Lunedì, 02 Maggio 2011 07:52

A. Puglielli, I malamanager

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MalamanagerQuando il mondo delle grandi aziende ti ingloba in una spirale decadente senza fine, nasce la speranza che un essere umano sappia comunque ritrovare la via per uscire fuori dal labirinto di terrore ed inadeguatezza che sembra non finire mai, la via per scegliere di vivere.

Annalisa Puglielli, con il suo I malamanager (Iacobelli Editore), descrive la parabola di una donna manager, Otilia, che fa i salti mortali per conciliare il lavoro, i figli, il marito, il desiderio di affermazione personale e il tentativo di sopravvivere ai colpi bassi e alle trappole tese dai suoi superiori.
Il pretesto letterario da cui parte questo romanzo è il desiderio di Otilia di dare uno slancio nuovo alla propria carriera chiedendo il trasferimento in un altro ruolo all’interno della Biobeauty. E da lì l’euforia per la grande ascesa, il potere acquisito e allo stesso tempo, i meccanismi del potere dei vertici aziendali e le inevitabili ingiustizie subite. Da lì l’estromissione, il crollo psicologico, l’ansia per le situazioni che sembrano incontrollabili ed ingestibili, il bisogno quasi fisico di dimostrare agli altri quanto vale. Tra sedute di psicoterapia, fiori di Bach, lezioni di canto e di acqua gym, Otilia scopre se stessa ed i suoi limiti, di donna madre e donna in carriera.
Lo stile è asciutto, semplice, non propriamente essenziale, ma neanche orpellato ed ha punte di ironia divertenti, anche se un po’ noir. Nelle pagine del libro c’è la lotta impari tra le esigenze del lavoro e quelle della famiglia. Anche a livello di narrazione la lotta è impari, ma è funzionale all’esigenza della protagonista, in assoluto concentrata col suo rapporto col lavoro, anche quando questo cessa di essere gratificante, così il rapporto con la famiglia viene lasciato in secondo piano, quasi come contorno di una storia centrale, che però ha esenziali riferimenti allo snodo centrale della vicenda (Otilia rinuncia al trasferimento in Svizzera perché madre di due figli piccoli). Nel racconto troneggiano i manager: il loro rapporto con i subalterni, i loro modi d’agire quasi sempre ambigui, fatti di trame inspiegabili, quasi sempre indirizzate ad obiettivi personali. La parola d’ordine è votata alla sopravvivenza di sé e del proprio ruolo, cosa che Otilia imparerà a capire nel corso delle pagine e degli anni che trascorrono quasi in una totale apatia, in seguito alla sua “caduta”.

Non è un mondo di giovani rampanti quello che viene raccontato, piuttosto un mondo di cani che si mordono tra loro e che mordono anche la loro stessa coda, in un tentativo di conquista della posizione che ricorda le lotte tribali, apparentemente affinate dalle tecniche di seduzione acquisite col tempo e con la storia.
Una società difficile, dove è difficile gestire i rapporti e dove nulla può essere dato per scontato. Una vena polemica sottende l’anima del racconto, ma non si tratta di pessimismo a tutto tondo e senza sbocco. Otilia incarna la figura della donna che pur fiaccata nell’anima e nello spirito, cerca una soluzione per se stessa, per non sentirsi inutile e al contempo una soluzione sociale che cambi lo status quo delle cose.
L’obiettivo è di narrare il labirinto in cui, per quanto si sia capaci di cogliere le dinamiche segrete delle imprese, si finisce per rimanerne intrappolati. E di descrivere la sfida incessante per esprimere, allo stesso tempo, le qualità professionali e quelle affettive ed emotive. E il finale, non ci lascia una soluzione definitiva al problema, piuttosto responsabilizza verso la possibilità di cominciare a pensare alle soluzioni alternative a cui la nostra società contemporanea non ha ancora pensato: “se è riuscita a fare un sogno come questo, riuscirà anche a vivere la vita che ha scelto”. Meglio non dimenticarlo mai…

Annalisa Puglielli, I malamanager, Iacobelli Editore, pag. 188, € 14

Edyth Cristofaro

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