anche artisti stranieri che abbiano prodotto negli ultimi due anni un nuovo progetto in Italia nell’ambito di istituzioni pubbliche e realtà private.

In occasione del primo compleanno di IndiePanchine, evento che si tiene sabato 19 a Largo Venue, abbiamo intervistato Daniele Fasanella, organizzatore ed ideatore del format.

Ciao Daniele, tu sei il direttore artistico dell'evento IndiePanchine. Come vi è venuta questa idea?

Si, io mi occupo della direzione artistica e del management del gruppo. Nello staff siamo in sei, oltre me ci sono Leonardo che si occupa della produzione, Virginia della comunicazione, Paolo foto e video, Dario e Rocco che gestiscono la Radio.

Un anno fa hanno proposto a me e Leonardo di fare una piccola serata in una location vicino Termini, facevamo entrambi i PR in discoteca, io avevo molti amici che suonavano e lui faceva il fonico, da lì è nato il format. IndiePanchine è un gioco di parole, richiama una canzone di un noto gruppo rap romano ''Truce Klan - In the panchine'', noi però ci occupiamo di musica emergente (Indie), quindi ho proposto questo nome che è piaciuto subito a tutti. Poi abbiamo inserito il programma radio ed iniziato a fare video interviste che promuoviamo attraverso i nostri canali social.

Come è strutturato l'evento?

Il 19 maggio festeggiamo un anno del nostro format, ci spostiamo a Largo Venue, una location davvero bella, con tanto di giardino.
La serata inizia alle 21:30 con un contest. Nella prima parte si esibiscono sulla panchina 6 tra gli artisti più bravi che abbiamo avuto il piacere di ospitare ai nostri eventi durante l'anno: KiesAM-OKMontalcinoStradeMartiriDanesh. A votare sarà il pubblico presente ed al vincitore produrremo un video-clip musicale.
Il tutto è presentato e mandato in onda dai nostri speakers di  Radio-Kaos.

A seguire abbiamo chiamato per il concerto I miei migliori complimenti ed i Polar Station. Per finire ci sono due djset con Radio Sonica ed Indiesagio .
Ci saranno anche delle sorprese. 

Dicci qualcosa in più sugli artisti. 
Io sono di parte, ma gli artisti sono veramente tutti bravi. I primi sei sono musicisti emergenti, per il contest si esibiscono in acustico e suonano due pezzi a testa.
I miei migliori complimenti è la guest della serata, un ragazzo di Milano che viene per la prima volta a suonare a Roma, fa un genere tra l'indie ed il rap e ha da poco fatto uscire il suo ultimo singolo Inter-Cagliari raggiungendo più di 55.000 ascolti su Spotify in due settimane.
Polar Station (nella foto) non sono da meno, una formazione elettro-pop che ha aperto poco fa il concerto dei Pop X all'Urban di Perugia, il loro ultimo album spaziale si chiama Lowlands.

E cosa rende originale questo format?
La nostra caratteristica principale è una panchina, sulla quale suonano i musicisti, che puntualmente ci dobbiamo incollare per portare da un locale all'altro, forse era meglio ''indiesedia''. L'idea è quella di ricreare un'atmosfera di intimità ma allo stesso tempo underground, come quando un nostro amico suona al parchetto sotto casa. Però il nostro obiettivo principale è quello di dare maggior visibilità ai musicisti, perché ce ne sono davvero tanti bravi, specialmente a Roma, che però non riescono dare molta visibilità alle loro canzoni e noi attraverso live, radio, video-clip ed interviste ci proviamo.

