Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:27

Buzzcocks: il punk rock è resuscitato?

Scritto da Paola D'Angelo
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[MUSICA]

buzzcocks_ROMA- La potenza del punk è riesplosa mercoledì 27 gennaio al Circolo degli Artisti. Non si tratta però del simil-punk a cui siamo abituati oggi (quello che gli addetti ai lavori preferiscono chiamare power pop), ma è il punk rock energico e grezzo delle origini. Quello che ti sconvolge, ti centrifuga e poi ti stende.

Sul palco i Buzzcocks, una delle band che ha inventato questo genere e non ha nulla da invidiare ai nomi altisonanti che, nelle classifiche di vendita, hanno raggiunto posizioni più elevate.
Tra la folla scene surreali: tutta la sala travolta in un pogo senza fine, persone che si lanciano dalla transenna, liti con gli uomini della security, ragazze in preda a deliri alcoolemici e altre ammiccanti come vere e proprie groupie. Insomma sembrava di essere tornati indietro di quasi trent’anni, se non fosse stato per le rughe e i capelli bianchi dei Buzzcocks.
Una lunga storia alle spalle fatta di cambi di formazione e tanti album, tuttavia i quattro inglesi decidono di concentrare la scaletta su una ventina di pezzi tutti tratti dai primi lavori, quei brani che li hanno consacrati nell’olimpo della musica tra gli artisti della “prima ondata”: Sex Pistols, Ramones, Damned ecc.

Pete Shelley e soci aprono le danze con “Boredom”, “Fast Cars”, ”I Don’t Mind” e ”Autonomy”. Inizia una bolgia infernale: un mulinello di persone che travolge anche coloro i quali vorrebbero semplicemente assistere al live senza rischiare di fracassarsi tra le gomitate, ragazzi aggrappati alle transenne e i Buzzcocks che se la ridono compiaciuti.
Steve Diggle, con la sua camicetta a pois, è irrefrenabile. Chitarra in mano e spirito demolitore, afferra l’asta del microfono e la fa roteare sul palco. Urla, incita tutti i presenti e saltella come fosse un ventenne.
Shelley esegue tutto alla perfezione. Non si lascia travolgere dall’euforia delle prime file, ma osserva con atteggiamento beffardo quello che accade sotto i suoi piedi.
Concludono con “Harmony In My Head”, ma manca ancora qualcosa, un’aria di insoddisfazione aleggia nel locale. E’ a quel punto che i quattro ritornano sul palco per l’attesissimo encore: “Oh Shit”, “Ever Fallen In Love?” e “Orgasm Addict”.
Adesso possiamo tornare tutti a casa sazi, soddisfatti e con i timpani orgogliosamente sfondati.

Paola D’Angelo

Letto 2740 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Febbraio 2010 11:34