Domenica, 18 Ottobre 2009 11:35

Streghe o sante: semplicemente donne

Scritto da Francesca Paolini
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[TEATRO]

collodel2ROMA- Ha debuttato il 14 Ottobre al teatro Ghione lo spettacolo La santa sulla scopa, commedia del grande sceneggiatore e regista Luigi Magni (In nome del Papa re, La Tosca, In nome del popolo sovrano), con la regia di Massimiliano Giovanetti.

È la notte di San Giovanni, la notte delle streghe, nella Roma della Controriforma e sulla scena si rivivono le ultime ore di Silvestra (Franca D’Amato), condannata al rogo per stregoneria. Unica sua compagnia è la santissima – a detta del popolo- Apollonia della Confraternita della Consolazione e delle Grazie (Sandra Collodel). La sposa del Signore e la concubina di Lucifero intrecceranno un rapporto che porterà a far dubitare ognuna della propria identità.
L’interrogativo di partenza è se Silvestra sia realmente una strega, viste le sue continue smentite intese ad evitare un tragico finale. Pian piano, però, il famoso autore insinua nella trama, attraverso un gioco vivace di inganni e bisticci, il dubbio che la Santa sia tale, forse, suo malgrado. Come spiegare i brividi di piacere che la percorrono al pensiero di Gesù o della rievocazione di Silvestra circa i suoi rapporti intimi col demonio? Il primo atto, leggero e brillante, lancia i fili di una trama che il secondo, denso di momenti drammatici e più rocambolesco, complica sempre più.

Come spesso accade nelle storie in cui si scontrano due personaggi femminili, l’opposizione scivolafranca-damato in una solidarietà profonda, che la pièce, coraggiosamente, rappresenta per un istante sotto le sembianze di amore omosessuale. Emerge un chiaro discorso in difesa delle donne, costrette in ogni tempo, in cui diverso è solo il livello di crudeltà, a ruoli ritagliati per loro dagli uomini.
Armonicamente inserita nella storia è la rievocazione delle tradizioni e leggende popolari – in cui Luigi Magni è maestro- legate alla notte delle streghe di San Giovanni: la cena a base di lumache, detti, balli e fuochi rendono suggestiva l’ambientazione di una notte infernale, definitiva, in cui il Bene e il Male non sono mai stati così vicini.
Le attrici hanno saputo dare una bellissima prova di recitazione e hanno reso alla lingua romanesca adottata dalla commedia tutta la sua potenzialità espressiva, modulando egregiamente i toni dal comico al drammatico.
L’unico punto che può lasciare lo spettatore più esigente leggermente perplesso, è la mancanza di una chiave di lettura risolutiva chiaramente coerente, alla luce della quale poter rileggere la vicenda in maniera univoca. In sostanza, ogni colpo di scena ribalta ciò che il pubblico era stato portato a credere fino a quel momento, accumulando dubbi senza mai scioglierli. Ripetiamo, però: è solo un piccolissimo neo che l’allestimento in toto e la bravura delle interpreti rendono appena percepibile.
Andare a teatro è sempre un piacere, specie in teatri come il Ghione, con le sue atmosfere un po’ rococò vellutate di rosso. Resi insensibili dalla recitazione stile “fiction tv”, e purtroppo a volte anche da quella di certo cinema, ci emozioniamo inevitabilmente quando, alzato il sipario, dei bravi e preparati attori di teatro ci mostrano cosa significhi interpretare la vita di un altro.

Francesca Paolini

Letto 2123 volte Ultima modifica il Lunedì, 19 Ottobre 2009 09:02