Sapete cos’è la Patagonia? È così lontana che molti di noi neppure la conoscono. E non la conoscevo nemmeno io, perlomeno non così bene da poter dire che si tratta di una terra da difendere. A ogni costo.

La musica come fuga per evadere dai momenti più tristi. La musica come medicina alternativa per sperare in una guarigione a volte impossibile. E la musica è anche aiuto e sostentamento della ricerca e cura medica nei confronti dei più piccoli, i bambini.

HomePage_copia_copyUn tempo non molto lontano ci si riuniva in casa per duetti o duelli a suon di musica con il famoso Karaoke. La sfida, spesso un po’ tra dilettanti allo sbaraglio, prendeva tutti: chi aveva il sogno nel cassetto di cantare, chi emulava il proprio cantante preferito, chi faceva il verso, ironicamente, agli amici.

editoriale_presidio-1_73093ROMA- La cultura e le attività collegate al mondo culturale italiano sono il vero futuro del nostro Paese. Questo hanno urlato in piazza i sindacati congiunti CGIL-CISL-UIL, USIGRAI e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana che formano il MOvem09 lo scorso 7 giugno a Roma, contro i tagli previsti dalla recente manovra finanziaria e dal decreto Bondi.

2_B_MAXXi_IwanBaanROMA- Roma (finalmente) al passo con i tempi. Un turbine di novità nel panorama artistico-culturale, capitolino e nazionale, è arrivato nell’ultimo weekend, quando decine di migliaia di persone hanno deciso di affollare le strade ed i locali di tutta Roma per celebrare il debutto dell’arte "modernissima" nella città.

Ed è parafrasando la canzone di un ben noto dissidente della musica italiana (o perlomeno lo era ancora allora – 1990, Renato Zero n.d.r.), che vado oltre la dispensa concessami da queste pagine e incorro nelle ire mediatiche del Direttore finendo per parlare dell’unica cosa di cui avevamo decisamente deciso di tacere: l’abominevole Festival di Sanremo 2010.

Cominciamo col dire che non sono uno di quelli che arriccia il naso se un’opera artistica è dedicata ad un pubblico più ampio ed ha la fortuna di essere enormemente pubblicizzata. Questo per fugare da subito le critiche al radicalscicchismo (scritto proprio così!), che non abita proprio da queste parti.

So che attirerò su di me svariate critiche e so che non è la sede giusta per parlarne, ma ho deciso di scrivere un articolo su X-Factor, o meglio sui personaggi  del format televisivo, in seguito alla mia innata passione per le biografie (un modo alternativo di farsi gli affari degli altri).

Celeste20BN-3Dalla vittoria del premio Speciale Teatro Stabile "M. Fiorani" di Canale Monterano per la Sezione Teatro del MArteLive 2007, Celeste Brancato era entrata nell’orizzonte di molti di noi.
Pensando a lei, la prima cosa che mi è sempre venuta in mente sono i suoi capelli nerissimi, come le sopracciglia che le incorniciavano i due occhi languidi.

Michael Jackson, un mito, anzi no, IL mito per milioni di fan che per ben tre decadi lo hanno osannato, amato, venerato e sospirato. Dagli inizi alla tenera età di 5 anni con i Jackson Five per arrivare ad una entusiasmante carriera solista, Michael, Jacko, è stato colui che ha rivoluzionato il modo di fare pop negli anni '80.

Interessanti le iniziative del Litorale S.p.A. per l'attuale stagione estiva nel litorale laziale.
Proprio lo scorso sabato 20 giugno circa 12 location diverse hanno accolto diverse spettacoli che hanno avuto come tema portante il ballo e la musica, raccordate tutte sotto il nome di Ballando sul Mare del Lazio.

convegno_1Giovedì 11 giugno al Palazzetto di Vicolo del Bottino, seduti sotto un gazebo su una terrazza affacciata alla scalinata di Piazza di Spagna, riscaldati da un sole tiepido di fine giornata, si è parlato di musica, di tutto il mondo della musica dal vivo. La Rete dei Festival in collaborazione con gli Amici della Musica ha incontrato le Istituzioni, l'On. Emilia De Biase, Commissione Cultura Camera PD e l'On. Gabriella Carlucci PDL.

Ci sono momenti in cui quello che ci circonda viene lentamente risucchiato in un vortice di degradazione, ci sono momenti in cui l'istinto di sopravvivenza e la paura dell'autodistruzione ci bloccano il pensiero, ci sono momenti in cui non si può più rimanere ad aspettare la fine imminente, ma agire, ed è in questi momenti che la musica e i suoi piccoli grandi operai si uniscono per agire e farsi sentire.

