Giovedì, 31 Gennaio 2008 21:45

Le Cravatte di Molly

Scritto da Saverio Caruso
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Ho sempre amato le cravatte. Compostezza, eleganza, fantasia, serietà, erotismo. Ma come tanti esseri umani ho avuto seri problemi con il nodo. Sarà il timore di essere stretto al collo da un sistema sociale al quale non voglio o faccio finta di non appartenere, oppure per semplice pigrizia. Eppure esistono ben 85 nodi diversi, dei quali il sottoscritto non conoscerà mai le misteriose alchimie fisiche. Abbiamo intervistato una promettente creatrice di colli stravaganti, Sara Lazzaro, che in una notte buia e tempestosa ha deciso di intraprendere la via dell’arte.

Ricordando che la moda non è un marchio, ma il frutto di estro, passione, sacrifici. L'abito serve a coprire, l'arte serve a ''scoprire'', aveva detto un tempo Achille Bonito Oliva…

Da dove è nata la passione per le cravatte? E come mai hai deciso di dedicarti ad un oggetto che è il simbolo dell’universo maschile?
La passione per questo accessorio unico è nata molti anni fa, fin da piccola mi ha sempre attirato questo piccolo pezzo di stoffa legato intorno al collo! Col passare del tempo ho iniziato dapprima a rubare le cravatte di mio padre (il giorno della discussione della mia tesi di laurea ne avevo una sua, in effetti), poi ad acquistarne per conto mio, fin quando mi sono ritrovata faccia a faccia con l’improrogabile necessità di trasformare uno scampolo di stoffa che mi sembrava perfetta, in una vera e propria cravatta. Da li, è stato facile arrivare alla fissazione, devo dire!

Quali sono le difficoltà che hai incontrato, per coltivare questo interesse?
Beh, inizialmente le difficoltà erano solo tecniche: io non nasco sarta, diciamo che, sono cresciuta in una famiglia di sarte, ma non avevo mai preso in mano un ago prima di quel giorno magico! Quindi ho imparato velocemente tutti i trucchi del mestiere e mi sono esercitata con grande accanimento per molto tempo prima di iniziare a proporre le mie creazioni ad un pubblico. Ovviamente passando prima per l’approvazione delle persone che mi sono vicine, e che ringrazio per essere sempre fonte di ispirazione e miglioramento. Col tempo le difficoltà tecniche hanno lasciato il posto a quelle “organizzative”, ma anche li è stato un piacere misurarmi con l’avvio di un’attività vera e propria e con tutto quello che ne consegue: partecipazione ad eventi, pubblicità, burocrazia, gestione degli ordini, insomma un mondo nuovo in cui mettere in gioco le mie attitudini e anche le conoscenze acquisite nel campo della comunicazione. A dirla tutta, credo che le difficoltà si annullino quando c’è di mezzo una grande passione per quello che fai. E questo vale in tutti i campi della vita.

Secondo te la moda è arte?
La moda in generale no. Semplicemente per il fatto che l’arte, proprio in quanto tale, ha una caratteristica che la moda non potrà mai avere: la durata nel tempo. La moda al contrario è destinata ad essere vissuta più o meno intensamente, e poi a scemare e ad essere sostituita da mode diverse. Ma se si intende che all’interno di un’espressione così effimera dell’ingegno umano possano esserci esempi illustri che possano assurgere allo stato di “arte”, beh, questa è un’altra storia! La moda non è semplicemente un marchio, è il risultato dell’interazione tra creatività, cultura, sensibilità, non si tratta solo di indagini di mercato, voglio ben sperare! Se poi si vuole intendere con “arte” tutto ciò che la mente umana possa generare in stretta collaborazione con il cuore, lì siamo sicuri che anche la moda, soprattutto quella indipendente, meriti di essere definita così!

Spiegami il progetto MollyTies.
Come si è già intuito, il progetto MollyTies nasce quasi per caso. Detta così sembrerebbe quasi una questione di improvvisazione - ed in parte lo è - ma in realtà per arrivare a definirlo “progetto” sono passata attraverso molte fasi differenti, alcune delle quali anche abbastanza dure sia a livello organizzativo che emotivo! Sin dall’inizio l’intento è stato quello di offrire un prodotto artigianale e davvero originale, perché tutti possano notare quanto ciò che si indossa veicoli veri e propri messaggi di personalità. Ho riscoperto il piacere del “fatto a mano”, elemento che ha coinvolto indifferentemente tutte le fasi della creazione, nell’idea di riposizionare la cravatta in un contesto del tutto nuovo, esaltandone le caratteristiche e la simbologia. Ho sperimentato accostamenti e utilizzi anticonvenzionali per un accessorio immediatamente collegato ad un’idea di eleganza e tradizione; ma allo stesso tempo ho cercato di offrire anche agli amanti di questa tradizione l’opportunità di “rinfrescare” il proprio guardaroba senza stravolgerne lo stile. Quello che spero di fare con il mio lavoro, è dare una nuova vita a questo fantastico accessorio, reso davvero unico dalle sue naturali potenzialità espressive.

