Venerdì, 03 Agosto 2018 11:50

Al via le iscrizioni per Rock Targato Italia

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Giunto ormai alla sua XXXI edizione, Rock Targato Italia, il contest dedicato agli artisti emergenti in'ambito rock, lancia anche quest’anno la call per iscriversi: tutte le info si possono trovare sul sito www.rocktargatoitalia.eu e il regolamento del concorso è disponibile al link: https://goo.gl/imhXow

I partecipanti avranno la possibilità di esibirsi nei locali live e vincere una campagna promozionale dedicata al loro progetto musicale, per far conoscere la propria musica.

Rock Targato Italia è una grande comunità di musicisti e appassionati del settore, sostenuta dall’Ufficio Stampa Divinazione Milano.

Abbiamo intervistato il direttore artistico Francesco Caprini.

- Il contest è giunto alla sua XXXI edizione. Come e quando è nata l’idea?

L’idea nasce dopo aver visto (negli anni ’80) una rubrica piccolissima su Mucchio Selvaggio che parlava di rock italiano

 - C’è un genere o un artista che ami in particolar modo?

Naturalmente su di me il rock e tutto ciò che gira attorno (filosofia, stile di vita, cultura) ha un effetto molto speciale. Scegliere una band in particolare è difficile per me, praticamente impossibile. Il movimento rock è un magma culturale nel quale sono dentro fino al collo. Ci sto bene senza divisioni artistiche. Avendo lavorato con Litfiba, Ligabue, Timoria, Elio e le Storie Tese, Soon e tanti altri meno conosciuti, nutro per loro grande affetto.

- Ricordi un aneddoto tra le band che hanno partecipato e che oggi sono diventate famose?

Una band prima classificata si ritira per una sorta di pregiudizio nei confronti della giuria. Chiamo i Marlene Kuntz  (la band prima tra in non classificati) e succede un miracolo. In studio per la realizzazione della compilation curata da Gianni Maroccolo, incontrano Lindo Ferretti. Il resto è storia, una storia musicale e culturale molto importante e di grande successo

- Un artista che secondo te è stato un rivelazione negli ultimi anni?

Onestamente, limitandomi al mondo rock,  ho più facilità nel vedere artisti, nell’ambito rock, che hanno deluso molte aspettative in questi ultimi anni.  
Il movimento da parte sua non sta esprimendo artisti di grande valore ma non è solo la realtà italiana, in generale, nel mondo intero la situazione è stagnante. Le ragioni sono tante e diverse:  c’è molto conformismo, ovunque regna un pensiero unico.
I talent, nella maggior parte dei casi, premiano artisti consolatori. 

In altri tempi queste erano condizioni eccellenti per creare fermento critico e creativo.  Oggi non è più cosi. Probabilmente il rock deve reinventarsi un linguaggio comunicativo e relazionale nel contemporaneo. Certe formule sono obsolete e superate

- Che consiglio daresti ad un giovane musicista oggi?

La tecnologia, l’informazione hanno aperto un mondo. La filiera tradizionale dell’organizzazione musicale è saltata. Non è solo patrimonio delle etichette discografiche (multinazionali o indipendenti) a gestire, per intero e nelle varie fasi organizzative e promozionali  un’opera di genio. All’artista oggi, oltre al talento artistico, si chiede anche una capacità gestionale del propria attività musicale.  Come fanno gli artigiani, bisogna fare bene il proprio mestiere. Gestire la propria musica direttamente e in modo professionale. Niente contratti in esclusiva ma collaborazioni, a tempo o progetto, con professionisti esperti. Gli esempi positivi e di successo sono tanti soprattutto nel mondo Hip Hop, Rap e Trap.

 

Martedì, 31 Luglio 2018 11:30

Il viaggiatore mentale di Jon Rafman

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Il viaggiatore mentale è la prima personale di Jon Rafman. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata da Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena, apre le porte al pubblico venerdì 14 settembre 2018 nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Verità.

La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell'artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.

Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L'immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del “deep web”, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell'antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga il collasso epistemico che si è realizzato negli ultimi anni, nell'azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.

