l 22 novembre esce “Thanks for the Dance, album postumo di inediti di LEONARD COHEN, realizzato grazie all’impegno e alla passione del figlio Adam, con la collaborazione di illustri amici e colleghi che hanno lavorato con Leonard negli anni.

Thanks for the Dance non è una raccolta commemorativa di B sides e di tracce scartate, ma un vero e proprio disco che esce a sorpresa, composto da nuove canzoni, eccitanti e vitali, la reale continuazione del lavoro del Maestro.

L’album è disponibile in pre order da oggi, venerdì 20 settembre: https://SMI.lnk.to/thanksforthedance

Sempre da oggi, è disponibile in streaming e in digital download il nuovo brano “The Goal”. Il videoclip del brano è online qui https://youtu.be/mszJwXsZwKMil primo di una serie di video che accompagneranno l’uscita dell’album.

Sette mesi dopo la morte di suo padre, Adam Cohen si era ritirato nel garage in cortile, vicino alla casa di Leonard, per lavorare di nuovo con il padre e per stare in compagnia della sua voce.

Della loro precedente collaborazione in "You Want It Darker" erano rimasti dei bozzetti musicali, a volte poco più delle semplici tracce vocali. Leonard al tempo aveva chiesto a suo figlio di portare a termine questo lavoro e così è stato.

Questo straordinario nuovo album Thanks for the Dance è stato realizzato in vari luoghi.

Il grande musicista spagnolo Javier Mas, che ha accompagnato Leonard sul palco negli ultimi otto anni di tour, è volato da Barcellona a Los Angeles per catturare lo spirito di Leonard e imprimerlo di nuovo nella sua storica chitarra.

A Berlino, durante un evento musicale chiamato People Festival, Adam ha invitato amici e colleghi a prestare il loro talento: Damien Rice e Leslie Feist hanno cantato, Richard Reed Parry degli Arcade Fire ha suonato il basso, Bryce Dessner dei The National ha suonato la chitarra, il compositore Dustin O’Halloran ha suonato il piano. Hanno partecipato anche il coro berlinese Cantus Domus e l'orchestra s t a r g a z e.

A Montreal è intervenuto il celebre produttore Daniel Lanois, che ha arricchito gli arrangiamenti.

Il coro Shaar Hashomayim, che ha avuto un ruolo importante nel caratterizzare il sound dell'ultimo album di Leonard Cohen, ha contribuito a una canzone, e Patrick Watson, con il suo inimitabile talento, ha co-prodotto un brano.

A Los Angeles, Jennifer Warnes, amica e collaboratrice di vecchia data di Leonard, ha registrato le secondi voci, mentre Beck ha contribuito alla chitarra e all'arpa ebraica.

Michael Chaves, che aveva elegantemente registrato e mixato "You Want It Darker", ha curato la registrazione e il missaggio.

Grazie a tutto questo, è nato “Thanks For The Dance”, il nuovo album di Leonard Cohen che riesce misteriosamente a ricreare davvero l'essenza del suono dell’artista.

«Nel comporre e arrangiare la musica affinché si adattasse alle sue parole, abbiamo seguito la sua impronta musicale, tenendolo così con noi» racconta Adam Cohen «Ciò che mi ha davvero commosso è stata la sorpresa di coloro che hanno ascoltato questo album, "Leonard è vivo!" hanno esclamato uno dopo l’altro»

“Thanks for the Dance” è un’inaspettata benedizione, un dono che rappresenta sia la bellezza che la forza. La voce di Leonard Cohen non è stata zittita. E la danza continua.

 

 

Thanks For The Dance

  1. Happens to the Heart
  2. Moving On
  3. The Night of Santiago
  4. Thanks for the Dance
  5. It's Torn
  6. The Goal
  7. Puppets
  8. The Hills
  9. Listen to the Hummingbird

Il cantautore Lorenzo Kruger, durante il concerto a Piazza Bologna per Orizzonti il 18 settembre impossibilitato a utilizzare la strumentazione a causa della pioggia improvvisa un concerto acustico.

