Domenica, 20 Novembre 2011 18:40

Habibi: l’amore secondo Craig Thompson

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[STREAP-TEASE: FUMETTI MESSI A NUDO]

diegociorraE' inutile che ci proviate. Non basterà inerpicarvi tra decostruzioni forzate e parallelismi inesistenti, per cui diciamolo adesso in modo da lasciarcelo subito alle spalle: nessuno di voi ha mai letto nulla di simile. E non vi servirà a molto sfoggiare culture fumettistiche pregresse.



Un capolavoro si riconosce soprattutto per la sua capacità di svoltare, di ripristinare un nuovo punto di inizio sul quale poter basare molte delle produzioni successive. Qualsiasi paragone risulterebbe solo parziale e per nulla Habibi0009-732x1024-625x874esaustivo.
Già con Blankets avevamo capito che Craig Thompson aveva i numeri giusti per parlare direttamente al nostro cuore, per ricordarci di ciò di cui siamo fatti, e soprattutto per insegnarci qualcosa di nuovo, una lezione che a volte non avevamo neanche richiesto ma per la quale ci sentiremo ugualmente grati. Con Habibi, l'autore statunitense effettua un salto qualitativo notevole. Abbandonata la componente adolescenziale (e semi-autobiografica), Thompson arriva direttamente alla radice dei maggiori credi monoteisti del nostro mondo, in una storia che ci ricorda come tutto parta solo dall'amore. Habibi, dall'arabo "Mio amore", è il tragico susseguirsi delle vicissitudini di Dodola, una ragazza che vive nella terra immaginaria della Wanatolia, reame vessato dalla povertà e dalle angherie del suo sultano.
Dodola, venduta in sposa in giovane età e successivamente rapita da alcuni mercanti di schiavi, dovrà presto imparare a crescere in fretta, sia per poter sfruttare a suo favore le debolezze degli uomini, sia per poter crescere al sicuro il piccolo Zam, con il quale fuggirà poi nel deserto. Il rifugio tra le dune sarà per loro una sorta di Eden, all'interno del quale cresceranno entrambi, perdendo poco a poco la loro innocenza. L'abbandono forzato di quel piccolo angolo di paradiso li costringerà a un continuo rincorrersi fatto di perdite familiari e intime rinunce, di conflitto con la propria sessualità in una società che al contrario ha fatto del sessismo uno dei suoi punti cardine. A fare da sfondo a tutto questo, un paesaggio urbano desolato e desolante, la follia della povertà che fa da contraltare alla mania dell'opulenza, e tutta una serie di storie antiche che traggono le proprie radici dal Corano e dall'Antico Testamento, in un susseguirsi di novelle a scatole cinesi degne di Chauser, Boccaccio, e (naturalmente) Le Mille e Una Notte.

9780571241323threeMa tutto questo non rende minimamente fede alla reale complessità di questo romanzo grafico, basti solo pensare alle cornici orientali che ornano molte delle tavole dell'opera. In sei anni di lavorazione, Thompson non ha mai fotocopiato il pattern dei suoi precedenti intarsi a china, ricostruendo a mano ogni singola decorazione per ciascuna tavola, con la medesima pazienza di un tessitore di arazzi. La struttura è quella del romanzo eterodiretto, in cui una serie di vicissitudini mina costantemente il normale svolgimento della trama, che naturalmente ritroverà il suo filo originale solo alla fine dell'opera.
Ma i veri protagonisti sono i simboli e le calligrafie che normalmente caratterizzano l'immaginario classico arabo, e che Thompson rielabora con un discorso unificante, un'unica curva di grafia e pensiero che punta a ribadire qualcosa che forse sapevamo già in partenza, ma che al termine di questa avventura ci diviene inspiegabilmente più chiara. Le scritture arabe vengono così ricontestualizzate, indifferentemente se in base al significante o al significato, spogliate del loro valore semiotico odierno e ricondotte alla loro valenza iconica originaria, ricomponendo numeri, equazioni, cabale e disegni veri e propri. Il tutto attraverso una minuziosa descrizione dalla didattica non dissimile da quella degli schemi illustrativi di Artie e Vladek in Maus.

Perché se c'è proprio da cercare dei precedenti, bisogna necessariamente guardare ai grandi, del fumetto e non: da Spiegelman a Eisner, dalle Grandi Speranze di Dickens alla Promethea di Alan Moore, passando dal simbolismo ThompsonBirthMothersubliminale del Mazzucchelli di Born Again e Città Di Vetro. Anzi, se parliamo in generale di semiotica del trascendente, è probabile che tutte queste citazioni non riescano realmente a tenere il paragone con l'uso elegante che Thompson fa della cultura visiva mediorientale e occidentale insieme. Il flusso generativo della scrittura diventa come il fiume di Conrad in Cuore di Tenebra alla morte dello scriba, e mentre con la Pietà di Michelangelo viene rappresentata la violenza sessuale su una prostituta, la Gyre di Yeats spiega il rapporto conflittuale di Dodola con il presente.
Una lettura di quasi settecento pagine che scorre con la velocità di un fiume in piena, come le onde che compongono la grafia araba della parola Hubb, amore, come un Chautauqua che scaverà un letto fatto di antiche consapevolezze, e lascerà la chiara sensazione di aver appena avuto a che fare con un pezzo della futura storia della narrativa sequenziale.
In parole povere un’opera d'arte più che consigliata, quasi imperativa.

Giampiero Amodeo

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