La memoria è uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui  Max Payne 3, il protagonista parla dell'intrinseca mutabilità della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realtà. Il video Remember Carthage (2013) narra la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche. Remember Carthage si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della Storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di Second Life, anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Il video Dream Journal 2016-2017, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l'archetipo della Millennial, l'altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in Internet.

All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Biografia
Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d'art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); Nine Eyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

Fondazione Fotografia Modena e Galleria Civica di Modena fanno parte – insieme al Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

 Sede Galleria Civica di Modena
Palazzina dei GiardiniCorso Cavour, 2 - Modena 
Periodo mostra 14 settembre 2018 – 24 febbraio 2019

www.fondazionefotografia.org/mostra/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale/

Lunedì, 30 Luglio 2018 11:35

Cinema in Abbazia

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Lo CSAC dell'Università di Parma e l'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Parma, con il patrocinio di Comune di Parma e il sostegno di Fondazione MonteParma e Sequence, presentano Cinema e Architettura, rassegna cinematografica nell'ambito del progetto annuale Cinema in Abbazia, che a partire da giovedì 19 luglio al 30 ottobre porterà quattro proiezioni nel suggestivo spazio della corte dell’Abbazia di Valserena: i documentari Living Architectures, diretti da Ila Bêka e Louise Lemoine.

Living Architectures è una serie di film che racconta in modo sorprendente la vita di opere di architettura firmate da alcuni dei più celebri architetti del nostro tempo. Se l’immagine dell’architettura tende normalmente a costruire una sua rappresentazione idealizzata, perfetta e a volte sacrale, i film girati dai giovani documentaristi francesi ribaltano il punto di vista mettendo in dubbio la facile fascinazione e descrivendo anche i capolavori della contemporaneità non come infallibili monumenti ma come luoghi di vita quotidiana.

Si inizia giovedì 19 luglio con Koolhaas Houselife, primo progetto della serie che ritrae uno degli edifici più importanti dell’architettura contemporanea: il film accompagna lo spettatore nell’intimità quotidiana di una casa progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, raccontata attraverso le storie e le faccende di Guadalupe Acedo, la governante, e delle altre persone che si prendono cura dell’edificio. Pungente, divertente e commovente, concepito come un diario video personale, Il film ci porta nel cuore di uno degli sviluppi abitativi contemporanei considerato come nuovo modello di successo.

Giovedì 26 luglio si prosegue con The Infinite Happiness, dove abitando la gigantesca "8 House" costruita dall'architetto danese Bjarke Ingels nella periferia di Copenaghen, Ila Bêka e Louise Lemoine ci raccontano la loro esperienza soggettiva di vivere all'interno di questo esperimento di villaggio verticale - eletto nel 2011 «World best residential building» - dove dagli errori del passato sembra emergere il volto positivo di modelli alternativi di abitazione collettiva. Come un gioco di costruzioni, il film costruisce una raccolta di storie di vita tutte interconnesse dalla loro relazione personale con l'edificio.

Giovedì 2 agosto terzo appuntamento con Barbicania: su specifica richiesta della Art Gallery del Barbican Centre, i due registi francesi si sono stabiliti per un mese nel cuore di uno dei più importanti centri per l’arte europei, all’interno di uno degli esempi più rappresentativi di architettura brutalista. Il film, costruito come un diario personale, racconta di giorno in giorno tutto ciò che il duo ha scoperto durante il suo viaggio urbano dai piani superiori delle torri fino ai livelli sotterranei del centro. Attraverso un’emozionante galleria di ritratti, il film disegna una mappa umana intima del luogo, rivitalizzando questa rigida architettura e mettendo in discussione la tenuta di questo luogo utopico degli Anni 50.

In autunno chiuderà la rassegna Moriyama-San, documentario dedicato a una settimana nella straordinaria vita ordinaria del signor Moriyama, un'amante giapponese d'arte, architettura e musica che vive in una delle più famose architetture giapponesi contemporanee, la casa Moriyama, costruita a Tokyo nel 2005 dal vincitore del premio Pritzker Ryue Nishizawa (SANAA). Questo ultimo appuntamento sarà l’occasione anche per incontrare i due registi.