Lorenzo Kruger, che avrebbe dovuto riproporre il repertorio dei Nobraino in chiave inedita, insieme ai nuovi brani, ha sfidato la pioggia: con l'aiuto di un pianoforte non amplificato e del suo immancabile megafono ha comunque incantato il pubblico che non si è lasciato scoraggiare dal maltempo.

Con i Nobraino, di cui era cantante e autore, ha all'attivo più di mille concerti, sei dischi e presenza su tutti palchi più importanti della scena italiana: famoso per le sue performance fuori dagli schemi, provocatorie e divertenti, anche questa volta non si smentisce.
Al megafono canta Tu Vuò Fa' L'Americano in sella a un pupazzo dalle fattezze di Donald Trump, tra il pubblico intona - o meglio scandisce - I Signori della Corte, al pianoforte emoziona il pubblico con le canzoni più lente.

Orizzonti è una rassegna organizzata dai Giovani Democratici di Roma dal 13 al 22 settembre a piazza Bologna. Prevede principalmente dibattiti con esponenti del mondo della politica e giornalisti e la sera nell'ambito di "orizzonti musicali" si esibiscono artisti, soprattutto emergenti. Il fine della manifestazione é di portare la politica nei luoghi frequentati dai giovani e avvicinarli al dibattito. Sotto il programma completo della rassegna:

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Un progetto che parte da lontano e che attraversa l’Italia alla ricerca di una specificità fono-linguistica, un processo che mette in gioco creatività di diversi paesi e giunge nella Capitale con la voglia di stupire. Jukebox_Roma nasce in Francia all’interno dell’Encyclopédie de la parole con la regia dell’autore e performer Joris Lacoste e la direzione artistica della drammaturga Elise Simonet. Il progetto viaggia di città in città e si plasma cercando di cogliere i discorsi, le voci e i suoni che le animano. Lo fa affidandosi a performer e drammaturghi locali (per l’Italia sono stati scelti Monica Demuru e Francesco Alberici) con l’aiuto di un gruppo di “raccoglitori di discorsi”, incaricati di scovare un archivio sonoro che rappresenti la città. Vale praticamente ogni cosa: chiacchiere rubate per strada, sul tram o al mercato, messaggi vocali su whatsapp, video virali sul web, trasmissioni tv e radiofoniche.

A ognuno di questi riferimenti sonori viene dato un titolo e creata una messa in scena con particolare attenzione per l’aspetto formale dell’estratto, più che quello contenutistico. Che sia il discordo d'addio di Totti al calcio, un comizio del Family Day, le urla di una venditrice di patate, la lallazione di un bambino, un video ASMR, l'introduzione del telegiornale o un brano di Radio Maria, ci si concentra sul come “suonano” questi discorsi, piuttosto che su quello che dicono, e in ciò la fenomenale capacità vocale della Demuru, unita alla sua mimetica espressività attoriale, è senz’altro la scelta più giusta.

jukebox

Compiuto questo travagliato processo di preparazione, ricerca, scrittura e messa in scena, ci spostiamo al festival Short Theatre, appena conclusosi, dove questi piccoli monologhi sono stati performati dalla Demuru con l’originale meccanismo del Jukebox, in cui il pubblico sceglie, come da un menu alla carta, i brani che l’attrice dovrà riprodurre. Una trovata che crea una drammaturgia variabile, che offre all’intera performance la possibilità di essere sempre diversa da se stessa, in quanto è il pubblico stesso a selezionare non solo l’ordine delle tracce ma anche quelle che allo scadere dei 45 minuti non verranno scelte, rimanendo fuori dallo spettacolo. Ogni performance è unica, ciò che resta sempre fisso è la qualità della scrittura e il talento a tutto tondo della performer, che canta, interpreta, imita e sfrutta tutto lo spazio a sua disposizione con movimenti esasperati e grotteschi. E fa ciò seguendo la regola aurea della varietà sonora: incredibile il modo in cui questi oltre trenta personaggi abbiano tutti non solo un proprio modo di parlare (un accento, una cadenza, un difetto di pronuncia), ma compongano con le loro parole (o con dei semplici versi in certi casi) una partitura sonora specifica che la Demuru interpreta seguendo più la sua formazione canora che quella attoriale.

