Domenica, 20 Novembre 2011 18:56

“L’Ariston per noi…” (citando Lorenzo Kruger)

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Quel che resta del Tenco, dopo il Tenco, per una che al Tenco non c’era mai stata.Attenzione: Questo non è un report…



Tutto ha inizio quando ti si para davanti al muso il neon rosso e sorridente dell’Ariston. Lui, il Neon massimo, credo lo conosciate un po’ tutti. Ecco: focalizzatelo, cercatelo su google immagini anzi vi facilito il compito e vi trovo io la foto. Dunque, quel neon rosso, inutile fare i superiori, un certo effetto lo fa quando te lo trovi davanti per la prima volta. Ammicca dall’altezza dei suoi quasi cinquant’anni, convincendoti che quello che hai davanti è ancora il protagonista indiscusso del mondo dello spettacolo. Mentre la città si muove indifferente e fa lo slalom tra le vetrine dei negozi di griffe, oltre quel neon, durante i giorni del Premio Tenco, il teatro torna a essere un contenitore di aristonmusica, quella buona.

Spingere i maniglioni, anch’essi rossi, del teatro vuol dire essere travolti da un’improvvisa voglia di vedere, di farsi fagocitare da quell’enorme tempio e percorrerne tutti i corridoi. I folletti della musica che animano il teatro durante i giorni del Tenco hanno i colori del passato e i sorrisi dei grandi cantautori stampati sul volto. La storia della musica italiana è lì a portata di mano, o di bicchiere, a seconda dell’orario.
Ora, io, che ero lì e proprio per il motivo per cui mi trovavo lì (non sto qui a spiegarvelo vi basta sapere che dell’ Ariston ho visto anche l’intestino), ho potuto godermi lo spettacolo da tutti i punti di vista. Sono sincera e ammetto che sono stata poco in poltrona e quindi un report come si deve delle esibizioni non posso farlo.
Degna di nota è stata la partecipazione del pubblico, attento, curioso, diverso. Con orecchie ben aperte e una fantasia inaspettata. I clap clap della platea, suonati dall’orchestra dei fedelissimi del Tenco e dai coristi del Liga avevano il giusto ritmo, un sound nuovo e avvolgente.
La verità è che, a me, del Premio Tenco sono rimasti gli applausi sinceri…

Erica Gasaro

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