Tutte le proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in Italiano, si terranno alle ore 21.30; il costo del biglietto per ciascun film è di 5 euro, abbonamento personale a 4 proiezioni 15 euro; in caso di maltempo la proiezione sarà rinviata.

Aspettando la proiezioni sarà possibile visitare le mostre dello CSAC fino alle 19 al prezzo convenzionato di 5 euro e fare un aperitivo con buffet alla Locanda Abbazia al prezzo di 10 euro.

Programma:

Giovedì 19 luglio 2018, ore 21.30
KOOLHAAS HOUSELIFE
di Ila Bêka & Louise Lemoîne — Francia, 2008, 58’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 26 luglio 2018, ore 21.30
THE INFINITE HAPPINESS
di Ila Bêka & Louise Lemoîne– Francia 2015 85’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Giovedì 2 agosto 2018, ore 21.30
BARBICANIA
di Ila Bêka & Louise Lemoîne— Francia, 2014, 90’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

Martedì 30 ottobre 2018 (data da confermare)
proiezione e incontro con gli autori Ila Bêka e Louise Lemoine
MORIYAMA - SAN
di Ila Bêka, Louise Lemoîne — Francia, 2017, 63’, proiezione in Francese con sottotitoli in Italiano

CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1 (Parma)
www.csacparma.it

 

Venerdì, 15 Giugno 2018 12:59

VILLA ADA ROMA INCONTRA IL MONDO

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Villa Ada – Roma incontra il mondo arriva alla sua XXV edizione. In questi anni sul palco si sono esibiti più di 100 artisti ogni anno, facendo di questo Festival uno dei più grandi eventi dell’estate romana. Il tema scelto per questa edizione esprime un concetto contrastante che rimanda all’analogo rapporto dei romani con la loro città, da cui il titolo “T’ho amato sempre, non t’ho amato mai” in cui si richiama anche un verso di Fabrizio De André, per omaggiare il cantautore nel ventennale della sua morte.

Dopo anni di assenza dalle scene musicali, Noyz Narcos (NELLA FOTO) torna più entusiasta che mai nel presentare al suo pubblico il suo ultimo album, “Enemy”, realizzato con imigliori producers della scena odierna: da Night Skinny a Sine, passando per le produzioni di Parix e David Ice, fino a Boss Doms e st Luca Spanish.

Noyz Narcos passa il testimone a Giancane (nella foto) sabato 16 giugno. Componente del celebre gruppo romano “Il Muro del Canto”, Giancane è un cantautore dal grande senso dell’umorismo. Con il suo ultimo album, “Ansia e Disagio”, conquista gli ascoltatori con le sue osservazioni pungenti, un acuto senso ironico e una profonda curiosità nei confronti degli stati ansiosi, propri o altrui. Senza dismettere la vocazione folk’n’roll e country-neomelodica che l’hanno reso celebre, l'artista inaugura una nuova stagione compositiva, inventando una nuova grammatica cantautorale di chiara provocazione e vocazione popolare, adatta a qualsiasi età. Il disco è stato anticipato dal video di “DISAGIO” e quello di “LIMONE”, prodotto da Chef Rubio. Il 4 maggio è uscito “Ipocondria” (Giancane feat. Rancore), il primo video musicale interamente disegnato dal fumettista Zerocalcare (

).

Oltre ai numerosi concerti, le rive del laghetto ospitano come ogni anno un programma culturale variegato e multidisciplinare, accessibile a tutti e in una convinta logica no profit. Si ripete l'esperienza vincente del D’Ada Park, l’area del Festival ad accesso gratuito che ospiterà concerti, dibattiti, incontri, presentazioni di libri, esposizioni artistiche, proiezioni cinematografiche, corsi di formazione e laboratori per bambini. 