La prima volta che ho assistito ad una "tarantellata" ero al mare. A Gallipoli, la perla del Salento, era una triste e stranamente grigia giornata di settembre ("N'arrubaru lu suli"), in cui da un momento all'altro è iniziato un acquazzone con tanto di fulmini e saette che scaricavano a mare. In un attimo il chiosco sulla spiaggia, in ottimo stile caraibico, si è riempito di gente. Il Dj ha cominciato a far girare pezzi di pizzica salentina doc, ed è cominciato il delirio!

 

Un'intera generazione di appassionati di musica ha perso un'opportunità magica. Quella di scartare il disco, toglierlo dalla custodia in carta. Girarlo ammirato tra le mani, alzare la puntina, inserirlo sulla piastra del giradischi e ascoltare il suono vero, ma imperfetto, dell'analogico.
Siamo nell'era del digitale. 100111100111100... eppure proprio alla fine del primo decennio del nuovo millennio eccolo là che riappare.

Amiamo il Rock in ogni sua forma e manifestazione. Amiamo la gente che lo ascolta. Amiamo il nostro lavoro tra gente che nonostante tutto e tutti continua a combattere per il suo sogno. E abbiamo coraggio. Da vendere.
La prima festa di autofinanziamento del MArteMagazine, periodico totalmente indipendente, nonostante i pochi mezzi e il poco tempo, ha avuto un successo molto più che discreto: c'eravate anche voi lo scorso venerdì 3 aprile al Big Bang di Roma (via di Monte Testaccio 22)?
Se c'eravate avete potuto respirare l'aria elettrizzante e le note musicali dei gruppi che ci hanno supportato ed accompagnato: Progetto T, Verso Est, The Lemmings, Angelo Elle, Marco Guazzone, Lucio Terzo, Chiazzetta, Moebius Brain e Limboskata.

È tornata la Primavera. Fa ancora un freddo cane, il cielo spesso è grigio, carico di pioggia, quindi non sembra, eppure eccola qui anche questa volta.
Tra fiumi di parole spese sulla crisi mondiale, tra i ricordi drammatici che evoca la data del 24 marzo (anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, che ricordiamo nella recensione dello spettacolo Radio Clandestina di Ascanio Celestini); tra un concerto e una esposizione; tra un’idea originale (interessante questa settimana la recensione di 3MONKEYS e la rubrica di cinema che si occupa di tutti quei film scomodi Spariti dalla circolazione) ed una classica (da notare che nella rubrica di viaggi vi segnaliamo la mostra Samurai che si svolge al Palazzo Reale di Milano o anche l’intervista agli Ska-P, che mancavano dalle scene da quasi 10 anni), eccola di nuovo fare capolino tra i fili d’erba verde: qualche fiorellino sparso qua e là che lascia un tocco di colore al grigiore invernale. 

Il soggetto femminile rimane il più intrigante enigma che la storia generale e il sensibile mondo dell’arte abbiano affrontato. La donna da secoli è oggetto e soggetto dell'arte nelle sue molteplici sfaccettature: donna come madre, donna come santa, donna come diavolo, donna come amante. Se andiamo a ritroso nel tempo vediamo come la femminilità sia un tratto marcato dell’umanità più volte affrontato, con violenza o con poesia, con erotismo o malinconia, con amore e con diffidenza.

Che rapporto può avere il Festival della Canzone Italiana con il Futurismo?
Ad una prima occhiata, nessuno. Potrebbe essere un semplice accostamento di manifestazioni avvenute nella stessa settimana, una a Roma (Futuroma appunto) e l’altra a Sanremo.
Invece no, ci siamo divertiti ad immaginare un Sanremo Futurista e un futurismo in cui comparissero nani e ballerine, travolte dal mito della velocità, magari la stessa velocità delle audizioni tra le lenzuola di un bell’albergo, anche se ormai decadente.

Non vogliamo essere autoreferenziali. Non stiamo promuovendo gli spettacoli dell’editore che ci dà i natali e lo spazio.
La nostra è oggettività.
E tutti gli spettatori che erano presenti lo scorso 12 febbraio al Teatro Palladium (piazza Bartolomeo Romano) di Roma per la serata finale del TeatroTour MArteLive Speciale Frammenti, lo potranno confermare.
Il teatro era pieno, non come un uovo e non in ogni momento, ma colmo di persone interessate al nuovo modo di fruire l’arte e gli spettacoli, promosso da Procult con MArteLive e con tutti gli spin-off ad esso correlati.

