Domenica, 27 Dicembre 2009 22:02

Paolo Benvegnù e Modena City Ramblers al Circolo

Scritto da Chiara Macchiarulo & Corrado De Paolis
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[MUSICA]

CircoloROMA- Il Circolo degli Artisti è una fucina inarrestabile di appuntamenti musicali e non solo che colorano le notti romane. Ecco gli ultimi artisti che abbiamo seguito per voi: Paolo Benvegnù dalla penna della nostra Chiara Macchiarulo ed i Modena City Ramblers che tornano sulle nostre pagine elettroniche  con il nostro inviato Corrado De Paolis...




Io e il mio amore Paolo Benvegnù

250px-Paolo_BenvegnROMA- Sabato 12 dicembre 2009 sul palco del Circolo degli Artisti la musica italiana indipendente di qualità ha fatto da padrona assoluta. Con l’evento Dissolution, Paolo Benvegnù – ex Scisma – ha chiuso su quel palco la sua tournée, iniziata a febbraio 2008 per promuovere il suo ultimo lavoro, Le Labbra, un vero piccolo capolavoro di musica e parole.
Accanto a lui sul palco, due ospiti d’eccezione: Manuel Agnelli, leader degli Afterhours insieme al violinista Rodrigo D’Erasmo. La presenza dei due ospiti è resa pubblica solo il giorno prima del concerto: e meno male, verrebbe quasi da dire, perché il Circolo era strapieno.
Il concerto, attesissimo dai fan e non solo, presenta un doppio set acustico ed elettrico, rivisitando alcuni classici dell’artista toscano e promuovendo il nuovo lavoro della band – i Paolo Benvegnù: Luca Baldini, Guglielmo Ridolfo Gagliano, Andrea Franchi, Igor Cardeti e Michele Pazzaglia –, l’ep 500.

Si comincia presto, alle 21.30. Entrano i musicisti: sassofono, sassofono soprano, tromba, violoncello, due violini, flauto traverso, tastiere, e Benvegnù con la chitarra acustica. Applausi.
La prima parte del concerto è intima, raccolta e allo stesso tempo partecipatissima dal pubblico.
Come fare a non cantare perle come “La schiena”, “Il mare verticale”, e “Cerchi nell’acqua”? E l’assenza di strumenti elettrici concentra ancora di più l’attenzione sulle parole, fondamentali e curatissime.
Benvegnù, entusiasta e divertito dal grande coinvolgimento, non esita a scherzare col pubblico, coi fonici e con gli altri musicisti.
Pausa. Un po’ troppo lunga, in realtà. Ma gliela abbiamo di certo perdonata tutti.
Si ricomincia con “500”, dall’omonimo ep, passando per la crudeltà del testo de “La distanza”, e una riproposizione in elettrico de “La schiena”.
Benvegnù è davvero galvanizzato, divertito e divertente. E annuncia a questo punto la presenza di Agnelli e D’Erasmo, che vengono accolti da una vera e propria ovazione. Agnelli si siede alla tastiera e inizia a suonare. “Ci sono molti modi” inonda le orecchie dei presenti come un’alluvione. Applausi.
Poi Benvegnù riprende la scena e propone un classico degli Scisma, “Rosemary Plexiglas”. Nostalgia e applausi.

