Mercoledì, 24 Febbraio 2010 09:08

I giganti di Hitnes: dai muri alle cornici

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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]
shibaQuando nelle gallerie non trovi l’arte che risponde alla vita, basta camminare per strada e vedere delle serigrafie, dei segni e delle immagini che sembrano uscite da un libro di illustrazione per bambini, o dai fumetti che leggevamo fino a qualche anno fa.



Quando corriamo, con le cuffie nelle orecchie per prendere il treno della metropolitana e quando aspettiamo quell’autobus che ci farà fare l’ennesimo ritardo di fronte ad un computer che ci annoierà per le successive otto ore, possiamo guardarci attorno e vedere immagini roboanti, grandi o piccole, che trasformano la nostra attesa in un momento colorato.

Quel modo di fare arte ha segnato gli anni ottanta e riscoperto gli insegnamenti di artisti come Diego Rivera. Quegli imbrattamenti sui muri sono le opere d’arte di Keith Haring cancellate nella città di Roma per la visita, del 1992, di Micheil Gorbaciov.
Finalmente, per strada e non in una galleria, vediamo che c’è qualcosa in cui ci riconosciamo, qualcosa che risponde al nostro tempo, alle attese, alle corse, ai colori forti di una città che ci costringe verso direzioni in cui non vediamo il limite. Quelle immagini leggono il nostro tempo, lo scandiscono, e finalmente, sentiamo che ci sanno interpretare.
I graffitari, sarebbe più fine dire writers, ma questo termine è troppo pulito a mio dire e non rende l’idea di “sporco” a cui devono rispondere, sono gli artisti delle nostre giornate.

Per rispondere a questa esigenza di arte sincera lo spazio alternativo Fusolab, via Pitacco 29 – locandina-fusoPrenestina- Roma,  ha ospitato fino al 14 febbraio 2010, la mostra di Hitnes, illustratore e writers, pardon, graffitaro romano, che ha rinchiuso le sue immagini nelle cornici ottenendo un effetto delicato e meno invasivo, ma mantenendo sempre lo stesso impatto emotivo. Così uno spazio alternativo, nella periferia di Roma risponde all’esigenza di vedere, anche nel chiuso, l’arte quotidiana della città. Un’arte che forse è anche più vendibile rispetto a quella elaborata e costruita delle semplici galleria.
I graffiti di Hitnes sono i “reportages” dei suoi viaggi in Tasmania, questo artista romano ha riportato sui muri della Capitale il mare e le sue creature. Nella mostra I giganti, Hitnes costringe le creature marine e gli struzzi sui fogli di carta. Semplici appunti di pensieri più grandi. Così un artista, che ci ha abituato a pensare in grande, dimostra che la sua scelta, di regalare immagini al passante, non dipende dalla volontà di imbrattare, ma dall’esigenza di riconsegnare l’arte alla gente.
Così le forme tornano ad essere belle ed educative, come faceva Diego Ricera con i suoi murales politici, o come facevano gli affresca tori di Pompei.

Un’arte che riesce a raccontare il suo tempo, che lo sa descrivere e criticare. Scorretta, perché deve far riflettere. Un’arte semplice, all’apparenza, che basa tutto sul segno, sul tratto semplice che diventa la decorazione di una parete enorme e che poi sa rilegarsi in una cornice ed esprimersi anche in uno spazio chiuso e limitato, questo perché è un tipo di arte sincera che necessita di forme chiare, che ha bisogno di rivolgersi e parlare subito al “pubblico”.
Roma osserva i graffiti di Hogre e di Sten, e accoglie da Fusolab, le illustrazioni delicate e pop di Hitnes, che riescono a colpire, del resto non avrebbero potuto fare altrimenti, nel nome hit rappresenta una scelta stilistica.
Roma ci fa aspettare mezz’ora un autobus, ma può offrirci un’opera d’arte sul muro affianco al cartellone d’attesa. Può fare arte ovunque, in uno spazio aperto e in un piccolo laboratorio d’arte come Fusolab con la mostra di un illustratore che sa costringere i suoi “giganti” per consegnarci un mondo lontano facendolo diventare frutto di fantasia.

Rossana Calbi

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