Sul palco del D’Ada Park a inaugurare il festival venerdì 15 giugno ci pensa il collettivo romano King Kong Posse con il format Welcome to the Jungle, che trascinerà il pubblico nella giungla musicale dell'Hip Hop. Sabato 16 giugno, la poliedrica Silvia Sicks aka Tunonna, musicista, illustratrice e fumettista arriva con il suo ultimo disco “Buono”, mischiando sapientemente grunge e burocrazia romana, amore e denim, peroni e parenti. After party targato Borghetta Stile. Da sempre punto di riferimento della scena romana, è uno tra i party più eccentrici e non convenzionali della città, un viaggio nel tempo accompagnato dai più grandi successi pop e dance anni’90. In programma domenica 17 giugno il dj set di Beat Soup, duo artistico formato da Nario (Bros) e Luca (Tonnoalnaturale), entrambi appassionati di beats e hip hop. Le loro "zuppe" sono selezioni jazzy-soulfull con un tocco di boombap d'annata e chill trap che grazie a un sound inconfondibile li ha fatti diventare un punto di riferimento nella scena del beatmaking.Villa Ada – Roma incontra il mondo è un evento dell’estate romana, sotto la guida di Dada srl e ARCI Roma.

Anche quest’anno, quindi, nel suggestivo scenario di Villa Ada dal 14 giugno al 10 agosto dalle ore 21.30 a 00.30 si alterneranno numerosi e famosi artisti sul main stage (area a pagamento):

15 GIUGNO NOYZ NARCOS (SOLD OUT)

16 GIUGNO GIANCANE

17 GIUGNO NOYZ NARCOS

19 GIUGNO GUIDO CATALANO + DENTE

20 GIUGNO #WITHREFUGEES LIVE CON BOMBINO + SANDRO JOYEUX + AWA LY

21 GIUGNO MOKADELIC

22 GIUGNO JOE VICTOR

23 GIUGNO FRAH QUINTALE

24 GIUGNO ASCANIO CELESTINI + GIOVANNA MARINI

26 GIUGNO MUSICA NUDA

28 GIUGNO CARO FABER. ROMA CANTA DE ANDRÈ

29 GIUGNO MINISTRI + SPIRITUAL FRONT

30 GIUGNO COLAPESCE + ANDREA LASZLO DE SIMONE

3 LUGLIO GALEFFI + MOX

4 LUGLIO GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR

5 LUGLIO WILLIE PEYOTE

7 LUGLIO IL MURO DEL CANTO

9 LUGLIO GIOVANNI LINDO FERRETTI

10 LUGLIO PINGUINI TATTICI NUCLEARI

11 LUGLIO REVEREND HORTON HEAT – PSYCHOBILLY ROME HOLY DAY FEST

12 LUGLIO BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

13 LUGLIO WASHED OUT

14 LUGLIO CHINESE MAN

15 LUGLIO CALIBRO 35

17 LUGLIO LITTLE STEVEN AND THE DISCIPLES OF SOUL

18 LUGLIO DOBET GNAHORÈ (NELSON MANDELA INTERNATIONAL DAY)

19 LUGLIO GOGOL BORDELLO

20 LUGLIO MEZZOSANGUE

22 LUGLIO NEW YORK SKA JAZZ ENSEMBLE + SHOTS IN THE DARK

23 LUGLIO KRUDER & DORFMEISTER

24 LUGLIO GORAN BREGOVIC

25 LUGLIO NITRO

26 LUGLIO ORCHESTRACCIA

28 LUGLIO TEDUA

31 LUGLIO HUUN HUUR TU

1 AGOSTO MINISTRY

2 AGOSTO STEFANO SALETTI e BANDA IKONA

3 AGOSTO IOSONOUNCANE + PAOLO ANGELI

 

VILLA ADA
via di Ponte Salario 28 – Roma

www.villaada.org

https://www.facebook.com/VillaAda.Fest/

https://www.instagram.com/villaadafest

Sabato, 09 Giugno 2018 08:42

CVTà Street Fest

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Dal 7 al 10 Giugno 2018 arte, musica, storia, cultura e creatività animano anche ques'anno un piccolo borgo del Molise, Civitacampomarano.
Parliamo della terza edizione del “CVTà – Street Fest”, il festival che è diventato oramai un appuntamento fisso e che nell’edizione di quest’anno vedrà il susseguirsi di molteplici eventi ed iniziative legate all’arte di strada.