Dopo Io e il mio amore, dalla compilation promossa da Manuel Agnelli Il paese è reale (19 artisti per un paese migliore?), Paolo Benvegnù lascia la scena al leader degli Afterhours, che imbraccia la chitarra elettrica e canta “La sottile linea bianca”. Altri, immancabili, applausi. Agnelli e D’Erasmo ringraziano, salutano ed escono.
Siamo quasi alla fine.
Si accende un lumino di malinconia con “Quando passa lei” per sola voce e chitarra; e si riconferma la grande abilità di Benvegnù di giocare con le parole in modo sempre originale e innovativo.
Lo stesso si dica per “Suggestionabili” che segue, forse uno dei più bei testi da lui scritti.
Applausi, saluti, fine.
Richiamati sul palco, Benvegnù e la sua band fanno un tuffo negli Scisma, per la precisione nel lavoro del 1999 Armstrong, riproponendo “Jetsons High Speed”, “Troppo poco intelligente” e “Tungsteno”.
Applausi, saluti, fine.
Stavolta sul serio, dopo più di due ore e mezzo di concerto, cosa rara.
Che dire? Concerto a tre voci (Scisma, Benvegnù, Afterhours) di altissimo livello, emotivo emozionante e coinvolgente.
La musica italiana è viva è vegeta, checché se ne dica.

Chiara Macchiarulo


Riportando tutto a casa Tour

ModenaROMA- Dopo aver visto per questo magazine i concerti reunion di Massimo Volume e 99 Posse, non avrei certo potuto sottrarmi stavolta dall’andare a vedere un’altra sorta di revival, quello dei Modena City Ramblers, ed il loro Riportando tutto a casa Tour. Un ripasso delle puntate precedenti più che una reunion, per una serie di concerti invernali, nei club, che riportano in giro per l’Italia l’album d’esordio della band emiliana.
Riportando tutto a casa
appunto, disco del lontano 1994, che ha reso celebre il gruppo a livello nazionale, con canzoni come “Ninna nanna” e “40 anni” e le cover di “Bella Ciao” e “Contessa”. Due cover poi divenute pasti rituali dei concerti in piazza, delle manifestazioni, e del padre dei tutti i concertoni: quello del Primo Maggio.

Riportando tutto a casa Tour è stato in programmazione a Roma, al Circolo Degli Artisti per due giorni, 15 e 16 dicembre. Due date per contenere il prevedibile afflusso di fan. Prevedibile comunque, ma in questo caso forse ancora più facilmente, per il probabile interessamento di nostalgici delle canzoni di un’adolescenza metà anni novanta, per brani che sono stati protagonisti di un momento italiano in cui circolavano contemporaneamente le Posse, i C.S.I ed il loro Consorzio Produttori Indipendenti ed i Massimo Volume.
La data a cui abbiamo partecipato è stata la seconda nel calendario romano dei Modena, quella del 16 dicembre. Piena, sotto il palco e sopra. Modena City Ramblers in formazione completa, senza Kaba e Betty, andati via poco tempo fa, e con Davide Dudu Morandi unica voce. In formazione lo storico fondatore Luciano Gaetani, apparizioni alle percussioni dei Nedd Ludd, e poi Ice Ghiacci, Fry, D’Aniello, Robby e gli altri.
Quasi due ore di live. Sul piatto ovviamente l’intero Riportando tutto a casa. Rigorosamente. Nessuna concessione alle tracce più recenti, a canzoni che non siano datate 1994. Qualche cover dei Pogues, insomma, una celebrazione delle origini, dell’idea madre che ha partorito con fortuna una band che è arrivata ormai a 15 anni suonati di pubblica carriera. Una band che si è inventata un sound ed un modo tutto proprio, misto di Emilia e di Irlanda, e che ha creato intorno a sé schiere di fedelissimi.
Bel concerto, accorato, sudato, con Davide Dudu Morandi sudato come un calciatore, e che forse all’inizio del live ha accusato dei rigurgiti a sorpresa, sparendo per qualche minuto dietro il palco, per poi tornarci sopra più bianco di prima, senza però intaccare performance e capacità di front man del gruppo.
Una buona serata pre- natalizia, berlingueriana, di sinistra. Della sinistra partitica, di sezione, cubana, emiliana. Perfetta per ritemprare, volendo, e ricompattare il Partito Democratico alla sua sorellastra sinistra, adesso extraparlamentare.

Corrado De Paolis

Letto 4978 volte Ultima modifica il Martedì, 29 Dicembre 2009 12:37