Fine gennaio freddo ed inizio febbraio bagnato, ma non distaccato dagli eventi della storia, della società, della vita.
Il Giorno della Memoria è entrato ormai a far parte della memoria storica collettiva e, nonostante le cadute di tono, spiegabili solo con la follia e l’insoddisfazione sociale, che hanno permesso a dei giovani ragazzi di bruciare vivo un essere umano proprio negli ultimi giorni, solo per provare delle emozioni “forti”, quello che resta forte in tutti noi, in tutti coloro dotati di raziocinio, di umana pietà, di memoria, appunto, è il desiderio feroce che il dolore straziante, che gli eccidi di massa, che la crudeltà pura e semplice non possano più avere spazio in questo mondo.

E’ un dato di fatto: la magia in sé e per sé è solo una particolare manifestazione della realtà. Quasi una forma di creatività latente che si presenta in tutte le sue potenzialità.
In barba agli oroscopi (che comunque un loro fondamento storico- scientifico ce l’avranno pure), agli indovini, e a tutti coloro che vorrebbero toglierci la capacità di sognare a colpi di emergenze e panico, quel che resta è il desiderio latente (ma neanche troppo) di spaziare con la fantasia e con le esperienze.

Buon compleanno MArteMagazine! Ebbene si, siamo arrivati ad un anno di vita. L’anno scorso, infatti, proprio il Premio Tenco vide l’inaugurazione sulla scena del MArteMagazine. E oggi sul palco dell’Ariston, con un anno di vita e 36 numeri sulle spalle, torniamo. Sono tanti quelli che partono, anche con le migliori aspettative e poi non riescono a superare i sei mesi di vita. Perché è chiaro che anche se non è la passione quella che manca, sono molti i fattori che impediscono di portare avanti i propri progetti ed i propri sogni. Per fortuna in questo caso non è successo, anzi!

Si è conclusa venerdì 31 ottobre l’edizione 2008 del Festival Internazionale del Film di Roma, che, con un nuovo nome e una nuova gestione, ha riproposto a pubblico e addetti ai lavori lo spettacolo del cinema, un fil rouge tra la kermesse (per cinefili e appassionati di gossip) e il mercato (per chi lavora nell’industria dell’audiovisivo). Sono state 580.000 le presenze nelle diverse sedi e realtà del Festival romano, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, a fronte di un maggior numero di spettatori presenti in sala. Anche nel 2008 è stato l’Auditorium Parco della Musica a dominare la scena, per le passerelle, le proiezioni, la pioggia, i problemi, le potenzialità inespresse e i premi consegnati.

Dal 23 al 26 ottobre 2008, quattro giorni di creatività  a Firenze alla Fortezza da Basso: ma si può chiudere la creatività in un luogo progettato per le operazioni di difesa militare? In effetti è necessario difenderla con i denti e con le unghie, ma vanno cercati nuovi alleati e abbandonati i vecchi pesi inutili, bisogna prepararsi alla battaglia, fare la guerra con i mezzi con cui i creativi concepiscono le idee.
La Regione Toscana ha trovato appoggi nella Fondazione Toscana e in un partner nuovo come il Banco do Brasil per dare spazio ad una creatività  multiforme di Visioni, Viaggi e Scoperte.

Addio sgraziate e anonime pagine in bianco e nero. I magazine con grafica approssimativa e atroce sovrabbondanza di testo sono ormai out. La nuova frontiera della carta stampata ha un nome affascinante, che riscuote tra l’altro un apprezzabile successo, soprattutto tra i più giovani: visual magazine.
Sono tre gli elementi strutturali che descrivono appieno questo nuovo format: poco o pochissimo testo, molte immagini, estrema attenzione per i particolari grafici.

