Mercoledì, 16 Settembre 2009 12:46

Se ci fosse la Luna si potrebbe cantare…

Scritto da Chiara Macchiarulo
Vota questo articolo
(0 Voti)
[MUSICA]

FRANCESCODEGREGORIFoggia è una piccola grande città di provincia: un posto dove davvero non succedono molte cose interessanti. E sia chiaro non lo si dice con l’occhio “dell’emigrato ripulito”, di chi se ne va e quando torna sorride delle piccolezze del paese di nascita, ma solo per dare un’idea più precisa di quanto il concerto di Francesco De Gregori dello scorso 5 settembre sia stato un piccolo evento, al di là dell’indubbio valore cultural- musicale del cantautore romano, per la stessa città.

Ad ospitare il concerto, il Teatro Mediterraneo, un anfiteatro all’aperto di recente costruzione sul cui palco si sono esibiti tra l’altro nomi di spicco della musica italiana: basti citare la PFM lo scorso 28 luglio e prossimamente i Marlene Kuntz.
A Foggia si può dire che non piove (quasi) mai. Il pomeriggio del concerto, però, il cielo decide di fare un brutto scherzo, rovesciando sulla città in attesa dell’evento un lungo temporale, per fortuna si tratta del classico temporale estivo, e a sera è tutto tranquillo. L’aria si è rinfrescata, non c’è nemmeno una nuvola, e la luna piena fa capolino in un angolo.
Se ci fosse la luna si potrebbe cantare”, recita un verso di “Quattro cani” (dall’album Rimmel, del 1975), pezzo d’apertura del concerto. Ok, la luna c’è, adesso si canta…

L’inizio del concerto è intimo e raccolto: Francesco De Gregori è solo sul palco con la sua voce e la sua chitarra, illuminato da una luce dall’alto che lo fa apparire come sospeso.
Le emozioni si susseguono rapide: senza sosta si passa da “L’angelo di Lyon” (dal suo ultimo album, Per brevità chiamato artista, del 2008), alla “Casa di Hilde”, per arrivare a “Pezzi di vetro” (ancora da Rimmel), forse una delle sue canzoni più belle.
L’ingresso dei musicisti sul palco segna un cambiamento di atmosfera: dopo il tono intimistico della prima parte, la musica inizia ad arricchire e valorizzare le parole; i musicisti – tutti d’altissimo livello –, accompagnano l’artista rendendo i suoi testi ancora più preziosi ed emozionanti.
Il folk si affaccia alle orecchie degli ascoltatori, tra le altre con “Capo d’Africa”, da Viva l’Italia, album del 1979.
Francesco De Gregori dispone di un repertorio vastissimo, nel quale spazia in tutta libertà, proponendo classici e pezzi meno noti: da “Viva l’Italia”, dall’omonimo album, a “La storia”, da Scacchi e tarocchi, del 1985.
Le quasi due ore del concerto scorrono rapide verso il finale; il rapido bis (“La donna cannone”, “L’agnello di Dio”, “Buonanotte, fiorellino”) lascia nell’uditorio un lieve senso di delusione. Dove sono Pablo e il Generale?

Senza contare gli arrangiamenti modificati e il pubblico che ovviamente non canta con l’artista per questo motivo. Sembra quasi esserci la volontà di mettere una sorta di muro tra sé e il pubblico, peraltro riuscendoci. Resta vivida però l’impressione di aver visto un pezzo vivente del cantautorato italiano: autentici gioielli che hanno fatto e continueranno a fare la storia della musica.

Chiara Macchiarulo

Letto 1385 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Settembre 2009 09:57