CVTà Street Fest, il festival che ridisegna lo spazio urbano di un borgo molisano antico, Civitacampomarano (CB), nel centro storico – esterno e interno – del paese. Un ricco calendario che prevede la realizzazione delle opere in live painting sui muri, la possibilità di partecipare a diverse iniziative come tour dei murales, concerti, workshop e degustazione delle specialità locali.

Artefice innovativa della manifestazione Alice Pasquini, la più nota e coraggiosa street artist italiana che ha scelto la strada per esprimere la sua creatività con oltre 2000 murales realizzati in tutto il mondo. Sarà lei a dirigere la squadra dei giovani talenti all’opera con interventi “live” di arte permanente che rispondono quest’anno ai nomi di 2501, ricercatore di spazi vuoti che giocano sull’equilibrio tra negativo, Alberonero, il cui minimalismo riduce il linguaggio visivo all’osso, MP5, che utilizza su diverse piattaforme un tipico linguaggio “blanc et noir” e Brus, dall’arte multiforme che spazia, con vari tools del mestiere, dai graffiti alla calligrafia.
Negli spazi più inconsueti anche la musica sarà protagonista con un cartellone poliedrico e interattivo che prevede le esibizioni di Senza Guinzaglio, gruppo molisano di rap/R&B che ha realizzato la colonna sonora "Help Civita" durante CVTà Street Fest 2017, DJ Gruff, pioniere della scena hip-hop italiana, Anywave con un sound “ambient acid" e i Tetes de Bois, collettivo artistico romano tra canzone d’autore, folk, poesia, rock, che suonerà in acustico.

Confermata anche la presenza di Chef Rubio, in qualità di video-reporter speciale con la mostra itinerante "Baciamo le Mano", realizzata insieme alla fotografa Alessia Di Risio, tributo a tutti gli artisti nazionali e internazionali, artigiani e abitanti di Civitacamporano, che vedrà esposti foto-manifesti con ritratti dei protagonisti delle edizioni del Cvtà Street Fest, colti nelle loro attività creative e artistiche. La mostra, esposta anche negli spazi del Castello Angioino del paese, si concentrerà sulle "Mani", rappresentazione tangibile dell’efficienza e necessaria operosità per la sopravvivenza, da sempre abili nel creare e distruggere e strumenti di arricchimento plastico ed espressivo di ogni materia e superficie.

Saranno invece Never 2501 e Martino Coffa (collettivo Recipient) a proporre l’installazione LA MACCHINA, una performance interattiva audio-video col pubblico atto a stimolare la creatività in duetti live improvvisati in real time con musica suonata con euro rak: un’autentica sfida alle idee preconcette sull'estetica della street art, che mira ad introdurre nuovi elementi di casualità e improvvisazione nell’Opera d'Arte.

Il grande schermo sarà presente, in collaborazione con Molise Cinema, con la proiezione, nel cortile del fossato del Castello, del docu-film "Visages, Villages", di Agnes Varda e JR, un viaggio ironico e affascinante nei piccoli centri della Francia che riprendono a vivere proprio grazie all'energia creativa degli artisti.

A comunicare le tradizioni artigianali autoctone ci penseranno gli stessi abitanti del luogo con due workshop organizzati dalle signore civitesi nella propria abitazione: il primo sarà dedicato ai cavatelli, la pasta tipica di Civitacampomarano, attraverso una food experience che va dalla storia degli ingredienti alla preparazione delle ricette insieme ai partecipanti (max 12 persone); il secondo riguarda invece l’arte del merletto e prevede un laboratorio di circa un'ora per iniziare ad imparare il vecchio mestiere di pizzo (max 6 persone).
Ogni mattina, inoltre, è previsto un tour di circa 90 minuti alla scoperta di Civitacampomarano e dei suoi tesori d'arte: a fare da cicerone saranno gli studenti delle scuole superiori del territorio. Durante la realizzazione delle opere si potrà partecipare a diverse iniziative come tour dei muri, concerti, workshop e, come nella precedente edizione, si potranno degustare le specialità locali durante l’evento dedicato allo Street Food.
Evento gourmet anche quello offerto dagli stessi cittadini che in un pomeriggio dedicato allo street food metteranno a disposizione dei convenuti le loro prelibatezze più tipiche: dal riso con il latte (ris cu latt) alla pizza di granoturco con i cavoli (pizz e fogl), le scrippelle (scr'pell'), il pane indorato e fritto (pan 'nrat) e i ceci (i cic).