Lo stile è libero, devi semplicemente trovare il tuo. Uniche regole: fianchi fermi e braccia che si muovono all’impazzata. Tutto il resto è pura creatività.
Di cosa stiamo parlando? Di un nuovo fenomeno giovanile chiamato Tecktonik, nome che richiama alla mente i movimenti delle placche terrestri e che quindi, per estensione, si presta bene a rappresentare l’incontro e lo scontro di diverse culture musicali. Si tratta di un mix esplosivo di danza, musica, arte e moda, partito dalla periferia di Parigi e rimbalzato, grazie ad Internet e al passaparola virtuale, nel resto del mondo.
Marshall McLuhan, luminare delle comunicazioni di massa, l’ha definita un mezzo ma anche “il” messaggio; Karl R. Popper, ne ha parlato come di una “cattiva maestra”; ed Enrico Ghezzi ha alluso al fatto che i “mezzi” come questo avvicinano sempre più, ma che gli individui comunicano sempre meno. Tutti concordano nel dire che è stata una delle più innovative invenzioni del secolo scorso, che ci ha addirittura dato l’illusione di creare quel famoso villaggio globale che il luminare di cui sopra aveva così lungamente anticipato.
La location è sempre la stessa ormai dal 2003: l’Alpheus. Ogni martedì per ben otto settimane è andato in scena lo Spettacolo totale., sì proprio lui: il MArteLive 2008, terminato con la finalissima di martedì.Entusiasmo, curiosità, libertà di espressione, sorprese artistiche, questo e molto altro ancora si è respirato nelle otto sale del locale storico di Roma. “Quelli” del MArteLive, sempre pieni di idee e di innovazione, quest’anno durante la kermesse hanno inaugurato la tv web, una sorta di network dell’arte emergente: MArteChannel.
"Una piccola woodstock della musica e delle arti", cosi ha definito MArteLive Pietro D'Ottavio, giornalista di Repubblica e ancora "Sembra di essere tornati negli anni '70 senza tutto quel bla bla bla" nei camerini chiaccherando con Eugenio Finardi.
MArteLive è "Il festival multi-artistico della città" come ha scritto Felice Liperi su La Repubblica.
Alessandro Denti, docente di Teorie della Comunicazione di Massa all'università di Roma Tre, ospite in una delle puntate di MArteRadio, registrate live all'Alpheus ha detto: "percepisco una sana confusione creativa con promettenti spazi di pausa".
La cosa che ci meraviglia di più quando ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte è l’estrema consapevolezza con cui l’artista parla di se stesso, del suo modo di pensare e vivere la vita, di come tutto possa essere fonte di ispirazione e di come ogni cosa possa essere importante e non trascurabile.
La sensazione di stupore che ci accompagna quando vediamo qualcosa che travalica i confini della nostra mente, qualcosa che sentivamo girare in tondo nella nostra anima, ma che mai avremmo pensato potesse arrivare dalla voce sommessa, dalle note forsennate, o dal corpo sinuoso di un’altra persona, ci ammalia, ci stordisce, ci conquista. Irrimediabilmente.
La cosa che ci meraviglia di più quando ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte è l’estrema consapevolezza con cui l’artista parla di se stesso, del suo modo di pensare e vivere la vita, di come tutto possa essere fonte di ispirazione e di come ogni cosa possa essere importante e non trascurabile.
La sensazione di stupore che ci accompagna quando vediamo qualcosa che travalica i confini della nostra mente, qualcosa che sentivamo girare in tondo nella nostra anima,
Vorrei che l'arte in tutte le sue forme, i suoi volti, le sue multiple sfaccettature, con le sue note, i suoi alti e i suoi bassi, con i suoi colori o il solo contrasto bianco e nero, comunque essa sia e decida di essere, vorrei che non fosse, nè diventasse mai scontata. Vorrei che le sue linee, che siano curve, diritte, incrociate o parallele, continue o disgiunte seguissero una direzione, e qualunque essa sia, qualunque sia il suo percorso e il mezzo che decide di utilizzare, vorrei che lasciasse la sua impronta indelebile.
Vorrei che l'arte in tutte le sue forme, i suoi volti, le sue multiple sfaccettature, con le sue note, i suoi alti e i suoi bassi, con i suoi colori o il solo contrasto bianco e nero, comunque essa sia e decida di essere, vorrei che non fosse, nè diventasse mai scontata. Vorrei che le sue linee, che siano curve, diritte, incrociate o parallele, continue o disgiunte seguissero una direzione, e qualunque essa sia, qualunque sia il suo percorso e il mezzo che decide di utilizzare, vorrei che lasciasse la sua impronta indelebile.
