Martedì, 13 Luglio 2010 10:05

Essere Lilly

Scritto da Asia Leofreddi
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[ARTI VISIVE]

26.06.10_mostra_mamma_0292TIVOLI- Pacchi, donne, gatti in terracotta, marmo e travertino come anche foto e racconti immaginati, dal 26 Giugno hanno riempito le Scuderie degli Estensi di Tivoli e dato vita a Lilly non si può clonare una retrospettiva su Leonetta Marcotulli curata dall' Associazione culturale “Arte, Cultura e Territorio”, presentata da Duccio Trombadori e con il Patrocinio della Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Tivoli e Comunità Montana dell'Aniene.

Le sculture di Lilly si potrebbero immaginare affiorare lentamente dal buio, appena illuminate da coni di luce infastiditi da un leggero pulviscolo. Ma forse loro, quelle donne, quei gatti, quei pacchi, sarebbero infastiditi da tanto protagonismo preferendo l'essenzialità della loro intensa intimità.
E' la prima volta infatti che delle opere sembrano fare una concessione ad un'artista, farle il favore di restare  immobili per qualche giorno a farsi guardare, solo per ricambiare l'eterna amicizia che hanno con chi generosamente le ha portate al mondo e si è preso cura di loro.
Alle “Scuderie Estensi” ora che c'è Leonetta Marcotulli ci si sente un po' invasori  di un legame gentile e privato che si conduce con empatica complicità, tanto che si vorrebbe attraversare le sale26.06.10_mostra_mamma_051 in silenzio insinuati del leggero presentimento di trovarsi nell'esistenza di qualcun'altro.
Solitamente infatti le retropsettive raccontano la vita di un personaggio della cultura, riorganizzandola per identificare i suoi momenti più significativi: le opere della Marcotulli sembrano però sfuggire a qualsiasi tentativo di razionalizzazione, non riescono ad essere poste nel tempo perchè appaiono un fenomeno presente che parla della propria contemporaneità. Quelle donne pensose danno l'impressione di non essere finite nonostante la completezza delle linee, sembrano vivere l'amore e maturare la nostalgia del ricordo; i gatti, scolpiti dall'artista per curare la mancanza di quelli che aveva avuto, si potrebbe immaginare vederli miagolare sul proprio davanzale o dimenarsi intorno a quei pacchi in attesa di essere spediti. Tutto si lascia immaginare come un mondo immobilizzato per un momento che, non appena è lontano dallo sguardo dello spettatore, si ricomincia a muovere, agitato dalle necessità vitali più umane.

Per Lilly infatti la scultura appare un'esigenza che nulla ha che fare con la costruzione di un'identità spendibile e né tantomeno con il profitto:i suoi lavori si presentano come i compagni di esistenza di un'artista che non guarda all'arte per garantirsi un  ruolo nel mondo ma che la usa per costruirsi qualcosa che l'accompagni attraverso la Storia e il viaggio della Marcotulli è già stato lungo: nata a Roma nel 1929, ha vissuto parte della sua vita a Caracas dove ha, tra le altre cose, coltivato una passione per l'automobilismo che l'ha portata a partecipare a diverse gare di Gran Turismo con la sua “Giulietta Sprint”.  Ma poi è tornata a Roma dove, come dice lei stessa, ha  accompagnato tre generazioni d'artisti. Il suo studio di via della Lungara nelle sue parole è stata “un'oasi che ha visto nascere per gioco o per miracolo, tra una risata , una spaghettata ed una lite all'ultimo sangue, resa corposa da un vino antico, progetti opere ed artisti, che ne hanno travalicato i confini assumendo una forza che allora sarebbe sembrata utopia”. Per di lì infatti sono passati nomi come Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Massimiliano Fuksas, Valentino Zeichen, Duccio Trombadori e tanti altri.
Foto32Sicuramente la doppia origine italiana e sudamericana della Marcotulli come la frequentazione dell'importante ambiente artistico degli anni '70 hanno influenzato in parte la fisionomia del suo lavoro ma la sua sincerità impone il travalicamento di qualsiasi categoria: i suoi lavori esprimono l'unicità di un'esistenza privata che oscilla tra la necessità di narrare i luoghi frequentati, le esperienze vissute e le immagini conservate e quella di preservarsi in un elegante e silenziosa intimità.
Le sculture di Lilly sono vibranti di una contraddizione per cui se da una parte cercano di fermare il tempo descrivendone un momento dall'altra intendono l'impossibilità di circoscrivere ogni istante senza comprometterne la ricchezza. Le sue donne ci dicono che riflettono ma su che cosa lo tengono segreto, i suoi gatti  vogliono esistere ma non si sa cosa hanno fatto un momento prima, i suoi pacchi hanno attraversato il mondo ma non si sa che cosa contengano.
Tutti i lavori di Lilly parlano e tacciono, tutti sono attraversati dall'energia e dal rumore di una vita, la sua.

Asia Leofreddi

Letto 1332 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Luglio 2010 10:11