Giunto alla sua ottava edizione, dal 3 maggio al 10 giugno 2018 torna il Festival Inventaria - La festa del teatro off. Il Festival è organizzato da artisti per artisti e si è affermato come l'evento di chiusura della stagione teatrale capitolina mantenendo il proprio focus sulla drammaturgia contemporanea e sulla pluralità dei linguaggi ospitati. 
Quest'anno Inventaria avrà luogo nei quattro principali teatri off di tre diversi quartieri della Capitale: Teatro Argot Studio e Teatro Trastevere (Trastevere), Carrozzerie n.o.t. (Ostiense) e Studio Uno (Torpignattara) e si articolerà in quattro sezioni di concorso (Spettacoli, Monologhi/Performance, Corti teatrali e la nuova sezione Demo dedicata agli studi e ai progetti in itinere) e una fuori concorso
Ventuno le proposte in concorso selezionate tra le oltre 400 candidature pervenute da tutta Italia e dall'estero, per offrire un ventaglio quanto più ampio possibile della scena teatrale off per linguaggi e generi (nella foto TERRA DI ROSA - vite di Rosa Balestrieri - prima romana di Tiziana Francesca Vaccaro, in scena  il 30 maggio al Teatro Studio Uno)
In aggiunta, cinque proposte fuori concorso: due spettacoli ospiti, il ritorno dello spettacolo vincitore dell'edizione 2017 e la presentazione dei due spettacoli tratti dai testi vincitori ex aequo del Premio di drammaturgia DCQ-Giuliano 2016. 
Il Festival, organizzato dalla compagnia DoveComeQuando, è interamente autofinanziato, formula accorta che ha consentito alla manifestazione di passare dalle 6 compagnie della prima edizione alle 25 di quella attuale e da 1 a 5 sezioni. 
Il trend espansivo è confermato anche dall'arricchimento del parco premi: 25 date complessive in palio (oltre a premi di altra natura) rese possibili dai tanti teatri partner. 
A proposito di trend positivo, così dice Pietro Dattola, direttore artistico del Festival: "L'anno scorso, dopo la chiusura a stagione in corso del Teatro dell'Orologio che avrebbe dovuto ospitarci, abbiamo triplicato gli sforzi per reinventare Inventaria portando il festival in tre quartieri diversi, e ci siamo riusciti grazie anche a Teatro Argot Studio, Carrozzerie n.o.t. e Teatro Studio Uno, che ci hanno accolti a braccia aperte. Visto l'eccezionale riscontro, la formula è stata confermata e, com'è nel nostro DNA, ampliata, coinvolgendo anche il Teatro Trastevere e moltiplicando il numero di teatri ed enti partner in tutta Italia per ampliare e rendere più interessante il parco premi." 

PER INFO SUL CARTELLONE
http://www.dovecomequando.net/Inventaria2018spettacoli.htm

Torna anche quest’anno Open House Roma, la manifestazione internazionale che apre a tutti e gratuitamente le porte di edifici pubblici e privati, siti architettonicamente interessanti e luoghi sconosciuti della capitale. La durata dell’evento è purtroppo un solo weekend, 12 e 13 maggio, perciò bisognerà scegliere con attenzione le strutture da visitare e non sarà facile visto il numero elevato e la bellezza. 

In questa settima edizione, OHR celebra il Fattore Umano, un tributo ai proprietari, ai progettisti, agli abitanti, ai restauratori, ai nostri volontari, a tutte le persone che amano la città e se ne prendono cura giorno per giorno e senza i quali la bellezza dei luoghi che verranno aperti e scoperti.

Nell’elenco, ben 276, vi sono sia edifici storici che edifici moderni e contemporanei. Il programma è suddiviso in 5 aree tematiche: città della conoscenza, attraversare la storia, architettura del quotidiano, abitare, factory e produzione creativa.

