Venerdì, 06 Aprile 2012 18:07

Parabole fra i Sanpietrini IV

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[TEATRO]
Disambigua – Sephirot 

sephi-23Continua la rassegna teatrale Parabole fra i Sanpietrini al Forte Fanfulla di Roma e dall’8 al 10 marzo 2012 è andato in scena Disambigua – Sephirot della Compagnia In_Ocula di Faenza, composta da Cristina Ghinassi (autrice del testo e attrice), Andrea Fronzoni (regista), Andrea Pedna (progetto video) e Federico Visi (musiche e suono dal vivo).



Lo spettacolo, realizzato con il sostegno di Do – Nucleo Culturale e Casa del Teatro di Faenza, è un simposio di linguaggi creativi, tra recitazione, video e musica, i quali si avvicendano nel perimetro di uno spazio fisico e mentale, quello degli spettatori che sono stati chiamati a partecipare alla storia della protagonista, Lilith.
Scordatevi una trama intessuta secondo ordini, non andate a cercare la razionalità in queste righe, Lilith vi conduce per mano, mentre camminate su un filo sospeso tra ciò che è e ciò che si nasconde nell’oscurità dell’essere umano che si fa strada lungo le pendici della sua esistenza buia, complessa e tormentata.
Proprio come la vita di Lilith.

La protagonista, una donna che si è sottratta alla volontà del suo compagno, di quell’amore con cui avrebbe sephi-23concepito un altro essere, si muove tra le luci apparendo in infinite forme, ma sempre con lo stesso pensiero: quello che la fa apparire agli occhi altrui una prostituta e camminare tra la gente, muoversi trai pensieri altrui senza rimorsi, soave e piena come una foglia bagnata che vola spinta dal vento.
Il suo forte senso di umiliazione e negazione nei confronti del prossimo la trascina verso l’esilio, verso l’abbandono della vita ordinaria per abbracciare la morte, l’oscurità e la distruzione di tutto ciò che appartiene alla sfera dei sentimenti: ogni individuo che si ferma ad osservare i suoi movimenti, ad ascoltare le sue parole ripetute fino all’esasperazione, ogni singolo individuo diventa complice della sua colpa e della sua esistenza al limite.
Gli effetti sonori e visivi riempiono questo spettacolo decisamente non adatto ai vegetariani e agli animalisti. Lilith continua a sorprendere il pubblico fino alla fine e il suo coraggio, il suo istinto animale la liberano dalle apparenze contro cui si scaglia sin dall’inizio del suo monologo.
Torneremo ancora a parlare di teatro e di Parabole fra i Sanpietrini, restate sintonizzati!

Eva Di Tullio


 


 

Černobyl’

0Černobyl’ è il titolo dello spettacolo della Compagnia Teatro Degli Erranti tratto da Preghiera per Černobyl' di Svetlana Aleksievič, andato in scena al Forte Fanfulla dal 29 al 31 marzo nell’ambito della rassegna Parabole fra i Sanpietrini.
Sara Allevi e Dominic De Cia sono i due protagonisti dello spettacolo, Ljusja e Vasja, i quali raccontano in modo semplicemente drammatico le loro vicende in seguito al disastro di Černobyl’, quando, nella notte di quel non molto lontano 26 aprile 1986, il reattore numero quattro della centrale nucleare di Černobyl’ è esploso, rilasciando nell’aria una nube tossica che ha invaso l’Europa, causando morti e malformazioni nei nati degli anni a seguire.
Il disastro accaduto alla centrale nucleare di Černobyl’ è il motivo centrale della storia rappresentata sul palco, dove due giovani innamorati vedono svanire lentamente i loro sogni di vita insieme.
Lui difatti, uno dei vigili del fuoco della città di Pripyat’ che per primi hanno prestato soccorso alle manovre di quella triste notte, si ammala gravemente a causa della radioattività che ha intaccato i suoi organi interni e non c’è via di scampo per il suo futuro. Le cure e l’affetto di sua moglie non bastano a prevenire la morte che inghiottisce ogni attimo di vita vissuta insieme.

Mentre lo spettacolo prende forma con la vita dei due protagonisti al centro della scena, tra tenere effusioni e triste2.Cernobyl-Tour-rid2 consapevolezza del proprio destini, sul palco si alternano immagini di disegni realizzati da bambini di quagli anni, tutti con lo stesso spettro, una nume nera che avvolge case e parchi e il loro stesso futuro. I disegni si alternano a immagini di bambini malformati, vittime ancor prima di nascere. Ed è proprio l’infanzia e la famiglia al centro di questo spettacolo teatrale che non punta tanto alla riflessione sull’accaduto quanto piuttosto cerca di rintracciare gli scenari familiari che ne sono derivati: alle malformazioni si aggiunge il numero degli orfani di genitori morti a causa della radioattività, un fatto che entra prepotentemente nello spettacolo quando i protagonisti si scambiano il ruolo di genitori adottivi di un bambino orfano di Černobyl’.
Lo spettacolo, davvero molto intenso e coinvolgente fino alle lacrime, non è stato solo la rappresentazione di un fatto realmente accaduto ma colpisce per quella sensazione di incapacità, di inettitudine di fronte alla morte, la quale sottoforma di nube tossica si prende la vita e i sentimenti degli esseri umani, segno tangibile dell’esistenza del tempo e della sua fine.

Eva Di Tullio


Letto 1696 volte Ultima modifica il Sabato, 07 Aprile 2012 08:29