Giovedì, 08 Settembre 2011 06:16

Valle: un teatro molto “occupato”

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ROMA- Non c’è modo più azzeccato di rituffarsi nel mood romano dopo l’agosto in terra natia, che passare dal Teatro Valle, occupato dal 14 giugno e in pieno fermento, per niente logorato dalla calda estate, ma rinvigorito dagli sforzi di tutti quelli che accorrono per salvare il teatro dalla gestione privata e più in generale agire sullo stato di emergenza del sistema culturale italiano.

Sul palco in questi mesi sono saliti molti sostenitori del Valle, degli occupanti, dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, che attraverso la musica hanno voluto portare un loro piccolo contributo. Tra questi Jovanotti, Fiorella Mannoia, Têtes de Bois, Edoardo Bennato, Nobraino, The Niro, Piji Siciliani, Bandabardò e tanti tanti altri. Mentre continuano a fermentare idee di nuove forme di gestione etiche, che prevedano la possibilità di una direzione artistica plurale, si alternano incessantemente gli artisti che sostengono la protesta e questo piccolo angolo di storia italiana.
Siamo all’83esimo giorno di occupazione, il 5 settembre. Arrivo mentre Donatella Mei è nel mezzo del suo cabaret poetico e con il suo carattere incisivo, infierisce su un pubblico che non riesce a trattenere le risate ad ogni riga. Siamo davanti ad un crescendo di satira e comicità, a quell’impeccabile umorismo femminile al vetriolo, elegante, acuto e tagliente.
Un breve intramezzo musicale a cura di Amedeo Morrone lascia poi il palco alla bravissima Giulia Villari, cantautrice3 rock romana, che le cronache vogliono scoperta dall’occhio lungo dai Marlene Kuntz. In pochissimo tempo incanta tutta la platea del Teatro Valle con una voce sporca di dolcezza, intimità e passione. Armata solo di chitarra elettrica, amplificatore e una voce da brivido attacca una dolce e straziante “So beautiful”, dimostra la sua valenza canora tra rock blues e folk. Ci regala una delicatissima “Dedicated to you”, e termina la sua performance troppo presto lasciandoci con la profondità di “Come away from it”, cover di Ani Di Franco.

Piccola parentesi anche per Francesco Ferrieri in un acido monologo sull’attesa ed poi è il turno della simpatia toscana e di un variopinto salto nei ricordi speziati di Alessandro Benvenuti. In mezz’ora ci presenta “Benvenuti Vs Chiti” in cui legge due monologhi, uno tratto da “Me Medesimo” e l’altro scritto da Ugo Chiti, “Rutilio Canova”, libero adattamento di un racconto di Cicogniani. Laconico, essenziale, scenico, divertente e sarcastico. A ritmi velocissimi dà vita ad una performance travolgente fatta di personaggi che pensano, parlano, urlano e trovano infine il silenzio. Racconta dei “Pori Saturi”, i componenti di una band che sciogliendosi diventano parte della piccola criminalità del quartiere. Particolarmente esilarante l’episodio
del Babbo Natale, sospeso a 15 metri da terra, alle prese con il suo apparato intestinale che vuol dar luogo ad una diarrea colossale. Rutilio Canova è la storia dell’ossessione di un ricco bottegaio che vorrebbe un figlio studioso da mostrare con orgoglio ai clienti, mentre il figlio invece ha un dna profondamente affarista. C’è dell’amarezza infondo, ed è quello che fa terminare gli sproloqui di questi personaggi in un sussurro.
10Torna sul palco del Teatro Valle, poi, Barbara Valmorin in una passionale lettura dei testi di Alda Merini. Inizia con un estratto di “Delirio Amoroso” e conclude con “Il Canto delle Donne” (tratto da “Il Testamento) con cui perde la sua scommessa: non riesce a trattenere le lacrime a fine lettura, anche questa volta.
E’ la volta di un’altra grande protagonista del teatro italiano, Patrizia De Clara e della sua forte, effervescente e incontenibile interpretazione di “Eros e Priapo”. E’ lei a concludere la serata del dramma e a lasciare la conclusione, musicale, a Luca Faggella. Il cantautore livornese apre con “La prova”, riprende “Va” di Piero Ciampi, propone la sua “Fetish” del 2004 e conclude con la potente e ruvida “Maremma Sangue”, scritta per l’attore Andrea Cambi venuto a mancare prima di poterla portare su un palco. Pezzi in bianco e nero che creano un ultimo soffio di atmosfera rarefatta tra new wave, polvere folk e vecchia, cara, musica d’autore.
Tra gli appuntamenti del Teatro Valle c’è stato il quartetto africano di Ivan Mazuze ad aprire Renzo Arbore il 7 settembre, e poi chissà… Il programma è in continua evoluzione, perché il Valle, ormai lo sappiamo, è soggetto a cambiamento!

Blog: www.teatrovalleoccupato.it

Emiliana Pistillo

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