Mercoledì, 18 Febbraio 2009 23:25

MySpace: cosa vuol dire "pubblico"?

Scritto da Brunella Bianchi
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[ARTI VISIVE]

Cos'è pubblico e cos'è privato? Cos'è reale o virtuale? Quali gli spazi che ne delimitano i confini?
Diciotto artisti ospiti al PAN - Palazzo delle Arti di Napoli riflettono sulla contrapposizione tra i due piani appartenenti alla vita di ognuno di noi, nella mostra My Space. Cosa vuol dire pubblico? a cura di Laura Barreca e Jlia Draganovic.
Nell'era dei social network, dei reality show televisivi, degli spazi moltiplicati e allo stesso tempo ristretti, ogni artista propone uno spunto di riflessione ora giocoso, ora provocatorio.

Più che dare risposte, gli artisti stimolano dibattiti immaginari di tipo sociologico ed urbanistico.
Nella mostra tre linee di ricerca disegnano altrettante modalità di interpretazione del tema: il concetto di pubblico osservato attraverso la dualità tra l'affermazione dello spazio personale e l'approccio urbanistico; il concetto di pubblico attraverso la comunicazione telematica e, infine, la riflessione sul rapporto del ruolo tra pubblico e privato dell'uomo e della donna, sia nella cultura occidentale che in quella orientale.

Il percorso della mostra ci conduce davanti ai video di Vito Acconci, uno dei maggiori protagonisti dell'Arte concettuale americana, della Body Art e della Performance Art. Visions of Disappereance del 1973 mostra un'immagine a circuito chiuso dove l'artista tenta di cancellare la propria figura dallo schermo e dallo sguardo dello spettatore immaginario, idealmente rappresentato dall'obiettivo della telecamera. Ma la massima interferenza dei piani pubblico e privato si trova nel video Reception Room: l'artista, nudo su un lettino d'ospedale, si muove accompagnato dal suono della sua voce che descrive il suo stato di inquietudine. Acconci mette così in scena una sorta di terapia che gli permette di affrontare le proprie paure passando per paradosso per la pubblica esposizione.
Da Nico Vascellari all'artista turco Fikret Atay, da Giuseppe Stampone, autore delle installazioni interattive Sinestesia, 2003 e Insert Art ,2006 caratterizzate dall'evidente sovrapposizione tra la dimensione reale e quella virtuale (i naviganti del Web possono interagire con le opere in mostra sul territorio di Second Life), a Sabrina Mezzaqui, che con l'opera I Giusti, ci ricorda la straordinaria normalità degli esseri speciali: tutti gli artisti coinvolti elaborano una propria visione e idea del rapporto pubblico/privato coinvolgendo anche direttamente e attivamente il visitatore al quale viene data perfino la possibilità, con soli dieci centesimi di euro, di diventare una Star sul tappeto rosso.

Una delle sezioni più interessanti ci è sembrata la sala dei book fotografici riferiti a diverse città del mondo: da Parigi a Lubiana, da Napoli a Monaco, San Paolo, Mosca e Seul. Otto città ognuna con le proprie contraddizioni, i movimenti artistici e di protesta tra la fine degli anni '60 e i '70.
Le città cambiavano, nuovi assetti urbanistici ridefinivano gli spazi sociali: la politica, le lotte, i movimenti studenteschi e quelli operai erano tutti messi in piazza, in una scena pubblica e trasformata in uno spettacolo per i media.
Le città e le loro periferie, il benessere e la miseria e al centro l'arte che diventa pubblica, che si insinua provocatoriamente tra la gente mostrando nuovi orizzonti mentali e nuovi spazi fisici.
Una mostra per riflettere sugli spazi intesi come luoghi fisici, nell'accezione di nido familiare, piazza aperta o sistema urbanistico e sui comportamenti individuali, nella continua mescolanza tra pubblico e privato.

Napoli – Pan Palazzo delle Arti di Napoli - Via dei Mille, 60
13 dicembre 2008 – 20 aprile 2009

Letto 1549 volte Ultima modifica il Domenica, 26 Aprile 2009 21:04