Jukebox_Roma è una delle proposte migliori del festival diretto da Fabrizio Arcuri e Francesca Corona. Uno spettacolo/performance che sorprende in continuazione lo spettatore, lo incuriosisce, lo rende partecipe senza mai esagerare, lo fa divertire nella continua ricerca del riferimento all’attualità (Totti, Cucchi, Marcello Fonte e tanti altri ancora), lo stuzzica con una visione della contemporaneità lucida che scandaglia situazioni piccole e marginali, così come rilevanti e popolari. Insomma, è uno spettacolo vivo, che parte da un’idea semplice, una ricerca formale potenzialmente fine a se stessa, ma giunge molto oltre. Una performance che ha le semplice pretesa di farci sapere come parliamo, o meglio come “suoniamo”, ma, in verità, ci racconta come siamo.

Quante volte ci siamo sentiti costretti a rispondere “bene” alla tanto automatica quanto vuota domanda “come stai”? Perché su Instagram postiamo solo selfie di noi sorridenti a una festa o in vacanza o tra gli amici? Dove nascondiamo l’ansia delle nostre incertezze, i fantasmi del passato, i timori del futuro, il dolore del presente? Una risposta la dà, senza pronunciare una parola, il Leone d’Oro alla Biennale Danza 2019 Alessandro Sciarroni con il suo Augusto, lo spettacolo andato in scena l’8 e il 9 settembre al Teatro Argentina di Roma nell’ambito della XIV edizione di Short Theatre. Tra tutte le possibili interpretazioni di questo complesso spettacolo, infatti, la più calzante probabilmente è quella che indaga sui più reconditi meccanismi sociali che ci riguardano tutti.

Un palcoscenico bianco e vuoto. Nove performer che uno dopo l’altro entrano in un cerchio, camminando senza sosta, senza meta, senza senso, in un loop infinito. Camminano e si guardano sempre alla stessa distanza restituendo allo spettatore la fortissima sensazione che quella possa essere una ricostruzione credibile della nostra società: in cui ci si scruta un po’ di soppiatto, né troppo lontani né troppo vicini, in cui si agisce per imitazione, omologazione o moda, in cui si gira a vuoto inseguendosi a vicenda, al posto di andare avanti spalla contro spalla verso una direzione e verso una crescita.

E poi arriva, prendendoci di soppiatto. Ribolle, stancamente per minuti interi, e infine esplode cristallina. La risata. E non smetterà più. Questo è il momento in cui Sciarroni instaura il rapporto con il pubblico e, come sempre nei suoi spettacoli, gli chiede di partecipare. Perché nel silenzio del teatro, le risate dei performer, sempre più forti, buffe e grottesche, richiamano inevitabilmente quelle degli spettatori, in un continuo gioco di rimandi tra palco e platea. Fino a quando non è chiaro a tutti, che quella forzata goliardia (enfatizzata dalla corsa degli attori, che senza smettere la loro perenne rotazione, si inseguono come bambini al parco) nasconda qualcosa di molto diverso.

1. augusto alessandro sciarroni

Mentre in questi giorni Joker, Leone d’Oro a Venezia, e IT, campione d’incassi in tutto il mondo, ci dimostrano che la risata del clown può essere qualcosa d’inquietante e doloroso, Sciarroni cita fin dal titolo l’Augusto, il clown che nella tradizione si oppone al duro e severo “bianco” rivelandosi come una figura fallimentare e tragica. La sofferenza dunque, quella che fa parte di noi, che non possiamo rifuggire e che, però, non vogliamo mostrare a chi ci circonda. In quella risata perenne c’è la nostra vita di tutti i giorni, la cordialità, le ipocrisie, le maschere sociali, e al tempo stesso c’è un impulso primordiale di sradicamento.