Ed ora viene il bello! In tutti i sensi. Con la bella stagione, l’arte e la cultura escono fuori dalle stanze chiuse dei teatri o dei club, o dei più semplici locali o cantine per affacciarsi e mostrare il proprio fianco alle stelle e alla luna.
E anche le amministrazioni pubbliche si accorgono dell’esistenza degli artisti e capiscono in questo periodo dell’anno che anche l’arte ha un costo, seppur sempre in ribasso. E la curiosità nasce in particolare per le amministrazioni che hanno cambiato la guida come quella di Roma.
Ed ora viene il bello! In tutti i sensi. Con la bella stagione, l’arte e la cultura escono fuori dalle stanze chiuse dei teatri o dei club, o dei più semplici locali o cantine per affacciarsi e mostrare il proprio fianco alle stelle e alla luna.
E anche le amministrazioni pubbliche si accorgono dell’esistenza degli artisti e capiscono in questo periodo dell’anno che anche l’arte ha un costo, seppur sempre in ribasso.E la curiosità nasce in particolare per le amministrazioni che hanno cambiato la guida come quella di Roma.
Ce n’è sempre una, in questi giorni di delirio post elettorale! L’ultima nella Capitale, in cui l’opera artistica promossa da qualcuno, finisce per essere un obbrobrio per qualcun altro.
Al di là del giudizio estetico oggettivo, la prima cosa che ci viene da domandarci è se, veramente, buttare giù o no quattro muri, costatici cari proprio a noi elettori qualche anno fa, sia una priorità “seria”.
Ce n’è sempre una, in questi giorni di delirio post elettorale! L’ultima nella Capitale, in cui l’opera artistica promossa da qualcuno, finisce per essere un obbrobrio per qualcun altro.
Al di là del giudizio estetico oggettivo, la prima cosa che ci viene da domandarci è se, veramente, buttare giù o no quattro muri, costatici cari proprio a noi elettori qualche anno fa, sia una priorità “seria”.
Siamo nati così, almeno noi: sorridendo, senza prenderci troppo sul serio e sperando che il nostro sogno potesse crescere e diventare realtà. Sarà per questo che poi ci siamo sentiti più forti, ogni giorno più caparbi e determinati. Ridere è fonte di vita, di miglioramente e tanto bello sarebbe se lo imparassero anche tutti i politici del globo terrestre, o tutti coloro che della loro aura di serietà hanno fatto un vestito cucito addosso.
Siamo nati così, almeno noi: sorridendo, senza prenderci troppo sul serio e sperando che il nostro sogno potesse crescere e diventare realtà. Sarà per questo che poi ci siamo sentiti più forti, ogni giorno più caparbi e determinati. Ridere è fonte di vita, di miglioramente e tanto bello sarebbe se lo imparassero anche tutti i politici del globo terrestre, o tutti coloro che della loro aura di serietà hanno fatto un vestito cucito addosso.
Pare che le cifre quest’anno parlino chiaro: un milione di ragazzi in Piazza San Giovanni a Roma per il mega- concerto del 1 Maggio, organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Un inno al rock italiano e un richiamo da parte della Festa dei Lavoratori che si festeggia in tutto il mondo civile.
Subsonica, Afterhours, Tiromancino, Baustelle, Marlene Kuntz, Piero Pelù, Irene Grandi, Max Gazzè, Caparezza, Tricarico, Ascanio Celestini, Marco Conidi, i vincitori del concorso Primo Maggio Tutto l’Anno, tra cui ricordiamo il mitico Chiazzetta,
Che dire sull’ondata che ci ha travolto in settimana? Il concerto dei Gogol Bordello? Anche! Ma il maggior bordello eccolo qua: le nostre care elezioni. Ogni anno ci tocca!
Sondaggi, exit poll e poi risultati e numeri, numeri, numeri… Quest’anno almeno subito si è capito il risultato elettorale e la nottata vissuta sull’onda dell’indecisione è stata piuttosto breve. C’è di nuovo lui, (il Gran Maestro) a settantantrè anni suonati a dirigere l’Orchestra.
Un’Orchestra fatta da musicisti per lo più già ascoltati varie volte. Un’Orchestra che dovrà affrontare molti problemi come ricorda il suo Gran Maestro.
Che dire sull’ondata che ci ha travolto in settimana? Il concerto dei Gogol Bordello? Anche! Ma il maggior bordello eccolo qua: le nostre care elezioni. Ogni anno ci tocca!
Sondaggi, exit poll e poi risultati e numeri, numeri, numeri… Quest’anno almeno subito si è capito il risultato elettorale e la nottata vissuta sull’onda dell’indecisione è stata piuttosto breve. C’è di nuovo lui, (il Gran Maestro) a settantantrè anni suonati a dirigere l’Orchestra.
