Lunedì, 30 Maggio 2011 19:15

Tarot, il destino in un quadro

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Tarot1ROMA- Il futuro è nell’arte, magari pochi se ne rendono conto in Italia, a volte ci si ritrova a pensare con rimpianto a papi come Giulio II. Sì, sappiamo che era un Della Rovere, che era chiamato il Papa Terribile, ma basta pensare a Bramante, Raffaello e Michelangelo, che viene facile concederci anche un po’ di revisionismo storico.



A oggi sentiamo frasi come: “Con la cultura non si mangia”, e visto che Giulio II non c’è più (pace all’anima sua), magari ci si butta sull’altra sponda e si cerca rifugio nella superstizione. Se non si ha giustizia, si spera nella fortuna. Alzate il mazzo e scegliete la carta! Da Mondo Bizzarro Gallery il futuro è nell’arte, finalmente: 22 artisti, con la guida di Alessia De Filippi, hanno reinterpretato gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, trasformando la project room in una preziosa scatola per le carte magiche. Scegliete il vostro artista e conoscerete il vostro destino…

Hogre apre il mazzo con Il Bagatto; come un Mago, anche così viene chiamato questo tarocco, dà inizio al grande gioco della creazione. Dal principio maschile, il Bagatto, passiamo al principio femminile La Papessa, opera realizzata da Antonio Guzzardo, pittore e fotografo, più semplicemente chiamato Guzzo, che si diverte a programmare una rivoluzione al femminile, osiamo pensare che se l’augurio di Guzzo avesse seguito, forse oscenità, come quella citata sopra, non le sentiremmo più.
Valeria Crociata congiunge il femminile e il maschile nella potenza de L’Imperatrice, un collage semplice per rappresentare la natura realizzata. Dall’imperatrice all’imperatore, Tsò, Simone Motozzi, realizza una carta complicata e piena di simbolismi. L’Imperatore è la carta della completezza, il quarto tarocco ha i simboli del potere e una natura che viene rappresentata al contrario con il mare che sovrasta la terra. Nessun colore per rappresentare la forza, un petto che si squarcia in una posa che ricorda un altro tarocco: l’Appeso. Ad Elena Rapa il compito di interpretare una delle carte più complesse: L’Appeso. Le carte si mescolano, non seguono più la loro numerologia e fatalmente arriviamo fino alla dodicesima, qui la ricerca parte nell’inconscio, è la carta delle scelte da compiere, delle riflessioni su cui soffermarsi. Elena Rapa appende un omuncolo, lo incide con mille tratti e segni che scavano nell’inconscio come indica il dodicesimo arcano.
I lavori sulla metafora e sull’inconscio proseguono con Infidel, già incontrato sempre a Mondo Bizzarro in una collettiva con Tsò presentata nell’autunno scorso: Slightly Cruel, un progetto a quattro mani dei due illustratori romani. Di nuovo assieme nella stessa stanza, Infidel rappresenta la carta de Il Carro: l’artista ha uno sguardo crudo sulla realtà, la metafora diventa il suo unico linguaggio. Il Carro è una carta dinamica che qui è rappresentata da un vecchio che si ferma su se stesso e che non può dirigere o essere diretto dalle due figure cieche e mute, incapaci di muoversi perché impantanate nello sterco. Il Carro, che dovrebbe portare lontano, nell’occhio dell’artista rimane fermo e scava in una profondità nascosta dell’onirico. Continuiamo a cercare nel profondo con Bafefit che dopo la sua recente personale, anche lui ospite di Mondo Bizzarro, continua la sua ricerca artistica negli anfratti della coscienza. “In fondo, io ho paura della morte” ci disse spiegandomi i suoi lavori, e La Morte è la carta più indicata per lui. La Morte legge un futuro nuovo, per cui è necessario abbandonare il passato. Crediamo che il giovane di origine pugliese sia ormai lanciatissimo rispetto al suo futuro artistico. Punta di diamante della galleria di via Reggio Emilia, approdato anche in terra francese, ha ottenuto notevoli successi. Assieme a lui Michele Guidarini, con Bafefit a Parigi e di nuovo a Roma, quasi come se fossero il rovescio di una medaglia, Guidarini interpreta una carta doppia e ambigua usando un simbolismo classico per realizzare Il Diavolo, che ha le gambe di un fauno, sputa fuoco e si circonda di teschi, ma gioca sui contrasti, come ama fare spesso, accompagnando questo strano e buffo personaggio con delle croci. Due artisti interessanti e divertenti nel loro continuo gioco ironico, un po’ matti, forse, ma indiscutibilmente bravi.