Le visite guidate, gratuite, saranno effettuate dai progettisti stessi, da studenti universitari e dai cultori della materia. La manifestazione infatti può contare sulla presenza di 500 volontari oltre che sulla collaborazione di Istituzioni, imprese ed enti del settore terziario. Tra le novità di quest’anno, aperte per la prima volta, si potrà scegliere di visitare tra i “castelli idraulici” della Fontana di Trevi e del Fontanone dell'Acqua Paola, gli scavi archeologici “Città del Sole”, i “Castra Praetoria” della Biblioteca Nazionale, la “Royal Netherlands Institute in Rome”, la galleria d’arte “Contemporary Cluster” all’interno di Palazzo Cavallerini Lazzaroni. Inoltre sarà visitabile anche la Chiocciola di Villa Medici (nella foto), un pozzo cilindrico profondo 25 metri, all'interno del quale è stata costruita una scala a chiocciola in muratura che raggiunge direttamente la grotta dell’antico acquedotto Vergine.

Tanti i luoghi e le iniziative collaterali. Per prenotarsi alle visite e per avere maggiori informazioni consultare il sito:

https://www.openhouseroma.org/

“Heritage - il Patrimonio” è il tema centrale di Outdoor Festival 2018 che animerà quest’anno il Mattatoio Testaccio dal 14 aprile al 12 maggio. 
L'edizione 2018 porta lo spettatore al centro della mostra, al centro dell'esperienza artistica e lo rende protagonista. A differenza delle precedenti edizioni nelle quali lo spettatore era invitato a scoprire luoghi inediti e le opere in essi contenute, quest'anno l'idea di fruizione della mostra si rinnova, si trasforma e mette in atto una piccola grande rivoluzione: non più tanti spazi che contengono ognuno un'opera ma un unico grande spazio con al suo interno tante opere. Outdoor non è più solo un festival di street art, oggi è il festival dei linguaggi contemporanei che sono potenzialmente il Patrimonio di domani. Outdoor è il festival della città di Roma, la casa del nostro Heritage metropolitano.
In questa edizione il festival propone un’offerta eterogenea che si articola in varie sezioni: Arte, Musica, Televisione, alle quali si aggiungono le aree dedicate alle Conferenze e al Mercato dei makers contemporanei. Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, Outdoor e le sue tante discipline artistiche in programma indagheranno il tema ponendo interrogativi a tutti voi che sarete parte di questo grande evento: cosa rappresenta il patrimonio oggi? Quali culture sono oggi considerate come patrimonio nella nostra società? Quale patrimonio stiamo costruendo e quale trasmetteremo alle future generazioni?
Diverse le aree tematiche: ARTE, un percorso artistico nuovo, coinvolgente, diverso. L'edizione 2018 porta lo spettatore al centro della mostra, al centro dell'esperienza artistica e lo rende protagonista.
Il primo percorso, Disobedience, riunisce artisti di diverse generazioni che, dal 1968 fino ad oggi: i tedeschi Berlin Kidz, gli italiani Biancoshock e Paolo Buggiani, il francese Mathieu Tremblin e la portoghese Wasted Rita.In arte, come in strada, esiste una scuola della disobbedienza. È un filo continuo che lega artisti di generazioni diverse che, dal 1968 fino ad oggi, incarnano altrettanti modi di lottare e sognare un mondo che non riproduca gli errori del passato. La disobbedienza è la ricerca di una discontinuità nel racconto storico.
Il secondo percorso, Lighspeed, attiva un movimento istantaneo attraverso gli interventi dell'inglese Kid Acne, degli italiani Motorefisico e Quiet Ensemble a cui si aggiunge il romano UNO.
Il terzo percorso, Retromania, quando i prodotti di massa diventano icone. Il newyorkese Ricky Powell e la collezione "I Love Tokyo" di Fabrizio Efrati ce ne offriranno una particolare visione.In una società industriale, si restituisce un'aura a degli oggetti prodotti su larga scala per le masse, per includerli in un racconto storico normalmente riservato a quelle produzioni uniche ed irripetibili destinate alle élites. 
Il quarto percorso, Total Recall, un' immersione visiva in un mix di pop, ironia e nostalgia porta in scena il cinese Tony Cheung, il romano Leonardo Crudi, la parigina Madame, lo spagnolo Sam 3. il canadese Scorpion Dagger e l'italiano Rub Kandy (Mimmo Rubino).Nel suo significato letterale riporta al "richiamare", al "riferirsi a” modalità con la quale ci interfacciamo con il passato. 
Per la sezione MUSICA, tra gli ospiti ci sono i Booka Shade, Anja Schneider, Digitalism, Purple Disco Machine, Cut Killer; lo Studio 1 della Factory-Pelanda sarà trasformato infatti in un temporary club dove diversi artisti saranno chiamati a trasformare onde sonore in rappresentazioni artistiche nella musica e nel corpo, una line up che proverà ad esplorare l'heritage europeo della musica elettronica contemporanea in un viaggio che andrà dalla techno all'house, dalla disco all'hip hop e trap.

