Domenica, 18 Ottobre 2009 10:02

“Posso scrivere i versi più tristi questa notte”

Scritto da Francesca Paolini
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Celeste20BN-3Dalla vittoria del premio Speciale Teatro Stabile "M. Fiorani" di Canale Monterano per la Sezione Teatro del MArteLive 2007, Celeste Brancato era entrata nell’orizzonte di molti di noi.
Pensando a lei, la prima cosa che mi è sempre venuta in mente sono i suoi capelli nerissimi, come le sopracciglia che le incorniciavano i due occhi languidi.

Una foto allegata al testo di un comunicato stampa è stato il tramite virtuale attraverso cui l’ho vista per la prima volta. Poco tempo dopo mi trovai all’ultima replica del suo spettacolo Rotta di Collusione al Teatro Il Cantiere. La sala era piccola e fu necessario aggiungere qualche sedia presa chissà dove, perché c’erano più spettatori che posti a sedere. Non mi aspettavo molto da questo monologo, scritto e interpretato da lei, e la cosa più bella della serata fu scoprire che avevo torto. Lo spettacolo meritava davvero una corsa nel traffico fino a Trastevere in quella sera invernale di tre anni fa, perché sapeva unire senza traumi comico, grottesco e surreale. Era fantozziano, assurdo nella sua aderenza alla realtà. Così ho scoperto Celeste Brancato e il suo modo di fare teatro.

Circa un anno fa mi trovai nuovamente ad una serata in cui avrebbe dovuto recitare qualche brano dal suo Una donna vissuta. Rivista e corretta. Prima che si iniziasse, chiesi se Celeste fosse arrivata e la risposta fu: “Sì, era all’ingresso quando sei arrivata, non l’hai vista? Non sta bene…”. Pensai alla donna che avevo visto fuori con un foulard in testa e stranamente priva di sopracciglia e, di nuovo, mi vennero in mente le due caratteristiche di Celeste: evidentemente la chemioterapia le aveva fatto perdere entrambe. Si era ammalata improvvisamente.
Quella sera dimostrò non soltanto di essere un’attrice rara, ma soprattutto una donna coraggiosa piena d’amore per il teatro e per il pubblico. Una prova di straordinaria serietà professionale. Sul palco era sempre ironica e decisa: la malattia non l’aveva cambiata.
L’ultima volta che ho potuto vederla sul palco è stato la scorsa estate: aveva i capelli corti e di nuovo le sopracciglia, sempre nerissime.

E invece lo scorso 10 Ottobre Celeste è morta di quella malattia che le aveva tolto il suo aspetto Celeste20in20Rosso-4esteriore, ma non la bravura e la tenacia.
Qualcuno ha detto che i produttori teatrali non le hanno dato le opportunità che pure un’attrice come lei meritava. Di sicuro se n’è andata una persona di grande umiltà, che aveva creduto in un progetto come MArteLive, collaborando con persone più giovani, lei che aveva 20 anni di carriera teatrale alle spalle. I suoi spettacoli raccontavano di donne realiste malgrado l’ingenuo romanticismo che la cultura maschile infonde in ognuna. Sconsolate, ma piene di energia, erano al tempo stesso dolci e decise. E soprattutto erano ironiche, una qualità che nei casi più disperati può salvare una vita intera.
La morte è accettabile se non si verificano due casi: il primo è quando la persona è ancora giovane. Il secondo è quando la persona in questione ha dato e avrebbe potuto ancora dare molto. Nel caso di Celeste Brancato si sono verificati entrambi. Avremmo voluto che la scena finale fosse stata diversa…

Francesca Paolini

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