Domenica, 13 Giugno 2010 19:08

La luna di “vetro”

Scritto da Emanuele T. Giachet
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[TEATRALMENTE]

teatralmenteCome la sigla di apertura del celebre Telemomò di Andrea Cosentino, anche Primi passi sulla luna concede al pubblico un’occasione per distrarsi dal vorace turbinio di notizie false e tendenziose che attualmente circola sui notiziari.

Come archiviare, come inglobare questo artista in generi troppo stretti solo per il gusto di catalogarlo in qualche angusto scaffale mentale... Quest’ultimo lavoro, in scena al Teatro Palladium per la rassegna Teatri di Vetro il 24 maggio scorso, prende spunto dalla famosa “passeggiata” di Neil Armstrong sulla Luna.
Allunaggio che in realtà, secondo strane e interessanti teorie, non ci sarebbe stato perché sarebbecosentino-9 stata una farsa architettata e organizzata appositamente in uno studio cinematografico il cui regista sarebbe stato Stanley Kubrick, famoso per 2001 Odissea nello spazio.
Questo è il punto di partenza da cui Cosentino inizia una divagazione che ammalia. Anche chi ha già visto lo spettacolo non può fare a meno di sorridere e commuoversi per la storia (che qui non svelo per mantenere una buona dose di suspence, N.d.R.) che delicatamente dipana, mostra e racconta.
Lo spettacolo può a prima vista apparire frammentario per i diversi spunti trattati, ma più avanzano i minuti più ci si rende conto di come tutto risulti collegato con un filo che interseca, senza stringere, i nostri pensieri ed è così che Barbie, Kubrick, il muro di Berlino e anche la Pimpa, sorridente cagnetta di Altan, acquistano senso. Frammenti drammaturgici che da un apparente e disarticolato caos, si materializzano in una coerente serie di oggetti che fanno capolino da una “fragile” scatola di cartone.

cosentino_barbiePrimi passi sulla luna, è, come scherzosamente viene definito, uno spettacolo postumo per ricordare, come ci confida il critico/Cosentino, con affetto lo scomparso attore-autore/Andrea Cosentino. E da questo ironico spunto prosegue uno spettacolo che fa riflettere, sorridere, commuovere, che lascia lo spettatore con un finale che finalmente tutto possiede, tranne l’amaro sapore della banalità. La luna infatti è sempre lì a osservare e da fredda e insensibile, anche lei si tramuta in una calda e commossa spettatrice che applaude con sincera enfasi. E insieme ad Andrea Cosentino, il pubblico si unisce, con estrema libertà di espressione, a ringraziare Dario Aggioli per il meraviglioso contributo luci, perché uno spettacolo senza luci è come un giorno senza sole…

Emanuele Truffa Giachet

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