CONFERENZE: tutti i venerdì dalle 20.00 alle 23.00 Outdoor Festival ospiterà un ciclo di conferenze che racconteranno i “Nuovi Linguaggi”. Attraverso i talk si indagheranno tutti gli aspetti del patrimonio culturale e del linguaggio, analizzando la loro evoluzione attraverso le testimonianze di ospiti provenienti da ambiti ed estrazioni apparentemente molto distanti.

TELEVISIONE, appuntamenti domenicali dalle 15.00 alle 21.00, con la storia della Rai e i suoi programmi più importanti che hanno contribuito a formare la nostra società contemporanea, suddivisi tra nazionalpopolare e approfondimenti specifici con l’intento di mostrare una parte della storia nazionale, per restituirla sia ad un pubblico che ha visto “in diretta” quei programmi sia alla generazione successiva.

E non poteva mancare l'appuntamento con gli artisti dell'artigianato, un appuntamento settimanale con una edizione speciale di Wave Market, design, urban, editoria e illustrazione. Ogni evento vedrà l’artigianato accompagnato da una selezione di progetti appartenenti ad una delle nuove categorie espositive.

E’ la festa della Terra, per conoscerla, preservarla, valorizzarla, amarla. In occasione dell’ EARTH DAY, la Terrazza del Pincio e il Galoppatoio di Villa Borghese saranno i luoghi scelti quest’anno per il Villaggio della Terra. Dal 21 al 25 aprile Roma dà il suo contributo alla manifestazione ambientale più partecipata d'Italia con 5 giorni di sport, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori didattici, attività per bambini e buon cibo.

Il Palco del Pincio, attivo dalla mattina alla sera, si animerà con imperdibili artisti, emergenti e noti, tutti uniti per la salvaguardia della Terra. Tra questi gli street artist Maupal e Moby Dick.
Moby Dick, apprezzato street artist romano sarà al Villaggio il 21 e 22 aprile e realizzerà un murale lavorando sulla terrazza del Pincio per due giorni in modo che i visitatori del Villaggio possano vedere l'opera prendere forma. Il murale, ispirato alle parole che Papa Francesco pronunciò al Villaggio per la Terra 2016: "Trasformate i deserti in foreste", sarà dedicato alla Giornata della Terra del 22 aprile. Moby Dick donerà l'opera al Villaggio a lavoro finito, con una cerimonia di inaugurazione che farà da prologo al Concerto per la Terra 2018.

Inoltre, in collaborazione con MarteLive, saranno ospiti i ragazzi del giornale satirico di false notizie Lercio e gli Youtubers I Sansoni e i circensi del Circo per la Terra.

Trait d’union per le cinque giornate Max Paiella, che con la sua simpatia ci guiderà nel percorso di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta.

Sabato 21 aprile – L’evento clou del Compleanno di Roma – che si festeggerà fino al 22 sera - sarà la “Notte dei Desideri: a partire dalle 23.30, il cielo della città verrà decorato da 2771 palloncini ecologici e biodegradabili, che celebreranno il Compleanno di Roma. Nell’attesa, un grande varietà con ospiti, insieme al rapper Piotta e all’attore Antonio Giuliani e molti altri.  Lo spettacolo di #Eterna2771 inizia già alle 14 con The Reggae Circus di Adriano Bono, gli Audiomagazine, il djset di Pressapochismo.

