Lunedì, 21 Novembre 2011 08:54

Linee guida sulla ferocia

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[TEATRO]

Carlotta Piraino ed Emilano CampagnolaROMA- Dal 15 al 20 novembre, presso il Colosseo Nuovo Teatro (via Capo d’Africa 29/A Roma), è andato in scena lo spettacolo dal titolo suggestivo Linee guida sulla ferocia, scritto da Vincenzo Latronico, con la regia e le musiche di Franco Eco.



La storia racconta, in un’atmosfera cupa dalle tinte noir, i destini incrociati di tre anime in pena: un lavoratore disabile da tempo estromesso dal suo originario ruolo, un laureato con un MBA ed una giovane laureata in scienze umanistiche. Tutti nello stesso ufficio, una sorta di girone dantesco, coinvolti in uno strano (e fittizio) gioco della parti: selezionare ed essere selezionati. Ed è così che ad ogni “clic” di tastiera una potenziale risorsa umana viene eliminata per convenienza, fretta o disattenzione dai tre che, a loro volta, subiscono dal loro selezionatore - detto “il domatore” – sevizie e torture psicologiche. Solo uno di loro tre potrà resistere e restare nell’azienda, ma chi? Certamente il più tenace (e bastardo).

Questi gli ingredienti della pièce che rappresenta a tinte forti il microcosmo sociale di un’azienda, giocando con vincenzo latronico franco ecoenfasi e paradossi a smascherane la crudeltà e la difficoltà a non cadere nelle logiche perverse che la regolano.
Un luogo – quello lavorativo – dove vige la regola del mors tua vita mea, in una anomia generale priva di qualsiasi forma etica; i personaggi così vivono le paure più tipiche dei precari e pur di non abbandonare quell’inferno sopportano ogni tipo di mobbing, quasi depersonalizzati ormai dal loop in cui sono (forse) inconsciamente caduti.
Difficile assistere a tutto questo senza avere almeno un brivido d’angoscia, soprattutto per l’esercito di stagisti, aspiranti stagisti o per chi invia valanghe di CV day by day.
Lo spettacolo, pur avendo il merito di raccontare un pezzo di realtà attuale con una certa ricchezza di ingredienti, perde un po’ di ritmo, nella seconda metà dello spettacolo, e nemmeno le sevizie del domatore riescono a tenere alta l’attenzione, mentre gli attori, bravi e ispirati, perdono un po’ di appeal a causa di un testo che forse avrebbe avuto bisogno di un po’ più di agilità, ma che nel complesso risulta interessante.

Angelo Passero

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