Questa inquietudine soggiacente risulta palese quando, proprio a metà spettacolo, si sentono le prime note di una melodia tutt’altro che lieta. Lo spettacolo diventa più compatto, introduce la musica e anche una coreografia, ripetuta anch’essa senza sosta. Ma è una danza che sa di macabro, che trasforma i corpi in burattini sofferenti, costretti a seguire un ritmo che non gli appartiene, crollando e rialzandosi faticosamente, senza mai togliere dal volto quel sorriso, senza smettere di riempire l’aria, ormai satura, di risate vuote.

E allora capita che quella risata diventi un urlo di rabbia o un pianto disperato, ma solo per pochi secondi. Alla fine, questi brevi momenti di ribellione vengono sempre ricondotti allo stesso risultato, a quella risposta unica e ineluttabile. Sotto gli scroscianti applausi della platea al termine dello spettacolo, ci rendiamo tutti conto che siamo anche noi incastrati in quelle regole, in quella finzione che è la società che ci siamo costruiti attorno. Insomma, che siamo tutti clown nello spettacolo crudele della vita.

Mercoledì, 11 Settembre 2019 11:20

KEEPON LIVE FEST 2019 - X edizione, 12-13 SETTEMBRE

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È all’eco-sostenibilità ambientale che per il suo decennale si vota il KeepOn LIVE FEST, il meeting italiano dei Live Club, Festival e della musica dal vivo, che si terrà a Roma il 12 e il 13 settembre presso ‘Na Cosetta estiva / SNODO (via del Mandrione, 63). 

La due giorni sarà dedicata allo stato di salute della musica dal vivo italiana, per la quale – secondo i dati divulgati recentemente da SIAE – il 2018 ha segnato un vero boom: +5,6 % il prezzo medio unitario dei biglietti, +12% di ingressi, + 18,26% la spesa al botteghino e +17,28% la spesa del pubblico. All’interno di un momento fondamentale per il settore, il KeepOn LIVE FEST anche quest’anno ha l’obiettivo di esprimere la voce dei professionisti della musica dal vivo.

Organizzato dall’Associazione di Categoria KeepOn LIVE, in collaborazione con Doc Servizi, ’Na Cosetta estiva, iCompany e shesaid.so, il meeting ospiterà esibizioni musicali, panel e dibattiti su temi caldi del settore: estero, data collecting e open club, legalità, sicurezza, mercato dei live, social media marketing, promozione eventi e festival, sostenibilità, raccolta dati, così come sessismo, omofobia e bullismo in ambito musicale, in collaborazione con shesaid.so e IndiePride. Attesi anche ospiti internazionali, tra cui Audrey Guerre di Live DMA che interverrà sul tema dei bandi europei per sostenere i locali di musica dal vivo (giovedì 12 settembre, ore 17), e Marc Wohlrabe(Clubcommission, Germania) e Juliette Olivares (Live DMA) che, insieme a Silvia Tarassi (Assessorato alla Cultura del Comune di Milano), affronteranno il tema del data collecting, fondamentale per avere voce con le istituzioni europee (giovedì 12 settembre, ore 18).

Tra le novità più rilevanti di questa decima edizione, i panel istituzionali dedicati alla proposta di riconoscimento della categoria inoltrata al Ministero(giovedì 12 settembre, ore 16) e alle differenze/difficoltà territoriali sulla gestione dei live, una vera e propria battaglia portata avanti dall’associazione. Non solo questo, ma anche la presentazione dell’Open Club Day, strumento di riconoscimento e facilitazione sul proprio territorio, e il tavolo sulla mental health: stress cronico, depressione, privazione del sonno cui sono soggetti i lavoratori del circuito live (giovedì 12 settembre, ore 19).

Ma in tutto questo non poteva mancare la musica. In chiusura della prima giornata, dalle 21.30 in poi di giovedì 12 settembre verranno premiati i vincitori della KeepOn LIVE PARADE, la classifica realizzata dai direttori artistici del circuito: La Rappresentante di Lista (BEST LIVE), Auroro Borealo (NEW LIVE) e Walter Celi (BEST PERFORMER). Apriranno la serata l’artista Ginevra, alla quale KeepOn ha conferito un premio speciale all’interno del contest “Musica Da Bere”, e il duo Punto.exe, vincitore del contest “Sicurezza stradale in musica” promosso da Anas.