Domenica 22 aprile - Dalle 19.30 l’imperdibile appuntamento di Earth Day Italia con il Concerto per la Terra: sul grande palco si esibiranno le cantanti Elodie e Chiara Galiazzo, il rapper romano Briga e la Social Band di Radio due con Frances Alina Ascione e la grande simpatia dell’attore Andrea Perroni. Prima del concerto, dalle 14 alle 18, #Eterna2771 - Compleanno di Roma animerà il Villaggio per la Terra con le performances live sulle Vespe Piaggio degli street artist. Sempre il 22 aprile una sfilata per la terra in segno di rinascita, a cura dello stilista Gianfranco Venturi, vedrà protagoniste le donne che lottano o che hanno lottato contro il tumore al seno.

Lunedì 23 aprile – In occasione della giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, verranno presentati tanti libri tra cui “Terra Viva” a cura della Fondazione Bellonci - da sempre impegnata nell’organizzazione del Premio Strega - e il libro “Every child is my child”, edito da Salani, è il racconto di 33 protagonisti del mondo dello spettacolo italiano di episodi di spensieratezza legati a ricordi della loro infanzia, per raccogliere fondi da devolvere alla Onlus “Insieme si può fare” e ricostruire un centro educativo e rieducativo elementare – la Plaster School – per i bambini profughi al confine tra Siria e Turchia. Sempre il 23 aprile, le esibizioni di Marla Green, Luca coi BaffiMike PrioreMarco GrecoRoberto CasalinoMatteo Costanzo, della band Lace Black e dei Tamurakafka, della cartoon band I Cavalieri dello Zodiaco, della Nazionale Italiana Jazzisti Onlus con Max Paiella e I-Rabbits oltre che quella a cura di Expo dei Popoli, che porteranno in anteprima sul palco danza e musica di tutto il mondo.

Martedì 24 aprile - Dalle 17.30 alle 19.30 verrà creata un’Area Sanremo, organizzato con il contributo tecnico del CONOU (Consorzio Oli Minerali Usati) main partner della manifestazione: con la conduzione di Paola Delli Colli, alcuni giovani artisti - che parteciperanno al prossimo Sanremo Giovani - si cimenteranno in una competizione e saranno valutati da una giuria d’eccezione composta dal giornalista e critico musicale Dario Salvatori, dal musicista e compositore Adriano Pennino, dal discografico de Il Volo Danilo Ciotti, dall’artista Elio Cipri e dal manager di Gigi D’Alessio Pierluigi Germini. A conclusione del game show, l’esibizione dei cantanti dell’ultima edizione di Sanremo Giovani Alice Caioli e Leonardo Monteiro, il cantautore Luca Vittozzi, il rapper Laioung, gli esordienti BacànLeonardo Gallato, quelle della Rino Gaetano band, riunita per festeggiare i 40 anni della celebre canzone "Gianna" e, ancora, le esibizioni della Federazione Italiana Danza Sportiva.

Mercoledì 25 aprile - Il gran finale, con Margherita PrincipiGiulia Militello, La SceltaIronic band - tribute band ufficiale di Alanis Morissette in Italia -  e, a seguire, Tony Esposito darà vita all'Earth Band - i ritmi della terra - e ospiterà Enrico Capuano e Tamurriata Rock, il rapper Clementino e il cantante Jean Michel Byron.

“StraVolti” è la nuova mostra personale di Marion Peck che la Dorothy Circus Gallery propone al suo affezionato pubblico, ai tanti appassionati del genere e ai curiosi, nella splendida cornice di via dei Pettinari a Roma, da sabato 21 aprile.
Marion Peck è tra le artiste più riconosciute e seguite del pop surrealismo a livello mondiale e torna a Roma dopo dieci anni per esporre una serie ritratti profondamente ispirati alla tradizione artistica e culturale europea.