Un’Orchestra fatta da musicisti per lo più già ascoltati varie volte. Un’Orchestra che dovrà affrontare molti problemi come ricorda il suo Gran Maestro.
Nei giorni precedenti le elezioni, quello che ci ha stupito è stato il grande movimento popolare delle rete che, tra estratti di articoli di giornale e consigli popolari e personali, ha cercato in ogni modo e con ogni mezzo di far tornare agli italiani indecisi e delusi la volontà di esercitare un diritto/dovere inalienabile, quale quello del “voto”.
Andando oltre la propria posizione politica, il messaggio, per tutti, è stato chiaro: votate, votate e votate. Esprimete il vostro parere, non allontanatevi dalla politica, perché la politica è sì di coloro che governano, ma, in una democrazia (dal greco demos = popolo e kratìa = potere) è il popolo la vera politica e così deve continuare ad essere, nonostante il debito pubblico, le proposte di legge anticostituzionali e nonostante il Governo rappresenti sempre meno le vere volontà della gente comune.
Siamo partiti da Marinetti e dal suo Futurismo di inizio secolo scorso e siamo approdati al presente di Rosso Trevi.
Siamo lontani dal voler a tutti i costi esprimere un’opinione positiva e negativa sui gesti estremi e sulle estremizzazioni dei gesti per attirare l’attenzione o per svegliare le coscienze: la nostra non è una valutazione politica o antropologica, ma solo l’apertura dello spazio mentale alle proposte di una mente altrui, perché tutto ciò che nasce nella coscienza e si manifesta agli altri in una espressività più o meno coincidente con i nostri gusti, o anche solo che ci incuriosisce e ci impone delle domande è una manifestazione d’arte in potenza. Da qui gli approfondimenti.
Siamo partiti da Marinetti e dal suo Futurismo di inizio secolo scorso e siamo approdati al presente di Rosso Trevi.
Siamo lontani dal voler a tutti i costi esprimere un’opinione positiva e negativa sui gesti estremi e sulle estremizzazioni dei gesti per attirare l’attenzione o per svegliare le coscienze: la nostra non è una valutazione politica o antropologica, ma solo l’apertura dello spazio mentale alle proposte di una mente altrui, perché tutto ciò che nasce nella coscienza e si manifesta agli altri in una espressività
Potremmo raccontarvi che la scelta del tema di questa settimana, sia da imputare al rapporto stretto tra l’arte e la seduzione dell’arte. Oppure che la seduzione sia strettamente legata all’arte in maniera endemica, perché non può esistere l’una senza l’altra. E invece no! La realtà è un’altra. La nascita del nostro argomento della settimana nasce da altro.
Potremmo raccontarvi che la scelta del tema di questa settimana, sia da imputare al rapporto stretto tra l’arte e la seduzione dell’arte. Oppure che la seduzione sia strettamente legata all’arte in maniera endemica, perché non può esistere l’una senza l’altra. E invece no! La realtà è un’altra. La nascita del nostro argomento della settimana nasce da altro.
In attesa della Pasqua, anche per riflettere un po’ siamo andati ad assistere ad una serata particolare. Di quelle che non ti capita di vivere troppo spesso.
Di solito una serata tributo viene organizzata per qualche artista, poeta, pittore, musicista che sia, giunto già da un po’ alla fine dei suoi giorni. Invece stavolta è diverso. Il Circolo degli Artisti di Roma, martedi sera 18 marzo ha visto alternarsi sul palco le migliori espressioni artistiche della scena romana indipendente: Tetes de bois, Momo, Collettivo Angelo Mai, Riccardo Sinigallia, Raffaella Misiti + Stefano Scatozza (Acustimantico), Luca de Nuzzo + Andrea Pandolfo, Alessio Bonomo. , Filippo Gatti e Giulia Anania, Rocco PapaleoA tenere le fila della serata un Andrea Rivera particolarmente in forma.
Ce lo siamo chiesti. E ci siamo risposti: libertà.
Libertà per una cultura quanto mai decadente che affiora ad ogni piè sospinto dalle grandi major, che non ci offrono mai una vera alternativa al mercato culturale vigente.
Libertà di esprimere una passione, una forma artistica, un ideale, senza vedere il tutto vanificato senza rimedio dalla necessità di dover vivere, ora e subito, senza mezzi e senza possibilità.
Libertà di parola di fronte ai meccanismi ben oleati che ci impongono una strada battuta, ma di qualità, a volte, discutibile.