 

 

 

Mercoledì, 30 Maggio 2018 15:16

MAXXI BVLGARI PRIZE

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Dal 1 giugno al 28 ottobre il Maxxi ospita la mostra con le opere dei giovani artisti Talia Chetrit, Invernomuto e Diego Marcon, finalisti dell’edizione 2018 del MAXXI BVLGARI PRIZE. 
Scelti da una giuria internazionale composta da David Elliott curatore indipendente, Yuko Hasegawa Direttore artistico del MOT di Tokyo, Hans Ulrich Obrist Direttore Artistico della Serpentine Galleries di Londra, Hou Hanru Direttore artistico del MAXXI e Bartolomeo Pietromarchi Direttore del MAXXI Arte per la loro “consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo e la capacità di espandere i confini del linguaggio artistico”, i finalisti giungono dunque alla prova della mostra cura di Giulia Ferracci: sulla base delle opere esposte, il prossimo 13 ottobre 2018 la stessa giuria sceglierà e annuncerà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della Collezione MAXXI.
L’incontro tra il MAXXI, il primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea, e Bvlgari, era già avvenuto nel 2014, in occasione della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968, di cui la maison era main partner. Con il MAXXI BVLGARI PRIZE questa partnership - basata su valori comuni quali memoria, innovazione, passione, creatività e sperimentazione e sulla consapevolezza dell’importanza del sostegno alla cultura e del ruolo strategico dell’alleanza pubblico/privato - si consolida. Perché, condividono Giovanna Melandri e Jean Christophe Babin “sostenere i giovani talenti significa investire sulla creatività del nostro tempo e sul nostro futuro”.

Dice Giovanna Melandri: “Sono particolarmente lieta di questa mostra, per diverse ragioni. Il Premio rappresenta il nucleo fondante della collezione pubblica permanente del MAXXI, “cuore pulsante” del museo. Grazie al Premio, sono entrate in collezione opere di Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri. Oggi, grazie alla prestigiosa partnership con Bvlgari, che ancora una volta ringrazio, il Premio diventa più grande e importante per noi. Con Bvlgari, emblema di creatività e qualità italiane, abbiamo avviato una collaborazione di sei anni: un’alleanza strategica tra pubblico e privato per la cultura e per la giovane arte. Più volte ho definito il MAXXI “laboratorio di futuro” e questa mostra rispecchia appieno questa idea: i tre giovani finalisti, cui faccio i complimenti, rileggono, interpretano e ci aiutano a capire attraverso la loro ricerca artistica questo nostro tempo così complesso”.

Commenta Jean Christophe Babin: “Siamo giunti alla prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, un progetto in cui tutti gli artisti selezionati hanno realizzato opere che stimolano una profonda riflessione sulla realtà attuale attraverso una creatività originale ed audace, fuori dagli schemi. Questa stessa tensione alla sperimentazione è da sempre una parte importante del DNA di Bvlgari. Siamo fieri di poter dare il nostro contributo allo sviluppo dell’arte contemporanea arricchendo la collezione permanente di un Museo come il MAXXI, punto di riferimento a livello internazionale e per la vita culturale della città di Roma. Questo Premio rappresenta un auspicio importante, poiché sostenere i giovani artisti emergenti significa investire in un futuro fatto di idee, talento e passione”.

LA MOSTRA
Nella Galleria 4 del museo, la mostra è allestita in un percorso fluido, una vera e propria immersione nell’universo artistico dei tre finalisti che propongono qui progetti inediti o di recente produzione che restituiscono le tante suggestioni del loro lavoro.