La cravatta può essere definita come il simbolo della futilità, dell’eleganza, della serietà ma anche dell’erotismo. Le donne a volte si appropriano di questo accessorio prettamente maschile. Quali possono essere i motivi?

Le donne si sono appropriate, per usare la tua espressione, di numerosi capi propri dell’abbigliamento maschile, basti pensare agli stessi pantaloni, vuoi per comodità, vuoi per sfizio. Per non parlare dei furti operati dagli uomini ai danni della moda femminile! La contaminazione è un fenomeno naturale in tutte le espressioni culturali ed artistiche, e fonte di continua ispirazione per chi ne fa un mestiere. Ad oggi, poi, non me la sento di definire la cravatta un accessorio prettamente maschile, proprio per quello che dicevo poc’anzi riguardo al riposizionarla in un nuovo ambito: un contesto nel quale non ha importanza chi la indossa, se la sente davvero sua! Conosco moltissime donne che ne vanno pazze, dalla ragazzina fino alla centenaria (davvero, quest’ultimo caso riguarda una signora e che mi ha fatto vedere una foto di inizio secolo in cui sfoggiava un delizioso cravattino. Vallo a ritrovare però!).

Oggi portare la cravatta ha lo stesso significato che aveva in passato?
In alcuni ambienti, sicuramente si. In ufficio, nelle divise di molti istituti, scuole, associazioni, o nelle occasioni in cui è richiesto un abbigliamento curato e inamidato, la cravatta continua a correre sui binari della tradizione e ad essere probabilmente odiata da chi è costretto ad indossarla! Col passare del tempo ha acquisito significati che ne hanno stravolto – forse per sempre – l’infame destino di simbolo di potere e controllo. Oggi il semplice utilizzo di una cravatta in contesti informali ne ha ribaltato il significato: è libertà assoluta dagli schemi, è estro e cura del dettaglio, è fonte e meta di un nuovo concetto di eleganza, basata sulla capacità di accostarla in modi anche stravaganti al resto dell’abbigliamento, ma soprattutto al proprio stato d’animo. Come dicevamo prima, la cravatta comunica prima ancora di essere indossata!

Quanto tempo ci vuole per creare una cravatta? Hai avuto qualche richiesta particolare?
Dipende. Per le cravatte semplici (e intendo con ciò quelle realizzate con una stoffa che non ha bisogno di aggiunte come inserti e ricami) circa un’ora per la confezione, poi vengono la stiratura, l’etichettatura, la realizzazione della bustina. Nei casi estremi ci vogliono anche due giorni! Richieste particolari? Guarda, visti i prodotti MollyTies puoi facilmente immaginare che chi si rivolge a me ha quasi sempre in mente una richiesta particolare, e ben vengano aggiungerei: di sicuro questo tipo di cliente offre stimoli e spunti creativi non indifferenti. Ad esempio mi è stata chiesta la firma di un famoso filosofo su una cravatta in pura seta, o altre volte il logo di un gruppo o un disegno ricamato. In questi casi il risultato è sorprendente, e la realizzazione diventa un vero piacere!

Esiste il collo perfetto?
Quello a cui è attaccata una buona testa, mi sembra già molto!

Tempo fa alcune società giapponesi (ma anche una circolare del parlamento italiano) hanno consentito ai propri dipendenti di andare a lavoro senza cravatta a causa dell’eccessiva canicola. In questo modo, secondo loro, si potrebbe risparmiare sui costi della climatizzazione negli uffici. Ma, iniziative bizzarre a parte, arriverà il giorno in cui l’uomo si sbarazzerà completamente di questo elegante accessorio?
Ho sentito di questa circolare in Italia e mi è sembrato un atto carino del Ministro della Salute! Tornando a noi: ci si è sbarazzati per caso di collane, anelli, braccialetti, fastidiosi orpelli ormai inseparabili da colli, braccia, dita di qualcuno? Chi ama la cravatta la sceglierà comunque come simbolo e come ornamento finché avrà vita. Che un oggetto sia utile o meno, poi, molto spesso è indifferente a chi ne fa uso!

P.S. Adoro le cravatte, ma penso che un mondo meno denso di oro sia umanamente più accettabile.
www.mollyties.com
www.myspace.com/cravatteinfrared

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