La follia, in fondo, serve per voler fare arte in Italia, non possiamo quindi che augurarci di trovare nel nostro destino la carta che chiude il mazzo: Il Matto, sfavorevole se si accompagna ad altre carte e positiva se risponde ad una domanda diretta, in fondo da un matto non ci si può aspettare un atteggiamento univoco. Il siciliano Gaetano Leonardi o più semplicemente Tano, realizza per questo arcano un personaggio divertente che sembra uscito da una graphic novel, il protagonista è una via di mezzo tra Groucho e Nonno Trinchetto, ed è tormentato da un Felix dispettoso. Sulla tela si ancorano i nostri ricordi infantili per costituire la follia che ancora proviamo a conservare.
Il Papa e La Ruota vengono dalla street art, dopo Hogre che spruzza sulla tela un Bagatto verde, JBRock da Obama, in via dei Magazzini Generali a Roma, arriva fino a Il Papa, il quinto arcano. Una carta amica e benevola, con una rappresentazione classica e armoniosa, un trionfo rinascimentale della costruzione dell’immagine. Ritorniamo a Giulio II, magari lui sarà stato clemente solo verso i capricci di Michelangelo, ma ne aveva ben donde: gli street artist non meriterebbero un minimo di clemenza almeno dalle barbose direttive municipali?
Pensiamo che Diamond, autore de La Ruota, concorderebbe. Questo ineccepibile artista descrive la fortuna come una signora dai tratti liberty che regge e governa il mondo, un’interpretazione pulita e semplice, solo in bianco e nero per un’altra opera che dai muri arriva in galleria.
Pop surrealista in ogni scelta cromatica e stilistica è L’Eremita di Paolo Petrangeli, la tela rappresenta un giovane prete che ascolta direttamente il proprio cuore, circondandosi dei simboli della saggezza e dell’infanzia, in bilico tra questi, la carta che individua il bivio è qui rappresentata con una figura mesta e carica di amarezza, costretta a farsi male per ascoltare se stesso. Alessandra Fusi, bravissima illustratrice, usa i colori e ricorre alla favola per raccontare La Forza, l’undicesimo arcano maggiore è una carta positiva che invita al coraggio, la forza è affrontare le proprie paure come un domatore fa ogni giorno di fronte alla ferocia di un leone, che la Fusi rappresenta come amico e non temibile come l’ignoto.
Massimiliano Amati si maschera da pesce abissale e firma la carta de La Torre come Re delle Aringhe. La Torre rappresenta un cambiamento drastico, a volte doloroso che si riempie di colori, riga dopo riga il colore prende forma e trasforma il volto di una donna in una torre, le righe richiamano a tutto quello che è la simbologia della torre, strado dopo strato, lingua dopo lingua il colore costruisce la torre del confitto.

La diciassettesima carta, La Stella è raffigurata secondo i canoni classici da Saturno Buttò, la fanciulla di un pallore spettrale rappresenta la speranza e l’ibis è l’anima che aspetta sulla riva. Secondo Buttò la speranza non guarda la stella, ma la tiene in mano assieme alle altre stelle. La tecnica di Buttò è formidabile nel colore e nella forma, pochi artisti riescono ad entusiasmare con un tratto che sembra scorrere facile e rende comprensibile anche l’allegoria più complessa. La stella più luminosa per noi è Il Sole, il trionfo diciannovesimo, che Genuine ci consegna senza fasti e Tarot2orpelli, solo bianco e nero per un bonario e severo Sole che guarda due “Topolini” giocare non tanto ingenuamente. Se il Sole illumina il futuro, La Luna di Luisa Catucci, La Pupazza, ci potrebbe prospettare una serie di risvolti negativi, ma dimentichiamo presto la negatività della carta, incantati come siamo dall’immagine delicata e sognante di questa illustratrice romana, con una carriera espositiva che si sviluppa a Berlino e che tocca la Capitale in luoghi di prestigio come l’ambasciata di Turchia.
Anche l’amore in queste carte d’artista è motivo per provocare, Nike Brass Alghisio rappresenta un amore bello esteticamente, usando il corpo femminile per dare una versione della carta totalmente nuova, dove lo sguardo maschile è sovrastante, ma speculare e incapace di agire con la stessa forza delle due protagoniste. Nike sa usare diverse tecniche giocando con la metafora, per questo non poteva non trovarsi a suo agio con la sfida che Alessia De Filippi, la curatrice del progetto, le ha presentato.
Due figure femminee scelte per rappresentare La Giustizia e La Temperanza. pu:Re con acrilici, spray, vernice, grafite e pastello presenta una severa fanciulla con le braccia incrociate, l’ottavo arcano maggiore vede una donna che aspetta se stessa, come se attendesse di potersi realizzare. Colori sovrapposti che danno corpo ad una figura che sembra semplice nella sua costruzione, ma che gioca su una serie di incastri cromatici.
La Temperanza è rigenerazione dell’anima, Marco Rea disfà la carta dei tarocchi per ridurla a pura essenza, la figura si sfuma, non ha più contorni e peculiarità, è come aria rarefatta che deve ricomporsi per temperarsi. Rea blocca l’attimo prima di questa ricomposizione, è il momento del legame armonico o forse quello in cui l’unione si è persa per non ritrovarsi più.
Chiudiamo il mazzo artistico con gli ultimi due trionfi, il ventunesimo di Francesco D’Isa è la carta più positiva del mazzo, Il Mondo, che sia al diritto o al rovescio il Mondo rimane sempre in piedi. Il lavoro grafico dell’artista fiorentino si incentra sul profilo femminile e si concentra su una perfezione dei punti cardinali; un cubo che indica i diversi punti di una stanza chiusa e solitaria in cui primeggia la figura antropomorfa della sirena, con coda da polipo, resa idonea al movimento e che, per contrasto, nel tratto rimane statica.
Dal mondo delle favole Luisa Montalto ritrova Il Giudizio che diventa un angelo stanco e pigro sul ramo di un albero senza moniti né punizioni; invece di guardare con fare accusatorio è lui l’oggetto di domanda dei micetti sotto l’albero occupato in modo improprio.

Rimescoliamo le carte e aspettiamo di leggere il futuro dell’arte, che magari non sarà il giusto companatico, ma quanto meno ci risolleva dalle brutture che sentiamo e vediamo tutti i giorni, mai evitandole e chiudendosi in un mondo lontano, richiamando con una fenomenologia a volte poco chiara, ma capace di analizzare meglio di tante analisi statistiche ed economiche di chi probabilmente non sa neanche quanto costa un litro di latte.
Ricordiamo che il latte si può trovare anche in offerta, mentre la cultura non è una scelta opzionale…

www.mondobizzarrogallery.com

Rossana Calbi

Letto 3268 volte Ultima modifica il Lunedì, 30 Maggio 2011 21:22