In mostra 11 originalissimi ritratti ad olio su tavola, dei surreal portraits in cui è protagonista una speciale tecnica pittorica classica affiancata dalla modernità e dal contemporaneo. Per l’occasione verrà anche esposta eccezionalmente l’opera The Actors, capolavoro dell’artista che celebra la cultura classica greco-romana, investigando sia gli aspetti simbolici che quelli psicologici della figura storica e metaforica dell’attore.

Come si può già notare dai riferimenti all’arte di Picasso, così come ai ritratti distorti di Francis Bacon, Marion Peck analizza sobriamente la psicologia dei suoi personaggi, inducendo quindi gli spettatori a fare lo stesso. L’approccio pittorico di Marion Peck è infatti fortemente psicologico.

Dalla sperimentazione cubista e dall’interpretazione dei piani prospettici attraverso l’arte moderna, Marion Peck elabora una sequenza di personaggi di diverse età, provenienti da epoche diverse, rappresentati su uno sfondo neutrale, senza alcuna indicazione delle loro identità sociali e del loro passato. I soggetti dipinti sembrano infatti emergere dai quadri in uno spazio a-temporale, misterioso e affascinante. Attraverso l’uso di una sublime tecnica pittorica che adorna le forme più strane e distorte, Peck riesce a mettere in luce l’eleganza e la perfezione dei suoi volti stravolti, che impariamo ad osservare da molteplici punti di vista.

Tenendo teneramente per mano il nostro subconscio, l’Artista scompone e ricompone i suoi personaggi, stravolgendone la bellezza per dare vita ad una nuova lettura della stessa.

Da questa Strana bellezza emerge un altro “io”, liberato dalle paure di accettazione di se, capace di un autoironia in forte contrasto con l’etiquette di un sistema sociale che tende all’omologazione della personalità.

Mentre viviamo l’inquietante fenomeno del mettere in mostra il proprio ritratto ogni giorno, seguendo gli standard della maschera che ci costringe a canoni estetici forzati, in una esasperata tendenza al chirurgico e virtuale, i ritratti di Marion Peck dimostrano quanto la stranezza e la particolarità possano in realtà manifestarsi tra le forme più pure di bellezza.

L’ultimo album “A casa tutto bene”  ha ottenuto il disco d’oro e “La Verità”  ha ricevuto la Targa Tenco per la miglior canzone dell’anno. Parliamo di Brunori Sas e del successo crescente che gli sta facendo conquistare sempre più l’apprezzamento del pubblico e sempre più il favore della critica.E ora riparte con una nuova avventura musicale, o meglio, teatrale:  “Brunori a teatro – canzoni e monologhi sull’incertezza”, uno spettacolo unico nel suo genere fatto di musica e argute riflessioni, che si rifà allo stile del teatro - canzone e della standup comedy. Dario, Insieme alla sua storica band, alternerà ai brani cantati intermezzi parlati, descrivendo il mondo contemporaneo col suo stile inimitabile tra profondità e leggerezza, sacro con profano, malinconia con simpatia, e lo sguardo lucido e sentimentale che caratterizza la sua poetica. Un percorso tra il riso e il pianto, dove l'unica certezza è l'incertezza. 
Dopo varie tappe e altrettanti sold out a Trento, Mantova, Milano, Genova, Napoli, arriva anche Roma all’Auditorium Parco della Musica il 13 marzo, per poi procedere il 14 ad Assisi, il 15 ad Ancona, il 17 a Cosenza, il 18 a Bari, il 21 a Catania, il 22 a Palermo, il 23 a Reggio Calabria, il 27 a Torino, il 28 a Padova, il 29 a Firenze. 
Purtroppo per gli appassionati, e per fortuna per il trend della buona musica e dei bravi autori, di biglietti ne sono rimasti ben pochi, ma provarci a (in)seguire Brunori in qualche modo e da qualche parte sarà comunque uno spettacolo

http://www.brunorisas.it/