Venerdì 13 settembre si inizia con la conferenza stampa di Linecheck Music Festival & Meeting (ore 11.30), per proseguire con i confronti tra le agenzie di booking e i direttori artistici per la definizione di un’etica della musica dal vivo (ore 15). Alle 16 poi spazio a SIAE che gestirà un incontro sul POP (Portale Operatori Professionali) e la semplificazione digitale. Dalle 21.30 in poi gran finale con le esibizioni degli artisti selezionati dai locali romani aderenti a KeepOn LIVE: Mannaggialcardinale (Sparwasser), Luca Carocci(‘Na Cosetta) e Marilisa Ungaro (L’Asino che vola).

Il KeepOn LIVE FEST è amico dell’ambiente grazie alla collaborazione con Amico Bicchiere, il bicchiere in polipropilene (PP) personalizzabile, infrangibile, riutilizzabile e riciclabile, e con Ecozona Iberian, il sistema di distribuzione dell’acqua che abolisce le bottiglie in PET. Insieme a Mare Vivo, associazione ambientalista che dal 1985 si batte per la difesa del mare e delle sue risorse, verrà stilato inoltre un vademecum per rendere ecosostenibile qualunque festival, classificandolo attraverso un sistema di stelle marine, similmente a quanto accade nel settore alberghiero (Stars & Rating). Tra i partner “green”, anche Plasticad’A-mare, eco-festival plastic free che si è concluso l’8 settembre al Porto Turistico di Roma. 

L’evento sostiene anche l'azione di shesaid.so, rete globale di donne che lavorano nel settore musicale che mira alla creazione di un ambiente di lavoro collaborativo, creativo e positivo. La rete di shesaid.so conta migliaia di membri in tutto il mondo ed è attenta ad ascoltare le esigenze e difendere i diritti delle professioniste a tutti i livelli e in tutti i campi dell’industria musicale, nell'ottica del raggiungimento di un migliore bilanciamento di genere.

Nel 2018 KeepOn LIVE si è trasformato da circuito in associazione di categoria esclusivamente dedicata alla musica dal vivo. L’associazione, indipendente, apolitica, apartitica e aconfessionale, raggruppa gli operatori, i locali e gli enti che ospitano musica dal vivo. Lo statuto prevede che l’associazione promuova il valore della produzione musicale, prevalentemente autonoma e indipendente, della musica originale italiana dal vivo, per favorire il pluralismo della produzione culturale, e che salvaguardi e sviluppi la diffusione della musica senza esclusione di genere, con particolare attenzione al lavoro degli artisti in Italia e all’estero.

Al KeepOn LIVE FEST parteciperanno tutti gli stakeholder della filiera della musica live.

Grande riscontro di pubblico nelle frazioni di Roana, in provincia di Vicenza, per la nona edizione del cuCufestival, il Festival Internazionale dell’Arte di Strada. Da giovedì 29 agosto a domenica 1 settembre 2019 giocolieri, burattinai, prestigiatori del fuoco, acrobati, comici hanno animato le strade e le piazze dell’Altopiano dei Sette Comuni. Una vera e propria tradizione locale che ha attirato nelle sei frazioni oltre tremila spettatori in quattro giorni di spettacolo. Un pubblico vario, eterogeneo e di tutte le età: molte le famiglie, ma anche i turisti e gli appassionati di arte e circo contemporaneo.

Il grande successo di questa nona edizione ha portato l’amministrazione locale e l’organizzazione a rinnovare il festival per i prossimi anni. Ci si prepara dunque a un’edizione da record, quella del decennale, in cui l’asticella della qualità sarà portata ancora più in alto. Il pubblico veneto avrà ancora nel cuCufestival il suo Festival Internazionale dell’Arte di Strada e nell’Altopiano dei Sette Comuni il suo inimitabile palcoscenico naturale.

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