Il percorso si apre con Invernomuto (Simone Bertuzzi, Piacenza 1983 e Simone Trabucchi, Piacenza 1982, vivono a Milano), scelto per “la ricerca su questioni sociali e politiche globali attuata tramite l’utilizzo sapiente di un immaginario influenzato da culture pop e dalla sottocultura, capace di rendere il suo lavoro personale e sincero”.

Il duo di artisti presenta un’opera nuova e complessa composta da un film, un’installazione sonora, una scultura e un profumo, in quella commistione di linguaggi diversi che caratterizza la loro ricerca artistica. Un ambiente avvolto nella penombra ha come punto focale un grande schermo sagomato sul quale viene proiettato in loop il film Calendoola: SURUS. Nel film si alternano immagini dal sapore antico, come il lento incedere di un elefante che sembra evocare il mito di Annibale, con altre girate sulla spiaggia di Sabaudia, dove si aggira un gruppo di figure inquietanti, simili a zombie. Immagini surreali cui fanno da sfondo una traccia audio con suoni in alta e bassa frequenza e una fragranza diffusa di sapore orientale. Completa l’installazione la scultura Z0α, realizzata applicando materia plastica su un’opera originale di Mimmo Rotella, Replicante del 1990. Questo lavoro, alternando elementi storici e contemporanei, evoca una riflessione sulle diverse velocità della storia e sulle eredità colonialiste del mondo occidentale.

La mostra prosegue con Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985, vive a Milano), scelto “per aver adottato un approccio originale e poetico alla sperimentazione audiovisiva e all’uso dei generi cinematografici e per la rilettura critica di siti storici”.

Marcon presenta un nuovo lavoro, Ludwig, un video proiettato a tutta parete realizzato con la tecnica CGI (computer-generated imagery), utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, in televisione, nella pubblicità e nei videogiochi di simulazione. Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che poi scopriremo essere quello di una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma, il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop. L’implacabile reiterazione della scena genera un’atmosfera claustrofobica e ossessiva. La partitura per pianoforte e voce è di Federico Chiari, interpretata dal Coro di voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Questo lavoro approfondisce la sperimentazione di Marcon sull’immagine e la potenza evocativa di ciò che non è immediatamente visibile.

Conclude il percorso il progetto Amateur  di Talia Chetrit  (Washington D.C. 1982, vive a New York) scelta per “la sua capacità di reinventare l’uso della fotografia combinando linguaggi tradizionali e contemporanei nella sua interpretazione del rapporto tra corpo, sguardo e identità” (qui un'opera del progetto).

L’artista, che vive e lavora a New York, presenta un corpus di oltre 20 fotografie della sua produzione recente insieme a immagini provenienti dal suo archivio personale e un video di cui sono protagonisti i suoi genitori. Esplorando temi quali la spontaneità del soggetto di fronte al mezzo fotografico e il confine tra sfera pubblica e privata, Chetrit è spesso protagonista delle sue fotografie, come pure il partner, le amiche, i familiari, in un racconto sui misteri del corpo, l’intimità, l’adolescenza, la sessualità. L’immagine dei suoi genitori sulla spiaggia si alterna a ritratti e autoritratti intimi, a volte spiccatamente espliciti ed erotici, in cui utilizza il proprio corpo per minare le convenzioni dell’autoritratto e i suoi meccanismi di controllo. Chetrit mette in campo una complessa teatralità che esplora i confini tra il soggetto e lo spettatore, la vulnerabilità e l’esibizione.

Il MAXXI BVLGARI Prize è un importante progetto per il sostegno e la promozione dei giovani artisti. Nasce in continuità con il Premio MAXXI, nucleo fondante della collezione del museo e trampolino di lancio per tanti giovani talenti (come Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli e molti altri) e ne rappresenta l’evoluzione. Grazie alla straordinaria partnership con Bvlgari, oggi il Premio si rinnova, cresce, allarga i propri orizzonti, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare non più solo artisti di nazionalità italiana, ma anche artisti stranieri che abbiano prodotto negli ultimi due anni un nuovo progetto in Italia nell’ambito di istituzioni pubbliche e realtà private.

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