Giovedì, 08 Aprile 2010 06:42

Vinicio Capossela – Rabdomante senza requie

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Elisabetta Cucco

Vinicio Capossela – Rabdomante senza requie

“Questo lavoro di ricerca è nato dall’esigenza di raggiungere con la ragione tutto ciò che la musica e le parole di Vinicio Capossela comunicano di solito, e più appropriatamente, rimandando alle possibilità evocative della musica e delle parole.

[…]


Ciò che mi ha spinto a cominciare questa ricerca è stato il rendermi conto che attraverso l’ascolto delle canzoni di Capossela si poteva anche guardare oltre la canzone in sé e vederci qualcosa. In particolare, il segreto che mi ha affascinata è quello che sottende il rapporto musica-parola. E ancora l’uso che si può fare del significante lasciando per un attimo il significato fuori dall’uscio.”

Ricerca, lavoro, lavoro di ricerca. E ci siamo.

Andare oltre le parole per subirne le suggestioni. E ci risiamo.

L’oggetto della ricerca, poi, si presta quant’altri mai allo scopo.

Le canzoni di Vinicio Capossela permettono di essere considerate opere: limatura, precisione nella costruzione, strutture ben congegnate. E poesia; troppo spesso negletta nei testi prêt-à-porter dai quali siamo bombardati dalle radio commerciali.

Gli ingredienti ci sono tutti, insomma. E certamente, come si evince dalla premessa, ci sono tutte le migliori intenzioni.

Il risultato però, non convince. O meglio: ambisce a un livello elevato da saggio accademico (trattandosi di una tesi di laurea), che però fatica a rimanere costante. Con tanto di momenti stagnanti. Ma non come può esserlo un saggio accademico; è come se un aereo, dopo una lunga rincorsa, raggiunta la velocità di decollo, non riuscisse a spiccare il volo. Manca la spinta finale verso l’alto.

Un gran peccato, davvero, perché l’autrice sa di certo di che cosa sta parlando, ed è evidente lo scavo compiuto nell’opera di Capossela.

Nella quarta di copertina si legge che ci troviamo di fronte a “un raro esempio di musicologia applicata alla popular music.

E l’obiettivo è evidente che sia questo. Ciò che succede, è che viene – purtroppo – mancato di un soffio.

Ma andiamo con ordine.

Dopo la premessa metodologica, citata in parte in apertura, un sostanzioso capitoletto è dedicato ad alcuni cenni biografici, indispensabili per un inquadramento dell’artista e necessari a fornirne un minimo di background personale.

Il testo, agile e di rapida consultazione, prosegue con diversi capitoletti, più o meno riusciti, in cui si cerca di rinvenire gli elementi fondamentali dell’opera di Vinicio Capossela: temi, poetica, suono, linguaggio, musica, traduzioni a orecchio, rebetico, interpretazione.

Cosa non ha funzionato?

Il risultato non corrisponde all’obiettivo che chi scrive si era prefissa. L’attenzione promessa al rapporto musica-parola-suono è solo uno degli elementi analizzati, e verrebbe anche da dire, il meno considerato. Meglio: sono presenti nell’intero testo accenni sparsi all’argomento, che però non riescono a “fare sistema”, lasciando sospesa la lettura.

Un gran peccato sul serio.

Elisabetta Cucco

Vinicio Capossela – Rabdomante senza requie

Auditorium Edizioni

Pag 142

Euro 12,50

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